Giuliano Sarti, il portiere gentiluomo

di Franz Krauspenhaar

Stamattina guardo su Rai Storia un servizio del Telegiornale dei ragazzi datato 1967. Giuliano Sarti, il portiere della Grande Inter di Herrera, è seduto su un pallone in tenuta di allenamento, ad Appiano Gentile, dove si allena la squadra. L’intervistatore, accovacciato davanti a lui, gli fa varie domande sul “mestiere di campione”. Il portiere parla con pacatezza, si esprime senza sbavature, con pulizia di linguaggio e di gesti. Chissà se, neanche settenne, avevo già visto quel filmato. Sarti è un uomo giovane, ha trentaquattro anni, ma il suo modo di parlare, la sua serietà, un filo di orgoglio che gli esce dai movimenti del viso esprimono maturità. E’ un uomo d’esperienza perché allora, a quell’età, tutte le esperienze basilari erano state fatte. Si cresceva prima, e per un calciatore questo aveva un valore. Soprattutto per un portiere, e soprattutto per Sarti, l’ultima cerniera di una difesa eccezionale, composta da gente rodata alla fatica del contrasto come Picchi, Burgnich, Guarneri. Il portiere emiliano è verso la fine della carriera, insomma è nell’età in cui un giocatore è considerato “vecchio”. “E’ vecchio”, dicevamo noi ragazzini quando parlavamo di un giocatore che aveva 30 anni. E davvero vecchio ci appariva. Non oso mai pensare (lo faccio solo ora) a come devono vedermi i ragazzini che mi incrociano, o meglio a come mi avvertono. In ascensore gli adolescenti mi danno del lei da anni e anni e nel passato, più di una volta, ho chiesto sorridendo, e con una battuta spiritosa, di darmi del tu, lasciando i poveretti nell’imbarazzo. Ecco, Sarti, il “portiere gentiluomo”, come veniva chiamato, mi pare un quarantenne di vent’anni fa, e un mio coetaneo di oggi. Un uomo quadrato, responsabile e allo stesso tempo determinato. Parla di “determinazione ad essere primo di tutti”. Un concetto che per lui è indispensabile per arrivare in cima. E’ così, non può che essere così, il portiere della Grande Inter è la testimonianza vivente di questo. Più che ascoltare quello che dice, come se avessi abbassato mentalmente l’audio, mi concentro sul viso di questo giovane uomo di più di quarant’anni fa. Non ne sembrano passati così tanti. E anche questo è strano: il filmato è in bianco e nero, rigato nella pellicola, eppure c’è una nettezza, un’atmosfera senza tempo, come se ci si trovasse in una terra di nessuno e in un tempo indefinito. Forse è proprio l’ambientazione ristretta: un pezzo di porta, il giocatore in primo piano, l’erba, il pallone. L’erba che è sempre la stessa, che ha sempre lo stesso modo di fluttuare sotto al moto del vento. Immagino di rientrare, oggi, in quella giornata. La pellicola immortala, e dentro quel breve film sento che potrei entrare ora, muovendo una mano dall’alto verso il basso come a far rullare i colori su quella tela di mondo in bianco e nero. Io a qualche metro dall’intervistatore della Rai, Sarti davanti a lui, seduto sul pallone davanti alla porta. Il fresco dell’aria di Appiano. Il 1967. Mentre un altro me, che potrebbe essere mio figlio, è seduto ai banchi di una scuola elementare di Milano.

5 pensieri su “Giuliano Sarti, il portiere gentiluomo

  1. Giovanni Nuscis

    “Il 1967. Mentre un altro me, che potrebbe essere mio figlio, è seduto ai banchi di una scuola elementare di Milano.”

    Non amo il calcio, ma riconosco l’atmosfera di quel tempo irripetibile che così bene descrivi; anch’io vedevo dei “vecchi” scafati in quei trentenni che ci paiono, ora, giovanissimi.
    Rai Storia è uno di quei canali, tra i pochi rimasti, che si vale il tempo che gli si dedica.

    Grazie, Franz.

    Giovanni

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  2. krauspenhaarf

    grazie a te giovanni. lo vedo spesso anch’io, rai storia, e quel breve filmato su sarti è arrivato per caso, stavo facendo altro.

    a presto!

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  3. Anna Maria

    Contraccambio lo splendido regalo, Franz, con la testimonianza di un nostro coetaneo, allora settenne, al quale ho riferito della tua bella rievocazione. Le lacrime dopo la inspiegabile papera di Sarti il 1° giugno del 1967, nella partita contro il Mantova, sono un ricordo incancellabile, come lo sentivo ripetere l’altra sera per telefono a un tifoso della Beneamata incredulo dinanzi a cotanta memoria.

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  4. krauspenhaarf

    grazie anna maria.

    incredibile che sarti venga ricordato da molti per quella papera.

    ti leggo preparata anche sul calcio… non sarai per la beneamata CAMPIONE D’EUROPA anche tu?:-)

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  5. Riccardo

    Caro Franz, oso darti del tu perchè ho qualche anno di più (sono del ’51). Sono felice che tu abbia ricordato così bene uno dei più grandi portieri di tutti i tempi, il “portiere di ghiaccio”, il portiere della Grande Inter. Sicuramente è un’infamia, per il grandissimo Giuliano Sarti, che quando si parla di lui la prima cosa che viene in mente sia la clamorosa papera di Mantova. Un portiere di tal valore l’Inter non l’ha più avuto. Sarà che il ricordo abbellisce un po’ tutto, sarà che la Grande Inter ha contribuito a rendere saporita la mia adolescenza, ma i vari Zenga, Pagliuca, Julio Cesar e company mi sembrano piccoli piccoli al cospetto di un gigante come Giuliano Sarti. Quindi… grazie Franz. Grazie di cuore per il bellissimo articolo.

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