[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=YOyyEU1Dnjc]
da qui
Maria sta emergendo a fatica dalle vicende che l’hanno vista abbandonarsi al sentimento, in barba a una vigilanza critica che l’aveva accompagnata, finora, in ogni esperienza e in ogni scritto. Un pensiero la turba: come confesserà a don Faber di essersi lasciata andare nelle braccia di un clochard sotto i ponti della Senna? Riuscirà, lui, a capire il desiderio di una notte di pioggia dove i volti e i mondi si confondono e la mappa che ci ha guidati sino a oggi s’interrompe senza fornire ulteriori indicazioni? Si ferma sotto un albero spoglio: tra i rami intravede un tramonto striato di ombre che sembrano replicare all’infinito il suo dissidio, come se in ogni sole si annidasse un rovescio di tenebra, smarrimento e perdizione. Chissà se riuscirà a spiegare al sacerdote la lezione della pioggia che restituisce limpidezza proprio nel momento in cui le nuvole si addensano come minacce oscure, perché il cuore è un paradosso inspiegabile, e forse adesso è chiaro che il romanzo possibile è quello che traccia la geografia di gesti, pensieri e sentimenti confusi tra loro sino a formare un groviglio inestricabile, e Leopoldo, Saulo, Giulio da Padova, i fantasmi di scrittori trapassati, sono immagini visibili solo attraverso il velo d’acqua che avvolge ogni dettaglio della scena, anche l’albero spoglio che diviene simbolo della sua vita denudata, in cerca di due labbra rosse come il tramonto che aderisce alla pelle e non le dà più scampo, perché come potrà mai dimenticare Andreas, il ponte sulla Senna, i due vecchi che sorseggiano il tè e si stringono la mano, il bacio che l’ha travolta in una trama di cui non riesce più a vedere la direzione e il senso? Ma forse proprio qui sta la risposta provvisoria: dovrebbe lasciar essere, uscire dagli schemi, smettere il vizio di programmare tutto, di imprigionare il vento la nuvola la pioggia; vorrebbe ascoltare la voce che le sussurra dentro come l’albero accoglie le lacrime del cielo, perché oltre la tenebra dello smarrimento e del peccato ci sono gli occhi azzurri e lucidi di un Dio dimenticato e mendicante, addormentato sotto la carta di giornale in un angolo sperduto di Parigi, da cui ora si alza un volo di uccelli urlanti come i suoi desideri inconfessabili.

vorrebbe ascoltare la voce che gli* sussurra dentro
lapsus, fabri, e, come tutti i lapsus, rivelatore! puoi dire, come flaubert:
maria c’est moi!
[alla maestrina dalla penna rossa non sfugge l’intemperanza grammaticale, anche se un po’ – lei che è poetessa finissima – s’era un po spersa languidamente nel cielo al tramonto, anche perché immediatamente solidale con chi smette di controllare tutto, e semplicemente VIVE].
un po’ e un po, già.
😀
dovrebbe lasciar essere ,uscire dagli schemi, smettere il vizio di programmare tutto, di imprigionare il vento la nuvola la pioggia…
già, forse tutti dovremmo, ma le regole ci sono, anche nella vita ci sono, anche se non le vogliamo, ci sono; a volte sarebbe davvero bello potersene infischiare:-)
un abbraccio, fabry
f&r
“Perfino la musicale anima degli uccelli si accorgeranno di suoi desideri inconfessabili , di una perfetta passione cosi breve e lunga di scordare”.
Molto conmovente questa pagina.
Un abbraccio.
“…e il naufragar m’è dolce in questo mare”
perchè, caro don Fabry, oggi ancor più del solito hai raccontato sentimenti e sensazioni ineffabili, comunicato emozioni e grande dolcezza.
Mi sono sentita cullata da questi “versi musicali” e anche persa nell’infinito di questo idillio dell’anima finalmente libera….
@lucypestifera
sono assolutamente “solidale con chi smette di controllare tutto, e semplicemente” AMA!!!
come non cedere a Mahler, come non lasciar spazio alle cose, così come vengono, persino ad un bacio come luogo dell’attimo, quell’imprevisto attimo che mette in fuga la nostra saccenza,la previdenza contro l’inopportuna gratuità della vita,che si fa strada ovunque, che possa o che non possa.Lei è là, lei è vita e non evita d’importunarci con istanti garantiti di accesissima meraviglia.Grazie,ferni
grazie amiche mie.
forse quel lapsus dovrebbe restare così, allora.
Prendendo spunto dal lapsus, don Fabrizio, vorrei farle una domanda: se fosse in suo potere decidere, eliminerebbe il celibato dei preti? (Tra l’altro, dove ne parla Cristo?)…e cos’altro cambierebbe?
A.A.
cambierei un sacco di cose, caro amico, a cominciare da me stesso.
Ci sono pagine in cui ci si ritrova tutti anche se per motivi diversi, qualunque sia il sesso, l’età, la vita vissuta o che si deve ancora vivere. Come, allora, non sentirsi come Maria? Con un cuore diviso in due, fra ciò che si deve o è giusto fare e ciò che si potrebbe dire con: va dove ti porta il cuore. Vorremmo a volta che il tempo si fermasse e si aprisse uno spazio temporale diverso dove lasciarsi andare e vivere pienamente e intensamente, ma questa è solo fantasia eppure ci sono realtà in cui questo accade e il ricordo è dolce. Un cuore diviso è un fardello pesante per una sola persona e il dubbio è: chi può comprendere? Ci sono momenti in cui il confine fra tentazione e opportunità, fra bene proprio e altrui è talmente labile che solo il caso può decidere. Un attimo da rubare e fare proprio per sempre, difficile da spiegare anche a se stessi. Però, e torno all’inizio, tutti ci si ritrova e quindi tutti si può capire e quell’urlo è un coro assordate, i cui decibel superano la solgia udibile ad orecchio umano e serve qualcos’altro per ascoltare e la più eloquente condivisione è il silenzio.
Ci sono pagine che scrivono qualcosa di noi pur se le parole sono di un altro autore, allora la domanda non è più: è ancora possibile scrivere un romanzo? Ma: chi può scrivere un romanzo? Chi dentro ha la sensibilità di trovare le parole che sanno prendere singole unità e unirle in una cosa sola che dà voce al sienzio.
Non c’è scuola di scrittura che può insegnarti questo, può forse migliorare la forma, forse perchè forma già c’è e pagine così si tatuano nell’anima di chi legge e allora questa si, è vocazione di pochi tutti gli altri possono anche andare a scuola:-)
In fondo non ci siamo già stati tutti? Ne son venuti fuori scrittori, filosofi, matematici, economisti, giornalisti, medici …. ognuno ha il suo talento:-)
SM
ps:
musica più appropriata non potevi scegliere anche questo è … poesia.
SM
No, non cambi, don Fabrizio: va bene così, almeno per quello che mi ha mostrato finora.
O votrebbe addirittura cambiare il don in sig/dott/prof…?
Una preghiera di conferma per la sua vocazione illuminante il blog,
A.A.