10. Birre

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da qui

Leopoldo è agitato: tornando a casa ha trovato una lettera anonima con un’accusa di plagio all’autore del romanzo di cui è il personaggio principale. Sarebbe troppo simile al Marcovaldo di Calvino. La notizia lo ha ferito, sente di avere ben poco in comune col suddetto, un’altra estrazione sociale e culturale, altri contesti, radici incompatibili. Teme, poi, le conseguenze: potrebbero impedire la pubblicazione, mettere il libro al bando, emettere sanzioni pecuniarie insostenibili per le sostanze esauste del suo inventore. Non riesce a stare solo, decide di uscire, arriva pensieroso al pub vicino casa, e ordina una birra alla spina. La ragazza gli chiede cosa sia successo, perché abbia un’espressione così scura; ma Leopoldo non ha voglia di parlare, in pochi istanti vuota il boccale e ne ordina un altro e un altro ancora. Al settimo gli occhi gli si chiudono, la testa comincia a reclinarsi, la mano tenta di impugnare il boccale e non lo trova. Vede qualcuno avvicinarsi: non è possibile, è Italo Calvino! Leopoldo lo prega di sedersi, ha qualcosa di urgente da comunicargli.
Dottore…
Mi chiami Italo.
Caro Italo, lei sa quanto la stimi…
Veramente non so nulla.
E’ vero, non mi può conoscere. Comunque, sono il personaggio principale di un romanzo il cui autore è accusato di plagio: sarei la copia di Marcovaldo, roba da non credere.
Marcovaldo è un segno che rimanda a un significato assai comune. Il segno, col tempo, si è evoluto e ne è venuto fuori un organismo più complesso, un personaggio che ho chiamato Palomar. La letteratura è uno sguardo sul mondo: anche il libro d’azione più incalzante rappresenta il quadro che l’autore vede avanti a sé, una scena che varia dalla biblioteca silenziosa alla strada in cui le comparse s’inseguono sparando, incuranti della folla. E’ impossibile plagiare uno sguardo, non ce ne sono due perfettamente uguali.
E’ quello che dico anch’io! Perché non viene con me e ripete il discorso appena fatto? Il mio autore sarebbe scagionato.
Caro Leopoldo, neanche se venissi con lei l’accusa muterebbe: è una questione di principio, non di verità.
Significa che la verità non conta più?
E’ un pezzo che ha smesso di contare, ma lei non demorda, altrimenti non sarebbe più Leopoldo e allora  sì che plagerebbe qualcuno altro.
Concordo, dottore, la ringrazio!
Leopoldo gli porge la mano, ma gli sembra di toccare un vetro umido, che si rovescia sul tavolo e gli cola sulle gambe.
Signor Leopoldo, ma cos’ha?
Italo, mi perdoni, ho perso l’equilibrio.
La ragazza va a prendere uno straccio e chiede soccorso al proprietario.

13 pensieri su “10. Birre

  1. rrt

    Io invece ordinerei una birra scura con un’espressione alla spina.
    Questo Calvino è quasi simpatico come quello vero (non è quello vero, vero? E quello vero è veramente esistito, vero?).
    Un abbraccio umido e vetroso,
    Roberto

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  2. lp

    Quando usiamo ciò che è vecchio, e vi aggiungiamo qualcosa di nuovo e di nostro, facciamo una cosa nuova.

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  3. alfonso

    tutto senza plagio.
    ognuno è il personaggio principale
    della propria storia. anche se
    la propria storia somiglia
    alla storia di tanti altri

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  4. Anonimo

    Leopoldo e’ agitato ed ha dimenticato di mettere l’apostrofo tra le parole UN e ACCUSA…Ma poco importa, perche’ l’unico apostrofo che conta e’ quello rosa tra le parole t’amo 😉

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  5. Anonimo

    In realta’ non si tratta di allucinazioni: qui c’e l’apologia della sbornia che in caso di agitazione puo’ dare illuminazioni 😉
    Nessuno sguardo e’ uguale all’altro – leggasi non c’e plagio…
    Don Fabrizio, Lei si e’ mai sbronzato? (ovviamente parlo di quando era ragazzo, non intendo con il vino della eucaristia;)

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  6. Rashide

    Magari al posto di 7 birre ordinerei quattro di tequila “extra invecchiata” per farmi passare la paura e vedere che fantasma veniva fuori 😉

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