1. Brice Cento

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Brice Cento si sta chiedendo cosa faccia di un’opera letteraria un’opera letteraria: di imbrattacarte ce ne sono tanti, soprattutto in tempi come questi, in cui computer, ipad, iphone, permettono di scrivere qualsiasi cosa in qualunque momento, e il mondo rischia di trasformarsi in un deposito mostruoso di parole di cui nessuno riesce più a trovare il senso. Sta passeggiando lungo un viale di campagna, largo, incorniciato da due teorie di ulivi. Ai bordi della strada ci sono foglie ammucchiate secondo geometrie precise; oltre gli alberi, due barriere di legno separano il sentiero dalla campagna aperta, dove s’intravedono gruppi di pecore che brucano protette da un cane pastore bianco come loro. Brice sa bene che la vita non è così composta come appare in quest’angolo di mondo: la sua azienda scalcinata fa acqua da ogni parte, il suo vice sembra uscito da un reparto di casi gravi al Cottolengo, è circondato da collaboratori che gareggiano per creare problemi dove non esistono. Solo in mezzo a questi ulivi, fra le due balaustre, sfiorando le foglie accartocciate dall’autunno e disposte in mucchi distribuiti in quantità perfettamente uguali riesce a trovare un equilibrio, una sosta allo stress della corsa quotidiana, sempre tesa allo spasimo per chiudere le falle, riparare le brecce che si aprono a causa dell’inettitudine arrogante dei personaggi che gli gravitano intorno. I rifugi rimasti sono questo viale – unica porzione di mondo in grado di sottrarsi al caos – e la letteratura  in cui sprofonda appena può, cercandovi uno spazio e un tempo alternativi in cui rintracciare qualcosa di umano e, forse, di divino. Per questo si sta chiedendo cosa faccia di un’opera letteraria un’opera letteraria: per estendere il principio di una logica plausibile alle sue giornate isteriche, vittime di un’entropia inquietante e inevitabile. E’ talmente concentrato che non si accorge di un uomo alto e brizzolato che lo segue costeggiando gli ulivi, pronto, almeno sembra, a nascondersi dietro un fusto secolare appena Brice si volti per verificare il cammino compiuto fino a quel momento.

15 pensieri su “1. Brice Cento

  1. Stella Maria

    Buon viaggio Brice, io ti seguo e chissà…
    Quest’uomo brizzolato mi sembra di conoscerlo, non avrà per caso fatto un salto da un’opera letteria ad un’altra? o forse è quell’altro?
    SM

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  2. Riccardo Raimondo

    Il linguaggio è più simile a un fiocco di neve che al collo di una giraffa. Le sue proprietà specifiche nascono dalle leggi di natura, non sono qualcosa che si sviluppa come accumulo di fatti storici casuali. (Noam Chomsky)

    Bella quest’opposizione fra i pensieri psicastenici d’un capo d’azienza e la calma discreta e ordinata della natura. Scorgo una fiducia nella Parola ordinatrice e scopritrice, insolita in questi periodi di malattia postmoderna e mania di disgregazione. Sono sempre in cerca di discorsi ‘ricostruttivi’, ma anche giustamente di chi si pone l’urgenza di un’ecologia, un’ecologia della letteratura (per dirla con Ferroni).

    Bene! A ritrovarci spero!

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  3. M&C

    Grazie don Faber, non avrei resistito un altro giorno senza un tuo romanzo da leggere, senza la “letteratura in cui sprofondare appena posso, cercandovi uno spazio e un tempo alternativi in cui rintracciare qualcosa di umano e, forse, di divino”…

    Ho lo stesso sospetto di Stella Maria: questo “uomo alto e brizzolato” che segue Brice costeggiando gli ulivi, è lo stesso
    “personaggio alto e brizzolato che si aggira nel portico della parrocchia come per controllare gli orari di chi lo frequenta abitualmente”?

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  4. Ema

    Penso che l’opera letteraria stia già…” passeggiando lungo un viale di campagna, largo, incorniciato da due teorie di ulivi” e arriverà dove vuole, ponendosi obiettivi che vanno anche oltre la possibilità di una umana realizzazione; quello che conta, e che resterà, saranno tutti gli interrogativi che saprà suscitare lungo il cammino.
    La cosa più incredibile è come già si possa provare interesse e sgomento per questo nuovo personaggio, provare nostalgia per quelli del romanzo precedente, come si possa entrare e uscire dal romanzo più e più volte al giorno!
    Lo dico alla Carmen Consoli…CONFUSA E FELICE!

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  5. Anonimo

    “…la sua azienda scalcinata fa acqua da ogni parte, il suo vice sembra uscito da un reparto di casi gravi al Cottolengo, è circondato da collaboratori che gareggiano per creare problemi dove non esistono…Un’inettitudine arrogante dei personaggi che gli gravitano intorno…Giornate isteriche, vittime di un’entropia inquietante e inevitabile.”

    Che atmosfera, non c’è che dire: non manca davvero nulla a Brice Cento per diventare matto! Così sprofonda nella letteratura per sottrarsi al caos e “rintracciare qualcosa di umano e, forse, di divino”…Ma ecco profilarsi all’orizzonte proprio quel tipo alto e brizzolato che attentava alla vita di don Faber e di cui ci chiedevamo chi fosse.
    Siamo solo al primo capitolo e c’è già il giallo…Evvai così!

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  6. Ginevra

    Brice Cento, il nome mi fa pensare a un tipo come Dylan Dog o Martin Scorsese pensando ai fumetti, ma che sia un “re” dell’imprenditoria “in ascolto” del mondo circostante al di fuori del caos quotidiano?
    Vedremo…
    In bocca al lupo
    Ginevra

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  7. ilaria

    ci stupiremo ancora..ma non si doveva riposare un pò? beh spero si senta meglio, il giallo intriga molto…

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  8. Ema

    ohi ohi… non ci avevo pensato (grazie anonimo!)…che fossimo noi quelli di cui il protagonista è “circondato da collaboratori che gareggiano per creare problemi dove non esistono…”.
    Qui scatta l’esame di coscienza obbligatorio!!!!!

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  9. Maria

    Brice sa bene che la vita non è così composta come appare in quest’angolo di mondo…
    eppure c’è un filo che ordina il caos, lo troverà in questo cammino di cui ci fa partecipi?

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  10. stefano

    Salve don Fabrizio,
    sono arrivato in ritardo a leggere il suo primo romanzo e a fatica sto cercando di ricuperare, mi incuriosisce quel personaggio che ancora non sa se è autore, protagonista, evanescenza.
    Ed ecco che mi trovo in un nuovo intrigo. Considerata la sua vita e i suoi impegni devo dire che ha una bella vena creativa, se avesse più tempo scriverebbe una nuova “Guerra e pace”? ho nominato il primo che mi si è affacciato in mente.
    Comunque complimenti.
    Stefano

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  11. f@r

    Brice Cento si sta chiedendo cosa faccia di un’opera letteraria un’opera letteraria: di imbrattacarte ce ne sono tanti, soprattutto in tempi come questi, in cui computer, ipad, iphone, permettono di scrivere qualsiasi cosa in qualunque momento, e il mondo rischia di trasformarsi in un deposito mostruoso di parole di cui nessuno riesce più a trovare il senso

    propongo al nostro un’altra domanda non meno pressante: cosa faccia della vita la vita, soprattutto in tempi come questi, in cui computer, i-pad, iphone, permettono di scrivere qualsiasi cosa, in qualunque momento e di inventarsi vite che nella realtà non esistono e il mondo rischia di trasformarsi in un deserto mostruoso, in cui agli occhi e alle mani che si incontrano si sostituiscono immagini senza corpo, idee senza persona, avatar senza la passione di chi la vita la patisce in tutte le sfumature che questa parola ci rimanda dai secoli.

    un abbraccio

    f@r

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