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di Miller Canenero
Questo spot della Mercedes è omofobo e classista? si chiede la responsabile commerciale della Fiat Cristiana Alicata, che è anche scrittrice e attivista dei diritti delle persone omosessuali e transessuali nel Partito Democratico.
La domanda ovviamente è retorica, e contiene la risposta: sì, lo spot è omofobo, è razzista, di un razzismo estetico di stampo piccolo borghese e snob. I due giovani, belli, puliti, magri, ben vestiti, ben pettinati, di razza bianca, passano indenni tra persone dall’aspetto minaccioso, barbute, tatuate, gay, e se ne andranno felici sulla loro Mercedes. I pubblicitari devono avere valutato che gli acquirenti Mercedes hanno paura del diverso, e quindi reagiscono chiudendosi nella loro bellezza minacciata – ma vincente – e nel loro stile. A loro è diretto lo spot. Loro sono il target.
Sembra tutto così arcaico, così anacronistico, e così reazionario.

sì, un vero schifo.
Involontariamente questo spot costituisce l’elegia della condizione preferibile in cui si trovano i diversamente abili nei confronti dei normodotati, perché sottintende che sarebbe opportuno chiamare questi normodotati… diversamente disabili… :-))
Comunque non capisco perché la Mercedes non abbia licenziato quei pubblicitari che hanno, con questo spot, perso l’occasione di mostrare a che livelli di violenza inaudita possono arrivare i neri, i freak e i gay, ma in special modo quelli che sono neri freak e gay nello stesso tempo, contro i fighetti dal culo delicato che hanno pure il bisogno di un sistema di videocamere, montato dalla Mercedes, che avvisa si stia dormendo mentre con l’auto si partecipa a un corteo funebre. A questi proprietari di auto di lusso dovrebbero stringersi le chiappe dal terrore dopo questa pubblicità, prevedendo che da questa in poi ogni barbone lascerà la sua firma sulle fiancate del marchio tedesco…
è pericoloso lasciar correre questi messaggi. nonostante questo credo che comunque lo spot sia il trionfo della mediocrità, anche i protagonisti vincenti e armati di mercedes, sono di una bellezza mediocre. mediocre nel senso di scontata, banale.
invece i brutti sono così brutti e sporchi che non sembrano veri. i due sembrano due alieni o due esseri alla maniera di “gattaca”,che mi fa pensare che qualche pubblicitario si sia divertito con simpatia verso i monsters e abbia affilato il coltello sulle mascelle spigolose e androgine di lei e sulla leccata di vacca del capello di lui. ben gli starebbe che lo spot non funzionasse.
che volgarità.
Bell’esempio della mutazione della merce nell’epoca post-capitalistica. Oggi alla quantità di lavoro socialmente utile necessario a produrla si è sostituita una precisa ordinazione dell’immaginario, diretta a precise categorie sociali, che implica l’esclusione di altre. L’universo mediatico insomma fabbrica recinzioni sociali basate su gusti e comportamenti, prima ancora che appartenenze ideologiche o di reddito.
La pubblicità delle auto ha forti connotazioni di (dis)educazione estetica. Ricordo la foto di un’auto (tedesca) che saliva sugli scalini di un palazzo rinascimentale. La pubblicità di molti SUV li vede avventurarsi in luoghi incontaminati, dove un’auto non dovrebbe proprio starci.
La stessa cosa avviene a un altro livello per i telefonini: veicoli in primo luogo di uno stile di vita: qui, dato il prodotto, la connotazione di esclusività si produce “emulando” la vita dei ricchi e famosi.
Quello della Mercedes è un ad pensato, mi pare, per il mercato americano. I “creativi” volevano usare ironia verso il popolo white trash, e ci sono andati giù pesante, ma in modo caricaturale, non più di una qualsiasi puntata di “Seinfeld”.
Il fighetto che compare alla fine tra l’altro parla con accento British, il che (a un orecchio americano) ne fa una caricatura di pretenziosa sofisticazione.
@ Roberto Plevano: non è solo per il mercato americano. Gira anche sulla tv italiana.
VOrrà dire che la Mercedes ha un budget limitato per la pubblicità 🙂