Fisime

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da qui

Si potrebbe costruire una psicologia sulle inconsistenze che ci fanno sentire a nostro agio, a cominciare dagli oggetti che prediligiamo, per motivi spesso imperscrutabili. A colazione utilizzo, se possibile, il cucchiaio con il manico rosso, più ampio del normale, perché ritengo sia più maneggevole, probabilmente a torto. La tazza deve essere, tassativamente, quella larga e bianca e i bricchi per il latte sono distinti in ordine di gradimento, per cui, prima di rassegnarmi al più indesiderato, rovisto dappertutto, nelle credenze e gli angoli della lavastoviglie. Persino gli asciugamani e gli stracci da cucina sono soggetti a un esame rigoroso: se avesse un’anima, la materia subirebbe traumi ingovernabili e magari, chissà, siamo realmente circondati da utensili euforici o depressi, arroganti o desolati. Ma il mistero è sull’altro versante: di che significati carichiamo il cosmo che ci ospita, al punto da contare amici e nemici persino in un pigiama o un portaocchiali? Grazie a Dio, c’è l’amore universale, la fratellanza della materia cosmica, che rende uguali e liberi oltre ogni fisima o mania.

11 pensieri su “Fisime

  1. alfonso

    le cose che predilegiamo, o che semplicemente scegliamo,
    raccontano di noi. della nostra estetica, della nostra cultura,
    della nostra sensibilità.
    quelle che scegliamo, e che a fatica, magari, ci stacchiamo,
    non sono solo legate a un precedente vissuto, ma visibilizzazione,
    rappresentazione della nostra forma interiore.

    scegliendole, voglio toccare una parte celata di me.
    un po’ come Adamo la sua costola diventata Eva

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  2. Stella Maria

    Ci sono cose che avversiamo o prediligiamo semplicemente per istinto ed altre volutamanete. Certo la psicologia va a nozze e fa affari d’oro su queste nostre piccole fisime e manie. Se invece lasciamo da parte tutto questo, è vero, come dice Alfonso, ciò parla di noi e un osservatore attento potrebbe comprenderci solo dai gesti che completano quel simbolo straordinario che sono le parole. Il mondo è fatto di particolari e spesso è più eloquente ciò che non diciamo rispetto a ciò che diciamo, peccato scarseggino i “lettori fra le righe”:-)
    Buon mattino
    SM

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  3. rrt

    Intanto, altro che fisime!
    E poi non è vero che scarseggino i “lettori fra le righe”, gli esperti dei linguaggi non verbali.
    Peccato che siano in maggioranza persuasori occulti, a libro paga dell'”occhiuta rapina”.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  4. Resalvato

    Grazie Fabrizio
    per queste riflessioni sulle “cose”. C’è qualcuno che si spinge oltre: le cose hanno un’anima, nel senso che sono simili a noi. Ci influenzano e vengono influenzate.Oltre agli aspetti psicologici citati, si potrebbe parlare di tutti quegli oggetti che sono stati usati come talismani. spesso un oggetto ha poteri che vanno oltre alla mera “materia” di cui sono fatti e rimandano a qualcosa di psichico. L’Uomo ha avuto la presunzione di essere il centro dell’universo, ma più tempo passa e più ci accorgiamo di essere verso la periferia. Io direi che siamo il centro e la periferia. Alcuni arrivano a dire che ogni cosa ha un’anima. Rispettiamo le cose, rispettiamo gli animali, rispetteremo gli esseri umani, il pianeta che ci ospita e il cosmo intero.
    Grazie

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  5. f&r

    credo che amiamo circondarci di ciò che ci fa sentire a casa che ci richiama una memoria, un affetto, piccole, inconsistenti forse, sicurezze in un mondo che percepiamo se non ostile comunque difficile da affrontare.

    un abbraccio,fabry

    f&r

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  6. M&C

    Quanto è vero!!! Mi riconosco perfettamente in quello che scrivi… Io, se non trovo la tazza giusta a colazione, ho la sensazione di iniziare male la giornata!
    Credo che quegli oggetti rappresentino semplicemente le nostre piccole sicurezze quotidiane. In effetti ce n’è di materia per la psicologia…

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  7. Giorgina Busca Gernetti

    Condivido pienamente le parole d’Alfonso. Chi vedesse gli oggetti che mi circondano in un ordine-disordine in cui mi sento a mio agio, direi quasi al sicuro, gli oggetti che amo di cui non mi priverei per nessun motivo, capirebbe chi sono e come sono interiormente.
    Ma dovrebbe comprendere il linguaggio non verbale, come dice Roberto.
    Un saluto a tutti
    Giorgina

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  8. Anonimo

    Sentirsi a casa, puo’ essere anche dovuto ad una tazzina di caffe’ (non potrei mai berlo nel vetro 😉
    Senza sconfinare nel patologico (chiedo l’intervento degli esperti in materia), penso siano i piccoli rituali che a volte ci salvano la giornata. La nostra sicurezza spesso dipende dalla routine: se questa salta, il sistema vacilla e cerca un nuovo equilibrio. Del resto anche i monaci o gli asceti (che di certo non cercano tazza e cucchiaino per la colazione 😉 hanno i loro tempi scanditi dalla preghiera.

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  9. Anonimo

    Don Fabrizio, perche’ non scrive un racconto, animando gli utensili della colazione?…con la colonna sonora di Antonello Venditti (non la sorella Antonella:-)
    Buon Ferragosto!

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