38. Piazze

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=1XsSYHfpfs4]

da qui

Negli occhi di Marco le due facciate si confondono: a uno sguardo sommario, le differenze sfumano nell’omogeneità del bianco, dei finestroni e delle forme rettilinee e regolari; solo mettendo a fuoco si nota la semplicità raffinata del rinascimento veneziano e il classicismo barocco dell’edificio della Roma clementina. Ormai sa bene che a guidarlo nella vita restano i ricordi, l’alternarsi di un presente inaccettabile e la nostalgia struggente del passato. Si concentra sulla scenografia della fontana, prova ad arrendersi alle forme arrotondate per smussare le contraddizioni che lo lacerano, le disarmonie che sente stridere in se stesso; ma l’anima del monumento gli restituisce i conflitti accumulati nella sua progettazione: la rabbia dei duchi di Poli, la testardaggine di Clemente XII, i litigi continui tra il Salvi e il Maini, fino al vaso di travertino che lo scultore inserì per oscurare il barbiere impertinente della bottega dirimpetto. Marco comprende che il racconto può nascere dovunque, perfino dal marmo di un presente irrigidito, dall’estraneità di una vita trapiantata, incapace di un segno di conforto, del calore di un abbraccio, la carezza del tempo che si china in una stanza appesa al terzo piano dei rimpianti. Forse per questo la memoria lo trascina altrove, a incrociare la lancetta d’oro dell’orologio della torre, in piazza San Marco, il diario del succedersi dei giorni, delle ore, le fasi della luna, perfino i segni zodiacali, un tempo diverso da quello che ora lo imprigiona, pronto ad aprirsi, a diventare musica, un carillon che mette in scena figure leggendarie, tre re d’oriente che portano in dono una vita finalmente intera, un ritrovarsi dopo tante fughe, la scoperta che il racconto deve ancora cominciare e nasce sempre dal racconto stesso, dal trapasso impercettibile da una fontana clementina alla torre della piazza veneziana, dalla campana a morto al rintocco capace di far nascere di nuovo, di battere sul bronzo come il Moro barbuto e quello imberbe, simboli di un’età sospesa sopra il nulla perché regala all’uomo la libertà di rimanere giovane – come il Dio al di fuori di ogni tempo -, di raccontare, oppure diventare muto, inaridito, come il barbiere impertinente della bottega dirimpetto.

12 pensieri su “38. Piazze

  1. f@r

    La nostalgia può essere una malattia mortale, che almeno il viaggio di ritorno valga la pena del viaggio

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=mtkZvx3OV9E]

    un abbraccio, fabry

    f@r

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  2. Stella Maria

    Crepuscolo della sera mistica

    Il Ricordo con il Crepuscolo
    rosseggia e trema sull’orizzonte ardente
    della Speranza in fiamme che indietreggia
    e s’ingrandisce come un recinto
    misterioso dove più di una fioritura
    – dalia, giglio, tulipano e ranuncolo –
    si slancia su un pergolato e circola
    tra la malsana esalazione
    di odori grevi e caldi il cui veleno
    – dalia, giglio, tulipano e ranuncolo –
    annegandomi i sensi, e anima, e ragione,
    mescola in un deliquio immenso
    il Ricordo con il Crepuscolo.

    Paul Verlaine

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  3. Stella Maria

    Il libro dell’inquietudine.

    Ho avuto desideri, ma mi è stata negata la ragione di averli. Per ogni cosa ho esitazione, spesso senza sapere perché.. Non ho mai avuto l’arte di vivere in maniera attiva. Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia. Ho sempre fatto il possibile per tentare di fare quello che tutti sanno fare. Voglio sempre ottenere ciò che gli altri riescono a ottenere senza volerlo. Fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi… Non ho mai saputo se era eccessiva la mia sensibilità per la mia intelligenza o la mia intelligenza per la mia sensibilità.
    Ho tardato sempre. Non so per quale delle due ho tardato: forse per entrambe, o per l’una o per l’altra. O forse la terza ha tardato.

    Fernando Pessoa

    Cercavo questo Marco e ti auguro che l’amore possa darti pace, Cloe, Viola … ne uscirà una terza o sarà solo la letteratura a salvarti? Come fece Pessoa domenticandosi di Ofelia per poi capire che c’era più amore nella Tabaccheria sotto casa che in tutto il suo scrivere. Eppure è stato un grande e di amore ha scritto tanto forse solo perchè lo cercava? come Marco.
    SM

    Rispondi
  4. elisabetta

    la memoria trascina altrove.
    semplice lasciarsi trasportare.
    difficile aggrapparsi ai ricordi per uscirne.

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  5. Barbara

    “Marco comprende che il racconto può nascere dovunque, perfino dal marmo di un presente irrigidito”, quindi anche la vita può ricominciare a fluire…
    A volte basta cambiare il nostro sguardo sul mondo, e diventare come lo scultore che riesce a infondere la sua anima alla fredda pietra.

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  6. Ema

    “per questo la memoria lo trascina altrove”

    Come non capirti Marco…ma quando incontrerai l’Amore vorrai restare… respirarlo più che si può…smetterai di voler essere altrove per avere …”una vita finalmente intera”

    L’Altrove

    “Andiamo via, creatura mia,
    via verso l’Altrove.
    Lì ci sono giorni sempre miti
    e campi sempre belli.
    La luna che splende su chi
    là vaga contento e libero
    ha intessuto la sua luce con le tenebre
    dell’immortalità.
    Lì si incominciano a vedere le cose,
    le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
    là le canzoni reali-sognate sono cantate
    da labbra che si possono contemplare.
    Andiamo via, creatura mia,
    via verso l’Altrove.
    Lì ci sono giorni sempre miti
    e campi sempre belli.
    La luna che splende su chi
    là vaga contento e libero
    ha intessuto la sua luce con le tenebre
    dell’immortalità.
    Lì si incominciano a vedere le cose,
    le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
    là le canzoni reali-sognate sono cantate
    da labbra che si possono contemplare.
    Il tempo lì è un momento d’allegria,
    la vita una sete soddisfatta,
    l’amore come quello di un bacio
    quando quel bacio è il primo.
    Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
    ma delle nostre speranze finché saranno ancora belle,
    non di rematori, ma di sfrenate fantasie.
    Oh, andiamo a cercare l’Altrove”

    Fernando Pessoa

    VOGLIO AVRO’

    Voglio,avrò
    se non qui,
    in altro luogo che ancora non so.
    Niente ho perduto.
    Tutto sarò.
    — Fernando Pessoa

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  7. M&C

    Dopo aver “vomitato” tutto il veleno ingerito, Marco si è sbloccato e riesce a mettere a fuoco le idee.
    A volte è l’unico sistema: quando sentiamo dentro, nel cuore o nella mente, tipi diversi di veleno, enormi macigni che ci opprimono, che ci rendono tristi, ci annebbiano la vista e ci fanno smarrire, solo riuscendo ad espellerli, solo riuscendo a liberarci dal profondo, in modo spontaneo e sincero, possiamo finalmente ritrovare noi stessi, “dopo tante fughe”, rinascere e ritrovare “il senso profondo” di “una vita finalmente intera” che rimarrà per sempre, perchè una volta trovato è impossibile farne a meno 🙂

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  8. Anonimo

    la nostalgia struggente del passato

    Sacrosanto, capita spesso a chi perde un grande affetto: ai vedovi che non riescono a riaccompagnarsi; ai genitori che perdono un figlio e non sanno come riprendere in mano la vita.
    Marco deve ricordarsi di guardare sempre avanti e fare attenzione che la nostalgia non prenda in lui il sopravvento: nella Bibbia, chi si guarda indietro diventa una statua di sale.
    Il passato deve servirgli da esperienza per proiettarsi nel futuro.
    Scusate l’intervento piu’ pragmatico rispetto ai vostri piu’ lirici: sara’ l’indole razionale che in me prevale rispetto alle vostre corde femminili emotive. Uomini, che aspettate a postare anche voi nel blog? Fatevi coraggio, non posso credere che don Fabrizio abbia un pubblico tutto al femminile! Ci saranno anche uomini a leggere questo romanzo on line, o no?

    Rispondi
  9. Ema

    ” l’alternarsi di un presente inaccettabile e la nostalgia struggente del passato”…
    “Negli occhi di Marco le due facciate si confondono: a uno sguardo sommario, le differenze sfumano” .

    Si le differenze fra presente e passato sfumano…siamo sempre noi… la stessa gioia, lo stesso dolore…

    IL PASSATO
    E’ una curiosa creatura il passato
    Ed a guardarlo in viso
    Si può approdare all’estasi
    O alla disperazione.
    Se qualcuno l’incontra disarmato,
    Presto, gli grido, fuggi!
    Quelle sue munizioni arrugginite
    Possono ancora uccidere!
    Emily Dickinson

    TIENI SEMPRE PRESENTE

    Tieni sempre presente
    che la pelle fa le rughe,
    i capelli diventano bianchi,
    i giorni si trasformano in anni.
    Pero’ cio’ che e’ importante
    non cambia; la tua forza
    e la tua convinzione
    non hanno eta’.

    Il tuo spirito e’ la colla
    di qualsiasi tela di ragno.
    Dietro ogni linea di arrivo
    c’e’ una linea di partenza.
    Dietro ogni successo
    c’e’ un’altra delusione.
    Fino a quando sei vivo,
    sentiti vivo.

    Se ti manca cio’ che facevi,
    torna a farlo.
    Non vivere di foto ingiallite…
    insisti anche se tutti
    si aspettano che abbandoni.
    Non lasciare che si arrugginisca
    il ferro che c’e’ in te.
    Fai in modo che invece
    di compassione,
    ti portino rispetto.

    Quando a causa degli anni
    non potrai correre,
    cammina veloce.
    Quando non potrai
    camminare veloce, cammina.
    Quando non potrai
    camminare, usa il bastone.
    Pero’ non fermarti mai.

    Madre Teresa di Calcutta

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  10. M&C

    Certi dolori sono più grandi di noi, sono troppo difficili da accettare e umanamente non si riescono a spiegare… ;-(

    “Il cristiano vive il presente, perché la vita che ama, è presente….. Eppure riconosce, senza incertezze, che per vivere pienamente la sua vita, la deve immergere nel passato verso il futuro.
    Nel passato ritroviamo le ragioni per sperare…. il passato canta le cose meravigliose che Dio ha compiuto per il suo popolo. Il futuro è la nostra casa e la nostra terra, il sogno, mai spento, verso cui camminiamo trepidanti…”
    -Ritratto di un giovane cristiano (RGC)-
    (Riccardo Tonelli)

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