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da qui
C’è un momento della giornata in cui il dottor Cavedagna prende il Tachicaf. Certe mattine si sveglia già con l’emicrania: tenta di capirne la ragione, ma ormai sa che la vita ne offre troppe, dovrebbe decidere arbitrariamente tra i ritmi di lavoro, le irruzioni dei collaboratori alle prese con litigi e rivalità da quattro soldi, oppure l’idea balzana che qualcuno desideri abbracciare i suoi ideali (e quindi lui). Si esercita a vincere il dolore con rimedi alternativi: psicologia energetica, autosuggestione, pensiero positivo; macché, non serve a nulla; non gli resta che accedere all’armadio sgangherato alle sue spalle ed estrarre la scatola fatidica, di colore bianco e verde, col nome del farmaco in stampatello rosso e blu: Tachicaf, 1000 mg/130 mg, granulato effervescente per soluzione orale, paracetamolo/caffeina. Gli pare strano che la caffeina possa far bene al mal di testa, considerando la sua pressione alta, ma tant’è, quello che conta è il risultato. Le bustine sono in coppia, occorre separarle, col rischio di strappare male e rovesciarne il contenuto. Va in cucina, riempie mezzo bicchiere d’acqua romana, satura di calcio, e sgranocchia una fetta biscottata vicina alla data di scadenza, per non assumere il farmaco a digiuno e dare tempo alla polvere di sciogliersi nel liquido; ingurgitata la pozione, sperimenta un sollievo tanto autentico quanto irragionevole. Mentre già si sente meglio, passa in rassegna gli ultimi capitoli: il senso di mistero nei luoghi e le persone, scrivere di ciò che assorbe l’immaginazione, la soluzione positiva implicita nell’arte, il racconto che si forma dal racconto, scrivere di ciò che si conosce, l’importanza della scenografia, la suggestione dei luoghi immaginari. Ha la sensazione di ripetersi, di far passare tra le mani un filo sovraccarico di nodi inestricabili, di svolgere temi che si presentano sotto aspetti solo apparentemente alternativi: ma l’emicrania è passata ed è felice lo stesso, nonostante.

“Ha la sensazione di ripetersi, di far passare tra le mani un filo sovraccarico di nodi inestricabili”
Parlando ancora di fili…:
“Sono fili che ci reggono, fili che ci strangolano e come ragnatele corrono fra te e me. Sono fili che sostengono parole in equilibrio instabile,… Fili elastici ci uniscono e più ci allontaniamo più ci attraggono… e con un fil di voce si sussurrano qualcosa e poi ripartono. Fili della tela di Penelope tessuti e poi disfatti io e te… Burattini appesi a fili che le nostre mani tirano, che si annodano e a volte sfuggono.. Fili di discorsi persi e poi ripresi senza mai venirne a capo… Fili d’oro tracciano parabole nel buio dell’estate dando ai desideri un’anima… Perduti nello stesso dedalo facciamo su un gomitolo ma il filo che inseguiamo è il medesimo. E un giorno taglieremo insieme il filo del traguardo e resteremo finalmente senza fili tra di noi…” (“Fili” – Frankie Hi-NRG MC)
Non avevo mai pensato al tachicaf come ad una pozione, pero’ e’ vero fa passare il mal di testa come per magia ( anche se spesso solo alle terza bustina :-))
Un abbraccio, fabry
F@r
E’ scientificamente provato che la caffeina fa passare il mal di testa, bisognerebbe pero’ bere un litro di caffè con le conseguenze annesse e connesse e no, professore non fa bene ne’ al cuore ne’ alla pressione. In più la tachipirina e’ un blando antidolorifico, non sara’ per questo che il mal di testa si ripresenta puntuale? Suggerisco la caffalgina, solo caffeina e funziona! Compresse pero’ o nella forma liquida che solo al pensiero di ingoiarla il mal di testa e’ già passato tanto e’ pessimo il sapore.
Io credo che invece il vulcano di idee e pagine da scrivere provochi giornalmente un’eruzione incontenibile che non può essere arginata il cui effetto e’ una testa che scoppia.
Magari invece bastasse un tachicaf per togliere di torno cose e persone che creano solo fastidio ma pensarci bene il guaio e’ che finito l’effetto ritornano:-)
Rimane la speranza che qualcuno abbracci i suoi ideali e quindi lei ed e’ più certezza che speranza, peccato l’incontro avvenga solo via mail, in abbracci virtuali, forse non meno intensi ma pur sempre virtuali, di quelli fra Medardo e Viola;-)
SM
La letteratura…un’esperienza totale “nonostante”…
“la sensazione di ripetersi…di svolgere temi ….apparentemente alternativi” la vita è la sola alternativa alla vita…
Concerto in do minore n.1 di J. S. Bach – Nazim Hikmet
Mattino d’autunno nella vigna
fila per fila ceppo per ceppo i ceppi si ripetono
e i grappoli sui ceppi
e gli acini sui grappoli
e la luce sugli acini.
La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono
tutte le piogge che cadono si ripetono
sul suolo sull’albero sul mare
sulla mia mano il mio viso i miei occhi
e le gocce si schiacciano sul vetro
rinnovamento dei miei giorni
simili gli uni agli altri
differenti gli uni dagli altri
ripetersi dei punti a maglia
ripetersi nel cielo stellato
in tutte le lingue ripetizioni dei «t’amo»
e nelle foglie il rinnovamento dell’albero
e in ogni letto di morte il dolore
per la vita troppo breve
ripetersi della neve
che cade
della neve che cade leggera
della neve che cade a fiocchi
della neve che fuma come la nebbia
disperdendosi nella tempesta
che imperversa
ripetersi della neve che mi sbarra il cammino
i bambini giuocano nel cortile
nel cortile giuocano i bambini
una vecchia passa nella strada
nella strada una vecchia passa
passa una vecchia nella strada.
La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono
sui grappoli, rinnovamento di acini
sugli acini, la luce
camminare verso il giusto e il vero
combattere per il vero, il giusto
conquistare il giusto, il vero
le tue lacrime mute e il tuo sorriso, mio amore,
i tuoi singhiozzi i tuoi scoppi di risa, mio amore,
il ripetersi del tuo riso
dai denti bianchi
brillanti
il mattino d’autunno nella vigna
fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono
sui ceppi, i grappoli
sui grappoli, gli acini
sugli acini, la luce
nella luce. il mio amore.
Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,
è il non ripetersi del ripetersi.
La routine quotidiana ci appiattisce le idee e l’imprevisto risulta più una minaccia da debellare. Per fortuna che ci rimane un pò di tempo per pensare. Niente è scontato.
Un abbraccio 😉
“Certe mattine si sveglia già con l’emicrania: tenta di capirne la ragione, ma ormai sa che la vita ne offre troppe”
“Ho mal di testa e di universo”
F.Pessoa
…e a quanto pare non resta che “ingurgitare la pozione”
grazie!
l’unica consolazione, col mal di testa, è la certezza di averne una.
baci
faber
Questo professore si sente solo e incompreso, sogna qualcuno che sostenga i suoi ideali e lo abbracci. A volte mi sembra compiangersi e voler essere compatito, quando invece ha il suo seguito di fedeli lettori e di ammiratrici che pendono dai suoi scritti e gli mandano continuamente baci e abbracci.
Per il malditesta, invece che imbottirsi di tachi-questo e quello, gli consiglio vivamente una visita al centro delle cefalee: potrebbe uscire per sempre dal problema e vivere piu’ felice e in un mondo a colori (quando leggo i post su di lui, penso in grigio).
In quale pagina del romanzo si racconta della corte di fedeli lettori sempre pronta a sommergere Cavedagna di baci e abbracci?
mi devo essere persa qualcosa:-)
E comunque, nella vita, se baci e abbracci non sono seguiti da gesti concreti di comprensione, collaborazione e sostegno vero, (ovvero se alle chiacchiere non seguono i fatti), sono uguali a quelli del bimbo viziato che dice alla mamma ti voglio bene e poi continua a farla disperare…
ciao!
Claudia
Eh si, giovani amazzoni sopravvivono:-)
Dov’è Teodora con cui il professore dialoga via mail di letteratura e chissà cos’altro che Cesare non ci rivela?
Buon pezzo don Fabrizio, mi chiedevo se una copia del manoscritto sia gelosamente conservato dal professore o dalla sua amica Teodora, o chissà se la scaltra studentessa ne ha fatta una copia per poi ritoccarlo e pubblicarlo a suo nome.
So che nel mondo dell’editoria non si depositano più le opere d’arte, con tutti che scrivono sarebbe impossibile, ma onde evitare il plagio gli editori suggeriscono di inviarsi una copia con raccomandata e ricevuta di ritorno, e conservare il plico gelosamente. Qualora ci fosse un’opera simile bisognerebbe poi dimostrare il plagio e con tutte queste scuole di scrittura e gli insegnanti consulenti di editori non deve essere poi così difficile cambiare qualcosa qua e là per dimostrare che plagio non c’è:-)
Cordialmente
Stefano
Carissima Claudia,
sei lettrice un po’ distratta del romanzo e dei commenti altrimenti ricorderesti suor Teodora che dialoga via mail con il professore abbracciando idee e non solo.
Avrei bisogno anche io di un tachicaf;-) magari anche solo per assicurarmi che una testa ce l’ho e non è solo una pretuberanza imponente attaccata al resto del corpo.
SM
Curioso considerare Teodora al pari di un seguito di fedeli e di ammiratrici
E, da quello che scrivi, carissima SM, mi pare non sia io quella che non sa( vuole?) leggere/ capire i commenti:-)
Ciao!
Claudia
Alcune donne invece perdono spesso la consolazione…
“Le donne non perdono mai la testa per il semplice fatto che non ce l’hanno.”
(H. Jeanson)
Cara Claudia,
chi ha parlato di seguito di fedeli? ho scritto: “Rimane la speranza che qualcuno abbracci i suoi ideali e quindi lei ed e’ più certezza che speranza, peccato l’incontro avvenga solo via mail, in abbracci virtuali, forse non meno intensi ma pur sempre virtuali, di quelli fra Medardo e Viola;-)” e il riferimento è sempre a Cavedagna:-)
chiedo scusa per il lei era un lui.
Stella Maria
Cara SM, io il tuo commento non lo avevo nemmeno considerato, il mio era in risposta ad Anonimo, ma evidentemente sentirsi l’ombelico del mondo può fare brutti scherzi.
Cordialmente
Claudia
🙂
grazie per la precisazione Claudia, tornare con i piedi per terra fa bene, soprattutto quando non si è sicuri di avere la testa.
buona domenica
SM
tranquilla… a quanto pare il mal di testa ci accomuna e affratella più dei 150 anni dall’unità d’Italia :-))
Buona domenica anche a te
Claudia
viva il mal di testa! (se c’è il tachicaf)