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da qui
Ci sono ricordi insignificanti, come quello di una sera in cui i nostri genitori, dopo le solite raccomandazioni, uscirono per non so quale faccenda. La luna riempiva di luce il cortile della nostra adolescenza, quando la Citroen bianca di papà – il ferro da stiro – scomparve dietro l’angolo. Salii al piano superiore e mi coricai con mio fratello. Dopo aver tagliato i panni addosso ai professori, recitammo le preghiere e ci augurammo una notte serena. Nel silenzio assoluto risaltò meglio il ronzio di una zanzara che aveva scelto me per sostentarsi, per nulla intimidita, anzi, sempre più eccitata dagli schiaffi che mi andavo assestando. Stavo per addormentarmi, nonostante tutto, quando un rumore di passi felpati mi fece sobbalzare. Chiesi a mio fratello se lo avesse sentito, al che si alzò di scatto, persuaso com’era di aver sognato. Perlustrò il corridoio e il piano sottostante, ma non trovò nulla di strano; tornammo a letto, nella speranza di assopirci. Ripristinato il silenzio, la zanzara riprese a planare su di me e io, di conseguenza, a schiaffeggiarmi. Angosciato e infastidito, stavo crollando per la disperazione, quando udii di nuovo i passi, più rapidi di prima, accompagnati dallo scatto di un interruttore della luce. Balzammo in piedi e ci precipitammo per le scale. Uscendo di casa, chissà perché, chiusi la porta alle mie spalle: restammo fuori in pigiama, avvolti dalla notte scintillante. Che fare? Aspettare i genitori, che prima o poi sarebbero tornati? Decidemmo di rivolgerci alla zia, che alloggiava nella villetta accanto. Dormiva, certamente, e comunque ci definì, senza tanti complimenti, cretini e salami. Solo allora ci rendemmo conto di aver lasciato i fratelli più piccoli da soli. La zia ci accompagnò dai genitori, sul cui volto ci parve di cogliere una smorfia di disprezzo. In compenso, possedevo la materia del mio primo racconto, pubblicato in terza pagina sul quotidiano socialista “Umanità”, col titolo Arrivano i fantasmi. Una vocazione, si sa, nasce sempre nei modi più imprevisti.

ben vengano gli imprevisti se fanno nascere vocazioni come la tua!
bellissimo notturno, fabry
un abbraccio
f&r
Più che insignificante, è un ricordo davvero divertente!
Sul tema “Profondo Rosso” ne ho uno anche io insieme a mia sorella, vicina di letto. Chissà perché tra fratelli ci si stuzzica a vicenda sul buio, i fantasmi, i ladri per poi avere strizza tutti insieme 😉
Nel tuo caso si trattava di Sergio o Giampaolo?
Un abbraccio a 42° gradi (è quello che dicono si percepisca oggi a Roma),
Titti
Fides e Titti, grazie.
il fratello era Giampaolo.
speriamo in qualche grado in meno!
Magari dei mie fantasmi venisse fuori la mia vera vocazione, la acoglierei piu come un miracolo.
Un abbraccio.
a volte i miracoli accadono, Rashide.
Cara Rashide, non la conosco e quindi non so se e’ sempre stata così inquieta o se sta attraversando un periodo particolare della sua vita. So comunque che, se e’ approdata in questo blog -come me del resto- trovera’ quello che cerca. Basta avere pazienza e fiducia 🙂
Grazie ai fantasmi… e a l’ Umanita’ che ha scoperto uno scrittore promettente 😉
Caro Anonimo, ti ringrazio per la tua premura e tuo consiglio.
Mi sa che ho scoperto anche un amico molto promettente che sa consigliare molto bene.
Un abbraccio
grazie amico,
e un abbraccio a Rashide.