L’unica ricetta (La conquista dello spazio 13)

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da qui

Mi ritrovo tra le mani un Venerdì di Repubblica del 19 marzo 2010. La copertina è verde, c’è l’immagine di un ragazzo con le mani in tasca, verde pure lui; dietro, una palizzata che gli giunge quasi all’altezza delle spalle, di colore giallo. Il titolo campeggia sulla parte superiore e per due lettere utilizza lo stesso disegno della staccionata: Come si scrive un libro. Più sotto, tra parentesi, si legge: E come si edita, pubblica e vende in libreria. Giro pagina, trovo Belen Rodriguez, in posa languida e succinta, che mi fissa con sguardo seduttivo; sulla destra, la scritta: Io sto con Tim. E tu con chi stai? Giro ancora: una pubblicità dell’Audi. Ancora: uno spot della Moorer. Finalmente m’imbatto nel sommario, che rimanda a pagina diciotto: un’intervista ad Abraham Yehoshua, il quale elargisce due o tre dritte sull’arte del romanzo: Intanto, cominciate a leggere. Questo lo sapevo. Giro pagina: quattro foto che ritraggono Gianrico Carofiglio, Massimo Carlotto, Nicola Lagioia e Simona Vinci. Seguo la scritta che corre sulla parte alta, come una pubblicità della metropolitana: Palline da giocoliere, ritagli di giornale, orari fissi o anarchici. E i CD che ispirano. Astuzie, tic e segreti di quattro autori italiani. Decido di fermarmi qui: torno a lavorare al mio romanzo, sudando e disperandomi. L’unica ricetta che mi ha convinto, fino ad ora.

19 pensieri su “L’unica ricetta (La conquista dello spazio 13)

  1. Iannozzi Giuseppe

    E’ impossibile che un uomo della Chiesa non trovi un editore pronto a baciargli subitissimo mani e piedi, quindi non ti preoccupare: le rare volte che mi reco in libreria vengo sommerso da libri librettini libercoli scartafacci di ogni sorta scritti da un prete da un parroco di periferia da un cardinale da questo o quell’altro papa. Poi ci sono i gialli e i thriller. In un angolo la Letteratura, dove è impossibile trovare una sola, dico una sola copia decende dell’Orlando furioso di Ariosto. Questo è il livello culturale che abbiamo in questo paese di acquasantiere, di turiboli, di madonnine che piangono sangue. Di che ti preoccupi dunque? Forse che foto che Gianrico Carofiglio, Massimo Carlotto, Nicola Lagioia o Simona Vinci ti facciano lo sgambetto? Non oserebbero né poi né mai. Tu li ami. Li hai chiamati in causa e loro sapranno sdebitarsi: la Provvidenza mefistofelica – roba tutta terrigena al cento per certo tanto per intenderci – ti proietterà in cima alle classifiche di vendita. Gli editori stanno già pugnando adoprando croci belle pesanti di ulivo per assicurarsi l’esclusiva di averti nel loro prestigioso catalogo. Alcuni sono già bell’e spacciati, più di là che di qua, con una croce conficcata in mezzo alle orbite degli occhi e la lingua rossa fuori penzoloni uguale uguale alla coda d’un vecchio cane rognoso preso a calci in culo. Ora che ti ho messo l’anima in pace, spero non mi verrai a raccontare che pure tu parlerai di Pasolini; di come è stato ammazzato; e del grand’uomo che fu, vicino a Dio più di quanto lui stesso credesse?

    Adesso, caro Don Fabrizio, ho da bruciare un po’ di cartaccia, vecchi giornali di venti anni or sono, copie de l’Unità, del Manifesto, de La Repubblica… de L’Osservatore Romano! E’ bello alzare roghi al cielo in estate, quando il sole si è seppellito dentro all’orizzonte lasciando nell’aria puzzo di zolfo e aria calda stagnante.

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  2. fabrizio centofanti

    grazie.
    sì, pubblicherò con mondadori, vincerò il premio strega e diventerò proprietario della moorer.
    Giuseppe mi sparerà a salve, farò finta di morire e fonderemo un nuovo premio sotto falso nome.
    vivremo felici e contenti e dopo una vita piena di soddisfazioni saremo sepolti nel ninfeo di villa giulia.

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  3. Rashide

    Si sei fedele all tuo ascolto emotivo come la tua disperazione, secondo me sei sulla buona strada della liberazione.
    Ti auguro un fecondo lavoro.
    Un abbracio forte.

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  4. Stella Maria

    E tu con chi stai?
    Ecco il segreto: sto con me stesso, un cuore in ascolto, pensieri che si formano e prendono forma sotto la penna mossa da mani abituate a scrivere, sotto l’occhio attento di due fanali tondi e azzurri abituati a leggere, anche fra le righe. Sudore e fatica, lacrime e sangue per dar vita ad un’idea che viene da lontano, un sogno mai naufragato.
    Il resto è … gioia di veder il pensiero farsi materia.
    e tu con chi stai? con chi mi legge per caso o volutamente, convinto di lasciare un segno, fedele nel ricordo, e vincere l’unico premio che conta: il lettore:-)
    SM

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  5. Iannozzi Giuseppe

    Vuoi dire che staremo vicini vicini?
    Che bello. 🙂
    Ma sappi sin d’ora che anche da morto io sono un gran tipaccio, sempre a rompere l’anima. E cosa peggiore parlo a spron battuto, una vera iattura per chi mi ha a sé accanto.

    Ma io non sparo a salve.
    Mi piace giocare al Guglielmo Tell come nel pasto nudo di Burroughs. 🙂

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  6. alfonso

    mi piace come recuperi i dettagli, le cose che io non vedrei mai in tempi di pace, e li fai diventare narrazione, fino a farne letteratura. non è la prima volta che noto questo recupero nei tuoi scritti. per me diventa didattica delle cose, ascolto.
    avrei poi bisogno di un’epica per farle vivere nei miei scritti

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  7. Anonimo

    Guglielmo Tell, la prego, non trasformiamo questa Conquista dello spazio 13 ne La Conquista dell’ospizio!
    😉

    don Fabrizio, non so se vincera’ premi, ma sono certo che il suo romanzo verra’ pubblicato (magari anche con il contributo dei parrocchiani desiderosi di leggerlo! Così sarebbe il frutto della condivisione – ognuno mette quello che ha; lei ha gia’ messo il talento dello scrivere). A quel punto bisognerebbe trovare il canale giusto per distribuirlo nelle librerie.
    Come e’ andata la vendita di Pret(re) a porter?

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  8. riccardo ferrazzi

    Vabbe’, Carofiglio &Co, così come Belen Rodriguez, non ci hanno fatto niente di male. Semmai se ne sono fatto da soli rilasciando interviste insulse. La parte più bella di un libro è scriverlo. Quando si pubblica è già passato più di un anno da quei momenti in cui le parole uscivano dalle dita e ci davano lo stupore della creazione.

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  9. Iannozzi Giuseppe

    Ma io volevo solo giocare. Il colpo fa male in maniera accidentale.
    Però posso offrire a Fabry una lettera 35, purché lei sia d’accordo, la macchina per scrivere: non se ne trovano mica più tante, così.

    Chi gli passa un po’ di carne nera al buon Fabry, così gli riuscirà di finire ‘sto benedetto libro e finire in Rizzoli insieme a Ratzinger?

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  10. Iannozzi Giuseppe

    A proposito di scrittura, finito di leggere, si può dire poc’anzi, l’illuminante saggio di Giulio Ferroni, dove tra le altre cose, aprendo con il Canto notturno… del Leopardi, il critico ci guida in una selva mastodontica di libri pubblicati, inutili e brutti perlopiù, come ad esempio quelli di un personaggio (televisivo) che presenta il suo ultimo lavoro per far gonfiare, almeno così spera l’editore, le tasche della casa editrice. Ferroni parla di “effetto pletora” che “ci fa cadere addosso di tutto”; ed io aggiungo che in questa pletora non mancano le migliaia di libri, per convenienza di vocabolario indicati come tali ma che in verità non sono dei veri libri, pubblicati da preti e pretonzoli. Avete idea di quante pubblicazioni pseudo-religiose ci sono in Italia? Ci sono più scrittori che preti in Vaticano.

    Viene citato anche il NIE, praticamente polverizzato in poche righe. Chissà che pretendevano quei poveretti che hanno coniato ‘sta etichetta balzana! Forse che il critico si sprecasse d’approfondire il niente, di condirlo con inutili considerazioni, quasi che il niente possa acquistare tangibilità per il solo fatto che quattro cani scodinzolanti, abbaiando e leccandosi le terga, lo confezionano e lo portano sul mercato editoriale – non su quello culturale però, perché la Cultura si rifiuta di prendere in considerazione i manifesti pubblicitari – per riempirsi le tasche, perché purtroppo qualche cervello in acqua c’è che finisce poi nella trappola einaudiani supportata dalla ben poco lunga catena dell’amicizia del Bui?

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  11. Iannozzi Giuseppe

    Quando poi si parla sul serio di critica letteraria, tu Fabrizio, al pari di tanti se non di tutti gli altri scappi, fingi di non aver sentito (letto). E’ un comportamento cristiano questo? No, perché m’interesserebbe approfondire: cerchi un ipotetico connubio con un De Andrè ridotto a santino e il tuo personalissimo diarismo, che è in verità uno spot a questo e a quell’altro scrittore, con la scusa di parlare d’altro. Ti lascio alle deiezioni di Scarpa, che pare ti piacciano tanto condite con un paio di note stridule di Vivaldi o anche senza; anzi, senza mi sa che ti piacciono di più, pulp allo stato im… puro.

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  12. Iannozzi Giuseppe

    Lo sapevo.

    Nel napoletano un prete è stato denunciato per violenza sessuale su una quindicenne. Ennesimo caso, purtroppo indice di come questa società sempre più sull’orlo di una crisi di nervi non è più in grado di sopportare nemmeno se stessa.

    Buondì, Fabry 🙂

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  13. Anonimo

    Alla base di tutto c’e’ la mancanza di amore ricevuto gratuitamente. Poi le frustrazioni interne che generano aggressivita’ verso l’esterno o verso se stessi.
    A Velletri tre amici dopo una spaghettata hanno violentato una donna.
    Anche i preti sono uomini soggetti alle pulsioni: non sono stati selezionati bene al momento del vaglio della vocazione, se poi sbroccano cosi’. Non penso che don Fabrizio messo sotto pressione finirebbe per compiere un atto del genere!

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  14. Titti

    La tua, caro Fabrizio, è la ricetta migliore, visti i risultati!
    Sicuramente il lavoro di limatura porterà i suoi frutti e ti faccio un pronostico: il tuo romanzo sarà presentato la prossima estate ad “Approdo alla lettura”! Scommettiamo?
    Non mi chiedere la casa editrice…per dirtela, dovrei prima concentrarmi 😉
    In bocca al lupo,
    Titti

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