Arrivederci, Wislawa

La stazione

Il mio non arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E’ scesa molta gente.

L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E’ avvenuto perfino
l’incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuona questa parolina.

15 pensieri su “Arrivederci, Wislawa

  1. M&C

    Lo ammetto, non conoscevo W. Szymborska.
    Mi piacciono molto questi versi, mi colpisce questa “presenza/non presenza” (“L’assenza della mia persona/si avviava verso l’uscita tra la folla.”), questo esserci con distacco ma, contemporaneamente, esserci con tutta se stessa e con grande attenzione ai particolari, anche apparentemente i più irrilevanti, ed alle persone che, solitamente in luoghi affollati come una stazione, passano inosservate perchè si confondono con la massa (“A una è corso incontro/qualcuno che non conoscevo,/ma lei lo ha riconosciuto/immediatamente./Si sono scambiati/un bacio non nostro,/intanto si è perduta/una valigia non mia.”)
    Sembra come se l’autrice si lasciasse meravigliare dalla realtà, come fosse una bambina che guarda il mondo per la prima volta.

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  2. M&C

    “Il mio non arrivo”, “l’assenza della mia persona”: è come se la protagonista fosse un fantasma…
    Non posso fare a meno di immedesimarmi in lei, per tutte quelle volte faccio le cose in automatico, di fretta e distrattamente, per tutte quelle volte che faccio qualcosa e poi, subito dopo, mi chiedo “ma ho fatto quella cosa?”.
    Si vive di corsa, come fossimo “altrove”, con l’incapacità di fermarsi e godere dei particolari, di guardare il mondo da più angolazioni: questa poesia sembra ricordarmelo.

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  3. ema

    …..e mai potrà cancellare la sensibilità profonda.

    Sulla morte, senza esagerare

    Non s’intende di scherzi,
    stelle, ponti,
    tessitura, miniere, lavoro dei campi,
    costruzione di navi e cottura di dolci.
    Quando conversiamo del domani
    intromette la sua ultima parola
    a sproposito.
    Non sa fare neppure ciò
    che attiene al suo mestiere:
    né scavare una fossa,
    né mettere insieme una bara,
    né rassettare il disordine che lascia.
    Occupata a uccidere,
    lo fa in modo maldestro,
    senza metodo né abilità.
    Come se con ognuno di noi stesse imparando.
    Vada per i trionfi,
    ma quante disfatte,
    colpi a vuoto
    e tentativi ripetuti da capo!
    A volte le manca la forza
    di far cadere una mosca in volo.
    Più di un bruco
    la batte in velocità.
    Tutti quei bulbi, baccelli,
    antenne, pinne, trachee,
    piumaggi nuziali e pelame invernale
    testimoniano i ritardi
    del suo svogliato lavoro.
    La cattiva volontà non basta
    e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
    è, almeno fin ora, insufficiente.
    I cuori battono nelle uova. Crescono gli scheletri dei neonati.
    Dai semi spuntano le prime due foglioline,
    e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.
    Chi ne afferma l’onnipotenza
    è lui stesso la prova vivente
    che essa onnipotente non è.
    Non c’è vita
    che almeno per un attimo
    non sia immortale.
    La morte
    è sempre in ritardo di quell’attimo.
    Invano scuote la maniglia
    d’una porta invisibile.
    A nessuno può sottrarre
    il tempo raggiunto.

    Wislawa Szymborska

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  4. Raf

    E’ avvenuto perfino
    l’incontro fissato.

    Fuori dalla portata
    della nostra presenza.

    Nel paradiso perduto
    della probabilità.

    Gli incontri tra due anime possono avvenire ovunque,anche” nel paradiso perduto delle probabilità”.

    Grazie,per avermi fatto conoscere questi bellissimi versi di Wislawa Szymbroska

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  5. Agnese

    Wislawa Szymborska è una delle mie preferite poete.Adoravo le sue poesie,ho le sue libri.scriveva le poesie che posso recitare ancora adesso dopo piu di 2o anni da quando ho letto.La poesia che “entra” nel cuore e alla mente,che fa ripensare senso della vita quotidiana.Sono contentissima che mi sono “incontrata” con lei ancora una volta.Grazie!

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  6. Raf

    Altrove.

    Quante volte ci troviamo in un posto mentre vorremmo stare da un’altra parte ?
    A me è successo tante volte ,anche se in quel momento ti trovi dove non vorresti essere,i pensieri volano per te e ti portano là dove tu vorresti.Perchè i sogni rendono possibile ciò che nella realtà risulta impossibile.

    Rispondi
  7. M&C

    “Il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da alcun paragone con alcunché …
    perché il mondo, qualunque cosa ne pensiamo, questo smisurato mondo è stupefacente…
    Tutto è mio, niente mi appartiene”
    W. S.

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  8. Stella Maria

    Una bellissima poesia d’amore che leggo per la prima volta.
    Un amore finito ma che non ha ancora scritto la parola “fine” nel cuore di uno dei due protagonisti che pensa ad un incontro ormai possibile solo altrove.
    Un appuntamento chiesto in una lettera mai spedita in luogo dove non si andrà. L’incontro alla stazione, tappa della vita, in cui si scende dal treno che si prese in due, ci si lascia non ricordandosi più neanche il volto tanto si e’ diventati estranei uno all’altra e quello stesso volto ora viene riconosciuto da un’altra donna che prenderà il treno da cui sei appena scesa.
    Essere presenti nel passato ma non più nel presente o futuro dell’altro e’ questa la presenza/assenza. Non si e’ più nell’altro e il nostro viso ha il valore di una lettera d’amore non spedita.
    Altrove e’ il luogo in cui ritrovarsi ma con la probabilità scarsa di un ritrovare un paradiso perduto mentre e’ ora di scrivere la parola FINE alla nostra storia, chiudere la copertina e riporre il libro nello scaffale dei ricordi, in un altrove dove c’ e’ un NOI che non e’ più presenza assenza del tempo che sarà.

    @ LPELS. Grazie non so se sia la poesia più bella di questa autrice ma in fondo la morte non e’ una presenza assenza nel cuore di chi rimane?

    @ Agnese: mi suggerisci un libro di poesie di questa autrice, magari il tuo preferito, perché io lo possa leggere? Il sentimento di amore e la profondità consapevole e razionale del dolore che lo accompagna hanno svegliato in me il bisogno di approfondire la conoscenza.
    SM

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  9. Roby (s.d a.)

    Altrove.

    Il cielo –

    Finestra senza parapetto,
    senza intelaiature,
    senza vetri.
    Un’apertura e nulla oltre
    solo amplitudine.
    Non devo attendere una notte serena,
    nè alzare la testa,
    per osservare il cielo.
    Il cielo l’ho dietro le spalle,
    sottobraccio e sulle palpebre.
    Il cielo mi avvolge ermeticamente
    e mi solleva da sotto.
    Persino le montagne più alte
    non sono più vicino al cielo
    delle valli più fonde.
    In nessun posto c’è più cielo
    che in un altro.
    Il cielo opprime ugualmente
    le nuvole e le tombe.
    la talpa è assunta in cielo
    come la civetta che agita le ali.
    Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
    cade di cielo in cielo.
    Aride, fluide, rocciose,
    infiammate e aeree
    regioni celesti, briciole di cielo,
    folate di cielo e cataste.
    Il cielo è onnipresente
    anche nelle oscurità sotto pelle.
    Divoro il cielo e lo secerno.
    Sono una trappola intrappolata,
    un abitante abitato,
    un abbraccio abbracciato,
    una domanda in risposta a una domanda.
    Dividendo il Cielo dalla terra
    non si pensa in modo appropriato
    a questa totalità.
    E’ solo un modo per vivere
    presso un indirizzo più esatto,
    più facile da trovare,
    se dovessero cercarmi.
    I miei segni particolari
    sono l’estasi e la disperazione

    Wislawa Szymborska

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  10. marcosic

    Neanche io, come molti, conoscevo questa autrice.
    Questo è il tipo di testo che ben si presterebbe ad una scomposizione da parte di un critico. Io non potrei, quindi non mi avventuro.
    Noto la pulizia dei versi: sono netti, precisi, non lasciano adito ad interpretazioni, forniscono immediatamente la rappresentazione per la quale sono stati creati: non mi è stato necessario leggerla ulteriormente, se non per il successivo e puro piacere di rileggerla. Le rappresentazioni sono plastiche, bucano la pagina: ti sembra di vedere ciò che viene descritto, immagini la scena, i volti, le sensazioni, l’interiorità dell’azione.
    L’intera descrizione avviene senza sfilacciature, procede con lucidità a tratti implacabile, pur mantenendo una serenità costante. Ecco, però, anche se la descrizione è quella di un non incontro sull’impalcatura di ciò che evidentemente è stato e non può più essere (“non può più essere” e non “che non è più” che sarebbe già troppo nel presente), emerge una dolce arrendevolezza, un insieme di fondo amorevole anche se duro, un desiderio ancora fresco, un essersi spostati su di un altro piano temporale, più vicino, più adeguato alla situazione, forse più reale della realtà da cui il tutto proviene.
    E poi questi 6 versi, eccezionali, il nocciolo forse.

    La stazione della città di N.
    ha superato bene la prova
    di esistenza oggettiva.
    L’insieme restava al suo posto.
    I particolari si muovevano
    sui binari designati.

    Contengono una speranza disillusa, una considerazione alta nella memoria, una ineluttabile presenza-assenza, un rispetto immenso e grandioso dell’esistenza e di tutte le sue forme. Un accettare con amore e serenità i “particolari” ed i “binari” di tutto il mondo.

    “Altrove” poi, è la chiusura suprema. Dove si trova questo “altrove”? Ecco, scrivendo la poetessa per prima “Nel paradiso perduto delle probabilità” e a seguire “Altrove. Altrove”, dimostra la sua eccezionale duttilità esistenziale, di cui i versi, credo, sono forse solo la sua felice trasposizione fisica, ma la sua mente è già lì, già lei si è spostata ad abitare un vulnus creato per lei, che lei ha saputo riconoscere ed immediatamente amare, come luogo della probabilità perduta. Eccezionale viaggio.

    @ Stella: grazie per voler comprare un libro di questa poetessa.

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  11. Roby (s.d a.)

    Sembra quasi un discernere l’anima dal corpo, in una dimensione spazio-tempo in cui tutto avviene, tutto è; perché l’amore arriva ovunque, sempre
    Non la conoscevo, mi ha lasciato una bella emozione

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  12. pamela

    Anche se è un premio Nobel, ho scoperto le sue poesie poco più di un anno fa, leggendole in rete.
    Trovo ci sia molta grazia nei suoi versi.

    A me piace particolarmente questa poesia:

    Con uno sguardo mi ha resa più bella,
    e io questa bellezza l’ho fatta mia.

    Felice, ho inghiottito una stella.

    Ho lasciato che mi immaginasse
    a somiglianza del mio riflesso
    nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
    nel battito di ali improvvise.

    Il tavolo è tavolo, il vino è vino
    nel bicchiere che è un bicchiere
    e sta lì dritto sul tavolo.
    Io invece sono immaginaria,
    incredibilmente immaginaria,
    immaginaria fino al midollo.

    Gli parlo di tutto ciò che vuole:
    delle formiche morenti d’amore
    sotto la costellazione del soffione.

    Gli giuro che una rosa bianca,
    se viene spruzzata di vino, canta.
    Mi metto a ridere, inclino il capo
    con prudenza, come per controllare
    un’invenzione. E ballo, ballo
    nella pelle stupita, nell’abbraccio
    che mi crea.
    Eva dalla costola, Venere dall’onda,
    Minerva dalla testa di Giove
    erano più reali.
    Quando lui non mi guarda,
    cerco la mia immagine
    sul muro. E vedo solo
    un chiodo, senza il quadro.

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  13. RossellaT

    E’ proprio vero che l’arte va oltre la morte e rende eterni, oggi nel giorno della sua scomparsa molti di noi hanno conosciuto per la prima volta questa donna e la sua poesia.

    L’assenza della mia persona
    si avviava verso l’uscita tra la folla.

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  14. Ernesta Scappaticci

    Mi sento fortunata per questo, la leggevo già da tempo questa intelligente e feconda poetessa.
    La sua grande forza é la semplicità e la chiarezza dei suoi versi che arrivano a tutti specialmente, soprattutto a quelli che non hanno la fortuna di essere acculturati.
    Le persone molto” semplici” hanno un dono meraviglioso quello di Sentire cose che ad altri non arriveranno mai.
    Qualcuno ce lo ha insegnato nel Vangelo, lo ringrazio per questo ogni momento.
    Spero di provare sempre , senza scoraggiarmi, ad essere almeno un po’ Umile come loro.

    Le sue poesie mi fanno pensare subito a quelle di Alda Merini, due donne che sanno parlare all’anima e i loro versi ci entrano come pietre ma con una delicatezza incredibile.

    Sono molto contenta anche io di averla letta e di potere rifugiarmi nei suoi versi che ogni volta mi rendono la memoria del mio essere un essere umano.
    Ernestina

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