[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=4eqjESxHOS4]
da qui
E’ il terzo libro che Simone Vangelis getta con insofferenza nel secchio dei rifiuti. La letteratura contemporanea gli lascia un senso profondo d’insoddisfazione; si è smarrita la struttura che ritiene irrinunciabile: inizio, sviluppo e fine. Un romanzo senza spina dorsale non è più tale e lui si rifiuta per principio di perdere il suo tempo. Nell’inconscio custodisce un archetipo in cui si riconosce, l’unico che ritiene degno d’attenzione. Il ricordo è legato a Parigi, come se la città umida di nebbia gli avesse contagiato una febbre che fa nascere in lui una profezia, un’immagine di bellezza incorruttibile. Ha ancora negli occhi colori e luci del quartiere latino, la musica del quartetto jazz improvvisato, il molo pieno di scie rosse di automobili che sfrecciano ai piedi della torre Eiffel, la facciata fastosa dell’Hotel Claude Bernard Saint-Germain o quella invitante del bistrot del Baron Rouge, il fascino indotto di Montmartre, con i disegnatori di caricature al posto degli artisti maledetti, la sala piena di musica del bar di Amelie Poulain, le oscenità di Pigalle tra buttafuori e buttadentro, la cattedrale di Notre Dame dove ha l’abitudine di accendere un cero di fronte alla statua di un santo sconosciuto, il mercato delle pulci di Saint Quen. Dalla fantasmagoria di apparizioni sempre nuove nascono storie quasi senza sforzo, così come piacciono a lui, con un inizio, un corpo e una fine, l’unica struttura che ricalchi la vita senza avere a che fare coi libri ingoiati dal secchio dei rifiuti, pieno fino all’orlo, perché gli è sufficiente dare una scorsa alle pagine iniziali per capire se l’autore è attratto dalla mania per le teorie difficili e magari cerca consiglio, discute coi lettori, si lascia guidare dall’istinto del momento senza un progetto ragionevole. Per questo Simone Vangelis ha deciso di eliminare una di queste malepiante, un certo Brice Cento: sa dove trovarlo, dal momento che ogni giorno passeggia in un viale alberato ai margini della città. Si pettina i capelli brizzolati ed esce di corsa, prima di pentirsi della decisione presa.

“e lui si rifiuta per principio di perdere il suo tempo”
ma…”Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.”
– Eugenio Montale –
Ripensaci,Simone, ti prego! Quel secchio dei rifiuti, così ricolmo, è l’ultima chance per i barboni e gli uomini che vivono la strada del loro tempo!
“io sono un clown e faccio collezione di attimi” Heinrich Boll
chissà se il Vangelis ricorda un altro secchio…
Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi (I.Calvino)
un abbraccio, fabry
f@r
splendide citazioni: grazie!
Eccolo l’uomo alto e brizzolato!
Il suo nome mi ricorda “Evangelos Odysseas Papathanassiou” famoso compositore greco autore, tra le altre cose, delle colonne sonore dei films Momenti di gloria e Blade Runner.
E’ lui il “cattivo”? Quello che pensa che solo la strada da lui scelta sia quella percorribile, quella giusta che ha senso?
Non sono d’accordo con la pretesa di escludere ad altri la loro via: ognuno ha la sua strada che, una volta scelta, va percorsa con decisione e risolutezza, senza tentennamenti, anche contro il comune buonsenso; direi addirittura “in direzione ostinata e contraria”…!
Dalla fantasmagoria di apparizioni sempre nuove nascono storie quasi senza sforzo, così come piacciono a lui, con un inizio, un corpo e una fine (invece) si è smarrita la struttura che ritiene irrinunciabile: inizio, sviluppo e fine.
Simone Vangelis e’ legato allo schema dei temi che svolgeva alle elementari 😉 Regola validissima, specie per seguire un filo logico nei discorsi che si fanno…ma la letteratura e’ anche altro, quindi c’e spazio per la creativita’…e’ anche vero – pero’ – che dietro questa non si deve nascondere l’essere contorti…e quindi anche Brice Cento e gli altri autori cestinati – devono fare attenzione 😉
Per me finora siamo ancora sullo 0 – 0 palla al centro e la partita prosegue fino al prossimo colpo di scena nel viale alberato. Attenti all’Agguato!
Credo che in ogni romanzo,o racconto, ci debba essere la “tensione”,lo sviluppo che si complica,il colpo di scena.Poi ogni schema è lecito…. La poesia delle tue descrizioni,sia dei luoghi che delle situazioni dei personaggi,è intensa.Il colpo di scena è in ogni fine capitolo. Si legge tutto con grande interesse….
grazie cari.
Vangelis è liberamente ispirato a una persona che mi ha fatto delle obiezioni, e alla quale ho risposto che l’avrei inserita prontamente nella trama.
e tutto torna lì…sui viali…
eli