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da qui
Una cosa mi sembró importante, forse, più di altre: i vescovi dissero la loro.
Promuovere la collegialità tra i vescovi e il grado di comunione e di intesa con i sacerdoti e i religiosi.
Era il ventiquattro marzo quando Oscar Romero venne ucciso con un colpo al cuore, durante l’offertorio.
Il muretto è scalcinato e sembra crollare da un momento all’altro.
Fu come una ribellione preordinata. O un impulso del momento? La storia, a volte, apre squarci improvvisi sul palco logoro delle abitudini decrepite.
Sono le indicazioni pastorali fornite da Benedetto sedicesimo ai vescovi dell’Argentina, ricevuti in udienza al termine della visita ad limina.
Quando cade una bandiera, c’è sempre il rischio di perdere la guerra. Se la bandiera è rossa, l’hai già persa, dice qualcuno.
Oltre i mattoni in rovina c’è un quartiere bianco, dove gli alberi sono uomini anziani che si piegano l’uno verso l’altro per sentirci dall’orecchio buono.
Dietro la bandiera c’è un personaggio in tonaca nera che grida chissà cosa, l’importante è che parli, che faccia in tempo a dire la sua, prima che il gallo canti.
Il papa ha notato che il rapporto tra i vescovi e i sacerdoti è un ambito privilegiato di esercizio dello spirito di comunione ecclesiale.
I passi, i passi sul sentiero – ricordo l’odore, quando ero sul crinale: da una parte il monte, dall’altra la vallata.
Urla che la Chiesa non è una proprietà privata, che è inutile accusarlo di essersi piegato al comunismo – quando cade una bandiera, se poi è rossa – ma appartiene al popolo.
Allo stesso tempo i vescovi hanno il dovere di intervenire e correggere errori e deviazioni sempre possibili.
Come ci ero finito? Perché mi sentivo all’improvviso al cospetto di me stesso, come mi conoscessi per la prima volta, come se il silenzio mi ricordasse il legame con il tutto, i papaveri sparsi alla cieca nella discesa ripida, l’erbaspagna che prometteva guarigioni inaspettate?
Forse è per questo che gli hanno sparato, durante l’offertorio – se la bandiera è rossa, se qualcuno dice che è finita, se la Chiesa non è una proprietà privata, del papa o dei vescovi.
Tenendo un atteggiamento di carità e prudenza.
Mi sentii solo, per la prima volta, un punto nell’universo infinito, ero io, lì, sul crinale, a chiedermi che nome avessero i fiori gialli accartocciati che vedevo nella valle o quelli rosa, sul versante opposto, macchie di colore incerto spruzzate sul pendio come i sogni prima dell’alba.
La vita è una danza, anche la lotta; cercare la posizione giusta, come quando fai l’amore e sembra che tutto si chiarisca, per un attimo, ogni nodo si sciolga, la nuvola sia nuvola, la casa casa, e l’odore di lei un ricordo che ti è rimasto addosso.
La pastorale matrimoniale e famigliare vanno poi considerati due ambiti di primaria importanza.
I passi, i passi, mi sembra di sentirli i miei passi nel silenzio interrotto dal canto di un uccello, l’abbaiare rauco del capriolo, lo sbattere d’ali del fagiano.
Solo allora capisci che la vita è scegliere, abbracciare, affondare i colpi nella carne molle della storia, per generare un figlio che combatta per un ideale – se la bandiera è rossa, se la chiesa non è una proprietà privata, un uomo con la tonaca nera grida che non è del papa, che non è dei vescovi.
Allo stesso tempo è importante valorizzare e stimolare l’apporto dei religiosi alle attività diocesane.
Ci siamo anche noi, sono nostri i passi delle periferie, della lontananza da ogni centro, dell’urlo che nessuno ascolta, anche se è più forte del frinire del grillo, del mugghiare del bue, del ragliare dell’asino.
Dicono che fosse un santo, perché un santo muore sull’altare e sta dalla parte dei poveri, perché il Cristo è tutto ciò che è lontano e sofferente, il dolore votato al silenzio, la lacrima che cade inutilmente, l’abbraccio disperato in una notte in cui ti senti solo anche quando fai l’amore.
I vescovi dissero la loro, mi sembrò importante. Perché la Chiesa non è una proprietà privata. Mi ritrovai là senza sapere come, mi chiedevo che nome avesse il fiore rosso che intravedevo laggiù, oltre il muretto.

Era il ventiquattro marzo quando Oscar Romero venne ucciso con un colpo al cuore, durante l’offertorio.
Parroci con tanta fatica addosso, ma sempre sorridenti, sempre preoccupati della salvezza di tutti, il loro vivere e’ farsi mangiare, come pane spezzato.
La vita é scegliere…
La scelta giusta si puó fare solo tenendo presente la memoria dell’Amore; solo così la scelta é libera ed é gioiosa, non é sacrificio o rinuncia.
Se gusti l’Amore, tutto il resto perde di sapore.
Una verità il fatto di trovare nella solitudine e nella disperazione l’essenza di noi stessi.
Siempre
Aunque los pasos toquen mil años este sitio,
no borrarán la sangre de los que aquí cayeron.
Y no Se extinguirá la hora en que caísteis,
aunque miles de voces crucen este silencio.
La lluvia empapará las piedras de la plaza,
pero no apagará vuestros nombres de fuego.
Mil noches caerán con sus alas oscuras,
sin destruir el día que esperan estos muertos.
El día que esperamos a lo largo del mundo
tantos hombres, el día final del sufrimiento.
Un día de justicia conquistada en la lucha,
y vosotros, hermanos caídos, en silencio,
estaréis con nosotros en ese vasto día
de la lucha final, en ese día inmenso.
Pablo Neruda.
http://www.youtube.com/watch?v=4QB4Qa12P2g&feature=related
“cercare la posizione giusta, come quando fai l’amore….per generare un figlio che combatta per un ideale ”
L’amore può generare solo altro amore…l’amore è forza di attrazione, non si è mai soli.
Solo allora capisci che la vita è scegliere, abbracciare, affondare i colpi nella carne molle della storia, per generare un figlio che combatta per un ideale – se la bandiera è rossa, se la chiesa non è una proprietà privata, un uomo con la tonaca nera grida che non è del papa, che non è dei vescovi.
Nella storia,evidentemente,ci sono stati,come ce ne sono adesso,uomini che lottano e gridano per far capire che la Chiesa deve porsi continuamente di fronte al Cristo,una chiesa autentica,fedele all’invito di Gesù,che esorta a farlo accostandosi all’uomo bisognoso di amore,di comprensione,perchè,è nella chiesa stessa che si manifesta la presenza della salvezza..di tutti,indistintamente..
Questo é lo spirito giusto,che può,e deve essere divulgato,scegliendo di abbracciare,di lasciar aperta quella porta,di portare avanti quella lotta,in fondo la vita lo è,e un cambiamento può essere fondamentale,soprattutto per le nuove generazioni.. Che possano davvero veder spuntare quel fiore rosso,oltre quel “muretto”…rosso come il cuore,come l’Amore, e scegliere di amare liberamente.
Che nome si può dare ad un “fiore rosso che si intravede ,laggiù oltre il muretto”? Forse il nome di Gesù o il nome di Oscar Romero o di tutti quelli che come loro hanno sacrificato la loro vita in nome dell’Amore.
“La vita è una danza, anche la lotta; cercare la posizione giusta, come quando fai l’amore e sembra che tutto si chiarisca, per un attimo,ogni nodo si sciolga, la nuvola sia nuvola, la casa casa, e l’odore di lei un ricordo che ti è rimasto addosso”.
“…l’abbraccio disperato in una notte in cui ti senti solo anche quando fai l’amore”.
Il riferimento all’amore fisico è molto forte in questo post. Nel precedente, se non ricordo male, una nuvola bianca di fumo di lacrimogeno, diventava una donna nuda seduta. L’amore è essenziale per generarne altro, altrimenti viene inutilmente sprecato, e questo non deve assolutamente essere. Ogni volta che viene compiuto un atto di amore fisico, ringraziamo di fatto il Signore per averci dato questa possibilità e per permetterci di Amare in un senso più ampio. Chi fa l’amore, ama, ama oltre che qualcuno, anche gli altri. Amare è vivere.
“I passi, i passi, mi sembra di sentirli i miei passi nel silenzio ”
http://www.youtube.com/watch?v=zqARbfNAEoo
“Perché mi sentivo all’improvviso al cospetto di me stesso, come mi conoscessi per la prima volta, come se il silenzio mi ricordasse il legame con il tutto”
Ho scelto te
Nel silenzio della notte,
io ho scelto te.
Nello splendore del firmamento,
io ho scelto te.
Nell’incanto dell’aurora,
io ho scelto te.
Nelle bufere più tormentose,
io ho scelto te.
Nell’arsura più arida,
io ho scelto te.
Nella buona e nella cattiva sorte,
io ho scelto te.
Nella gìoia e nel dolore,
io ho scelto te.
Nel cuore del mio cuore,
io ho scelto te.
~ S. Lawrence ~
I passi, i passi sul sentiero – ricordo l’odore, quando ero sul crinale: da una parte il monte, dall’altra la vallata.
Nel mezzo, da una parte la dottrina, quelle delle regole, dei palazzi, dall’altra la lotta, quella di ogni giorno con la gente del marciapiede, quella che ci metti la faccia e la vita, perché solo così riesci a non sentirti solo, perché libero di amare, così come ha insegnato Gesù
-Tenendo un atteggiamento di carità e prudenza.
“La Prudenza (al servizio della carità) diventa quella piccola pausa di riflessione che ci impedisce di essere precipitosi nel giudicare, nel condannare e nel prendere decisioni affrettate, e anche nell’entrare nella funesta sfera dell’ira. Dunque, buon senso…”
Salmo 118,9-16
Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.
Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.
Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.
Benedetto sei tu, Signore; mostrami il tuo volere.
Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.
Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.
Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.
http://www.youtube.com/watch?v=v5aK4cIG4uE
– mi chiedevo che nome avesse il fiore rosso che intravedevo laggiù, oltre il muretto.
http://www.youtube.com/watch?v=KB-QkQvPAj4&feature=related
“Oltre i mattoni in rovina c’è un quartiere bianco, dove gli alberi sono uomini anziani che si piegano l’uno verso l’altro per sentirci dall’orecchio buono.”
http://www.youtube.com/watch?v=cHe9eSj6aME
vi ringrazio e vi saluto tutti qui.
sono stato due giorni in pellegrinaggio ed è difficile ricuperare…
un abbraccio!
Fabry
‘..La vita è scegliere’ .. ‘prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro’ (Karol Wojtyla)
“Una cosa mi sembró importante, forse, più di altre: i vescovi dissero la loro.
Promuovere la collegialità tra i vescovi e il grado di comunione e di intesa con i sacerdoti e i religiosi.
Sono le indicazioni pastorali fornite da Benedetto sedicesimo ai vescovi dell’Argentina, ricevuti in udienza al termine della visita ad limina.
Il papa ha notato che il rapporto tra i vescovi e i sacerdoti è un ambito privilegiato di esercizio dello spirito di comunione ecclesiale.
Allo stesso tempo i vescovi hanno il dovere di intervenire e correggere errori e deviazioni sempre possibili.
Allo stesso tempo è importante valorizzare e stimolare l’apporto dei religiosi alle attività diocesane.”
Giovanni XXIII seguì i lavori del Concilio dal suo appartamento, tramite un monitor, intervenendo di persona soltanto quando sembravano essersi addentrati in un vicolo cieco.
Aveva conferito ai vescovi piena libertà nelle decisioni.
Aveva chiaro che il Concilio fosse per la Chiesa un appuntamento importante con la Storia.
Del resto, anche le sue concezioni di politica estera si basavano sulla fiducia negli uomini (solo così si può aprire un dialogo: andando oltre gli schieramenti ed i pregiudizi), a costo di sentir la sua enciclica ribattezzata da “Pacem in Terris” in Falcem in terris.
C’è chi fa ancora fatica a capire l’importanza ed il valore della collegialità nella comunità.
E per restare ad oggi, siamo tutti caldamente invitati a partecipare all’incontro diocesano…chi ha orecchie per intendere, in-tenda.
grazie.
prima o poi torneremo alle origini.