[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=AEHpfz8tafo]
da qui
Sarà la prima volta che guardando
l’immagine del vostro matrimonio
sento che avrei potuto esserci io,
al posto di mio padre
al posto di mia madre,
e mi sono sentito emozionato,
entusiasta e angosciato
dall’impegno di amare, amare sempre,
l’uomo, la donna accanto,
i sei figli portati dal futuro,
e quello morto prima di sbocciare,
ero io, pa’, a fissare lo zio Eugenio,
mentre vi chiedeva di ripetere
le formule del rito e tracciava
un segno di croce sopra l’anello
da mettere nel dito,
sono io che ripenso a quanti anni
ci sono voluti da quel dodici
settembre che sei nato e hai fatto nascere
anche noi, che solo adesso capiamo
papà, quanto ci hai amato,
quanta fedeltà c’era in quello sguardo
con cui guardavi il prete
che un giorno sarei stato.

Poesia delicata e appassionata.
Un ottimo padre o un sacerdote d’eccellenza?
Non avrei saputo scegliere…ha scelto il Signore ed ha scelto molto bene.
Che dolcezza di prima mattina
sensibilità e amore, tutto quello che rende viva la vita
Lo sposo guarda il prete, che cosa guarda la sposa?
La critica ci ha abituati a questi interrogativi riguardo alle opere pittoriche, ma anche chi guarda lo scorrere apparentemente caotico dell’esistenza attraverso un apparecchio fotografico (scattando o leggendo lo scatto) è spesso chiamato ad esercizi analoghi, d’intelligenza e d’amore.
Un abbraccio,
Roberto
Con quanta bellezza e con quanto Amore continui ad indicarci la strada giusta don…
grazie per la tua fedeltà, grazie per il prete, per l’uomo e per il figlio che sei e che ogni padre vorrebbe avere!
Quando guardi due persone, che si amano profondamente, dichiarare il loro amore davanti a Dio,giurando di essere fedeli sempre.
Senti che l’emozione ti sale fino in gola e non puoi fare a meno di piangere lacrime di gioia.
un abbraccio.
oggi.
Tutto superlativo: dalle parole poetiche, alla musica, alla voce…che in molti mi dicono somigli alla mia (ma non sono io).
“quanta fedeltà c’era in quello sguardo
con cui guardavi il prete
che un giorno sarei stato.”
GRAZIE, Signore, per questa vocazione sacerdotale.
GRAZIE, Fabry, perché come Maria hai detto sì alla chiamata del Signore e per la tua fedeltà riconfermata quotidianamente nonostante tutte le mille difficoltà giornaliere da superare…come avviene del resto in tutti i matrimoni.
P.S.
Per non farvi affogare nelle mie lacrime di commozione, aggiungo la mia usuale battuta: Fabry, nel profilo greco dello zio prete era segnato il tuo futuro!
La forza del poeta è che riesce ad esprimere sentimenti che ognuno di noi ha dentro ma che non sa fermare sulla carta. Grazie per questa poesia Fabry, cambiano i nomi, ora è tuo padre, fra giorni è il mio ma l’amore è lo stesso
Un grande abbraccio a te!
Complimenti per la capacità di tradurre sentimenti ed emozioni in parole semplici ma efficaci. La condivisione dei tuoi più intimi pensieri ci permette di conoscere, apprezzare ed amare ancora di più l’uomo e il sacerdote che riesci ad unificare.
Posso solo dire grazie per la tua scelta!
Complimenti, a chi sa sempre e comunque far parlare il cuore.
Quanta dolcezza e delicatezza in queste parole. Grazie per questo tuo parlarci di te, mi sono emozionata e commossa. Dopo aver letto questi versi è naturale riflettere su di sé, e così ho pensato ai miei genitori, alla vita che mi hanno donato e a tutto ciò che hanno fatto per me e per i miei fratelli, a qualunque costo e in qualunque condizione. Nulla è scontato, e non ci saranno per sempre, li amo e questo è naturale, ma da ora in poi vorrei donare loro maggior tempo e attenzione.
Grazie e buona giornata a tutti.
“… dall’impegno di amare, amare sempre…”
Questo è uno dei fondamenti, se non “il” fondamento del matrimonio!
Grazie, don Fabrizio
Giorgina
Dopo aver riascoltato questa bellissima poesia ,volevo ringraziarti per aver preso la decisione di diventare la nostra “guida”….il padre spirituale di cui tutti noi abbiamo bisogno.
GRAZIE !!!
Grazie infinite don…
ogni tua parola è incanto profondo
eco,del tuo mondo interiore
nutrimento dell’anima.
dimostrazione di amore assoluto..
commovente davvero,
un caro abbraccio..
grazie di cuore amici.
esercizi d’intelligenza e d’amore: guardare per capire tutto quello che non abbiamo capito allora, le parole che non abbiamo detto, i grazie che non abbiamo avuto il coraggio o la voglia di pronunciare quando c’era ancora tempo.
@Titti, la voce è come le impronte digitali, non ne esiste una uguale ad un’altra… ma ci vuole orecchio per saperle distinguere, per apprezzarne le sfumature che ne fanno un unicum. Il mio professore di filosofia teoretica affermava che paragonare una cosa ad un’altra assimilandole, per difetto o per eccesso, significa sminuire il valore sia di ciò che è paragonato sia del paragone, perché vuol dire cercare di abbattere quell’orizzonte irraggiungibile entro il quale ciò che è unico si manifesta e si offre alla contemplazione, ed entrare nella mentalità consumistica dell’oggetto ripetibile in serie che non sarà mai arte.
@Titti
è normale che qualcuno abbia pensato a te, io stessa l’ho fatto: hai una bellissima voce ed intonazione, sai evidenziare le sfumature del testo e trasmettere sentimenti ed emozioni… ce ne accorgiamo tutte le volte che assistiamo ad uno dei recitals del Centro.
@Fides
Anche l’altra voce, che non sappiamo a chi appartiene, è molto bella ed ha le stesse caratteristiche di quella di Titti.
Sono sicuramente due voci uniche e diverse, ma se ascolti con il cuore ti sembrano uguali !!!
O almeno a me, che non sono un’esperta…
@M&C
hai ragione, saper cogliere il dettaglio, la differenza è un arte per orecchi attenti .
bellissimo faber bellissimo
@M&C e @Fides
grazie per i complimenti e la precisazione sulla voce, ma non era affatto mia intenzione attirare l’attenzione su di me invece che sul post, né sminuire la voce della fine dicitrice, accostandola alla mia (errore in cui cade circa la metà dei parrocchiani del don, evidentemente tutti privi d’orecchio o poco attenti…o forse mi vogliono troooppo bene? 😉 Proprio non saprei cosa dire, perché ognuno di noi percepisce la propria voce in modo diverso da come la sentono gli altri, quindi anche a me fa effetto ascoltarmi in registrazione, come immagino accada all’autrice del video. Chiudo con l’usuale nota spiritosa che contraddistingue i miei commenti: quasi quasi metto su un business di messaggi personalizzati per segreterie telefoniche 🙂
Colgo l’occasione per invitare tutti – a nome del Gruppo Recital 2010 – il 29 settembre p.v. ore 18 alla presentazione del libro “Al di là del cancro” del nostro autore-regista Augusto Benemeglio, presso la Biblioteca del Centro di formazione giovanile Madonna di Loreto – Casa della Pace (via di Macchia Saponara, 105 Roma).
Saranno presenti l’autore, don Fabrizio Centofanti ed una rappresentante dell’ANT (Associazione Nazionale Tumori) delegazione di Ostia, cui sono destinati i proventi del libro.
Grazie e scusate lo spot, ma è a scopo benefico.
@titti
Non è facile ascoltare o leggere cercando lo scarto, l’attrito, la differenza; bisogna uscire da sé per andare verso l’altro (testo, voce, persona) per capire cosa sia davvero nella sua singolarità, ma capisco che è un lavoro che non tutti sono disposti a fare. cercherò di usare termini un po’ più elementari:
L’assimilazione sminuisce entrambi i termini di paragone, dunque, titti, se la tua voce somiglia a quella di un’altra persona non solo quella dell’altra persona ma anche la tua voce varrà la metà, un quarto o un millesimo di quello che varrebbe se fosse unica, perché è sostituibile, intercambiabile, non necessaria…
cosa è meglio allora: assimilarsi o non assomigliare a nessuno?
(ovviamente la domanda è retorica e non richiede risposte:-)
di solito gli epigoni non hanno grandi personalità ma si appoggiano a giganti che sanno irraggiungibili.
e con ciò chiudo quella che per me era e rimane, una riflessione filosofica.
una voce, il mio diletto!
la cosa bella è il brivido che si prova quando ti visita la voce dell’altro.
grazie, Carmine, grande!