31. Le tavole

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da qui

Leopoldo è alle falde del Gunong (o Gunung) Tahan, una via di mezzo fra il Gran Sasso e il Circeo. Intorno a lui c’è una folla di giornalisti e cineoperatori, pronti a cogliere l’attimo in cui Giulio da Padova apparirà, emergendo dal suo ritiro misterioso. La gente è assiepata in ordine sparso coi cellulari pronti a catturare immagini da mostrare agli amici (che, nella maggior parte dei casi, ne farebbero a meno). Un bambino dai riccioli dorati chiede alla mamma perché stiano lì da ore e ore; lei è confusa, lo domanda al marito, ma neanche lui ha le idee chiare al riguardo. Finalmente qualcosa si muove sulla parete montagnosa, dove la sera comincia a calare lentamente: si distingue una macchia bianca di forma regolare, un rettangolo diviso in due; si direbbe una coppia di tavole di marmo su cui s’intravedono righe di colore nero. Man mano che l’uomo – sicuramente Giulio – si avvicina, è possibile decifrare le parole: l’idea; elaborare; sviluppare; dal vero; narratori; tempo; anticipazioni; montaggio; punti di vista; mistero!, caso e destino; leggere e scrivere; relazioni; luoghi; situazioni; gesti; sfondo.
– I diciassette comandamenti della scuola di scrittura!, grida un giornalista del TG regionale di Perugia. Qualcuno compie gesti apotropaici: tocca il cornetto rosso che gli pende dal collo o le parti basse, cercando di passare inosservato.
Perché diciassette? domanda il bimbo dai riccioli d’oro finalmente interessato, seppure a un dettaglio del tutto trascurabile. La madre non sa cosa rispondere e gira la richiesta al padre, il quale è distratto da un movimento brusco di Giulio: uno scarto improvviso durante la discesa, come fosse attratto da qualcosa sulla sua sinistra. La folla si rivolge meccanicamente da quel lato e solo allora si accorge di un gruppo di persone intorno a un personaggio grasso e unto che manipola qualcosa con destrezza da giocoliere consumato. I primi a farsi largo a gomitate sono i giornalisti delle testate (in senso stretto) nazionali, che incornano i malcapitati situati sulla linea di sfondamento su cui avanzano, fino a raggiungere il margine del gruppo. Chiedono notizie sull’evento che ha indotto Giulio a cambiare direzione.
Non vede, risponde un giovane dall’aria un po’ arrogante, stiamo adorando il Bidello d’oro.
Il bidello che? Il giornalista ha dimenticato l’aplomb professionale e si lascia andare alla sorpresa.
Il Bidello della Ricco Barocco, riprende l’altro, che spaccia panini con ricette di scrittura dei più noti storyteller, nascoste tra una fetta e l’altra. Arrivano a pagarli anche migliaia di euro.
Nel frattempo, Giulio ha raggiunto la combriccola: prende le tavole con i comandamenti e le scaglia sull’uomo dei panini, il quale muore gridando: Viva il giovane Holden!
Il bambino biondo chiede alla madre chi sia il giovane Holden; lei si rivolge al padre, il quale nel frattempo si è gettato in mezzo al capannello per raccogliere più panini possibile, sgomitando e incornandosi di nuovo col giornalista della testata nazionale. Intanto la notte è scesa sul Gunong (o Gunung) Tahan: non si vede più nulla; Leopoldo cerca a tentoni la strada del ritorno, tentando di riportare alla memoria la geografia del bosco narrativo.

5 pensieri su “31. Le tavole

  1. Titti

    Oggi è il 10.10.10 dicono che questa combinazione sia simbolo di forte rinascita (in molti, nel mondo, l’hanno scelta per sposarsi stamattina alle 10!)
    In effetti Giulio da Padova è riapparso – la peggio, invece, l’ha avuta il Bidello della Ricco Barocco.
    Gli autodidatti hanno ricevuto la “rivelazione” dei 17 comandamenti della scuola di scrittura: “l’idea; elaborare; sviluppare; dal vero; narratori; tempo; anticipazioni; montaggio; punti di vista; mistero!, caso e destino; leggere e scrivere; relazioni; luoghi; situazioni; gesti; sfondo”…ma varrà la pena prostrarsi ai loro piedi? forse è meglio continuare navigare a vista, con la propria immaginazione libera da briglie, e confidare nella rinascita 😉
    Un abbraccio,
    Titti

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  2. M&C

    Noi oggi alle ore 10 abbiamo inaugurato l’anno catechistico con i nostri bambini… però non è stata certamente una scelta apotropaica !!! Abbiamo centrato la data e l’orario solo per puro caso…
    Comunque un bel Bidello della Ricco Barocco che spacciava panini con ricette di felicità e fratellanza, nascoste tra una fetta e l’altra, avrebbe sicuramente decretato la riuscita della festa con grande soddisfazione di tutti gli organizzatori !!!

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  3. f&r

    ainoi! tempo di fast food il nostro.
    una delle metafore più usate per parlare di lettura, divorare libri rischia di metterci di fronte ad una triste realtà: il libro/panino non solo consumato in fretta ma scritto usando ricette e materiale scadente, così da creare generazioni dal palato inaridito incapaci di cogliere le sfumatore, il sapore di ciò che legge. Corri Leopoldo! è meglio perdersi nel bosco narrativo e portare a compimento un viaggio avventuroso che camminare in un labirinto in cui sono segnalate le svolte e i percorsi e tutto è già conosciuto prima.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. lp

    Dove non passano i carri pesanti, là devi camminare. Non spingere il tuo cocchio dietro impronte altrui, ma segui la tua strada. Non per la via larga, ma per sentieri non calpestati, muovi il tuo passo. E’ dalla stretta carraia, dalla strada più angusta, che comincia il viaggio.

    Callimaco

    Libro
    1
    Prologo contro i Telchini

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  5. Rashide

    “Leopoldo cerca a tentoni la strada dell ritorno”
    Mi ricorda ” Sei passeggiate nei bosqui narrativi” di Umberto Eco.
    Una bella metafora “Il bosco” , la scelta da fare sull cammino di un testo narrativo.
    Un abbraccio

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