Archivi tag: Frédéric Chopin

Dal paradiso

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Non avevo capito, come spesso
accade. Solamente dopo, quando
magari se n’è andato, e solo in sogno
può venire a trovarti, col sorriso
di sempre. Solo allora ti ricordi
del giorno, del momento. Solo in questa
memoria dell’amore mi sorprendo
a ridere di me, dal paradiso.

Sei

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Scendere, scendere, non disperare
di andare oltre quel muro. Trattieniti
gli istinti che non sanno, decomponiti
in un precipitato d’attenzione,
disgrègati nel sangue dell’offerta,
che batte contro le pareti come
la chiamata inattesa di un Dio ignoto.
Distogliti dall’ultimo pensiero,
che bussa alla tua porta mascherato
da bene, da equilibrio, da giustizia.
Ricordati di me, che ti ho trovato
morto. Vai e fai lo stesso. Io c’ero.

Una piuma

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Ah, dimenticavo. Nella vita si scoprono, a volte, progetti luminosi, privilegi assegnati per potenti intercessioni, doni immeritati che piovono dall’alto come manna nel deserto; ma a causa del loro inestimabile valore, si ottengono accettando di rendersene degni, attraverso passaggi dolorosi. Continua a leggere

La tua mano

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Per oggi è tutto grigio, qui, sul golfo.
Il freddo è un colpo secco di rasoio,
un alito che penetra le ossa,
un cubetto di ghiaccio in fondo al cuore.
Ti aspetto per il nostro appuntamento
sotto il cotone sporco delle nuvole,
davanti al panno immobile del mare.
Il Conero muso-di-cane dorme,
in attesa che torni il suo padrone
da un lungo viaggio. Sogna il cielo blu
di qualche estate fa,
quando si arrampicava col Ducato
fino a questa terrazza:
sentiva la tua voce che diceva
di stare attento, che bastava nulla
per rompere la pelle ancora fragile,
come una lamina di vetro. Adesso
sono io che ti chiedo di andar piano,
di farmi una carezza sopra il muso;
perché il grigio che incombe lasci il posto
a una lama di luce. Perché il sogno
ritorni, che sia proprio la tua mano.

50. La mano

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Perché non metti le inferriate? Non ci abbiamo pensato, qui si vive pericolosamente. E’ vero che sono tornati? Sì, hanno sfondato la porta, Giovanni ha messo dei bulloni. Ma i bulloni non bastano, un poco di buon senso! Si vede che non ci è abituato; non vuoi spaventarlo, gli dici che è normale, se si accettano i poveri più poveri. Continua a leggere

Tutto

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Tutto coperto, qui, da foglie e rami.
Stracci e frammenti d’azzurro in mezzo
agli alberi, ai cespugli, sono il mare.
Del Conero intravedi l’ex convento
restaurato, sommerso dalla macchia,
la linea snella dei ripetitori.
La gente passa, parlando di cose
che passano anche loro, in fondo al viale
aumenta in ogni istante il crepitio
di tazze e di bicchieri.
L’unica cosa intera in questo ingorgo
di schegge vorticanti, di altalenanti
segni di assenze e di presenze, suoni
dispersi in cerca di un principio, di una
qualsiasi partitura, tu: sei musica
ai miei orecchi, flusso continuo, come
la fontana che scorre alle mie spalle
fondendo tutto insieme, orrori e incanti.

46. Occhio di pantera

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Perché hai l’impressione che sia tutto un sogno? Cos’è questo monte a picco sul mare, dove le barche lasciano una scia che pare di stelle e dove tutto intorno c’è l’odore di Flaminia, il colore del biglietto rosa che tieni sempre aperto sulla scrivania, come se soltanto lì potesse trovarsi la risposta a ogni possibile domanda? Continua a leggere

45. Alle porte del cielo

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Vorrei cambiare il mondo, lo capisci, Claudia? Vorrei cambiare il mondo. Ti guarda con gli occhi troppo neri, il sorriso che si spegne appena nato. Dicevano che sarebbe arrivato un po’ di fresco, e invece fa due gocce di pioggia e tutto è come prima, addirittura peggio, se possibile. Continua a leggere

41. Almeno questo

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E’ un incubo, un incubo. Calmati, mi preoccupi quando fai così, alla tua età ti può prendere un infarto. Alla mia età? Non sono mica vecchio. Cerchi il suo sorriso, vuoi credere che stia scherzando; ti senti ancora giovane, con la missione che ti è stata affidata, gli ideali in cui confidi, nonostante tutto. La baracca è un braciere in cui capisci di non poter resistere, nell’agosto dei cicloni africani. Continua a leggere

37. Gara di bellezza

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Mi aiuti? Da quando frequento la scuola di scrittura non riesco a mettere due frasi in croce. Che cosa t’insegnano? A preparare il progetto del romanzo, a costruire i personaggi, a dosare i dialoghi con la narrazione. E hai imparato? Continua a leggere

32. Quando meno te l’aspetti

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Lo senti ancora: un formicolio che sale dalle dita, attraversa la mano, percorre il braccio e arriva fino al cuore, sotto forma di fitta. Sono i momenti in cui ti volti indietro e ti chiedi se hai fatto abbastanza e quante cose rimarrebbero in sospeso e come se la caveranno quelli che finora si sono affidati alle tue cure. Continua a leggere

25. Una vita intera

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Troppe cose, ti dici, troppe cose. Lo capisci adesso che ogni lettera che batti è una fatica improba, una sfida impossibile col cervello che si rifiuta di collaborare, col senso di nausea che ormai non avvertivi più da tempo. Continua a leggere

17. Il campo

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Sei arrivato al campo col colletto e la camicia azzurra: troppo elegante per questo posto dimenticato dagli uomini ma non da Dio, perché Lui, alla fine, ha una memoria di ferro, come gli oggetti sparsi tra le erbacce: un frigorifero, un tostapane arrugginito, una radio con l’antenna rotta. Continua a leggere

29. Lungofiume

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Il lungofiume ti ricorda quello di Firenze. I lampioni sono uguali, come le curve delle insenature, i passanti che vagano con le camicie colorate e i cappelli di paglia, nonostante il cielo nuvoloso. Ti fermi davanti a un ristorante dalle tende verdi: Le Flor en l’Ile. All’interno, vedi coppie che si danno la mano, un ragazzo col berretto bianco che ride; sei tentato di varcare la soglia, ma non hai voglia di mangiare. Alzi gli occhi e inquadri i balconcini pieni di gerani, cerchi di leggere il nome della via, scritto in bianco su uno sfondo azzurro: Quai d’Orleans. Continua a leggere

60. Sullo stesso ponte

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Selma, Selma e ancora Selma.
La città è un ammasso di asfalto e ferro, le auto e gli autobus sono pesci che nuotano alla cieca, ognuno rinchiuso nel suo sogno – sognano i pesci? O siamo noi a sognare loro?
Fu la prima volta che il pensiero di morire mi attraversò il cervello: non l’avrei passata sempre liscia. Continua a leggere

33. Di questa infermità renduto sano

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Vogliamo parlare dell’Indice dei libri proibiti?
Nel reame di Francia fu un gentile uomo, il quale chiamato fu Isnardo, conte di Rossiglione, il quale, per ciò che poco sano era, sempre appresso di sé teneva un medico, chiamato maestro Gerardo di Nerbona.
La stanza termina con una finestra a ogiva, e sotto c’è un altare: ma è una chiesa! Continua a leggere

17. Parigi o cara

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Il fascino ti entra dentro, come un profumo o una musica: la città ha le sue dita, che toccano le corde più sensibili.
Mi venne in mente il profeta Isaia nel momento in cui dice eccomi, manda me. Io non chiesi nulla e rimasi allibito quando appresi la notizia.
Le chiese ricamate all’uncinetto, la torre che sfida il cielo come una bestemmia, le piazze sospese tra nuvole e fontane. Continua a leggere

2. Serrande verdi

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E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi. Continua a leggere

9. Un taccuino

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Se la tristezza lo aggredisce, Cesare non sa che fare. Ha letto molti libri sulla gestione dei pensieri, ma ora gli sembrano carta straccia, da bruciare nel camino. In effetti, la serata è fredda e la Candelora deve attendere: solo al suo arrivo, forse, dell’inverno semo fora, come ricorda la saggezza popolare. Continua a leggere