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da qui
Cosimo non ricorda perché ha deciso di pubblicare i suoi romanzi in rete, prima che in cartaceo. La discussione, pensa, può giovare allo sviluppo della trama, all’approfondimento dei personaggi, alle svolte della storia che – ormai ha imparato – si producono estemporaneamente, come nella vita, dove le sorprese sono sempre dietro l’angolo. E’ anche una specie di provocazione nei confronti di chi si ritiene detentore del potere e utilizza la pagina come un’arma contundente: ecco, guarda, te la sbatto in faccia, la cultura non è un privilegio, chiunque deve avere accesso, è la mia rivoluzione. E’ convinto di aprire una strada, di lanciare un sasso nello stagno, di creare un precedente; ogni volta che il pensiero lo raggiunge, pensa a un viale che lo colpì per sempre pur non ricordando dove l’abbia visto: un sentiero grigio e dritto, cadenzato da lampioni scuri di foggia ottocentesca, due file di ciliegi dai fiori rosa e i rami che s’incontrano e s’intrecciano come braccia e mani che si cercano, come parole protese senz’altra aspettativa che comunicarsi, stringersi, toccarsi. Sotto la galleria di colori e profumi si sente rinascere, capisce di trovarsi sulla strada giusta, che la sua idea di darsi senza filtri, di abbandonarsi alla fame del lettore è una ricompensa sufficiente: non deve, non vuole desiderare altre conquiste. Sogna un viale in cui tutti gli amanti della letteratura possano incontrarsi, darsi l’appuntamento più importante che ti strappa allo stress della giornata, ritaglia un’oasi di pace nell’inferno dei giorni risucchiati nel vortice dell’insensato, del patetico, dell’arido. La sua vita è diventata un rincorrere i momenti magici, un immaginarli, un favorirli, inventando ogni volta l’occasione capace di rompere la routine del quotidiano, di regalare un’emozione. E’ talmente ispirato quando pensa al viale dei ciliegi da non accorgersi dell’auto proveniente da sinistra a gran velocità, mentre attraversa la strada per raggiungere l’edicola di fronte.

e noooooooooooo,mò mi debbo preoccupare pure di Cosimo ??????a parte gli scherzi,mi piace, hai il dono di far vedere quello che descrivi,sei uno dei miei scrittori preferiti sicuramente quello che amo di più,spererei x te una notte senza tosse,ti stringo forte
Regalarsi un’emozione in un mondo che va di fretta è come fermare il tempo e poter vivere in un’altra dimensione.
SM
“i rami che s’incontrano e s’intrecciano come braccia e mani che si cercano”
Una meravigliosa tensione romantica fa da cornice al dispiegarsi delle quotidiane vicende;
le braccia si cercano e continueranno a cercarsi ….finchè possono, finchè ce la faranno…
“Il viaggio termina quando gli innamorati si incontrano.” (Shakespeare)
speriamo che l’automobilista sia un po’ meno ispirato di Cosimo, lo veda e faccia in tempo a frenare 🙂
un abbraccio, fabry
f&r
(Fa)Brice Cento(fanti) e’ chiaro da individuare.
Ora non ci dica che Cosimo e’ il suo quarto nome dopo Leopoldo Maria, perche’ non ci crederemmo 😉
Eccoci descritto un nuovo viale…si spera non del tramonto 😉 … dopo quello di campagna, largo, incorniciato da due teorie di ulivi. E se la macchina, per non investire Cosimo, sterzasse di botto e finisse per mettere sotto il vice di Brice Cento che sembra uscito dai reparti gravi del Cottolengo? Vite parallele alla Plutarco che si intersecano come per incanto…
Caro Cosimo (e forse anche un po’ Brice) mi piace questo “viale in cui tutti gli amanti della letteratura possano incontrarsi, darsi l’appuntamento più importante che ti strappa alla stress della giornata”: è una bella emozione, un momento magico da afferrare.
Sono anche d’accordo con “la cultura non è un privilegio, chiunque deve avere accesso”: è un discorso molto attuale ma molto scottante in questo periodo e non adatto per me a questa ora tarda della sera….!!!
vi ringrazio.
domani un altre viale, tanto per aprire la strada.
questa volta tocca a Viola: vi ricorda qualcosa?
baci
faber
Cosimo e Viola, Il barone rampante, Italo Calvino. E pensare che nella prima puntata avevo pensato al “re in ascolto” di “Sotto il sole giaguaro.”
buongiorno mister Calvino… al contrario
SM
La sua vita è diventata un rincorrere i momenti magici, un immaginarli, un favorirli, inventando ogni volta l’occasione capace di rompere la routine del quotidiano, di regalare un’emozione.
Quanta verità.
un abbraccio
L’amore fra Viola e il barone rampante Cosimo è forte, ma la relazione si conclude dopo litigi…Quando Cosimo si ammala viene assistito dall’intera comunità di Ombrosa; lo invitano a scendere dall’albero ma lui si rifiuta in maniera categorica. Un giorno sorprende tutti: si arrampica sulla cima di un albero, si aggrappa a una mongolfiera di passaggio e scompare nel cielo, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede sulla terra.
Caro don Fabrizio,
dopo che lo abbiamo assistito e incoraggiato nella malattia, non ci stara’ mica velatamente dicendo che intende prendere il volo con la prossima mongolfiera e lasciarci in asso?!
Dica a Cosimo che a Viola ci pensiamo noi (meno male che Ursula si e’ tolta di mezzo da sola andando in Spagna,ricordo bene la trama?)
Ci rivediamo al prossimo viale…
Leggo dalla sua biografia che lei, don Fabrizio, è un grande studioso ed esperto di Calvino.
Qualcuno, mi sembra Stella Maria, la chiama mister Calvino al contrario, e non ho ancora capito bene perchè ma so che seguendola capirò, a meno che la signora non voglia svelarmi il mistero prima:-)
Detto questo, mi perdoni caro amico anonimo, ma credo che don Fabrizio sia troppo intelligente per copiare un grande con il rischio di fare brutta figura e poi credo che la sua vena creativa è così ricca che può solo far di meglio anche se è una bella sfida e a posteriroi si potrà dire. Cosimo e Viola sono solo due nomi come tanti credo, così forse i suoi parrocchiani non pensano che si sia ispirato a personaggi reali, cercando poi di capire chi sono e carpirne i segreti tramite righe scritte solo per fantasia letteraria.
Ma la conosco ancora poco, don Fabrizio, e le chiedo subito scusa se queste mie considerazioni possono averla in qualche modo offesa.
In attesa della prossima puntata le auguro una buona giornata.
Stefano
pienamente d’accordo con te, Stefano. : – )))
un saluto a Don Fabrizio. :-))))
Olati Onivlac… con un nome così si potrebbe persino aspirare al Nobel!!! :-))
noto con piacere che si stanno aggiungendo molti nuovi commentatori/trici, complimenti fabry, i fan(ti) sono ben più di Cento allora :-)))
ciao!
claudia
“Trovarsi sulla strada giusta”
Con lo sguardo a lungo, anche se tuttavia inseguito…. la vita è lassù, dove la essenza è il regalo di una fine mai più incerta , mai più lontana.
Un abbraccio.
nO, IL FINALE è CASSATO (DALLA SOTTOSCRITTA) S E NON IN CHIAVE IRONICA come coup de theatre!
MPia Q
Scusa, Fabrizio, mi sono persa qualche puntata. Visto che «La sua vita è diventata un rincorrere i momenti magici, un immaginarli, un favorirli, inventando ogni volta l’occasione capace di rompere la routine del quotidiano, di regalare un’emozione», non si potrebbe inventare un tappeto volante che passa di lì per caso e lo salva dall’auto che incombe?
No,vero,non esistono tappeti volanti che ci prendono e ci portano via?
Stai bene.
Barbara
Caro Stefano,
non era mia intenzione tacciare di plagio il buon don Fabrizio. Del resto, come nella musica le note sono sette, nella letteratura in definitiva le trame son quelle: lui, lei, l’altro, l’altra, l’amore, i conflitti per questo o quell’altro motivo…Per quanto si rigiri e si rimescoli, dicendo guerra e pace si dice tutto.
E non intendevo nemmeno alludere a storie reali in cui fosse coinvolto il vostro amato curato o voi parrocchiani, sia chiaro.
Buona notte,
Ancora Amico
grazie cari, anche per il dialogo vivace.
Barbara, qui i tappeti volanti sono fuori corso.
e comunque siamo appena alle primissime puntate.
Caro Anonimo,
nulla di personale mi preme solo dire che non sono un parrocchiano ma un lettore arrivato per caso e fermatosi perchè colpito da un certo modo di scrivere di alcuni autori a iniziare da don Centofanti.
In quanto all’allusione a storie reali è una mia considerazione che non scaturisce dal suo commento ma dalla considerazione della realtà che vuole che “si abiti tutti in piazza”.
Diciamo che partendo da qui, e le chiedo scusa per essermi espresso male, ho notato come spesso alcuni commentatori, che evidentemente conoscono bene don Fabrizio, a volte smorzino la poesia della sua creatività svelando fatti, eventi o altro che possono aver ispirato in qualche modo l’autore. Sarà che sono un lettore sul modello di Viola del post successivo, che ho letto, ma mi piace rimanere in sospeso.
In ongi caso una cosa noto con piacere, che oltre a volergli molto bene, con la conoscenza e la cultura sicuramente arricchite di particolari il contesto. Capisco inoltre, come don Fabrizio ha scritto, perchè lui possa parlare di trama in movimento, il vostro contributo sicuramente è uno spunto in più, un guizzo da cui far sviluppare un cambio, anche se lieve, al suo progetto.
Mi perdoni don Fabrizio per quello che sto per dire che le farà rizzare i capelli, questa è per me scrittura creativa o oserei dire quasi interattiva. Un bell’esperimento di letteratura.
A presto
Stefano
lo credo anch’io, Stefano.
grazie!
il viale dei ciliegi…
scusa corro a leggere il resto.
eli