41. Il giardino incantato

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=tfOWthxDc_A&feature=related]

da qui

Stavamo parlando di condanne: sì, è più facile condannare che capire. Basta mettere alla fine della frase un anàtema sit, secco e indiscusso.
Analizzare, distruggere, ricostruire, piazzare le tessere del mosaico al posto giusto per disegnare un futuro adatto ai tempi.
La guardia svizzera legge, legge – chiedo spesso a un’assemblea di pensare a un foglio a due colonne: da una parte devo e dall’altra voglio; quale lato riempite di più?
Immagino una chiesa che si preoccupi di parlare ai giovani, di tradurre in volgare il latino incomprensibile dei documenti, di guardare negli occhi chi si sente tanto lontano da non pensarci più.
La baionetta a difesa del vangelo, la mappa dei giardini vaticani come un monopoli da cui sono stati cancellati gli imprevisti e sono esigue le probabilità di toccare il cuore di qualcuno.
La ragazza scruta il vuoto accucciata sulla Vespa, come una Madonna di Antonello da Messina. Dimmi, cosa pensi? Ti prego, m’interessano i tuoi sogni.
Vorresti sempre tutti sull’attenti, ma sarebbe bello interpellarli, informarsi sulla loro salute, sui ricordi che li consumano di nostalgia, sulla lacrima che scende e viene subito ricacciata dentro, per vergogna o timidezza.
Visti dall’alto sembrano la reggia di Caserta, al punto che il cemento oltre i cipressi disegna, in confronto, solo il contorno triste di case popolari.
Ho sempre desiderato un motorino, sentire l’aria che schiaffeggia il viso, l’ebrezza della libertà, gli occhi azzurri del cielo nei miei occhi.
E’ facile urlare, dire questo si deve e questo non si deve, ma lo sai che è sbagliato il termine comandamenti, che nell’originale c’è scritto – guarda un po’ – parole?
I fiori sono i pensieri positivi protetti in una serra irraggiungibile, il terreno di un re che aveva due castelli – Faber, Faber mio -, uno d’argento e uno d’oro.
Ma i miei genitori avevano paura che morissi, immaginavano lo schianto prima ancora che accadesse, piangevano al funerale di un morto ancora vivo.
Cosa deve fare, la Chiesa? Marciare al ritmo cadenzato delle guardie svizzere o piegarsi sulle angosce della gente, sui sensi di colpa, sull’inquietudine creata ad arte da un sistema che ha paura del sorriso?
Ma per lui non il cuore di un amico, mai un amore né felicità.
Avrei voluto correre in branco coi miei amici e mi ritrovai a leggere i poeti, maestri di malinconia, coi quali intrapresi un viaggio molto più pericoloso all’interno di me stesso.
Le mura sovrastano tutto, le alabarde, gli elmi con le piume, sono sempre più alte del salto che sai fare.
Un castello lo donò e cento e cento amici trovò, l’altro poi gli portò mille amori, ma non trovò la felicità.
La chiesa preferisce le beghine che strusciano sul cemento dei santuari e snocciolano novene infinite a santi sconosciuti? – per carità, tutto è grazia, Gesù Cristo ha elogiato la fede della vedova.
Se un teologo non può dire ciò che pensa, se i sogni di una notte di luna devono essere rinchiusi nel cassetto, come riuscirà a parlare al mondo?
Non cercare la felicità in tutti quelli a cui tu hai donato per avere un compenso ma solo in te, nel tuo cuore, se tu avrai donato solo per pietà.
Eppure resta nella Chiesa: ecco gli eroi di questo mondo, non so se dell’altro, dell’altro non so nulla, ma lo immagino diverso dal giardino incantato in cui non arriva il rumore dei singhiozzi, l’eco sorda delle grida dei pazzi e dei malati.

21 pensieri su “41. Il giardino incantato

  1. annamaria orlandi

    La vita è una scelta, una strada senza possibilità di inversioni- se non a rischio di grandi rivolgimenti- e la felicità non è mai afferrata, lo sa bene chi ama Leopardi, ma sempre sognata, assaporata forse in brevi istanti. Una sera dell’ epifania, dopo aver sentito la tua omelia- don Mario era ancora tra noi- Ho provato ,pregando, un senso indicibile di felicità, quasi un assaggio di Paradiso. Mai più provato. Forse la felicità piena è solo nella certezza che la nostra vita ha un senso, che Dio ci aspetta. Purtroppo queste certezze non sono salde : l’immagine della chiesa che si contorna di guardie svizzere indebolisce le nostre speranze e ci fa pensare che sia un’istituzione umana, un centro di potere. In quei momenti di tristezza cerco di richiamare alla memoria quel breve assaggio di infinito- sperando ancora che sì, ne valga la pena…

    Rispondi
  2. Vale

    Se un teologo non può dire ciò che pensa, se i sogni di una notte di luna devono essere rinchiusi nel cassetto, come riuscirà a parlare al mondo?

    Viviamo in un mondo con poca speranza, in cui c’è la paura del sorriso. Essere liberi di seguire le “parole”, cominciando con lo stare bene con noi stessi per poi imparare ad amare l’altro come ci insegna Faber, Maria, Leopoldo e ad aprire al mondo i nostri sogni, magari regalando una lacrima e poter dire : ” chiunque tu sia, spero ti basti”.

    Rispondi
  3. Fides

    Immagino una chiesa che si preoccupi di parlare ai giovani, di tradurre in volgare il latino incomprensibile dei documenti, di guardare negli occhi chi si sente tanto lontano da non pensarci più.

    Non pensarci più, ecco: lasciarsi alle spalle il peso dei millenni, dei roghi, degli anàtemi, degli ermellini, dei divieti, dei memento… non pensarci più, provare a respirare, a nuotare in mare aperto, sgomenti, sì, di fronte all’infinito, ma finalmente liberi.
    Mi viene in mente un passaggio dell’ultimo libro di Mancuso: cito a memoria: cosa sarebbe della Chiesa e del suo catechismo, oggi, se al tempo dei roghi la teologia si fosse confrontata con gli eretici sulla base del pensiero, delle idee, della ragione, invece che col fuoco?
    Cosa sarebbe oggi dei suoi documenti?
    Non pensarci più e vivere, cercando il bene dentro di sé, perché la scintilla divina è in ciascun uomo, in ciascuna donna, e non sarà l’imposizione delle mani di nessuno a renderci migliori o peggiori, ma la scelta quotidiana di donare o trattenere vita.

    Rispondi
  4. pamela

    C’era un re
    che aveva
    due castelli
    uno d’argento
    uno d’oro
    ma per lui
    non il cuore
    di un amico
    mai un amore né felicità.

    Un castello
    lo donò
    e cento e cento amici trovò
    l’altro poi
    gli portò
    mille amori
    ma non trovo
    la felicità.

    Non cercare la felicità
    in tutti quelli a cui tu
    hai donato
    per avere un compenso
    ma solo in te
    nel tuo cuore
    se tu avrai donato
    solo per pietà
    per pietà

    Il donare disinteressato, l’amore che non chiede nulla in cambio perché dell’amore stesso si nutre, sono di una caratura inestimabile. Chi ha questa capacità di offrire amore non è un ”re infelice”, ma un re luminoso.

    Rispondi
  5. Ema

    “Ma per lui non il cuore di un amico, mai un amore né felicità.”

    Eternità

    Chi lega a sè una Gioia
    Distrugge la vita alata;
    Ma chi bacia la gioia in volo
    Vive nell’alba dell’Eternità

    William Blake

    Rispondi
  6. M&C

    -sì, è più facile condannare che capire…

    da una parte devo e dall’altra voglio; quale lato riempite di più?
    Immagino una chiesa che si preoccupi di parlare ai giovani, di tradurre in volgare il latino incomprensibile dei documenti, di guardare negli occhi chi si sente tanto lontano da non pensarci più.

    “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!”

    perchè la legge è fatta per l’uomo e non viceversa e la stessa religione è fatta per l’uomo e non il contrario!
    Come ci hai detto domenica, don Faber…

    Rispondi
  7. Ema

    “La guardia svizzera legge, legge – chiedo spesso a un’assemblea di pensare a un foglio a due colonne: da una parte devo e dall’altra voglio; quale lato riempite di più?”

    Volere è dovere.

    Rispondi
  8. Roby (s.d a.)

    Lo sdoganamento del pensiero dal dazio della forma e della dottrina, la semplicità nel comunicare l’Amore nel suo vero significato, l’umanità trasmessa attraverso un sorriso, una parola… Ecco il valore aggiunto che ha reso e rende grandi alcuni missionari della Chiesa contemporanea; solo identificandosi nel prossimo e scendendo in piazza, vicino agli ultimi, solo così si potrà comprendere fino in fondo il sacrificio di Colui che ha offerto la propria vita per un progetto di fratellanza e libertà

    Rispondi
  9. Dany P.

    Analizzare, distruggere, ricostruire, piazzare le tessere del mosaico al posto giusto per disegnare un futuro adatto ai tempi.

    Analizzare: le situazioni,la realtà che c’è intorno,i giovani a cui si deve parlare a cuore aperto..delle cose che contano
    Distruggere: ciò che non è esatto.sostituirlo…I comandamenti..pensavamo fossero imposizioni,obblighi..e invece scopriamo che sono “parole”
    Ricostruire: i pensieri positivi,la voglia di sorridere,di piangere anche..senza vergognarci di esprimere le emozioni..
    Ma soprattuto ricondurre tutto all’amore,disinteressato,che non aspira a ricompense,che non è un atto di eroismo..ma base fondamentale per la costruzione di un futuro diverso. che deve,può essere migliore..anche per chi si sente tanto lontano da non pensarci più.

    http://www.youtube.com/watch?v=roclLz46bzc

    Rispondi
  10. RossellaT

    ecco gli eroi di questo mondo

    Chi sono gli eroi di questo mondo? Sono quelli che ogni mattina si alzano con l’idea di cambiare quello che non va, che portano avanti i propri sogni, che vanno controcorrente. Sono persone che abbracciano le paure e le sofferenze degli uomini, che tendono la mano verso chi non ce la fa, che non si tirano indietro e si piegano sulle angosce della gente, sono persone capaci di guardare negli occhi.

    Rispondi
  11. Stella Maria

    Dimmi, cosa pensi? Ti prego, m’interessano i tuoi sogni.
    Fermarsi per un attimo, rivolgersi all’altro mostrando un interesse vero e sincero apre un piccolo pezzo di paradiso, anche solo un giardino incantato in due persone. Basta poco perché un corpo chiuso su stesso si distenda come l’alba sul mondo, poco per riaccendere uno sguardo, molto, tantissimo e’ l’attimo in cui si regala un sogno: due occhi che si fermino per interessarsi ai tuoi sogni, in fondo e’ una specie di miracolo che tutti attendiamo si compia almeno una volta nella vita.

    Rispondi
  12. Titti

    “Ma i miei genitori avevano paura che morissi, immaginavano lo schianto prima ancora che accadesse, piangevano al funerale di un morto ancora vivo.
    ….Avrei voluto correre in branco coi miei amici e mi ritrovai a leggere i poeti, maestri di malinconia, coi quali intrapresi un viaggio molto più pericoloso all’interno di me stesso.”

    Non sapevo che Angelo Giuseppe Roncalli rischiò di morire da bambino.
    So che era il primo maschio nonché il quarto figlio su quelli che sarebbero stati in tutto 10 tra fratelli e sorelle sopravvissuti a 13 parti complessivi.
    Già il fatto di venire alla luce è una prima selezione se non un vero e proprio miracolo.
    So che don Fabrizio ha rischiato di morire appena nato…ce lo ha raccontato in un commento proprio su internet anche una sua carissima zia.
    Molto spesso i bambini piccolissimi che si salvano miracolosamente, oltre a sviluppare una grande sensibilità, hanno un destino importante da portare a termine nella loro vita.
    Fabry,
    vista la tua vita “À rebours ” possiamo dire che ti sei salvato perché dovevi diventare guida per molti….e chissà che il numero non aumenti ancora “urbi et orbi”!

    “Non cercare la felicità in tutti quelli a cui tu hai donato per avere un compenso ma solo in te, nel tuo cuore, se tu avrai donato solo per pietà.”

    Cantico del bene (di San Giuseppe da Copertino)

    Chi fa ben sol per paura
    non fa niente e poco dura.
    Chi fa ben sol per usanza
    se non perde, poco avanza.
    Chi fa ben come per forza
    lascia il frutto e tien la scorza.
    Chi fa ben qual sciocco a caso
    va per l’acqua senza vaso.
    Chi fa ben per parer buono
    non acquista altro che suono.
    Chi fa ben per vanagloria
    non avrà già mai vittoria.
    Chi fa ben per avarizia
    cresce sempre più in malizia.
    Chi fa ben con negligenza
    perde il frutto e la semenza.
    Chi fa bene all’indiscreta
    senza frutto mai s’acquieta.
    Chi fa ben per solo gusto
    mai sarà santo né giusto.
    Chi fa ben sol per salvarsi
    troppo s’ama e non sa amarsi.
    Chi fa ben per puro amore
    dona a Dio l’anima e il cuore e qual figlio servitore
    sarà unito al suo Signore.
    Gesù dolce Salvatore
    sia lodato a tutte l’ore il supremo e gran Motore
    d’ogni grazia donatore. Amen.

    Rispondi
  13. Raf

    Non cercare la felicità in tutti quelli a cui hai donato,per avere un compenso ma solo in te …

    Mio nonno mi diceva sempre :-Fai del male e pensaci,fai del bene e scordalo.
    Non si può essere felici pensando di aiutare qualcuno con la speranza di ottenere un proprio torna conto,ma si può essere felici se facendo del bene ,senza aspettarti nulla in cambio,tu stai in pace con te stesso,infatti non puoi donare all’altro amore se tu per primo non ami te stesso ,perchè stai donando una cosa che al momento non possiedi.

    Rispondi
  14. Roby (s.d a.)

    Dimmi, cosa pensi? Ti prego, m’interessano i tuoi sogni.

    Pensieri, parole, emozioni e desideri che non sempre riusciamo a raccontare, per vergogna, per paura o per vigliaccheria, che restano nascosti in fondo al cuore e ogni tanto si riaffacciano … a ricordarti quell’emozione mai vissuta

    Il sogno è l’infinita ombra del Vero. (Giovanni Pascoli)

    Rispondi
  15. ROBERTA Z

    Caro Fabrizio,
    i tuoi genitori hanno fatto proprio bene a non comprarti il motorino. Anche io ho fatto lo stesso con i miei figli, che appena hanno potuto si sono comprati due moto ognuno. Comunqe ai miei sensi di colpa ne aggiungerò uno.
    Ci dici sempre che non si deve pensare agli errori commessi nel passato, forse anche ai sogni nel cassetto non aperto e guardare al presente, al risultato.
    Tu hai un grande dono: sai “parlare al mondo” con il cuore, le tue omelie rendono attuale il Vangelo, ci fanno sentire l’amore di Dio.La Parola resta dentro di noi , ci apre il cuore e ci fa sperare in una trasformazione.
    E’ per questo che a S.Carlo siamo sempre di più, perché non ci sentiamo numeri, perché sappiamo che tu sei l’amico sempre pronto ad ascoltarci e aiutarci nei momenti difficili. Non sei chiuso nel “giardino incantato” in cui non arriva l’eco del dolore del mondo.
    Se fossi andato in motorino e avessi corso in branco coi tuoi amici saresti quello che sei diventato?
    Con affetto. Roberta

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *