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da qui
Dopo il primo momento di euforia, in cui ha avvertito la potenza di un’ispirazione ritornata vergine, Alberto si rende conto di dover ricostruire il suo romanzo, anzi, di aver bisogno di renderlo irriconoscibile, perché la copia originale è nelle mani della ragazza dai capelli rossi, che potrebbe spacciarlo come suo. Il punto di partenza è l’aula universitaria gravida di possibilità, coi richiami a un parlamento, a un teatro greco, o una nave, un treno, l’universo. E’ proprio lì che Alberto ha avuto l’intuizione di una storia da inventare, una trama che ospitasse, nello stesso tempo, la forza e la ricchezza della vita, l’ordine dell’intelletto e la passione del viaggio, la tensione dell’arte e il pericolo che ogni navigazione reca in sé. L’aula rappresenta la ragione e il sentimento, la faticosa opera di costruzione, giorno dopo giorno, ora per ora, l’orazione del politico, la pazienza autorevole del controllore, lo sguardo strategico dell’ammiraglio. Davanti agli occhi appaiono le orbite dei pianeti conosciuti, l’agilità di Mercurio, la sensualità di Venere, la carnalità azzurra della Terra; la severità di Marte, l’imponenza di Giove, la lentezza di Saturno; l’elusività di Urano, l’indipendenza di Nettuno, la riservatezza di Plutone. Alberto pensa che il racconto sia già scritto nel moto perpetuo delle stelle, nell’attrazione dei corpi, nella scia delle comete: la traccia che ogni cosa lascia di sé, rifiutando di omologarsi con le altre, ansiosa di mostrarsi com’è, di essere posseduta e possedere; no, ecco, sta inserendo qualcosa di sé, la rabbia repressa per il manoscritto perso, il furto sleale che immette un principio di disordine nel dibattito del parlamento, nella rotta della nave, nella corsa del treno; l’attore, adesso, ha dimenticato la battuta, lo studente tenta di copiare, il controllore omette di chiedere il biglietto perché l’occhio si è smarrito nella scollatura della viaggiatrice; la trama si sfilaccia, si disperde come una pergamena interminabile che precipita nel nulla, oltre Nettuno e Plutone, al di là di Eris, un pezzo di ghiaccio che vaga nello spazio in cui si perde il filo della storia, ogni residuo di armonia, e resta solo il nome di Discordia, il pianeta nano, che gira, gira oltre Nettuno.

Ma l’autore può immaginare, proprio al di là di Eris, un universo diverso dove, al calore di Euphrosyne e Philotes, Eris si sciolga, finalmente, in una pioggia di nuova armonia…
Ciao!
Claudia
Eris è il più grande pianeta nano del sistema solare; “si tratta di un oggetto ghiacciato che ruota attorno al Sole oltre l’orbita di Nettuno”.
Ma Eris, dal greco antico ????, «conflitto, lite, contesa», era anche il nome della divinità greca della discordia e del conflitto: “un tipetto da prendere con le molle, Eris, che non vedeva l’ora di seminare discordia, lotta e collera sia tra gli dei che tra gli esseri umani. Quando non venne invitata al matrimonio di Peleo e Teti – i genitori dell’eroe greco Achille – Eris non ci pensò due volte e si diede subito da fare per seminare zizzania tra gli altri dei. Quella lite condusse uomini e dei alla guerra di Troia.”
“Nomen est omen”…
Alberto non farti sopraffare dalla rabbia, perchè è un sentimento che offusca la mente ed il cuore e non fa vedere “la forza e la ricchezza della vita”: “il filo della storia” è sempre quell’Amore “che move il sole e l’altre stelle”, tra le quali anche Iris 🙂
Ancora a proposito di stelle e ancora Antonello Venditti:
“Stella che cammini nello spazio senza fine
fermati un istante,solo un attimo, e
ascolta i nostri cuori caduti in questo mondo
siamo in tanti ad aspettare
donaci la pace e ai nostri simili
pane fresco da mangiare
proteggi i nostri sogni veri dalla vita quotidiana
e salvali dall’odio e dal dolore e
a noi che siamo sempre soli nel buio della notte
occhi azzurri per vedere
questo Amore grande grande grande
questo cielo si rischiara in un istante
non andare via, lasciati cadere
stella stella mia
resta ancora nel mio cuore
proteggi i nostri figli puri nella vita quotidiana
e salvali dall’odio e dal potere…
come il primo giorno, come nella fantasia.
Occhi azzurri per vedere
grande grande grande
questo cielo si rischiara in un istante,
non andare via, non ci abbandonare
stella stella mia
resta sempre nel mio cuore
resta sempre nel mio cuore”
http://www.youtube.com/watch?v=HmsClQ1H0ME
“l’ordine dell’intelletto … l’attore, adesso, ha dimenticato la battuta”
Alberto mal convive con l’imprevisto…addirittura vorrebbe rendere “irriconoscibile” il romanzo…per distinguerlo da chi e da cosa?
Alberto sente il bisogno di mettere ordine, di controllare l’ordine, di renderlo rassicurante e simile alla sua aula; sente il bisogno di recitare la parte ma ahimè, nella vita le battute si dimenticano spesso…
BISOGNA METTERE IN ORDINE LE COSE
L’albero del susino, laggiù
le gardenie a sinistra,
più in là il blù.
Il mare.
Dove, amore,
metteremo il mare?
Gli anni in quaderni gialli
e la risata dorata quando badiamo ai gatti.
In quale cofanetto dell’inverno
metteremo il temporale?
In solaio le ore della tua assenza.
Gli allori, i gerani,
la menta ai piedi
di questa promessa.
Vedrai
com’è imprevedibile la terra, amore,
se solo esisti.
~ Carmen Yanez ~
“il pianeta nano, che gira, gira oltre Nettuno.”
Gira la trottola viva
Gira la trottola viva
sotto la sferza, mercé la sferza;
lasciata a sé giace priva,
stretta alla terra, odiando la terra;
fin che giace guarda il suolo;
ogni cosa è ferma,
e invidia il moto, insidia l’ignoto;
ma se poggia a un punto solo
mentre va s’impernia,
e scorge intorno vede d’intorno;
il cerchio massimo è in alto
se erige il capo, se regge il corpo;
nell’aria tersa è in risalto
se leva il corpo, se eleva il capo;
gira – e il mondo variopinto
fonde in sua bianchezza
tutti i contorni, tutti i colori;
gira, e il mondo disunito
fascia in sua purezza
con tutti i cuori per tutti i giorni;
vive la trottola e gira,
la sferza Iddio, la sferza è il tempo:
così la trottola aspira
dentro l’amore verso l’eterno.
— Clemente Rebora
Una puntata di Stargate, non c’e che dire, con tutti questi pianeti che girano…e non solo quelli, nel caso di Alberto che a quanto pare in questa fase della vita ha Saturno contro. Ma i colpi di testa si pagano, si sa: ha ceduto alla rossa infingarda e questo e’ lo scotto che ora deve pagare; per l’incontro di una sera deve ricostruire il suo romanzo, la sua vita.
… una trama che ospitasse, nello stesso tempo, la forza e la ricchezza della vita, l’ordine dell’intelletto e la passione del viaggio, la tensione dell’arte e il pericolo che ogni navigazione reca in sé.
Forza Alberto solo così puoi scrivere qualcosa che si distingua nel panorama letterario, come nuovo inizio è impegnativo ma non poi così difficile visto che ne hai già creato uno, questa volta però attento alle giovani studentesse, lasciati invece andare a chi conosci e non ti tradirà;-)
SM
” la copia originale è nelle mani della ragazza dai capelli rossi”
La sua anima, l’unico momento in cui ha veramente sentito fluire il sangue nelle vene è nelle mani della ragazza…
“Furono baci e furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle
E come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose.”
F.De Andrè
vi ringrazio.
ecco, un piccolo esempio delle sorprese che riserva la vita, anche nel romanzo.
un pezzetto di universo.
ordine e caos, come la vita.
forse più caos che ordine, ma non ci facciamo scoraggiare.
Caro Alberto,
oggi sono in vena di dediche e ne faccio una anche a te: dimentica quel che è successo e guarda avanti, perché il futuro è là.
Lei ci avrà già lasciato
in fondo a qualche data
probabilmente a maggio
ma lei per te sarà meno di un’ombra
l’ombra di un’altro viaggio
perchè i ricordi cambiano come cambia la pelle
e tu ne avrai di nuovi e luminosi come le stelle
e comunque vada
guardami dentro gli occhi
gli occhi ch’eran bambini
guardami dentro gli occhi.
E adesso chiudi i tuoi occhi
chiudi gli occhi che ho sonno
son vent’anni che guardo
e che non dormo.
P.S.
Caro Fabry, il finale è per te che vegli sul blog 🙂
grazie Titti, preferisco questa, però!