[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=l7DKz70c1bU&feature=fvst]
da qui
Da dove cominciare se non dal fuoco e dai graffiti,
dalle prime scoperte messe in comune
con stupore, all’evoluzione degli Etruschi,
alle guerre in grande stile fra Cartaginesi e Greci, alle fortune
dell’arte e del governo democratico, la civiltà
che solo adesso inizia a sprofondare
per l’incuria dello Stato. Roma
cambiò la geografia e la storia, i sette re, la repubblica,
le guerre esterne e interne, la rivolta degli schiavi
– a eterno memento – l’espansione del confine,
fondato su un accordo col popolo e l’oblio
di istituzioni venerande – a eterno
memento – ricostituite solo formalmente sotto il grande
Augusto, che fece dell’Italia il cuore pulsante dell’Impero,
perso a poco a poco con l’equiparazione
di tutte le provincie, l’arrivo dei barbari, la fine.
Longobardi, Bizantini, Arabi e Papi,
soprattutto il potere temporale, il canovaccio
di crociate e lotta per le investiture, la protesta dei monaci,
– a eterno memento –
i Comuni, la nascita di una lingua volgare,
del popolo italiano, sotto la spinta di Dante, di Boccaccio
e Petrarca, e poi le Signorie, Papato e Impero in crisi
di fronte agli Stati nazionali, al prestigio del monarca, l’esplodere del Rinascimento
e il giogo di spagnoli, di austriaci e di francesi,
e finalmente i carbonari, il talento
dei liberi smentiti dal fascismo,
riabilitati in guerra, attraversati dalle alterne sorti
di una Repubblica divisa tra boom economico,
mafia e tangentopoli, uno stivale che conserva un ideale cronico
di felicità, conscio del prima,
con il sogno invincibile del poi,
nonostante tutto, nonostante noi.

Viva l’Italia!
Speriamo che questa nostra Italia viva davvero e non continui solamente a sopravvivere.
grazie, fabry
f@r
W l’Italia unita!
“- a eterno memento -” ….e coraggio!…morti non siamo ancora…
Memento
Quando morrò
seppellitemi con la mia chitarra
sotto l’arena.
Quando morrò
tra gli aranci
e la menta.
Quando morrò,
seppellitemi, se volete,
in una banderuola.
Quando morrò!
Garcia Lorca
La nostra “Italia” è abituata a – Risorgere – è nel DNA del popolo italiano.
Cettina
Tanto per cantare fuori del coro, more solito, a me con un po’ di malizia è venuto in mente Catone con i suoi fichi. Una civiltà più delicata e bottegaia, la nostra, ha ormai come scrupolo principale quello di NON DISTURBARE, sempre che, si capisce, non si tratti del calibro delle olive o degli acini d’uva.
Viva – comunque – l’Italia.
Che è unita o non è.
Un abbraccio a tutti,
Roberto
Buon compleanno ITALIA, giovane e splendida Signora, per i tuoi 150! Malgrado “le piaghe mortali che nel bel corpo tuo si spesso veggio” non soccomberai mai.
Oggi è aria di festa, i centri commerciali sono aperti e il tricolore sventola ovunque: almeno oggi, ci sentiamo tutti “fratelli” (d’Italia)!
Un augurio sincero che questo sentimento rimanga per lungo tempo:-))
…ed a proposito di “memento” (mori), non posso non ricordare il grande Massimo Troisi:
http://www.youtube.com/watch?v=AI96e1vGvpk
unione. magari?!
Alla faccia dei leghisti, sembra che siamo più uniti di quanto immaginiamo, magari dircelo ci fa bene.
Fratelli d’Italia, che davvero si sia destata la nostra italianità?
http://www.repubblica.it/politica/2011/03/17/news/dal_nord_al_sud_fieri_del_tricolore_cos_vince_l_orgoglio_nazionale-13708592/
Ciao!
Claudia
Che dire? Qualche millennio di storia in così belle e poche righe, ti confermi grande nel cogliere sempre il senso e il nesso delle cose.
Chi ricorda l’inno di Mameli scritto nel 1847? Ve lo scrivo per intero, noi in genere cantiamo solo la prima strofa. Per saperne di più sul significato vi invito ad andare qui: http://www.scudit.net/mdmameliinno.htm
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò
grazie.
c’è ancora un Italia che crede che vivere significhi qualcosa.
baci
faber
Che stiamo diventando…(ho scritto un lungo post ad amici, che me ne chiedevano). Dirò allora, che è un’opera talmente in progress, che deve ripartire: per nuovi lidi come Colombo fece, per tornare a noi,a sé, sarebbe l’emiciclo che vorrei davvero più mirare nei miei prossimi anni, una questione legata ai sogni e all’identità profonda di un collettività, di una storia.
Dicevo anche che i giovani e le ragazze più giovani rischiano d’esserne depredate,e il sud, che sono i veri dimenticati,che la cultura lo è, ma lo dicevo in versi liberi, ed ora qui..non mi vengono più. Il pensiero era questo –
Italiani: bella gente, ancora?!
Maria Pia Q
ps.una bandierina, con mia figlia, appesa tra i fiori, ma Milano è la città di Italia che non ama i fiori alle finestre.. gli altri li fa a misura di se stessi: medicamenta, allora, alla paura?essere più naivi, dicevamo – oggi.
La cultura passa dal vivere coscienti di quanto ci fa più paura.
Bella gente oggi,anche a Milano
Viva l’Italia, ma…
Quando l’essere italiani non esclude il resto dei popoli che hanno caratteristiche diverse dalle nostre.
Quando implica l’amore per il prossimo e questo suo essere prossimo non esclude gli altri prossimi a noi.
Quando si è pronti al sacrificio di sé per princìpi di giustizia e di eguaglianza che sono superiori al singolo individuo, e nello stesso tempo mettano l’individuo al centro dell’interesse della collettività.
Quando essere italiani comporta assunzione di responsabilità per ogni evento che accade davanti alle nostre coscienze, allora io mi sento italiano, ma senza che questo sentirmi parte di un popolo e della sua storia implichi alcuna esclusione di coloro i quali a questa storia non hanno preso parte.
Io sono un italiano che si sente cittadino di un mondo che deve sentirsi cittadino dell’universo senza che questo includa alcun senso di proprietà.
W l’Italia, sempre!
Un piccolo “Inno l’ho scritto anch’io:
Son centocinquanta i tuoi anni, Italietta
ma non li dimostri, sei ancora bambina.
Sei bella, ma cresci seppur senza fretta,
così che potremo chiamar “signorina”
la bella fanciulla che tu diverrai
appena nei polsi la forza tu avrai
per dar un bel colpo e scrollarti di dosso
le zecche e le pulci che gravan sul cuore.
Affronta ‘sti vermi , ‘sti nani senz’osso!
Disperdili al vento edd attenua il dolore.
Son polvere neutra son solo arroganti
cresciuti nell’odio, non sono dei santi:
perciò tu, per crescere in modo normale,
scatenati e picchia, farai poco male!
Auguri di cuore mia Italia perfetta
ti voglio un gran bene, lo sai, t’amo tanto:
perciò per uscire da questa disdetta
anch’io lotterò rimanendoti accanto.