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da qui
I fatti di Birmingham, forse, segnarono l’inizio del declino.
La cella comunica con la luce esterna attraverso una grata di venti centimetri che sembra fil di ferro: è così difficile da rompere?
Nessuno seppe chi fu. Scrisse bene un avvocato: avrebbe potuto ritenersi responsabile chiunque seminasse odio, chi raccontava barzellette contro i neri, chi non denunciava le sopraffazioni o scaricava la colpa di ogni male sulla gente di colore.
Due occhi scrutano il mondo, come cercando un segno amico, una parola, uno sguardo da incrociare.
Credi nelle coincidenze? Quel mattino la lezione era intorno a un versetto di vangelo: amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano.
Tutti cerchiamo qualcuno che ci guardi con gli occhi di Dio; perché Dio – lo sai? – a volte chiede in prestito gli occhi di un uomo o di una donna.
Al suono della campanella, le ragazze ritornano nello spogliatoio: quattro di loro sono corse avanti – tu credi nel destino?
Sogni qualcuno che si avvicini alla tua cella quando ormai sei rassegnato a marcire lì dentro per i secoli dei secoli. Si accosta e ti chiede a voce bassa: come ti chiami?
Posi la cartella sulla panca, prendi la giacchetta, infili un braccio, scambiando battute con le compagne allegre.
Come sei finito qui? Hai presente la rivoluzione? Penso di sì. Ecco: gli striscioni, le botte, i poliziotti. M’interrogo, a volte, sul senso delle stelle nella bandiera americana: non sono tutte uguali? Forse ci sono stelle spente da millenni, che aspettano solo d’implodere e sparire.
Infilato il giacchetto, non resta che uscire, un gesto normale, quotidiano, cosa c’è di più semplice che uscire da una stanza? E il destino, amico mio, dove lo metti?
In quattro, in cinque, è il senso della parità che manca, della dignità, della lealtà: è troppo facile pestarti, con tutta quella gente, coi manganelli che colpiscono nei punti delicati; che ci fanno le stelle bianche nello spazio blu della bandiera americana?
La fiamma è la prima ad apparire: come quando sfreghi l’accendino, ma molto più potente, un razzo che decolla, un cannone che spara.
Non sono contenti finché non vedono che fatichi a reagire, che tenti inutilmente di rialzarti: il tuo corpo è mille volte più pesante, come portassi il mondo sulle spalle.
Poi, a occupare lo spazio, è la nuvola di fumo: batuffoli di ovatta grigia e nera, filetti di zucchero che si attorcigliano tra loro, lana di fata dolcissima, buona per le feste di paese.
Forse non è nelle stelle la risposta, ma nelle strisce di sangue che attraversano la superficie bianca. Il sangue siamo noi, il seme gettato nella terra per portare un frutto abbondante al padrone di turno, che lo incassa senza ringraziare.
All’interno dei fiocchi grigi e neri, le ragazze non sono più ragazze, ma pezzi di carne sparsa per la stanza. Hanno appena imparato il versetto sull’amore dei nemici, ma ora con che cosa l’avrebbero espresso? Con la mano staccata dal polso e scivolata sotto il banco? La gamba ridotta come un quarto di manzo appeso al chiodo?
Ecco, non si muove quasi più; anzi, è immobile come la striscia di sangue sulla bandiera americana, circondata di bianco, circondata dai bianchi, una bandiera di caschi e manganelli, dove sventolano calci, sputi e bestemmie.
La lana di fata avvolge quel che resta della quattro ragazze, nel saliscendi del fumo si nasconde il racconto delle origini, l’odio scatenato dal possesso dello spazio vitale, l’idea del potere che s’insinua nel cuore – gli mostrò tutti i regni della terra: tutto questo sarà tuo, se prostratoti mi adorerai.
Credo sia morto, ma infieriscono ancora; bruciate, stelle, implodete in un gorgo che ingoi in un attimo tutto il firmamento; c’era un Dio, una volta, che regalava luce, si avvicinava alla cella con la grata in fil di ferro e incrociava i tuoi occhi di uomo disperato che aspettava qualcuno, un segno amico, due labbra che pronunciassero parole ormai dimenticate: come ti chiami o perché sei qui, mentre lo zucchero filato ha avvolto tutto il mondo, una matassa dolciastra in cui si intravedono un dito, un giacchetto bruciato, una cartella, le quattro ragazzine fatte esplodere a Birmingham il quindici settembre del sessantatré.

“La fiamma è la prima ad apparire….Poi, a occupare lo spazio, è la nuvola di fumo: batuffoli di ovatta grigia e nera, filetti di zucchero che si attorcigliano tra loro, lana di fata dolcissima, buona per le feste di paese.”
Nella vita regnano i contrasti…il bianco e il nero, il dolore e la dolcezza, l’odio e lo zucchero.
Prevale però la fata dolcissima..
http://www.youtube.com/watch?v=267CDzvIlXg&feature=related
‘Come sei finito qui? Hai presente la rivoluzione? ‘
‘Sarei il primo a invocare l’osservanza delle leggi giuste: abbiamo una responsabilita’ non soltanto legale, ma anche morale, che ci impone di obbedire alle leggi giuste. Di converso, abbiamo anche la responsabilita’ morale di disobbedire alle leggi ingiuste: io concordo con sant’Agostino nel ritenere che “una legge ingiusta non e’ legge”.
Ora, qual ‘e’ la differenza fra le une e le altre? Come si fa a stabilire se una legge sia giusta o ingiusta? Una legge giusta e’ un codice composto dall’uomo che corrisponde alla legge morale o alla legge di Dio. Una legge ingiusta e’ un codice in disarmonia con la legge morale. Per usare il linguaggio di san Tommaso d’Aquino: una legge ingiusta e’ una legge umana che non e’ radicata nella legge eterna e naturale. Una legge che eleva la personalita’ umana e’ giusta; una legge che degrada la personalita’ umana e’ ingiusta.’
(Martin Luther King, estratto dalla lettera dal carcere di Birmingham del 16 aprile 1963)
Due occhi scrutano il mondo, come cercando un segno amico, una parola, uno sguardo da incrociare.
La disperazione scompare nel rifugio di un abbraccio, nella dolcezza di uno sguardo, nella mano che si tende. Poche semplici parole scaldano il cuore: “come ti chiami, perchè sei qui?” Capire che hai trovato il tuo mondo, che sei anche tu quel chicco di grano che morendo darà molti frutti e che vivrai di quell’amore che non lascia spazio a niente altro
– … perché Dio – lo sai? – a volte chiede in prestito gli occhi di un uomo o di una donna.
Dio è negli occhi puri di chi ama, senza secondi fini, ma è solo in cerca del bene; negli occhi innamorati che cercano il tuo sguardo, in quegli occhi che ti fanno sentire unico ed importante e che non giudicano mai, ma sono sempre pronti a capire, a sostenerti e ad aiutarti nella difficoltà; gli occhi vicini di un Dio che non si tiene distante, ma ci sta accanto per farci sentire tutta la potenza di questo amore.
Occhi bellissimi, da amare profondamente e liberamente.
Porti nei tuoi occhi (Matteo Ciucci)
Porti nei tuoi occhi un fiore d’autunno.
Non già quello delle piogge di ottobre,
della bruma che avvolge la rugiada
adagiata in silenzio fra i fili d’erba.
E’ l’autunno delle foglie imbrunite,
dei mattini dai tepori gentili,
dai profumi di cuoio conciato,
dal sapore di terra feconda.
E questo tuo sguardo si schiude al mondo
come il fragore di una stagione:
raccoglie calore, offre passione.
Del ragazzo che indugia ad osservare,
non resta che una nuvola cullata
di sogni, o un’anima franta, nel cuore.
‘Tutti cerchiamo qualcuno che ci guardi con gli occhi di Dio’
Ovunque tu sia,
ovunque tu mi guardi.
Ovunque tu stabilisca
io abbia una casa,
fosse pure una grigia prigione,
io so che da qualsiasi pietra
tu solo puoi far scaturire un fiore
nel perimetro del mio cuore.
(Alda Merini)
Tutti cerchiamo qualcuno che ci guardi con gli occhi di Dio
Dio giudica con mitezza e indulgenza, ama e ha fiducia che in ogni uomo ci sia qualcosa di buono. Di fronte a quella parte di noi pronta a giudicare e condannare siamo invitati ad avere lo sguardo di Dio, uno sguardo di speranza capace di infondere fiducia e concedere la possibilità di pentirsi e sentirsi amati.
“c’era un Dio, una volta, che regalava luce, si avvicinava alla cella con la grata in fil di ferro e incrociava i tuoi occhi di uomo disperato”
Dove sei tu luce, è il mattino
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.
C.Pavese
“Dio ha ancora modo di tirar fuori il bene dal male.
E la storia ha dimostrato ripetutamente che la sofferenza immeritata è redentrice.
Il sangue innocente (… ) può ben servire come forza redentrice capace di portare nuova luce….
può far sì che (… ) trasformi gli estremi negativi di un passato oscuro negli estremi positivi di un futuro luminoso.”
(Martin Luther King).
Tutti cerchiamo qualcuno che ci guardi con gli occhi di Dio
Dio ci scruta, nelle pieghe più nascoste del cuore, ci legge e ci conosce fino in fondo e, così come siamo, ci accetta, senza doverci nascondere, senza fingere di essere altri… che bello, ce l’ hai ricordato anche stasera, don
Le “stelle non sono tutte uguali”,infatti ogni stella ha una sua particolarità e brilla di luce propria .
Forse è per questo motivo che agli occhi di Dio ogni stella è così speciale.
vi ringrazio!
potessimo guardare con gli occhi di Dio.
Ciò che non vedo, meglio vedo –
Con la Fede – il mio Occhio Castano
Ha periodi di chiusura –
Ma, Non ha palpebre la Memoria –
Se spesso, tutti i miei sensi si oscurano
Egualmente ravviso
Come se qualcuno tenesse un lume su
Quei Lineamenti così amati –
E mi elevo – e nel mio Sogno –
Rendo a Te distinte Grazie –
Finché la gelosa Aurora interrompe –
E deforma la tua perfezione
Emily D.
Forse ci sono stelle spente da millenni, che aspettano solo d’implodere e sparire.
Si a volte questa sembra l’unica soluzione quando ti calpestano i sogni, l’orgoglio, la tua forza di andare avanti, quando il destino sembra accanirsi contro di te e i tuoi progetti. Tu a combattere per un mondo migliore e la massa a respingerti perchè il nuovo, il diverso spaventa, la perdita del potere mette terrore, c’è sempre qualcuno per cui essere carnefice è la soluzione più conveniente, allora pensi che il pazzo sei tu, che il fuori luogo sei tu, che è meglio smettere di lottare contro Golia, finchè non vedi la tua stessa luce e in fondo puoi morire ucciso per le tue idee o puoi morire perchè il mondo ti sta stretto, quindi non ti rimane che lottare con la fionda, il coraggio delle idee.
SM
Tutti cerchiamo qualcuno che ci guardi con gli occhi di Dio; perché Dio – lo sai? – a volte chiede in prestito gli occhi di un uomo o di una donna.
Li cercano anche quelli che sono stati mandati, forse inconsapevoli, a massacrare, a randellare. Sono servi impotenti, e in quanto tali si scatenano secondo il disegno che qualcuno ha impresso nelle loro menti con calma e calcolo. Quel qualcuno che, quando accadono i massacri, quando la gente è per terra e si confonde con il sangue degli altri, sa bene di avere responsabilità poichè è dietro le quinte, ma non sa di avere un’anima a cui dover rispondere.
Marco
“Amate i vostri nemici”
Il passo del Vangelo che leggevano quelle quattro ragazzine prima di morire..forse era destino che succedesse,quel quindici settembre del sessantatre…forse è nelle stelle la risposta,in quegli Occhi che nonostante tutto ti illuminano di luce,chiedendoti ancora: Come stai?
http://www.youtube.com/watch?v=q8JvUtVtIOI&feature=related
Le stelle,il cielo,una nuvola bianca di zucchero filato…
la dolcezza del Padre,che non ti lascia mai..
dandoti sempre una nuova possibilità..
un nuovo sguardo di speranza..
“Posi la cartella sulla panca,prendi la giacchetta,infili un braccio,scambiando battute con le compagne allegre…”,tutto sembra far parte della vita quotidiana,e non sai che c’è un dsetino assassino che ti aspetta ,per distruggere in un attimo tutto quello in cui speravi: i tuoi sogni, la tua vita.
Allora ,mi domando che senso possa avere tutto questo, non è facile trovare una risposta ,perchè fatti come questo ,si trovano al di fuori della nostra comprensione .
Le persone che si accaniscono contro le altre fino al punto di creare delle stragi innocenti,si credono di essere libere e nelle condizioni di poter decidere della vita dell’altro.Invece non si accorgono che sono diventate schiave delle loro incertezze e delle loro paure,perchè non sono in grado di vedere nell’altro” gli occhi di Dio” che li stà guardando.
lo zucchero filato ha avvolto tutto il mondo
con i suoi eccessi smodati, dove l’ “io” celebra la sua potenza, il tutto e subito sgomitano fra le inutili attese, la luce dei riflettori umilia quella delle stelle; una rete malinconica che ci cattura quando, imbalsamati dalla smania dell’egoismo, non riusciamo più a ritrovare il piacere nelle piccole cose, quella gioia semplice e dolce … come lo zucchero filato in una festa di paese
grazie!
la coscienza si fa strada tra lacrime e sangue, ma alla fine può essere luce.