1.
Il corpo sa tutto o quasi
Il corpo conosce l’acqua perché la beve
conosce l’aria perché la respira
il corpo conosce i baci che dà e riceve.
Molta fatica fa con le parole
che ascolta o dice,
lì si confonde
tra linfa e parassita, tra la chioma
e la radice.
2.
Ci sono persone che abitano il loro corpo
da padroni, altri, come me,
spesso ne hanno timore, spesso restano
fuori dalla vasta ragnatela delle vene
perché l’anima di solito è indegna
del corpo a cui appartiene.

sono assolutamente in sintonia con questa visione rovesciata delle gerarchie di valore corpo-anima. ho scritto qualcosa di simile qualche settimana fa e mi fa piacere, io, piccolina, avere qualcosa in comune, nel sentire, con f.a.
bello!
Molto interessante questa poesia, perchè il so sentire è inattuale. Mi fa pensare che oggi accade esattamente il contrario. Piuttosto che sentirci indegni del corpo, vogliamo sempre di più padroneggiarlo. Ciò che accade con la chirurgia estetica mi sembra evidente. Mi sono occupato di questo problema proprio nel mio ultimo libro, dedicato alla filosofia della chirurgia estetica “Contro la falsa bellezza”. L’odio verso il nostro corpo è tra i prodotti più esportati dell’Occidente. Bisognerebbe invece finalmente tentarne un elogio, al di là del contemporaneo culto del corpo, che invece, ipocritamente, lo odia soltanto.
L’anima indegna del corpo mi sembra una bella dimostrazione di umiltà. Ed effettivamente, si sente prima col corpo, poi con l’anima (o la mente).
la *colpa* dell’esaltazione dell’una rispetto all’altro, dell’umiliazione del corpo, della dissociazione tra corpo e anima (con tutto quello che ne conseguirà, persino in termini di malattia mentale) risiede nella filosofia platonica che ha cambiato il corso del pensiero occidentale. sul disprezzo del corpo la chiesa ha poi costruito il suo potere. uno che il corpo non lo teneva in apparenza in conto, l’emblema stesso dell’umiltà, ha in realtà celebrato la corporeità e la fratellanza della materia in questo mondo: san francesco. bisogna forse riappropriarsi di un amore semplice per il proprio corpo, non mettendolo sugli altari, né nella polvere, non sentendolo “altro” dallo spirito. il corpo dell’altro, sentito come “diverso”, fa dire e fare nella storia, ma anche oggi, cose turpi.