Il ramo spezzato

L’apparizione di Gesù è così realistica che il ramo sulla destra risulta spezzato dall’impatto. E’ questo il motivo dell’ennesimo rifiuto subito dal pittore? Pare che Caravaggio volesse mettere insieme gli elementi dei tre racconti degli Atti degli apostoli: la manifestazione concreta di Gesù – che qui arriva a fare danni – e un’esperienza mistica di luce, rappresentata dal volto coperto di Saulo, incapace di scorgere ciò che accade intorno. Per qualcuno, l’autore stesso rifiutò la propria opera (che comunque riuscì a piazzare altrove); nel frattempo si era imposta un’altra idea, visibile nella versione successiva: la linea pura ed essenziale dell’incontro tra Dio e l’uomo. Il cavallo pezzato e il servo non si accorgono di nulla; l’esperienza interiore è solitudine, estasi, tormento; solo lasciando attraversare l’ombra personale dalla luce segreta dello spirito si spezza il ramo secco della morte.

5 pensieri su “Il ramo spezzato

  1. alfonso

    il tenebrismo, nessuno ancora lo sapeva, come esperienza psicologica e pittorica, era già bello e iniziato.
    ed era già bella e iniziata una nuova coscienza dell’uomo, Cartesio ci aveva introdotti alla consapevolezza della nostra solitudine contemporanea. la luce di sé, anzi dell’io, non basta a redimere l’uomo dal mondo. magari lo fa ancora più partecipe della propria cecità.
    la luce vera viene da fuori. è un’illuminazione. come una pienezza dall’esperienza dell’innamoramento. la luce caravaggesca che meglio descrive l’irruzione e il radicale cambiamento è nella Chiamata di Levi. ma in quest’ultima opera la rivoluzione è plateale, è vista da tutti. nelle opere proposte da Fabrizio siamo nella poetica del Francesco di Liliana Cavani.

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  2. Rashide

    La esperienzia interiore nell buio di un nero assoluto portano tutti gli eventi anche quelli più dolorosi della nostra vita terrena nell abisso della morte dell nulla e del male, scatti di crescita, di passagio salvifico è nessuna potenza satanica pùo ostacolare la propia identita divina , e cioè in Cristo.
    Ti saluto.
    Rashide.

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  3. fernirosso

    Caravaggio è anch’esso a suo modo un “mistico”.La luce che lo pervade viene dalla cecità,dalla profondità delle viscere, quanto la luce viene dalle viscere in-conosciute del cosmo, da un buio oltre ogni misura umana, eppure così feroce-mente invasiva. Egli è chiamato da una forza terribile, che lo strappa da se stesso, dalle viscere in cui l’altro, la figura -contro, in una inversione dei ruoli mostra ciò che è stato il passato o potrebbe divenire un “passato” nel futuro. La Conversione Odescalchi gioca sul doppio, sul raddoppio: cioè Paolo e il vecchio in armi (anche se inerme lui e Paolo) c’è Gesù che in quanto umano è sorretto dall’angelo e nasce un’altra volta,da quel nero,antro naturale,il ventre del buio terrestre, che si lacera per farli passare,angelico e umano,le due nature che fanno vivere, ma conducono anche all’isolamento, alla emarginazione, al distacco,alla perdita, persino perdita di se stessi. La lotta è durissima, e stare in equilibrio in questi terremoti non è cosa facile.
    L’altra conversione,invece,esecutivamente meno complessa, mostra un dolore e un distacco profondo. Qui tutto è separato,qui l’assoluta vicinanza è in realtà già svolta separazione. Sono così vicini i tre elementi:il cavallo, il servo e Paolo eppure ognuno vive in sé la propria interiorità e tutto si risolve in una diretta relazione con la luce, ciascuno per sè, anche se, l’uno per l’altro la luce ri-flette una profondità che è esterna ed è da interiorizzare. Non c’è l’altruità, Paolo è “Paolo in quel preciso momento” ed è quasi nudità la sua, alla pari del cavallo e del servo, intrecciati l’uno all’altro all’altezza dei piedi, ciascuno il prprio cammino eppure uno sulle orme dell’altro senza poterne trarre sapienza, lezione.
    Durissima questa conversione, non fornisce speranza di condivisione con nessuno, tranne con l’origine della luce,un seme di luce che ha lacerato una distanza senza più misura. In un quadrato di luce limitata alla triade,in cui tutti sono servi e il più forte è a terra, tutto il buio preme non solo alle spalle, ma attorno quell’involucro in cui bene e male, sofferenza e naturalezza, sono avvolte dal buio, un fitto buio che preme con forza pur nella sua assoluta immobilità. ferni

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