[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=sPq_914s2Jw]
da qui
E’ uno spettacolo insuperabile, per certi versi: un mare di roccia tempestato di pieghe e fosse, come la faccia rugosa di un vecchio o una pelle d’animale, di quelle che prendi fra le dita e tiri su e giù per il piacere puro del tatto. Yoh’anan, Eleazar e Nathane sono scesi in una specie di canyon: due pareti levigate che cadono a strapiombo su un wadi ingombro di sassi, ciottoli e lastroni. Procedono lenti, saggiando la superficie dei macigni, la larghezza degli spazi tra blocco e blocco, perché basta niente per mancare l’appoggio e slogarsi una caviglia. Arrivano a una lastra più larga, segnata da righe chiare e scure: un posto ideale per riprendere fiato. Yoh’anan si siede per primo; ha la testa leggermente reclinata, le mani unite verso il basso:
– Dicono che esista davvero.
– Cosa? Anche Eleazar guarda per terra, tra i ciottoli lisci.
– Uno scritto del Maestro.
– E’ così importante?
Eleazar ha il volto scolpito nella roccia: capelli, sopracciglia, naso e bocca formano un rettangolo compatto incorniciato dalla barba rossa.
– Sarebbe come stringergli la mano, sentirne l’odore.
Nathane ha la faccia dell’intellettuale; occhialetti con montatura leggerissima, sguardo critico, labbra piegate verso il basso:
– Non cambierebbe nulla: la gente ha bisogno di credere in quello che propini, è inutile sottilizzare.
Gli occhi di Yoh’anan sono come pietre azzurre che brillano nel buio:
– Tra noi e la verità si srotola il deserto: la distesa di sabbia piatta, infeconda, inospitale. Siamo scesi fin qui per trovare l’acqua nascosta; bisogna avventurarsi, per giungere alla vita.
Eleazar alza la testa verso il cielo: c’è uno spiraglio luminoso tra le pareti lisce del canyon.
– Dio non scrive nulla.
– C’è gente che trova biglietti strani in questi giorni.
– Che biglietti?
– L’ultimo recitava così: il wadi tortuoso diverrà diritto.
Eleazar guarda i macigni levigati, l’acqua che scorre, la ferita profonda che si apre nel ventre della terra.
– La tortuosità è nell’anima, non nel wadi.
Yoh’anan sorride:
– Il potere e la gloria sono le rughe che rendono sterile il deserto.

Yoh’anan significa Giovanni, Eleazar è Lazzaro, ma Nathane è Natan?
“Miserère mei, Deus, secùndum magnam misericòrdiam tuam.
Et secùndum multitùdinem miseratiònum tuàrum, dele iniquitàtem meam…”
“La tortuosità è nell’anima”…
“Uno scritto del Maestro.”
Il linguaggio di una guida morale, per l’agire quotidiano, per l’anima che vuole entrare nel più intimo di sè fino all’unione con il divino.
Un abbraccio.
Si sente odore di storia. Mentre leggevo mi sono venuti in mente Grossman e Oz. Forse è il termine “wadi” che li ha evocati o qualcosa d’altro nella narrazione. Bella pagina.
Barbara
JESUS CHRIST SUPERSTAR (1973)
“Un gruppo di hippies ricostruisce nel deserto l’ultima settimana di vita di Gesù. Dal trionfale ingresso in Gerusalemme, al tradimento di Giuda, alla cattura nell’Orto degli Ulivi, ai processi davanti ad Erode e Pilato, al suicidio di Giuda, alla crocifissione che chiude, senza resurrezione, la storia.
L’originalità risiede nella lettura particolare dei principali protagonisti: Gesù, decisamente umano e spaventato del suo destino; Giuda, figura centrale che tradisce per il mancato realizzarsi della promessa di liberazione; Maria Maddalena, guidata esclusivamente dall’amore per il Maestro”
Ho visto questo film che ero bambina, quando non potevo comprenderlo veramente: credo proprio che lo rivedrò.
Colpito e affondato!
Ho letto e riletto questa pagina così bella e profonda, che lascia senza parole.
Apre lo sguardo verso orizzonti assetati di semplicità, dove il silenzio può “urlare” con tutta la sua potenza e regalare messaggi preziosi, da ascoltare con grande attenzione
Grande Don!!!
“- Tra noi e la verità si srotola il deserto…
il wadi tortuoso diverrà diritto.
Yoh’anan sorride:
– Il potere e la gloria sono le rughe che rendono sterile il deserto.”
“Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate
i suoi sentieri.”
“Siamo scesi fin qui per trovare l’acqua nascosta; bisogna avventurarsi, per giungere alla vita.
…… Dio non scrive nulla.”
Mi fa pensare alla ricerca dei manoscritti del Mar Morto (rotoli di Qumran), alla ricerca spasmodica di una conferma.
Mi fa pensare alle persone che hanno bisogno di scrivere sui cavalcavia delle autostrade, a lettere cubitali: DIO C’E'(altrimenti non c’è?).
Mi fa pensare all’innamorato che ha bisogno di scrivere sulla strada davanti al portone della ragazza:
TI AMO, forse nel dubbio di non averle ancora saputo trasmettere amore.
Mi vengono in mente tutte quelle volte in cui vogliamo toccare, convincere, convincerci …e intanto le rughe avanzano…
“Dio non scrive nulla.”
LE TUE PAROLE ERANO UOMINI
In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini
Nazim Hikmet
“Il potere e la gloria sono le rughe che rendono sterile il deserto.”
“Chi diviene potente non può più amare.”
Jean Giono
“Sarebbe come stringergli la mano, sentirne l’odore.”
Ti sento
Ti sento
nell’aria che è cambiata
che anticipa l’estate
e che mi strina un po’.
Io ti sento
passarmi nella schiena
la vita non è in rima
per quello che ne so.
Ti sento
nel mezzo di una strofa
un pezzo che era loffio
ed ora non lo è più.
Io ti sento
lo stomaco si chiude
il resto se la ride
appena ridi tu.
Qui con la vita non si può mai dire
arrivi quando sembri andata via.
Ti sento dentro tutte le canzoni
in un posto dentro… che so io
Ti sento
e parlo di profumo
t’infili in un pensiero
e non lo molli mai.
Io ti sento
al punto che disturbi
al punto che è già tardi
rimani quanto vuoi.
Qui con la vita non si può mai dire
arrivi quando sembri andata via.
Ti sento dentro tutte le canzoni
In un posto dentro
che so sempre io
Io ti sento
c’ho il sole dritto in faccia
e sotto la mia buccia
che cosa mi farai…
Luciano Ligabue
http://www.youtube.com/watch?v=sLnjVvPbVAw&playnext=1&list=PLF297F891B37994E6
Le rughe di un viso mostrano il tempo e sono specchio di saggezza e verità sempre più grandi come se solo sulla pelle, con il contatto diretto, si potesse finalmente comprendere, solo saggiando manualmente si entra nella storia, nelle cose, nelle esperienze. Ogni ruga è constatazione di vita vissuta, solco di un dolore navigato fino in fondo ma anche di una gioia prorompente come un fiume in piena. Uno scritto, qualcosa scritto da Dio stesso, di suo pugno, sarebbe la deflagrazione di un messaggio che va di bocca in bocca da duemila anni, alimentandosi di una parola che diviene fatto e solo allora diventa vera. Il sogno inconfessabile dell’uomo che ha creduto senza aver visto, di avere la certezza matematica che quel Dio non esiste solo in qualcosa di artefatto, in una credenza popolare. Se quel biglietto ci fosse la rivelazione spaccerebbe il cuore come il ritorno atteso di Gesù, sarebbe la certezza del perdono e di quell’amore infinito che sentì l’adultera davanti al tempio, così grande e indescrivibile da far desiderare di sbagliare ancora solo per sentirsi amati veramente, perchè il filo sottile dell’esistenza e per cui vale la pena vivere è solo quell’Amore rivolto a me e solo a me in quel preciso istante e sempre.
SM
Ma perchè un biglietto? Perchè la morte in croce non è stata sufficiente. Lo sarebbe un biglietto? non credo. Però la stessa ruga su due, tre … centinaia di volti a testimoniare una vita condivisa, potrebbe essera la giusta pergamena su cui Dio scrive.
SM
p.s.: scusate mi era rimasto un pezzo nella tastiera:-)
vi ringrazio, siete una miniera inesauribile.
domani tocca a Yehouda e Chochana.
Giuda e Susanna:-) interessante!
SM
lo spero!