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da qui
Quando confesso, sto seduto in una delle due cappelle in fondo alla chiesa, quella dedicata alla Madonna. Era il posto di don Mario: si piazzava accanto al confessionale con la sedia a motore e aspettava i penitenti, che arrivavano a frotte. Fa uno strano effetto osservare tutto da questa prospettiva, soprattutto per me, che da prete guardo in faccia i fedeli, celebrando. Manca qualcosa, i segnali trasmessi dal volto con lo sguardo, le labbra, la posizione delle sopracciglia. Eppure avverto che da qui si coglie l’anima, l’altra faccia del mondo, il rovescio delle cose. Gesù non era sacerdote, non stava sull’altare: era questa la sua ottica, per quanto si dica che il prete celebri in persona Christi. Ma non sono soddisfatto. C’è un pensiero che preme e fatica a farsi strada. Ecco, riesco a intercettarlo: la visuale del maestro è un’altra ancora, all’esterno della chiesa, dove si mettono a sedere i mendicanti, sul muretto a ridosso dell’ingresso. Come ho fatto a non pensarci prima? Gesù sta lì, Dio sta lì: vede tutto con gli occhi degli esclusi dalla nostra prospettiva di vincenti. E’ il punto in cui il mondo, con le sue illusioni irriducibili, finalmente si rivela.

i punti di vista sono tanti, sarebbe presunzione cercare di incanalarli in una sola direzione.
in fondo la realtà, ciò che vediamo, viene sempre distorta dalle nostre percezioni.
Buona giornata Don Fabrizio
Succede a volte che io salga sull’altare per leggere e allora prima del mio momento o immediatamente dopo, inevitabile è rivolgere gli occhi verso la platea. Così ci si sofferma ora sull’uno ora sull’altro per scoprire che alle immagini che appaiono, come tu dici, manca qualcosa: gli occhi, quelli dell’anima. Quegli occhi che rivelano tutte le nostre debolezze e miserie, quegli occhi che ti colpiscono e ti schiacciano contro la parete di un mondo dove c’è un dio diverso, illusorio ed effimero: quello del ruolo sociale. Occhi che si abbassano perché solo per pochi secondi sono capaci di fingere, recitare un ruolo che non è reale, occhi che gridano il loro desiderio di Cristo e allora sì, viene voglia di scendere e andare fuori dove l’uomo è come è, dentro e fuori, dove Dio non fa fatica a mostrarsi perché non deve rompere nessuna corazza, sconfiggere il demone dell’apparenza. Gli uomini visti dall’altare sembrano i personaggi di una commedia di Pirandello: Sei personaggi in cerca d’autore.
No, Gesù non era sacerdote, è Dio fatto uomo, il sacerdote è un uomo che deve ricordare di essere simile a Dio e, allora, scendere dall’altare per abbracciare la verità in cui Dio si rivela, è il vero modo, a mio parere, di essere “in persona Christi”.
Sì, la visuale del Maestro è un’altra e ci sorprende ogni volta nel suo manifestarsi sopra o sotto un altare, dove siamo tutti personaggi in cerca di autore. E l’autore? È fuori, a scrivere la nostra storia, in “quel punto il cui il mondo, con le sue illusioni irriducibili, finalmente si rivela”. E’ fuori e attende che gli attori svestano gli abiti di scena per tornare in una storia di verità e salvezza.
Grazie per questa bellissima pagina … di vita reale.
SM
a me viene in mente Matteo 11: Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, che sono dolce e umile di cuore, e troverete pace per le anime vostre: perché il mio giogo è soave e il mio peso leggero. Ma da come lo presenti spesso tu, è davvero così leggero?
era per quello stare lì che ho fatto il barbone a cosenza
è stato per quello stare lì che ho interrotto, a qualche mese dall’ordinazione diaconale, il mio cammino.
ma forse mi sono sempre ingannato, caro, carissimo Fabrizio.
non tentare altre vie, se altre vie ti tentano. è solo un inganno della sensibilità. è solo l’illusione della verità.
tu hai già lo sguardo e l’indole del povero. tu già sei dove devi essere e già fai quello che devi fare. se facessi altro non saresti segno, non saresti profezia.
tu sei più che prete, di preti ce ne sono tanti, tanti quanto monache e bigotti. tu sei sacerdote secondo la Lettera agli Ebrei.
è per questo tuo essere che io percepisco anche senza vederti, senza conoscerti, solo leggendoti, che sempre ti ringrazio
sicuro che la nostra sia una prospettiva di vincenti?
Mai vista la fila davanti a un confessionale.
Ma più di qualche magnate dell’alta finanza in sacrestia sì. Si accucciano davanti al parroco di turno e tirano fuori tutti i cristi e le madonne che c’hanno per la testa, poi gli passano una busta bianca, quasi virginale, e lo pregano di “fare il suo dovere”. Il parroco ficca in tasca sotto la tonaca e il crocifisso la prebenda e in cuor suo, poco ma sicuro, che ringrazia Dell’Utri o un altro personaggio simile.
Ho visto una gran fila di impenitenti anche, sempre in occasione del trapasso di un qualche sporco fascio – finito dritto dritto all’Inferno; ma non v’è certezza alcuna che il Diavolo se lo sia preso accanto.
La gentaglia di nero vestita si raccoglie intorno al feretro del fascio, con il fazzoletto bianco agli occhi, a magnificare quant’era signore il “poveretto”, morto troppo presto, colto nel fior fiore della bastardaggine: “Proprio sul più bello, aveva appena raggiunto la maturità politica… Chissà quante cose belle avrebbe fatto per il popolo italiano. Dio è proprio ingiusto, portarsi via da un momento all’altro un uomo come lui”.
E ho visto file di poveri a mendicare un pezzo di pane, con la mano lunga tesa tremolante, vuota. I poveri e gli storpi stanno sulle gradinate della chiese, i preti non li guardano neanche e i pochi che lo fanno è per lamentarsene perché deturpano la facciata con la loro faccia sporca tutta pelle e ossa.
Dio guarda dall’alto e approva.
vi ringrazio.
Lucy: non siamo vincenti.
Sparz: è leggero, ma è un giogo; è un giogo, ma è leggero.
Alfonso: grazie anche e soprattutto per questo.
un motivo in più per spiegare una sintonia più unica che rara.
Gesù non era sacerdote, non stava sull’altare
dovremmo gridarlo al mondo che lo ha dimenticato.
un abbraccio, fabry
f&r
Ciao Fabrizio!
E propio cosi con gli occhi degli sclussi e da quella prospetiva.
In parole povere “prova a caminare nei suoi mocassine per tre lune”.
Un abbraccio.
Fides e Rashide, grazie.
sì, facciamo anche quattro…
Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchisedek
http://www.liberliber.it/biblioteca/b/bibbia/la_sacra_bibbia/html/06_14.htm
già, non c’è scampo:-)
Fabry, ammesso che tu volessi scappare, ti verremmo a riprendere in capo al mondo 😉
Un abbraccio fraterno,
Titti & Co.
grazie Titti!
non potrei scappare molto lontano, soprattutto oggi, che ho la micra dal meccanico…
Se sta da Carlo e’ in buone mani, Fabry! 😉
infatti me l’ha messa a posto, Titti: finché dura!