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da qui
Leopoldo è agitato: tornando a casa ha trovato una lettera anonima con un’accusa di plagio all’autore del romanzo di cui è il personaggio principale. Sarebbe troppo simile al Marcovaldo di Calvino. La notizia lo ha ferito, sente di avere ben poco in comune col suddetto, un’altra estrazione sociale e culturale, altri contesti, radici incompatibili. Teme, poi, le conseguenze: potrebbero impedire la pubblicazione, mettere il libro al bando, emettere sanzioni pecuniarie insostenibili per le sostanze esauste del suo inventore. Non riesce a stare solo, decide di uscire, arriva pensieroso al pub vicino casa, e ordina una birra alla spina. La ragazza gli chiede cosa sia successo, perché abbia un’espressione così scura; ma Leopoldo non ha voglia di parlare, in pochi istanti vuota il boccale e ne ordina un altro e un altro ancora. Al settimo gli occhi gli si chiudono, la testa comincia a reclinarsi, la mano tenta di impugnare il boccale e non lo trova. Vede qualcuno avvicinarsi: non è possibile, è Italo Calvino! Leopoldo lo prega di sedersi, ha qualcosa di urgente da comunicargli.
– Dottore…
– Mi chiami Italo.
– Caro Italo, lei sa quanto la stimi…
– Veramente non so nulla.
– E’ vero, non mi può conoscere. Comunque, sono il personaggio principale di un romanzo il cui autore è accusato di plagio: sarei la copia di Marcovaldo, roba da non credere.
– Marcovaldo è un segno che rimanda a un significato assai comune. Il segno, col tempo, si è evoluto e ne è venuto fuori un organismo più complesso, un personaggio che ho chiamato Palomar. La letteratura è uno sguardo sul mondo: anche il libro d’azione più incalzante rappresenta il quadro che l’autore vede avanti a sé, una scena che varia dalla biblioteca silenziosa alla strada in cui le comparse s’inseguono sparando, incuranti della folla. E’ impossibile plagiare uno sguardo, non ce ne sono due perfettamente uguali.
– E’ quello che dico anch’io! Perché non viene con me e ripete il discorso appena fatto? Il mio autore sarebbe scagionato.
– Caro Leopoldo, neanche se venissi con lei l’accusa muterebbe: è una questione di principio, non di verità.
– Significa che la verità non conta più?
– E’ un pezzo che ha smesso di contare, ma lei non demorda, altrimenti non sarebbe più Leopoldo e allora sì che plagerebbe qualcuno altro.
– Concordo, dottore, la ringrazio!
Leopoldo gli porge la mano, ma gli sembra di toccare un vetro umido, che si rovescia sul tavolo e gli cola sulle gambe.
– Signor Leopoldo, ma cos’ha?
– Italo, mi perdoni, ho perso l’equilibrio.
La ragazza va a prendere uno straccio e chiede soccorso al proprietario.

Io invece ordinerei una birra scura con un’espressione alla spina.
Questo Calvino è quasi simpatico come quello vero (non è quello vero, vero? E quello vero è veramente esistito, vero?).
Un abbraccio umido e vetroso,
Roberto
Finalmente un po’ di peyote 🙂
Quando usiamo ciò che è vecchio, e vi aggiungiamo qualcosa di nuovo e di nostro, facciamo una cosa nuova.
tutto senza plagio.
ognuno è il personaggio principale
della propria storia. anche se
la propria storia somiglia
alla storia di tanti altri
Leopoldo e’ agitato ed ha dimenticato di mettere l’apostrofo tra le parole UN e ACCUSA…Ma poco importa, perche’ l’unico apostrofo che conta e’ quello rosa tra le parole t’amo 😉
è una questione di principio, non di verità.
fulminante!
un abbraccio, fabry
f&r
sì, un po’ di peyote ci vuole, amici.
grazie di cuore.
a proposito, ma dov’è il dottor Felix?
Non sapevo che Leopoldo soffrisse di allucinazioni!
In realta’ non si tratta di allucinazioni: qui c’e l’apologia della sbornia che in caso di agitazione puo’ dare illuminazioni 😉
Nessuno sguardo e’ uguale all’altro – leggasi non c’e plagio…
Don Fabrizio, Lei si e’ mai sbronzato? (ovviamente parlo di quando era ragazzo, non intendo con il vino della eucaristia;)
qualsiasi cosa può dare illuminazione, al di la della sbornia.
le allucinazioni sono lo specchio delle nostre paure.
Mi piace questo gioco ironico con Calvino.
Magari al posto di 7 birre ordinerei quattro di tequila “extra invecchiata” per farmi passare la paura e vedere che fantasma veniva fuori 😉
grazie cari.
una sbronza ci sta in ogni vita, credo.