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da qui
Se la tristezza lo aggredisce, Cesare non sa che fare. Ha letto molti libri sulla gestione dei pensieri, ma ora gli sembrano carta straccia, da bruciare nel camino. In effetti, la serata è fredda e la Candelora deve attendere: solo al suo arrivo, forse, dell’inverno semo fora, come ricorda la saggezza popolare. Ma lui, della saggezza, ne ha abbastanza: il gelo gli penetra le ossa, gli assidera il cuore. Deve scrivere, ma non sa più dove trovare il materiale. Non crede ai repertori, ai trucchi elencati dai manuali: per lui la scrittura nasce dalla vita, ma se la vita è ferma, come riuscirà a cavarsi dagli impicci? La rivista scalpita: ha bisogno di un racconto, un romanzo a puntate, per pagargli lo stipendio. L’ultimo che ha consegnato trattava di un uomo in crisi col lavoro, l’azienda colabrodo, i collaboratori inetti, il disorientamento esistenziale. Il protagonista cercava sollievo in passeggiate protratte ai margini della città, come se sommare un passo dopo l’altro potesse rompere la scorza del nulla, entrare in un mondo ordinato dove ridare senso al quotidiano. Aveva preso un appunto, come faceva sempre, in cui fotografava lo stato d’animo del dirigente, la voglia di riscatto; gli pareva un buon punto di partenza, e infatti il romanzo si era andato formando, a poco a poco, con personaggi che intrecciavano i destini in un castello in cui ogni stanza era l’inizio di una storia: bastava aprire una porta perché le angosce, i desideri, le speranze, s’incontrassero e inventassero prospettive sorprendenti, perché la vita è questo e ogni volta che aveva l’impressione di sentire un rumore dietro l’angolo, di vedere un’ombra passare veloce come il vento, come una donna in bicicletta, era scosso da un sussulto e scriveva un’altra nota sul taccuino; ma ora che il taccuino è vuoto, come riuscirà a farsi pagare lo stipendio?

torna la domanda, cosa faccia della vita la vita, e cosa ne faccia qualcosa da filare e tessere in una trama, un racconto, una narrazione, in qualcosa che non si disperda col vento che porta via le stagioni, ma resti e doni altro filo, altra trama, altra vita a chi tornerà ad amare la lettura, a cercare in essa tracce di vita… forse un passo dopo l’altro, un respiro dopo l’altro, il taccuino di Cesare tornerà a riempirsi di note, dettagli, margini di mondo da far diventare centro, bersaglio, incipit per nuove storie
un abbraccio, fabry
f@r
come si riempirà il taccuino di Cesare?
anche i fogli bianchi possono dire un sacco di cose….
un abbraccio.
Spero che questo Cesare non prenda decisioni estreme, come il suo omonimo.
Magari lo può aiutare proprio la saggezza popolare e la “candelora” (…ma se piove o tira vento dell’inverno semo dentro), poichè è tutto organizzato (o almeno spero!) in parrocchia….
Consiglierei a Cesare di andare a ricevere dal sacerdote la candela, che si crede abbia il potere di allontanare le forze malefiche.
Così potrà ricominciare il suo “mestiere di vivere” e recuperare scrittura e vita, intrecciate indissolubilmente…
si ila.
la vita è piena di fogli bianchi.
tutti da scrivere.
si faber.
eli
“Tu non sei quello che sembri nei momenti di tristezza.
Sei molto di più”
Paulo Coelho
“Ad ogni respiro del mattino
capisco che grande dono la vita mi abbia dato
ad ogni tristezza che nego
sento una possibilità dentro di me morire
dammi un sapore di qualcosa di nuovo
che mi tocchi, mi stringa, che mi metta in sesto
mandami una luce guida che splende
attorno a questa mia vita buia
Respira l’anima in me
respira il regalo del tuo amore per me
respira la vita che hai coperto prima di me
respira per farmi respirare”
Breathe- Genesis
“ma ora il taccuino è vuoto”
Come un foglio bianco, come stare ferma in silenzio, come se adesso sia il momento di dare spazio a ciò che in noi chiede di essere ascoltato.
Un abbraccio.
vi ringrazio!
il taccuino è il cuore.
La ( vertigine della ) pagina bianca è la dismisura dell’anima..
Era Alda Merini a dirlo? Credo di sì. Anche in tale caso, come vedi saremmo a pari. Il silenzio, il bianco è l’altro in attesa – che sta in noi – è la pausa della voce che sa farsi fermare.
Ma anche,”un coup de dés n’abolira jamais l’hasard!”
E allora: coraggio,al lavoro.tanto è quel che ci piace!
Maria Pia Quintavalla
Niente più fogli di carta bianca, niente più inchiostro sulla terra? Bene! Prendi una punta di ferro, un pezzetto di cuoio, e l’incisione è fatta. Joseph Joubert
Pagina superlativa, altro che bianca!
il taccuino (cuore) e’ stracolmo anche se in apparenza sembra vuoto: restituiamo a Cesare quel che e’ di Cesare 😉
Coraggio e buon proseguimento, don Fabrizio,
Amichevolmente Anonimo
non c’è niente
perché tutto va in là;
la croce scivola
come fanciullino nella piena *
“la forza di questa potente immagine haiku mi dice che c’è ancora speranza, che la poesia “è” speranza; ne traggo forza …e sono vivo.E’ questa, oggi, la mia cartolina dai vivi.” Ecco, mi piace pensare che Cesare potrebbe scrivere questo nel suo taccuino, come incipit. E allora sì, quando sembra che il taccuino/cuore si sia prosciugato …sgorga inattesa la goccia, lo zampillo, la portata che poi diventa “piena” che congiunge – anche nel dolore – al cerchio della vita, al grande flusso che ci avvolgerà fino a consumarci, trasformarci in altro da quello che siamo e saremo.
*Paola Lovisolo- Da “Martello a calare” in Bollettino ’900 n.1-2 , 2007
il cuore, si . nel cuore ci stanno un sacco di fogli pieni e vuoti, ma tutti in eugual misura importanti.
grazie!
compagni di viaggio preziosi…
un grazie , grande e speciale ad Elisabetta, per avermi fatto incontrare la sua scrittura piena di anima…
un abbraccio ad entrambi.
grazie a te, Ilaria, è quello che inseguo, una scrittura piena di anima.
Ciao Fabrizio,
sono anch’io dell’opinione di Cesare: lascia perdere i manuali di scrittura creativa che servono a chi si occupa del mestiere a guadagnare onestamente (o meno) da vivere, e scrivi. L’arte resta comunque una catarsi anche quando non è artificio sublime, e a me lettore e uomo, interesserà sempre l’esperienza di un altro uomo, a patto che possa scorgere nella sua parola l’umanità nell’autore.
Lascia che la vita scorra, e accettane consapevolmente i rischi, cosa che non è affatto facile: ognuno ha i propri sogni e le proprie aspirazioni, e le cose che riescono meglio sono quelle che si fanno per proprio desiderio intimo – cosa che, ovviamente, non è quasi mai possibile – anche quando non riescono come si vorrebbe.
E adesso, basta pontificare; anzi, quasi quasi, visto che il consiglio mi par buono, lo faccio anch’io.
Ciao,
Matteo
grazie, Matteo, li ho lasciati da un pezzo!