Sotto il Calvino delle Città invisibili trovo l’inossidabile Sette modi di fare critica, Editori Riuniti, a cura di Ottavio Cecchi e Enrico Ghidetti. E’ in tema, trattandosi di sette stanze da esplorare attentamente, a cominciare dalla più complessa: la critica storicistica, dominata dal gigante di Pescasseroli – meglio dire di Napoli – Benedetto Croce, simpatico militante antifascista che curiosamente mi ricorda Tommaso d’Aquino. Se avessi potuto scegliere d’istinto, avrei vissuto come lui, dedicando ogni energia all’analisi del Bello, del Buono e del Vero, a cui Croce aggiunse l’Utile, per comprensibile realismo, mentre io opto per l’Uno, che li integra in una visione superiore. Fu a causa di quest’ultima che lo studioso perse, a mio parere, il senso più complesso dell’opera d’arte, e della poesia in particolare, ostinato a identificarla con l’intuizione pura, mentre sappiamo di quali e quante impurità sia composto anche un solo verso. I suoi discepoli si affannarono a cercare uno spiraglio per uscire dall’impasse, dall’apertura alla storia letteraria di Russo e Binni, alla rivalutazione delle tecniche stilistiche di Petrini e Fubini. Nel disordine della mia stanza, pendo dalla parte di questi ultimi, anche se al primo bisogna riconoscere l’impresa titanica di far quadrare il cerchio dello spirito, con coerenza singolare (dove si vede che la coerenza, forse, non è sempre e soltanto una virtù).


“mentre sappiamo di quali e quante impurità sia composto anche un solo verso”
Sappiamo, sappiamo…
Un abbraccio,
Roberto
credo sia importante ricordarlo, Roberto.
grazie
fabrizio
povero CRoce… ritratto un po’ ingeneoso per un gigante del Novecento!
anche i giganti hanno i loro (piccoli) nei, Joseph.
dove si vede che la coerenza, forse, non è sempre e soltanto una virtù
è facile nascondersi dietro lo schermo della coerenza a tutti i costi mentre far convivere armonicamente le differenze e le spigolosità è un arte per cui non basta una vita…
un abbraccio, fabry
f&r
grazie Fides.
gli attribuisci ben più che un neo, Fabrizio…
non pensi che la sua impostazione riguardo all’interpretazione della poesia mostri il fianco a qualche critica, Giuseppe?
ma certo che la sua interpretazione presta il fianco a critiche, ci mancherebbe – ma l’Uno (l’unità dello Spirito è ben presente in Croce) non c’entra nulla e così pure il puro o l’impuro…:-)
infatti facevo riferimento a un’eccessiva compattezza che gli impediva di cogliere le sfumature e le cosiddette impurità della poesia, le contaminazioni necessarie dell’officina della poesia.
non si tratta di compattezza o meno – ma di una concezione universalistica della poesia che la rende gestibile solo unidirezionalmente… è questo il limite – ma l’importanza dello storicismo resta e anche l’idea che la poesia non sia accessoria al pensiero, ma sia essa stessa pensiero…
stiamo dicendo la stessa cosa: il guaio, poi, è stato che la cosiddetta orgia metodologica ha dimenticato la storia. insomma, ognuno ha i suoi difetti.
forse non è stato dimenticato abbastanza per poterlo riscoprire ancora…
concordo.