Sala parto

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da qui

Ora che osservo la vita da un valico incontaminato, inaccessibile agli interessi che spesso inficiano i comportamenti umani, posso affermare – con la certezza possibile all’universo della provvisorietà – che decisivo è il sentimento autentico, portato alla luce in mezzo a obiettivi contingenti e compromessi, riscattato dal carcere dorato di ambizioni e cupidigie, pretese e megalomanie. Solo da qui si rivela l’inganno sotteso a un personaggio alieno dalla nostra essenza, che adottiamo ritenendolo più adatto a razziare ciò che capita a tiro, incurante delle esigenze altrui. Non so se sarà sufficiente una visione a tempo ormai scaduto; non so se un Dio migliore di me potrà accordarmi un appuntamento fuori orario, un perdono che renderebbe il letto di morte una sala parto pregna di attesa trepidante. Io resto qui, per la prima volta vero, in vita mia.

4 pensieri su “Sala parto

  1. Stella Maria

    Un bellissimo parallelismo che fa riflettere.
    Che si creda o meno, e in qualunque Dio si creda, morire è rinascere a nuova vita, sia essa il nulla, i campi elisi o il paradiso. Vita e morte sono le due facce della stessa medaglia.
    Sul letto di morte si piange di dolore, si soffre e si “gioisce” per la nuova vita e avventura che inizia, per la fine delle sofferenze e il sospirato e atteso momento dell’incontro con Dio o semplicimente di verità assolute, con ciò che c’è di là. In sala parto si soffre per l’attesa e per il dolore fisico, si gioisce per l’incontro con la nuova creatura. Vita e morte si riconcorrono in entrambi gli ambiti.
    Lessi, da giovane, che il nostro più grande trauma è la nascita, nell’attimo appena precedente l’espulsione l’essere umano fa la sua più grande esperienza di vita e di morte, un’esperienza che lo segnerà in tutta la sua esistenza. E la morte? La stessa cosa, io credo forse emozionalmente ancor più forte, solo che non può segnarci in questa esperienza ma solo in quella nuova che inizia.
    Ma ciò che conta, è scritto in questo post: è essere qui, aver trovato il proprio centro, il proprio essere veri, per scoccare quella freccia che centrerà l’obiettivo il giorno che sarà, a coronamento di un lancio che fende e fa tremare l’aria, essenza stessa del vivere.
    Grazie don.
    SM

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  2. Anonimo

    Un perdono che renderebbe il letto di morte una sala parto

    Scrisse il santo Curato d’Ars: “Non e’ il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma e’ Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a lui. Questo buon Salvatore e’ così colmo d’amore che ci cerca dappertutto”

    Prego sempre per Lei, don Fabrizio, affidandoLa a questo santo, patrono dei parroci (non soltanto di campagna ma anche di periferia:-)

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  3. f&r

    a volte pensando alla morte, alla mia intendo, mi assale il brivido del nulla, e allora dico” avel avelim ”
    ma poi mi accade di immaginare un incontro al quale arriverò in ritardo, tutta in disordine e col fiato corto, alzerò lo sguardo dal mio disordine e troverò pronto un abbraccio, luminoso e vivo, e allora dovrò scegliere se lanciarmi verso di lui o se, per la vergogna di me stessa, rimanermene lì, tutta sola, a rimpiangere il ritardo, il disordine e il fiato corto.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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