56. Eris

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da qui

Dopo il primo momento di euforia, in cui ha avvertito la potenza di un’ispirazione ritornata vergine, Alberto si rende conto di dover ricostruire il suo romanzo, anzi, di aver bisogno di renderlo irriconoscibile, perché la copia originale è nelle mani della ragazza dai capelli rossi, che potrebbe spacciarlo come suo. Il punto di partenza è l’aula universitaria gravida di possibilità, coi richiami a un parlamento, a un teatro greco, o una nave, un treno, l’universo. E’ proprio lì che Alberto ha avuto l’intuizione di una storia da inventare, una trama che ospitasse, nello stesso tempo, la forza e la ricchezza della vita, l’ordine dell’intelletto e la passione del viaggio, la tensione dell’arte e il pericolo che ogni navigazione reca in sé. L’aula rappresenta la ragione e il sentimento, la faticosa opera di costruzione, giorno dopo giorno, ora per ora, l’orazione del politico, la pazienza autorevole del controllore, lo sguardo strategico dell’ammiraglio. Davanti agli occhi appaiono le orbite dei pianeti conosciuti, l’agilità di Mercurio, la sensualità di Venere, la carnalità azzurra della Terra; la severità di Marte, l’imponenza di Giove, la lentezza di Saturno; l’elusività di Urano, l’indipendenza di Nettuno, la riservatezza di Plutone. Alberto pensa che il racconto sia già scritto nel moto perpetuo delle stelle, nell’attrazione dei corpi, nella scia delle comete: la traccia che ogni cosa lascia di sé, rifiutando di omologarsi con le altre, ansiosa di mostrarsi com’è, di essere posseduta e possedere; no, ecco, sta inserendo qualcosa di sé, la rabbia repressa per il manoscritto perso, il furto sleale che immette un principio di disordine nel dibattito del parlamento, nella rotta della nave, nella corsa del treno; l’attore, adesso, ha dimenticato la battuta, lo studente tenta di copiare, il controllore omette di chiedere il biglietto perché l’occhio si è smarrito nella scollatura della viaggiatrice; la trama si sfilaccia, si disperde come una pergamena interminabile che precipita nel nulla, oltre Nettuno e Plutone, al di là di Eris, un pezzo di ghiaccio che vaga nello spazio in cui si perde il filo della storia, ogni residuo di armonia, e resta solo il nome di Discordia, il pianeta nano, che gira, gira oltre Nettuno.

14 pensieri su “56. Eris

  1. Claudia

    Ma l’autore può immaginare, proprio al di là di Eris, un universo diverso dove, al calore di Euphrosyne e Philotes, Eris si sciolga, finalmente, in una pioggia di nuova armonia…

    Ciao!

    Claudia

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  2. M&C

    Eris è il più grande pianeta nano del sistema solare; “si tratta di un oggetto ghiacciato che ruota attorno al Sole oltre l’orbita di Nettuno”.
    Ma Eris, dal greco antico ????, «conflitto, lite, contesa», era anche il nome della divinità greca della discordia e del conflitto: “un tipetto da prendere con le molle, Eris, che non vedeva l’ora di seminare discordia, lotta e collera sia tra gli dei che tra gli esseri umani. Quando non venne invitata al matrimonio di Peleo e Teti – i genitori dell’eroe greco Achille – Eris non ci pensò due volte e si diede subito da fare per seminare zizzania tra gli altri dei. Quella lite condusse uomini e dei alla guerra di Troia.”
    “Nomen est omen”…

    Alberto non farti sopraffare dalla rabbia, perchè è un sentimento che offusca la mente ed il cuore e non fa vedere “la forza e la ricchezza della vita”: “il filo della storia” è sempre quell’Amore “che move il sole e l’altre stelle”, tra le quali anche Iris 🙂

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  3. M&C

    Ancora a proposito di stelle e ancora Antonello Venditti:

    “Stella che cammini nello spazio senza fine
    fermati un istante,solo un attimo, e
    ascolta i nostri cuori caduti in questo mondo
    siamo in tanti ad aspettare
    donaci la pace e ai nostri simili
    pane fresco da mangiare
    proteggi i nostri sogni veri dalla vita quotidiana
    e salvali dall’odio e dal dolore e
    a noi che siamo sempre soli nel buio della notte
    occhi azzurri per vedere
    questo Amore grande grande grande
    questo cielo si rischiara in un istante
    non andare via, lasciati cadere
    stella stella mia
    resta ancora nel mio cuore
    proteggi i nostri figli puri nella vita quotidiana
    e salvali dall’odio e dal potere…
    come il primo giorno, come nella fantasia.
    Occhi azzurri per vedere
    grande grande grande
    questo cielo si rischiara in un istante,
    non andare via, non ci abbandonare
    stella stella mia
    resta sempre nel mio cuore
    resta sempre nel mio cuore”

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  4. Ema

    “l’ordine dell’intelletto … l’attore, adesso, ha dimenticato la battuta”

    Alberto mal convive con l’imprevisto…addirittura vorrebbe rendere “irriconoscibile” il romanzo…per distinguerlo da chi e da cosa?
    Alberto sente il bisogno di mettere ordine, di controllare l’ordine, di renderlo rassicurante e simile alla sua aula; sente il bisogno di recitare la parte ma ahimè, nella vita le battute si dimenticano spesso…

    BISOGNA METTERE IN ORDINE LE COSE

    L’albero del susino, laggiù
    le gardenie a sinistra,
    più in là il blù.
    Il mare.
    Dove, amore,
    metteremo il mare?
    Gli anni in quaderni gialli
    e la risata dorata quando badiamo ai gatti.
    In quale cofanetto dell’inverno
    metteremo il temporale?
    In solaio le ore della tua assenza.
    Gli allori, i gerani,
    la menta ai piedi
    di questa promessa.
    Vedrai
    com’è imprevedibile la terra, amore,
    se solo esisti.
    ~ Carmen Yanez ~

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  5. Ema

    “il pianeta nano, che gira, gira oltre Nettuno.”

    Gira la trottola viva

    Gira la trottola viva
    sotto la sferza, mercé la sferza;
    lasciata a sé giace priva,
    stretta alla terra, odiando la terra;
    fin che giace guarda il suolo;
    ogni cosa è ferma,
    e invidia il moto, insidia l’ignoto;
    ma se poggia a un punto solo
    mentre va s’impernia,
    e scorge intorno vede d’intorno;
    il cerchio massimo è in alto
    se erige il capo, se regge il corpo;
    nell’aria tersa è in risalto
    se leva il corpo, se eleva il capo;
    gira – e il mondo variopinto
    fonde in sua bianchezza
    tutti i contorni, tutti i colori;
    gira, e il mondo disunito
    fascia in sua purezza
    con tutti i cuori per tutti i giorni;
    vive la trottola e gira,
    la sferza Iddio, la sferza è il tempo:
    così la trottola aspira
    dentro l’amore verso l’eterno.
    — Clemente Rebora

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  6. Anonimo

    Una puntata di Stargate, non c’e che dire, con tutti questi pianeti che girano…e non solo quelli, nel caso di Alberto che a quanto pare in questa fase della vita ha Saturno contro. Ma i colpi di testa si pagano, si sa: ha ceduto alla rossa infingarda e questo e’ lo scotto che ora deve pagare; per l’incontro di una sera deve ricostruire il suo romanzo, la sua vita.

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  7. Stella Maria

    … una trama che ospitasse, nello stesso tempo, la forza e la ricchezza della vita, l’ordine dell’intelletto e la passione del viaggio, la tensione dell’arte e il pericolo che ogni navigazione reca in sé.

    Forza Alberto solo così puoi scrivere qualcosa che si distingua nel panorama letterario, come nuovo inizio è impegnativo ma non poi così difficile visto che ne hai già creato uno, questa volta però attento alle giovani studentesse, lasciati invece andare a chi conosci e non ti tradirà;-)
    SM

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  8. Ema

    ” la copia originale è nelle mani della ragazza dai capelli rossi”

    La sua anima, l’unico momento in cui ha veramente sentito fluire il sangue nelle vene è nelle mani della ragazza…

    “Furono baci e furono sorrisi
    poi furono soltanto i fiordalisi
    che videro con gli occhi delle stelle
    fremere al vento e ai baci la tua pelle
    E come tutte le più belle cose
    vivesti solo un giorno, come le rose.”
    F.De Andrè

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  9. Titti

    Caro Alberto,
    oggi sono in vena di dediche e ne faccio una anche a te: dimentica quel che è successo e guarda avanti, perché il futuro è là.

    Lei ci avrà già lasciato
    in fondo a qualche data
    probabilmente a maggio
    ma lei per te sarà meno di un’ombra
    l’ombra di un’altro viaggio
    perchè i ricordi cambiano come cambia la pelle
    e tu ne avrai di nuovi e luminosi come le stelle
    e comunque vada
    guardami dentro gli occhi
    gli occhi ch’eran bambini
    guardami dentro gli occhi.
    E adesso chiudi i tuoi occhi
    chiudi gli occhi che ho sonno
    son vent’anni che guardo
    e che non dormo.

    P.S.
    Caro Fabry, il finale è per te che vegli sul blog 🙂

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