24. Senza parole

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da qui

La facciata della fontana è la scenografia di un palcoscenico: appare, dalla finestra di Marco, come una lastra sottile di polistirolo o di cartone, pronta a lasciare il posto a un’altra immagine. Ora è una macchia gialla contro il cielo di notte, ogni istante è una medaglia a due facce in cui convivono gioia e dolore, angoscia e desiderio. Marco non sa più quale sia la parte giusta: la luce abbaglia, annichilisce, come una droga azzera la coscienza; è il momento in cui rimpiange ciò che sta oltre la lama di cartone, la notte priva pensieri, il nulla in cui il dolore non riesce più a consistere, le Ceres che svuota, una dopo l’altra –  tre, cinque, otto -, finché la strada diventa un serpente velenoso che può mordere improvvisamente, baciarlo con le labbra viola dello schianto. Allora non vede più la litoranea, la spiaggia che va a spegnersi nel mare con le luminarie dei locali aperti fino a tardi, ma i bagliori di San Marco, le case a schiera lungo il Canal Grande, i ricami del ponte di Rialto, la lingua della Giudecca come si contempla dal campanile di San Giorgio. Solo al confine tra la vita e la morte, quando l’alcol prende il posto di ogni sfondo, si rende conto che in lui non c’è spazio per la Capitale, è aggrappato agli squarci mozzafiato di Cannaregio, agli spazi di Campo San Polo, e si sente chiamato a seguire quella strada, l’unica sua; anche se continuano a ripetergli che dovrebbe adattarsi, vivere il presente, lui tira dritto, si rifugia sul Ponte dei Sospiri a picco sul Rio di Palazzo, si mimetizza fra gli alberi del Ghetto, si smarrisce nella vastità dell’Arsenale. Solo alla fine di questo lungo viaggio, in cui ogni curva può essere l’ultima, si accorge di fuggire  dall’incubo di una vita senza sguardo, senza più parole, di lanciare l’anima abbagliante della sua città contro la notte che cala nel cervello, divise da una lama sottile di polistirolo o di cartone.

11 pensieri su “24. Senza parole

  1. f@r

    Solo alla fine di questo lungo viaggio, in cui ogni curva può essere l’ultima, si accorge di fuggire dall’incubo di una vita senza sguardo, senza più parole,

    Anche senza Ceres la nostra vita è sempre sul confine fra la vita e la morte, sempre nell’incertezza dell’ultima curva, eppure viviamo, tutti, come se fosse scontato l’istante che verrà.

    un abbraccio, fabry

    F@r

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  2. Barbara

    “Marco non sa più quale sia la parte giusta: la luce abbaglia, annichilisce, come una droga azzera la coscienza; è il momento in cui rimpiange ciò che sta oltre la lama di cartone, la notte priva pensieri, il nulla in cui il dolore non riesce più a consistere…”
    Accettare le due estremità della vita: la nascita e la morte, quindi il bianco e il nero, la gioia e il dolore. Riuscire a non avere paura né della luce né del buio ma accettarli come compagni di viaggio senza i quali, forse, non ci sarebbe neanche questo nostro meraviglioso viaggio.
    Barbara

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  3. Rashide

    Per Marco non è facile stare piantato nella sua esistenza ed imparare a guardare ed ascoltare le voci interiori, quando le lacerazioni della vita diventano un patimento. Questi momenti, in cui non tiene conto del giorno e della notte lo portano a fuggire, ad umiliare la sua vita ed a ridurla a niente, rischiandola curva dopo curva. Speriamo che l’annuncio di un nuovo giorno lo aiuti ad accogliere la vita in forma più spontanea, dove tutto può essere assimilato e trasformato.

    Un abbraccio.

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  4. M&C

    “ogni istante è una medaglia a due facce in cui convivono gioia e dolore, angoscia e desiderio. Marco non sa più quale sia la parte giusta”
    Non è facile fare sempre la scelta giusta, soprattutto se pensiamo di farla da soli, basandoci solamente sulle nostre forze e capacità.
    Perchè “non si comanda al cuore”, nè si può fuggire dai propri sentimenti e desideri, anzi ti seguono ovunque.
    L’unica scelta giusta da fare, e dalla quale dipendono poi tutte le altre, in una sorta di reazione a catena, è affidarsi al solo che può trasformare il male in Bene, la morte in Vita, per ritrovare così “quella strada”, e tirare dritto, riuscendo addirittura ad essere felici e sentirsi liberi!
    “E va bene così… senza parole… senza parole…”

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  5. Ema

    “…. ‘ma dimmi, sogni spesso le cose che hai scritto
    oppure le hai inventate solo per scandalizzarmi’,
    amore amore, naviga via devo ancora svegliarmi.”
    (Cercando un altro Egitto – F. De Gregori)

    “La facciata della fontana è la scenografia di un palcoscenico”

    In questo palcoscenico ci offriamo nudi al ruolo di noi stessi, con tutte le emozioni straripanti, confusi, stupiti, viviamo, piangiamo, ci rallegriamo, in un copione che inventiamo al momento, nell’amore che scruta in fondo all’animo le battute e le risposte, con trepidanti attese dietro le quinte, defilati in pause d’esistenza, per ricominciare a dar vita alla vita.

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  6. Barbara D

    Il nostro stato d’animo altera la realtà delle cose.
    Come si dice la notte porta consiglio, magari il nostro amico dopo una bella dormita avrà le idee più chiare.

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  7. Ema

    “si accorge …. di lanciare l’anima abbagliante della sua città contro la notte che cala nel cervello”

    “Tutti i giorni sono notti a vedersi, finché non vedo te,
    e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.”

    William Shakespeare,Sonetto 43

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