Fuori nevicava in modo assolutamente torinese. Dentro, ho riempito la sala con i miei amici, più un paio di dame con briciole di biscotti agli angoli del rossetto, più un ragazzo con l’aria da aspirante scrittore. Più lui. Uguale a Geremia di Alan Ford. Stessa testa lucidata, stessi occhialetti monarchici, stesso angolo di mascella puntuta. Gli mancava solo la copertina con i rattoppi.
L’introduttore, peraltro bravissimo, non sapeva come fare ad introdurmi.
Gli ho dato una mano, introducendolo io. L’introdotto che introduce l’introduttore.
Geremia ha preso appunti forsennati su un taccuino, per tutta la durata dell’incontro.
A un certo punto mi è venuto il dubbio che fosse un giornalista in incognito.
Comunque è stato davvero esaltante, parlare intanto che qualcuno annotava tutto quello che dicevo. Una sensazione mai provata finora. Quasi commovente, peccato che Geremia non facesse mai un sorriso tra un appunto e l’altro, nonostante i miei frizzi e lazzi, le mie capovolte egotiche dietro il microfono.
Ripensandoci, come faccio ad esser sicuro che Geremia stesse veramente annotando quello che dicevo? Magari stava scrivendo la bozza preparatoria di una lettera alla fidanzata, magari era un ispettore dello Spresal in incognito, mandato a controllare se nel Circolo ci fossero tutte le misure di sicurezza.
Del resto, appena finito l’incontro, Geremia è fuggito manco avesse il fuoco sotto i piedi. Peccato, gli avrei stretto volentieri la mano, chiesto se voleva qualche ulteriore delucidazione, così, tanto per completare i suoi appunti.
Siamo usciti anche noi, mentre fuori continuava a nevicare, in modo educatamente torinese.

Geremia, quello di Alan Ford, era un tipo simpatico, tutto sommato… magari porta bene!
Mi piace moltissimo la tua ultima frase “[…]mentre fuori continuava a nevicare, in modo educatamente torinese.”
Complimenti, Paolo!
Grazie Ramona, speriamo in Geremia ;-))