
Io questa gente la conoscevo da prima…
Chi li ha trasformati così?
Aiuto a lor date
Ma fate in fretta Altrimenti vi accadrà qualcosa di imprevisto
(Bertolt Brecht)
Bisogna leggerla tutta la Lettera del benefattore di Adro… Documenta un patrimonio democratico di valori… ancora esistente nel nostro Paese; un patrimonio messo in ombra, svilito da chi conosce soltanto le cifre della propria carta di credito ed è intento a spostare ogni giorno di più l’asticella dell’intolleranza; da chi predica moralità, legalità, rispetto delle regole per gli altri e, intanto, si fa lavare la Mercedes da un albanese, cucinare il cibo da un egiziano, assistere la mamma da una signora ucraina… Dopo quella pasoliniana, è forse in atto un’altra “mutazione antropologica”. Davvero stiamo precipitando verso il baratro. Il bisogno di svegliarsi è grande (Donato Salzarulo).
Lettera di un cittadino di Adro
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film L’albero degli zoccoli. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
– Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
– So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?
Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?
Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia.
So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case.
Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papa di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno?
Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto?
Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.
Il sonno della ragione genera mostri.
Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.
Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.
E chi semina vento, raccoglie tempesta!
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010.
Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varra la spesa.
Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.
Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo.
Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.
Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
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Una nuova mutazione antropologica
di Donato Salzarulo
Bisogna leggerla tutta la Lettera del benefattore di Adro. Da capo a fondo. Documenta un patrimonio democratico di valori (rispetto della persona, dignità, etica della responsabilità, coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, generosità, solidarietà, uguaglianza) ancora esistente nel nostro Paese; un patrimonio messo in ombra, svilito da chi conosce soltanto le cifre della propria carta di credito ed è intento a spostare ogni giorno di più l’asticella dell’intolleranza; da chi predica moralità, legalità, rispetto delle regole per gli altri e, intanto, si fa lavare la Mercedes da un albanese, cucinare il cibo da un egiziano, assistere la mamma da una signora dell’Ucraina.
Questa Lettera vuole essere un urlo, un tentativo di svegliare coscienze, un richiamo alle responsabilità di ognuno e di tutti: dai compaesani ai sacerdoti che sono «forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo», dal segretario del partito per cui il benefattore ha votato (PDL) ai leader della Lega, ai consiglieri e assessori di Adro…
«Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati dei piccoli passi verso il baratro». Allarme rosso, dunque; timore dei mostri generati dal sonno della ragione, scelta di stare con chi ha di meno ed è più debole. Carità messa nero su bianco e atto conseguente di versare il necessario per garantire il diritto all’uso della mensa da parte di tutti i bambini, che non sono responsabili delle eventuali inadempienze dei genitori Tirarli in ballo, infatti, «non è compreso nell’educazione».
Il punto è proprio questo: quale educazione mostrano coloro che hanno reagito negativamente, criticando, protestando e, magari, disprezzando il gesto del benefattore e le motivazioni che l’hanno accompagnato? Come sono persone queste persone? Quale umanità soffia nelle loro menti e nei loro cuori? In quali nicchie sociali hanno “costruito” le loro esistenze? Che tipo di comunità vogliono? Probabilmente nessuna. Sono compaesani smemorati, dediti al commercio di tutto, ipocriti che predicano bene e razzolano male; sono dei proprietari egoisti, rancorosi, infastiditi dalla bontà altrui, prigionieri della loro “cattiveria”. Dopo quella pasoliniana, è forse in atto un’altra “mutazione antropologica”. Davvero stiamo precipitando verso il baratro. Il bisogno di svegliarsi è grande.
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Materiali
“Ciò che è stato frantumato non può essere reincollato. Abbandonate ogni speranza di totalità… voi che entrate nel mondo della modernità fluida. E’ giunto il momento di annunciare, come ha fatto di recente Alain Touraine, ‘la fine della caratterizzazione dell’essere umano come essere sociale, definito dal proprio posto nella società’…” (Zygmut Bauman, Modernità liquida, p. 10)
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“La paura ormai ci è entrata dentro… Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita è notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le società che li offrono…
I messaggi che i luoghi del potere politico rivolgono… presentano lo slogan ‘maggiore flessibilità’ come l’unica cura per un’insicurezza già insopportabile: e in questo modo disegnano prospettive di ulteriore incertezza, ulteriore privatizzazione dei problemi, ulteriore solitudine e impotenza… Precludono la possibilità di una sicurezza esistenziale basata su fondamenta collettive e perciò non offrono nessun incentivo ad azioni di solidarietà; al contrario, incoraggiano i destinatari del messaggio a concentrarsi sulla propria sopravvivenza individuale in stile “ciascuno per sé, e al diavolo gli altri“… Il nuovo individualismo, l’affievolirsi dei legami umani e l’inaridirsi della solidarietà sono incisi sulla faccia di una moneta che dall’altro lato mostra i contorni nebulosi della ‘globalizzazione negativa’…” (Zygmut Bauman, Modus vivendi, p. 8-26)
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“Una volta avviato, un moto perpetuo non smetterà di girare da sé… una risposta abituale a un tipo di comportamento sbagliato… è l’educazione, o la rieducazione: indurre nell’allievo nuovi tipi di motivazioni, sviluppare nuove propensioni… Il senso dell’educazione, in questi casi, sta nel mettere in questione il portato dell’esperienza quotidiana, nel controbattere e in fondo rifiutare le pressioni provenienti dal contesto sociale… Ma saranno, educazione e educatori, all’altezza? Riusciranno a resistere alle pressioni?” (Zygmut Bauman, Vita liquida, p. XXI)
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Un sospetto orribile
di Giancarlo Cavinato
Viene però alla mente che Alfio Zoi, per Scuola italiana moderna, pubblicò negli anni ’70 un testo ‘cult’ per gli insegnanti, ‘ADRO: TEMPO PIENO’ e che nella zona operava un forte nucleo di insegnanti AIMC particolarmente sensibili alle tematiche sociali e al rinnovamento della scuola. Cosa può essere successo?…
Un sospetto orribile: e se gli amministratori che hanno compiuto una simile barbarie fossero stati alunni del tempo pieno di Adro?
(vedi qui)
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Un salto di qualità
di Gianni Gandola e Federico Niccoli
Perfino una rivista filogovernativa come Tuttoscuola si è sentita in dovere di precisare che “nelle scuole a tempo pieno la mensa è obbligatoria“, chiarendo che “gli alunni iscritti al tempo pieno di Adro o di altre località italiane hanno l’obbligo di prendere parte a tutte le attività della scuola dal momento dell’ingresso al mattino fino al termine delle lezioni nel pomeriggio“. In realtà Tuttoscuola in un precedente commento usava toni decisamente più critici nei confronti dell’amministrazione locale (“Chi frequenta quella scuola deve frequentare anche il servizio di mensa, pagandolo, ovviamente. Ma la scuola, né tantomeno il sindaco, può decidere per questo di mandare a casa i ragazzi“) ma tanto basti.
Nella stessa pagina on line Tuttoscuola riporta i dati relativi al fenomeno dell’insolvenza del pagamento della mensa, diffuso sul piano nazionale, con particolare riferimento alla situazione milanese (dati di Milano Ristorazione). Ma il punto non sta qui. Non sta nel fatto se la refezione scolastica debba essere pagata o no… Il salto di qualità sta proprio qui, nel fatto che si colpiscano direttamente i bambini (guarda caso in buona parte stranieri e da parte di una giunta leghista).
(vedi qui).
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I fatti: una sintesi, il “benefattore“, la presidente dell’associazione che si occupa del servizio mensa, le mamme di Adro. E per sentirle a viva voce, qui il servizio su Anno zero.
E non solo Adro: vedi a Montecchio Maggiore, Pordenone, Padova, Verona…
Materiali in rete: opinioni di Giangiacomo Schiavi, Tonino Guerra, Dedalus, Francesca Puglisi, Dario Fo e Franca Rame, Antonio Padellaro, Chiara Saraceno, Cinzia Gubbini.
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Ultime dalla scuola
Una segnalazione: il 26 aprile Luigi Ambrosi alle Conversazioni civiche a Milano.
“Riforma” Gelmini: la geografia dei tagli.
Che succede in Lombardia: la “riforma” Formigoni.
Mobilitazioni per fine anno scolastico.
Ricorso al Tar del Lazio contro la “Riforma Gelmini”: i regolamenti non hanno ancora concluso il loro iter e si trovano ancora al vaglio della Corte dei Conti, senza essere stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, qui.
Graduatorie regionali degli insegnanti? Vedi qui e qui, qui, qui.
E il Consiglio di Stato: no a graduatorie che favoriscano i residenti, qui.
Non garantita l’alternativa all’insegnamento della religione cattolica, qui.
La Corte Costituzionale ha ritenuto incostituzionale la norma che metteva limiti al numero degli insegnati di sostegno, qui.
Il governo non sblocca i fondi (773 milioni di euro) per la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica, qui.
E’ di oltre un miliardo il debito del governo con le scuole, qui.
Rapporto Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica: nel 2010 peggiora ancora rispetto al 2009, qui.
Una nuova forma di protesta: la scuola va a rotoli.
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Tutti i materiali sulla “riforma” delle Superiori qui.
Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.
Un appello di docenti per la scuola pubblica.
Guide alla scuola della Gelmini qui.
Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.
Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.
Una guida normativa per l’anno scolastico 2009-20010 qui e qui.
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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui.
Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.
Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas.
Spazi in rete sulla scuola qui.

Ancora Bertolt Brecht, perché mi sembra che sia una risposta alle mamme di Adro e alle mutazioni che, come giustamente sottolineavate, sono avvenute nella nostra società.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
chi li ha trasformati così? il benessere genera solitudine e smemoratezza, il bisogno solidarietà. dobbiamo patire fame freddo e umiliazioni per sentirci di nuovo uomini, per ricordare? anche in questo ci vuole attenzione, vigilanza, resistenza. siamo sull’orlo di un baratro: non c’è libertà per nessuno senza uguaglianza, senza solidarietà.
Dunque non esistono più i cittadini, titolari di diritti e doveri, ma solo clienti in grado di pagare o meno una merce o un servizio. Quando tutto è mercato persino, il tempo scuola, allora una nuova forma di totalitarismo si fa strada senza, direi, forzare nulla, se non i valori. Ma già….i valori sono forme troppo simboliche e liquide. “Nella storia e nella vita pare talvolta di discernere una legge feroce, che suona: “a chi ha sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto” Nel Lager dove l’uomo è solo e la lotta per la vita si riduce al suo meccanismo primordiale; la legge iniqua è apertamente in vigore e riconosciuta da tutti” (P Levi). Però non si dica che sto esagerando.
No Alex, non stai esagerando. Anzi, questo è uno dei problemi in gioco. Il fatto cioè che si sia troppo prudenti con le parole, timorosi nel giudizio – effetto misto forse di uno stupore ‘illuministico’ e della debolezza della sinistra politica, non so. Ma che nella Lega vi siano tratti nazistoidi in chiave, come dire, burina e dialettale bisogna che qualcuno lo dica. Ecco, non era difficile.
Grazie a Rossella, Lucy, Alex e Michele.
I tratti nazistoidi di cui parla Michele non sono un segreto, pesco ad esempio dal gionale di oggi:
http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/04/26/news/facebook_polemica_a_bergamo_per_le_foto_fasciste_del_consigliere_leghista-3639400/
Ma io vorrei ribadire che sono stato molto colpito dai fatti di Adro. Sentendo le mamme di Adro, vedendo la loro normalità e nello stesso tempo la loro determinazione nel sostenere l’antiragione e gli antivalori, mi sono detto: ecco, la mutazione antropologica di cui da anni si parla è questa.
Sarebbe interessante però andare più a fondo e cercare delle risposte a delle domande poste in questo post:
Chi li ha trasformati così?
Saranno, educazione e educatori, all’altezza?
forse non sono stati trasformati: erano dei dormienti. per me le cose che ho ricordato sopra sono determinanti: il carburante è l’ignoranza burina contenta di esserlo. gli educatori veri non sono a quella bassezza: falliranno. sono moooolto pessimista, davvero.
gli educatori falliranno perché – e mi riferisco a “quelli veri” – sono minoranza di una minoranza, non fra gli educatori ma rispetto alle truppe corazzate dell’odierna violenza ideologica; è per questo Giorgio che tempo fa scrivevo che o si tira nella mischia l’intero mondo culturale o ne usciremo a pezzi; mi piacerebbe immaginare la scuola come un luogo che non si limitasse a fare resistenza ma giocasse d’attacco, reinventando un senso del vivere, pensa un po’ – ma sul serio, temo che la battaglia sia perduta
Io non sono così pessimista…Ricordate l’ultima pagina di Alessandro Banda “Scusi, prof., ho sbagliato romanzo” ? Vado a memoria: se la scuola (o anche la società) è un inferno, bisogna ben stare dentro l’inferno, per cercare chi e che cosa, dentro l’inferno, non è inferno (scusate i tanti inferni!) e dargli spazio, farlo durare…In fondo, la Lettera del benefattore di Adro dice questo.
Anche uno solo deve vegliare!…Io penso, però, che a vegliare siamo in tanti. Bisogna unirsi e, come scrive Michele, giocare d’attacco, reinventando un senso del vivere.
Scusa Donato, la frase che citi è di Calvino, ma questo a parte, rischiamo l’ennesima nazione indiana
La grande cultura della repubblica di Weimar non ha evitato il nazismo, un’esperienza di tempo pieno all’avanguardia in Italia non ha impedito ad Adro di avere gli amministratori che hanno adesso, che molto probabilmente sono gli stessi bambini che hanno vissuto quell’esperienza. Gli antidoti della cultura e dell’educazione non sempre l’hanno vinta.
Eppure penso che cultura e educazione, che io accomuno, siano una delle principali possibilità di contrasto della deriva dei tempi.
“Saranno, educazione e educatori, all’altezza?” domanda Bauman. E così risponde: “Questa domanda è stata posta sin dall’antichità, e ha più volte avuto risposte negative dalla vita sociale… eppure, dopo ogni disastro, essa è emersa con forza immutata. Le speranze di utilizzare l’educazione come una leva abbastanza potente da scombussolare e, in ultima analisi, rimuovere le pressioni dei ‘fatti sociali’ sembrano essere tanto vulnerabili quanto immortali”.
D’accordo Michele…Banda citava Calvino ed io citavo Banda che citava Calvino. Comunque, al di là del mio banale ricorso al “principio d’autorità”, resta il problema posto da te: come giocare d’attacco, reiventando il senso del vivere. “Pessimismo della ragione e ottimismo della volontà”, può andar bene come atteggiamento di fondo? Poi, è chiaro, bisogna entrare nel merito di come è possibile per noi “giocare d’attacco”, di come è possibile “reinventare il senso del vivere”, ecc.
Sono un’educatrice/insegnante della scuola elementare.Forse hai ragione Lucypestifera(bel nome Mafaldiano), falliremo perchè non abbiamo più mezzi per poter ragguingere i nostri motivi: mancano supplenti, soldi per attuare progetti che erano direzionati a tematiche sociali e valori su cui rilfttere…La maggior parte delle alunne vuole fare la velina da grande …pensa un po’.La cosa peggiore è che ci stanno togliendo la voglia di lottare , impegnati come siamo e tappare buchi per mancanze monetarie ?guistificatissime? pare…Vero MIchele…siamo una minoranza di una minoranza!
Perdonate errori scritto in fretta. Per raggiungere nostri ‘obiettivi’
Cara Lucy, scusa il ritardo, ho avuto un paio di giornate frenetiche. Anch’io devo dire che concordo con te, penso anch’io che sia determinante quanto dici sugli effetti di una ricchezza guadagnata troppo in fretta. L’Italia è passata da una condizione rurale a una post-industriale, senza aver fatto né una vera e propria rivoluzione industriale né altra rivoluzione e questo passaggio ha squilibrato la società, il cuore e la mente di tanti. In questa svolta mi sembrano decisivi gli anni tra la fine dei Settanta e gli Ottanta.
Ad “Anno zero” quel simpatico signore del sindaco di Adro ha spiegato che il contributo comunale alle famiglie bisognose si intende limitato ai residenti italiani. “Perché solo a loro?” ha chiesto la giornalista. “Perché così sono le nostre regole” ha riposto il signore. Se ne dovrebbe arguire che se un consiglio comunale votasse una delibera che lede palesemente i principi della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, allora quella delibera, poiché emanata da un organo “locale sovrano” nel suo territorio, dovrebbe intendersi come legittima? Che fine ha fatto lo stato? Di quale paese siamo cittadini? Di quali valori? Di quale storia? E questa l’Italia che ci preparano Bossi e Berlusconi?
buon primo maggio a tutti i lavoratori della scuola!
Grazie, Lucy, buon 1° maggio anche a te e a tutti i lavoratori.
Con l’articolo 4 della Costituzione che abbiamo la fortuna di ritrovarci i lavoratori possono stare tranquilli.
Ancora di più i lavoratori della scuola, visti gli articoli della Costituzione che riguardano la scuola!