Non andrà certo a mani vuote a quell’appuntamento, per il quale si è preparato con cura. Ha pensato proprio a tutto, specialmente ai tempi: non si muoverà troppo presto, per non arrivare in anticipo ed essere costretto a ciondolare qua e là; né troppo tardi, per non dover correre dando nell’occhio. Ha pensato a tutto, ma non a quello che per lui rappresentava l’impensabile.
Mancano pochi minuti e pochi metri alla piazza dell’incontro quando una troupe televisiva gli taglia la strada. Con faccia di gommacemento il giornalista gli mette sotto il naso un microfono e declama: “Come va? Si esprima!”. Lui vorrebbe liberarsi in qualche modo dall’ostacolo imprevisto, ma una forza che viene dal suo interno lo blocca sul posto. Senza rendersene conto si mette a parlare, a raccontare, insomma vuota il sacco. A un certo punto il giornalista vorrebbe forse fermarlo, ma poi lo fa proseguire, fino alla fine. E alla fine – lui è stremato, confuso – gli fanno firmare qualcosa che non capisce bene, di cui afferra soltanto la parola “liberatoria”; quindi se ne vanno, piantandolo lì a riprendere pian piano contatto con la propria realtà. Di nuovo in sé consulta l’orologio: l’ora propizia è trascorsa, irrevocabilmente.
Tornando lentamente a casa fa una deviazione per una zona poco frequentata del lungofiume: lì giunto lancia nelle acque veloci e profonde il vecchio oggetto che ormai non potrebbe svolgere più altra funzione che appesantirgli inutilmente la tasca.
Entrando in casa ritorna ai gesti consueti, ma ne fa uno diverso, che non compiva da anni: accende il televisore. Subito appaiono le immagini e i suoni di una di quelle trasmissioni-frullato, montaggi dementi o furbeschi di mille brandelli di vite senza, o con troppi, nessi apparenti. A un tratto si ferma stupito: sullo schermo c’è la sua faccia, c’è lui che a voce alta pronuncia – è quasi un grido – il nome del suo nemico.
La cosa a tutta prima lo sgomenta, poi se la lascia scivolare di dosso, come gli è sempre riuscito con molti – non con tutti – eventi e pensieri. Va a letto e si addormenta all’ora solita, e al mattino seguente all’intera faccenda non ci pensa più.
Ma come mette il naso fuori di casa ci deve pensare per forza, e rendersi conto che la sua faccia pronunciante a voce alta, quasi gridante quel nome, per una banale omonimia è diventata la maggiore icona mediatica del presente e dell’immediato futuro.
Camminare verso l’ufficio è difficile, ad ogni passo qualcuno gli stringe la mano o lo insulta, e a un certo punto un gruppo di individui dalle facce di gommacemento lo ferma e lo trascina in un bar, dove in una saletta appartata gli vengono messi davanti cappuccio, cornetto e contratto. “Legga” gli ingiungono. Lui esegue, ma finge. Vagamente chiede assicurazioni e pone condizioni, che vagamente vengono concesse e accolte, così che senza cerimonie e in fretta firma, come richiesto, il documento.
È nata una stella cadente.

stanno diventano sempre più lunghe, le tue provocazioni in forma di apologo, caro Roberto.
io mi soffermerei su ciò che ha deliberatamente voluto gettare nel lungofiume….un taccuino immagino, qualcosa che riguarda la sua sfera “sensibile”…
Cara Carla,
sì lunghe, spero non noiose.
E contenenti, mi sembra opportuno, zone in luce ed altre in ombra.
Ad esempio, quell’oggetto non ho voluto caratterizzarlo, in proposito ognuno immagini ciò che desidera o può, a propria misura.
Un saluto,
Roberto
no, non noiose…
è che un difetto che la lettura tende a trasmettere (perlomeno a me) è quello di focalizzare i dettagli.
tutto il resto poi appare superfluo.
🙂
Cara Carla,
tutto si basa su equilibri fra luci e ombre, pieni e vuoti, ecc. Quantomeno, questi equilibri vanno ricercati, che siano raggiunti è un altro discorso.
Grazie comunque per l’interessante critica, l’argomento potrebbe magari essere utilmente sviluppato.
Ciao,
Roberto
a me interssa, caro Roberto, la materia
della faccia del tuo protagonista: gommecemento.
mi interessa quel materiale che attacca, quella faccia adesiva di cui tutti possono approfittare, quel volto/personalità di cui tutti possono abusare.
mi interessa questa icona, questa materia
dell’ uomo-senza-qualità
Caro Alfonso,
grazie per aver notato questo dettaglio.
Ho pensato alle facce (e ai culi) di pietra, ai muri di gomma, al vetrocemento: e ne è venuto fuori gommacemento, una specie di ossimoro che mi è parso efficace.
Interessante che tu attribuisca la faccia di gommacemento al protagonista, mentre la lettera del testo l’attribuisce ai rappresentanti dei media. E’ una suggestione in più, forse questi ultimi, nella loro esperienza, hanno individuato nel protagonista un individuo le cui qualità o non qualità latenti andavano fatte emergere e valorizzate.
Ciao,
Roberto
No, gommacemento è parola che calza solo sulla faccia di un giornalista. Naturalmente con le debite (e rare) eccezioni.
Penso ad esempio ai tanti giornalisti che sgomitano alla tivù. Ognuno con la sua brava mescolanza di gomma e cemento spalmata in faccia. Chi 40% gomma e 60% cemento, chi viceversa, ma i componenti sono sempre quelli.
Ottimo, Rrt, anche solo per l’invenzione di quella parola.
P.
Caro Paolo,
grazie,io comunque la categoria delle facce di gommacemento l’allargherei un po’.
A proposito, come chiamarla: gommacementati, gommacementiferi…?
Col greco prosopon non viene bene, si accettano suggerimenti.
Ciao,
Roberto
“gommacementiferi”
mi sembra vada bene. Un saluto Roberto
Cara Nadia,
e gommacementiferi sia.
Un saluto a te,
Roberto
Di che sostanza sono fatte le stelle cadenti? Porosa e raggrumata, con i piccoli crateri dei lapsus-omissioni e i lapilli del non detto che esplodono incontrollati. Verrebbe da pensare, almeno. In ogni caso, niente che possa impensierire i gommacemento, che riciclano e rendono innocua ogni velleità di controllo ‘dell’impensabile’. Grazie, Roberto.
mi sembrava evidente che
il protagonista fosse senza qualità
e, per tanto, abusato, sfruttato.
ognuno ha potuto rifargli la faccia
con il rivestimento che ha voluto.
ti abbraccio
Cara Anna Maria,
ben detto. In più c’è da dire che se il (de)cadere è nella natura di tutte le cose, la stella del pezzo nasce già programmata come cadente, puro elemento fungibile.
Grazie e ciao,
Roberto
Caro Alfonso,
provo a entrare nel cuore del pezzo per come l’ho concepito io: il protagonista era sospeso tra due nulla, uno forse con la maiuscola, l’altro sicuramente con la minuscola; la trista maieutica dei gommacementiferi l’ha fatto precipitare, letteralmente, verso il secondo.
Un abbraccio a te,
Roberto