11. Una carriola

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=147-ttSq4tg&feature=related]

da qui

Quando mi destinarono al dicastero, ebbi una fitta al cuore. Un prete da ufficio non l’ho mai capito.
Si vede una parete bombardata, piena di ferite, come un uomo fucilato in strada.
Pensai di rinnovare, organizzare in modo più agile il mastodonte irrigidito.
Un uomo in giacca e cravatta si mette le mani nei capelli: cosa è successo? C’è un motivo per cui tutto va in rovina?
Ero incerto se accettare; mi consigliai, pensai al paese, alla lunga strada che sale verso la parrocchia, tra due file di alberi.
Un altro è sdraiato sul tetto della macchina, come se il mondo fosse stato rovesciato, per comprenderne il senso.
Vidi la chiesa che ricorda San Miniato, il grigio e il bianco che si alternano per dare agli occhi una sensazione di riposo.
Le strade sono piene di macerie, verrebbe voglia di guardare oltre gli scuri, per sapere se qualcuno stia spiando le mosse del presente, se sia possibile concepirsi ancora in un futuro.
Il campanile è un razzo in partenza, no, una colonna in cui si segnano le vicende della storia, no, una matita per scrivere un racconto diverso da ogni altro, perché non tutti i racconti sono uguali, grazie a Dio.
Dal balcone sconnesso si vedono tre ombre che camminano nel viale: sono gli ultimi superstiti di un cataclisma universale?
Da bambino pensavo che ogni storia fosse unica; solo adesso capisco quanto è vero, nelle sale in cui si aggirano personaggi impettiti, attenti a evitare espressioni sconvenienti, se ci sei, ma pronti a sproloquiare appena giri l’angolo.
La piazza si popola quasi d’improvviso: dov’eravate, perché siete usciti tutti insieme? Un calesse procede sbilenco, un tram dagli occhi tristi sembra chiedere scusa di viaggiare.
Mi piacerebbe che la porta della chiesa rimanesse aperta; dicono sia pericoloso, perché i ladri rubano, c’è il rischio delle messe sataniche, dei furti nelle cassette per le offerte; io ricordo i tesori del vangelo, che la tignola non può deteriorare, che i furfanti non possono raggiungere.
Il tram si ferma; la gente pare aver dimenticato la porta d’ingresso: tocca di qua e di là, poi si accalcano tutti dalla parte giusta.
Una chiesa aperta è il contrario dei palazzi dove i cicisbei non si confidano perché temono di perdere qualcosa.
La piazza è il cuore del mondo, in cui si aggirano ombre timorose che hanno perso la via e non ricordano più dove si entri né dove si vada, che scorgono macerie dappertutto e non sanno chi abbia provocato tutto questo.
Ricordo la chiesa dove fui battezzato: a pensarci mi commuovo, misuro la distanza tra la vita che esplodeva e quella che implode in queste mura.
Un gruppo di uomini, armati di piccone, lavorano su un mucchio di detriti.
Prima o poi ne uscirò, sono qui per obbedienza.
Un ragazzino trascina una carriola.

18 pensieri su “11. Una carriola

  1. Fides

    Mi piacerebbe che la porta della chiesa rimanesse aperta

    Mi è capitato di trovare chiese aperte di notte, magari perché era appena finito un concerto o una veglia, ma erano vuote e così sembrava fosse normale per loro starsene lì,aperte, nel mezzo della follia notturna di certi centri cittadini; allora ho pensato che è bello che ci sia un Dio che non ha paura della notte e che non si lascia intimorire da niente, perché nessuno può scalfire il suo abbraccio, la sua tenace attesa di risposta.

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  2. M&C

    -… un racconto diverso da ogni altro, perché non tutti i racconti sono uguali, grazie a Dio.

    Questo è sicuramente diverso…
    perchè ci ricorda, ogni giorno di più, “i tesori del vangelo, che la tignola non può deteriorare, che i furfanti non possono raggiungere”;
    perchè è come se fosse quella porta della “chiesa sempre aperta”;
    perchè ci trasmette valori e sentimenti che sono proprio “il contrario dei palazzi dove i cicisbei non si confidano perché temono di perdere qualcosa”;
    perchè ci aiuta a guardare oltre le nostre “macerie” e rende “possibile concepirsi ancora in un futuro”.

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  3. M&C

    Fede, Speranza e Carità sono come carriole che portano via quelle macerie che soffocano il cuore ed impediscono di vedere oltre la strada, e ci aiutano a costruire nuovi scenari, per rinnovarci.

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  4. Raf

    Una” porta della chiesa sempre aperta” è un invito ad entrare nella grande casa di Gesù ,che ci accoglie con amore,perchè apparteniamo tutti ad una grande famiglia:la sua.

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  5. Vale

    Mi piacerebbe che la porta della chiesa rimanesse aperta; dicono sia pericoloso, perché i ladri rubano,

    come fosse la porta della tua casa quando tuo padre aspetta il tuo ritorno; lui è li e ti accoglie, ti prende per mano e ti rassicura con dolci parole, poi ti culla e fra le sue braccia senti il suo cuore, questo amore prezioso che nessuno può rubarti e non ti allontani più

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  6. Dany P.

    Tra le “macerie”della nostra vita,è bellissimo essere certi che quella porta rimane sempre aperta…per non rimanere sempre in bilico,alla ricerca di un equilibrio che troviamo soltanto se abbiamo la certezza di poter avere la possibilità di scrivere un altro capitolo della nostra vita…se ci sono uomini disposti ad aiutarci a scavare dentro di noi,a trascinare via quei cocci che ci fanno male senza giudicarci,offenderci…qulla carriola potrebbe rappresentare la nostra speranza,la nostra conversione.. la vera rinascita.

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  7. Ema

    Siamo tutti chiamati a lavorare sui detriti….vite stritolate, fratelli abbandonati da tutti, solitudini infinite che sfociano nella più nera disperazione…
    Senza mai dimenticare che i detriti ce li porta il fiume…

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  8. Ema

    “Prima o poi ne uscirò, sono qui per obbedienza.”

    “E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, PERCHÉ TU HAI UBBIDITO ALLA MIA VOCE»”

    Genesi, 22

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  9. Ema

    “Da bambino pensavo che ogni storia fosse unica….
    Un ragazzino trascina una carriola.”

    “Un bambino ci è stato dato….” non lasciamolo andare …

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  10. pamela

    “Un ragazzino trascina una carriola.”

    E’ l’immagine della pazienza, dell’ umiltà, dell’impegno e dello sforzo, di un lavoro di pulizia del cuore dell’ uomo dalle macerie fatto piano piano, poco per volta ma costante..

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  11. Titti

    “Quando mi destinarono al dicastero, ebbi una fitta al cuore. Un prete da ufficio non l’ho mai capito….Ero incerto se accettare…Vidi la chiesa che ricorda San Miniato… Il campanile è un razzo in partenza, no, una colonna in cui si segnano le vicende della storia, no, una matita per scrivere un racconto diverso da ogni altro, perché non tutti i racconti sono uguali, grazie a Dio….misuro la distanza tra la vita che esplodeva e quella che implode in queste mura…Prima o poi ne uscirò, sono qui per obbedienza.”

    Un parroco di periferia è un prete in trincea che non ha nulla a che vedere con uffici e scartoffie, ma è a stretto contatto con la vita ed è chiamato a servire “sporcandosi le mani” , come predicava don Luigi Di Liegro.

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  12. Titti

    “…nelle sale in cui si aggirano personaggi impettiti, attenti a evitare espressioni sconvenienti, se ci sei, ma pronti a sproloquiare appena giri l’angolo…Una chiesa aperta è il contrario dei palazzi dove i cicisbei non si confidano perché temono di perdere qualcosa.”

    Purtroppo queste figure minori non mancano da nessuna parte!

    “Mi piacerebbe che la porta della chiesa rimanesse aperta; dicono sia pericoloso, perché i ladri rubano, c’è il rischio delle messe sataniche, dei furti nelle cassette per le offerte; io ricordo i tesori del vangelo, che la tignola non può deteriorare, che i furfanti non possono raggiungere.”

    Il sogno di un’adorazione permanente…Don Mario aveva quello della “Cappella del Cero” sempre aperta per chi volesse trovare ristoro all’anima. Chissà se ci riusciremo noi, per lui, a realizzare questa attesa, in risposta alle chiese-ministero (chiuse per siesta pomeridiana 😉

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  13. RossellaT

    Mi piacerebbe che la porta della chiesa rimanesse aperta…

    La fede non può essere una cosa privata, essere cristiani è qualcosa che ci rimanda al mondo. Dove esiste una vera comunità cristiana tutti dovrebbe vedere un luogo fatto di persone, di fraternità, di pace, di amore, di solidarietà. Come è bella la piazza la domenica mattina quando al suono della campana le persone si affrettano per entrare attraverso la porta spalancata!

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  14. Roby (S.d A)

    La solitudine è uno dei dolori del mondo, fa parte delle tante macerie che si trovano ammucchiate per le strade, e non solo, perché spesso queste macerie riempiono molti cuori, anche di quelli che vanno in giro con il sorriso stampato che mostra tutti i denti, ma che dietro nasconde tanta tristezza e malinconia. Beh, in qualunque caso, trovare la porta aperta è quello che ci vuole, quanto serve per rinascere; l’auspicio è che sia di aiuto per aprire la porta del proprio cuore, mettendolo a disposizione per un’accoglienza vera, senza margini e confini.

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