[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=9ESdhDICfww]
da qui
Si sa qual è, oggi, la maledizione del romanzo: la vita si coglie per frammenti, le grandi visioni entrano in crisi, Alessandro Baricco dichiara inesistente la profondità. Sappiamo solo collegare, nella migliore delle ipotesi, le tessere sparse di un mosaico sempre più complesso. Se fosse vero, la posizione privilegiata sarebbe proprio questa: cosa c’è di più frammentario e provvisorio della periferia desolata e desolante di una grande città? Qual è, qui, la principale occupazione, se non quella di mettere insieme schegge impazzite di una umanità priva di armonia, sempre pronta a cercare nel privato le soddisfazioni negate nell’orizzonte sociale, economico, politico? In questo giorno afoso e gravido di umidità si può toccare l’essenza dello spirito del tempo: un’aria irrespirabile in cui si perlustra il territorio alla ricerca di nicchie più vivibili, più umane. Ecco delinearsi, allora, il primo personaggio: un uomo che vive fino in fondo le contraddizioni dell’anno duemiladieci dell’era cristiana. Informazioni sull’aspetto fisico (altezza superiore alla media, capelli leggermente lunghi, occhi chiari e affaticati da una diuturna consuetudine alla lettura)? Meglio lasciare che siano gli eventi a fare trasparire, un po’ alla volta, i tratti fisici, psicologici, morali, per non dare l’impressione che sia tutto programmato, tutto pensato e scritto in precedenza. Allora sì che la maledizione del romanzo tornerebbe a colpire, inesorabilmente.

secondo me la profondità manca a chi non la sa o non la vuole cercare.
tu saprai trovarla anche collezionando i pezzi sparsi di una periferia arida e brulla, e nelle tue parole il deserto tornerà a fiorire.
un abbraccio, fabry
f&r
Sto leggendo Suttree di Cormac McCarthy. In questo periodo non mi riesce di leggere altro che cose di questo tipo. Una lama affilatissima di luce attraversa lo sfacelo di degrado. La devi cercare e devi fare fatica per mantenerla. Ma la fede che quella luce ti salva è superiore a qualsiasi scoraggiamento e sporcizia ti circonda.
te ne posso rubare dei pezzetti? potrò farlo sempre?
sinceramente, l’ultimo libro di Baricco ha un finale così insipido….
vada bene per i frammenti, ma che sappiano incastonarsi con grazia ed armonia.
a me piace molto la scrittura di Erri De Luca;
asciutta, concisa, folgorante.
nel suo “il peso delle farfalla” c’è una profondità tutta condensata…è questo l’incisivo dettaglio che manca alla scrittura di oggi, oltre all’originalità.
Bisognerebbe riscoprire un nuovo “Barone rampante”!;-)
quello che dice baricco, da che dice di tutto – di più, conta meno di zero. sulla difficoltà del romanzo a “significare” in questo reo tempo e su una maggior possibile presa del racconto, credo un po’ di più a ciò che dice giulio ferroni, che, non a caso, fa a pezzi baricco. ma te: sei un aspirante baricco? nooooo! e allora, chette… tu sei tu. ed è molto. anch’io ti abbraccio.
lu
Il discorso che Baricco svolge sulla profondità ne “i barbari” è invece davvero interessante. Sintetizzando così possiamo mandare al rogo chiunque. Mi sembra solo cattivo umore.
Daddy worked his whole life for nothing but the pain / Now he walks these empty rooms looking for something to blame
Elio, ti consiglio di leggere Emmaus, rimarrai MOLTO deluso dal finale.
Strano consiglio 🙂 ricordo di averlo sfogliato in libreria, ho pensato che con quei caratteri grossi era un racconto che voleva farsi pagare come un romanzo.. è che non sono in cerca di romanzi, ho già “Infinite Jest” che mi guarda con rimprovero, ma la sua strampalatezza mi respinge, già il nome “Incandenza” mi infastidisce.. “Enfield Tennis Academy”..argh! Riuscirò a leggerlo?
se davvero è “inesistente la profondità”, la terza dimensione, tutto è appiattito.
tutto ritorna al medio evo, al prima della prospettiva. se è ccosì davvero
il romanzo, proprio come allora, non ci servirebbe. infatti in quel tempo, in quella cultura,
il romanzo, almeno come noi lo intendiamo, non esisteva come genere letterario.
perché dunque rammaricarci?
o vogliamo per caso dire che la profondità che si sente rimbomba vuota? se così fosse
saremmo in sintonia con un sentire barocco. e per quanto neanche il barocco avesse prodotto il romanzo, così come noi lo intendiamo, ne ha messo le premesse e stabilite le condizioni.
magari adesso per noi si tratta di riscrivere premesse e condizioni per un nuovo romanzo, magari, perché no, minimale.
grazie cari.
Ema, certo: tieni presente, però, che è il mio prossimo libro.
Baricco fa un discorso interessante, stroncato da Langone e accolto a denti stretti da Lodoli.
curioso che per il resto sia stato snobbato.
bella citazione, Elio.
concordo, Alfonso: urge rinnovamento.
Mi tocca spezzare un byte a favofe del frammento. Il frammento ha rappresentato una benedizione per il romanzo e la poesia novecenteschi. La poesia novecentesca, addirittura, ci è nata sul frammento, e scrivere per frammenti significava per l’artista essere consapevole della condizione umana moderna, dalla parcellizzazione sempre più estrema del lavoro e della conoscenza alla ricerca della verità sempre parziale e relativa. Adesso, invece, e forse, scrivere per frammenti riflette l’incapacità dell’artista di conferire una dimensione forte alla sua scrittura, di costruire una struttura che vada in profondità. Non a caso certa scrittura di oggi brillante,raffinata ma superficiale (vedi Baricco, IMHO)non possiede profondità alcuna, restando marezzo di superficie.
e concordo con te, Roberto.
oggi c’è la risposta di Scalfari a Baricco su Repubblica, se non l’avete letta, credo valga la pena.
C’e in ballo un suo nuovo romanzo, don Fabrizio?
Ma allora si tratta di un’autobiografia! Occhi chiari affaticati da una diuturna consuetudine alla lettura…e al pc!
Le prescrivo dello sport o almeno delle passeggiate all’aria aperta, finche’ regge la bella stagione 🙂
grazie amico.
il personaggio è sempre un’invenzione…ispirata più o meno vagamente alla realtà!
Una realta’ frammentata si puo’ raccontare soltanto in un romanzo alla Kundera. La periferia desolata e desolante dara’ vita a tessere di mosaico dai colori intensi perche’ lavorate dalla profondita’ umana dell’artista.
Don Fabrizio, conto di emozionarmi alla lettura del suo prossimo libro in parte autobiografico.
il cuore dell’uomo ci salvera’ dalla barbarie che avanza come il deserto
Interessante l’intervento di Enzo Bianchi dal sito del monastero di Bose in risposta al dialogo Baricco-Scalfari
grazie amico, cercherò di leggerlo.