60. Lo schermo

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da qui

Marius vacilla, quando vede la donna sulla porta. Cosa fare? Continuare a svuotare le casse o sparare, per la prima volta, da quando è iniziato tutto questo? Ci sono momenti infiniti in cui persino lui, il duro, l’invincibile, è insidiato dal tarlo perfido del dubbio, anche se sa che non potrebbe mai permetterselo; ma la donna riccia, apparsa all’improvviso, gli mette dentro un’inquietudine inspiegabile: possibile che non sappia resistere? Cos’è che rende pesanti le sue mani, divise tra la Smith & Wesson e le banconote ammucchiate nel cassetto di metallo? I ricordi lo ingolfano, il campo dove aveva vissuto alcuni mesi per disintossicarsi, come diceva il prete, non era servito, la sua vita è qui; ma la donna, chi era quella donna? Perché ci sono immagini che ne chiamano altre, quella dell’amico che lo segue, per esempio, sempre più impacciato perché vorrebbe scrivere e questo non è affatto il suo mestiere; per un istante si mette nei suoi panni, di uno con la testa fra le nuvole, come è sempre chi vede la vita dalla parte degli altri, ed è questo che lo turba: pensare ad Arturo, alla donna riccia, ai clienti e alle commesse spaventate, ognuno concentrato nel suo ruolo, inchiodato a tradimento alle responsabilità alle quali non pensava, ma ora che potrebbe essere la fine è tutto chiaro, la vita scorre sullo schermo come un film o le righe di un romanzo che lo scrittore infila l’una dopo l’altra, spinto dall’adrenalina da lui stesso provocata e non sa se parteggiare per Marius o per le vittime oppure per Arturo, divorato dall’angoscia di aver visto nella donna riccia qualcosa che lo blocca, lo getta nel tunnel dei ricordi, la spirale senza fine delle cause e degli effetti, dove basta uno sguardo per farti uccidere o farti innamorare. Quello sguardo: Marius, come hai fatto a coglierlo? La linea che ha unito per un attimo gli occhi di Gilda e Arturo: hai capito e basta, per una di quelle intuizioni imprevedibili che giungono da un altro mondo, dove non c’è bisogno di rapinare supermarket, dove chiunque è degno di rispetto e non esistono campi di recupero in cui la natura è sottoposta a una pressione insopportabile, la stessa che ora ti costringe a scegliere la mano della Smith & Wesson, a chiudere gli occhi con la speranza di sbagliare, il dito sul grilletto, i ricordi al punto di saturazione, la donna riccia che allunga le mani come per fermare il tempo, Arturo che grida: no, non farlo! le righe che scorrono sullo schermo indifferente; per lui va bene tutto, che la pistola spari o che all’ultimo Marius ci ripensi. Che il mondo finisca o ricominci, per lui non cambia nulla, è l’occhio freddo del destino, che non incrocia mai lo sguardo di vittime e carnefici.

27 pensieri su “60. Lo schermo

  1. M&C

    Siamo noi i protagonisti: la vita non ci può passare davanti come in uno “schermo indifferente”, dobbiamo viverla, e siamo sempre chiamati a scegliere, anche quando il destino sembra avere “l’occhio freddo”.

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  2. ema

    “Quello sguardo: come hai fatto a coglierlo?”

    Il tuo più tenue sguardo

    Il tuo più tenue sguardo
    facilmente
    mi aprirà
    benché abbia chiuso me stesso
    come dita sempre mi apri
    petalo per petalo
    come la primavera fa
    toccando accortamente
    misteriosamente
    la sua prima rosa
    e io non so
    quello che c’è in te
    che chiude e apre
    solo qualcosa in me
    comprende
    che è più profonda
    la voce dei tuoi occhi
    di tutte le rose
    nessuno
    neanche la pioggia
    ha così piccole mani

    Edward Estlin Cummings

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  3. M&C

    – basta uno sguardo per farti uccidere o farti innamorare…

    Rimani davanti ai miei occhi
    e lascia che il tuo sguardo infiammi i miei canti.
    Resta fra le tue stelle,
    e alla loro luce lascia ch’io accenda la mia adorazione.
    La terra rimane in attesa
    dul ciglio della strada del mondo;
    rimani in piedi sul verde mantello
    ch’essa ha steso sul tuo cammino;
    e fa ch’io senta nei fiori di campo
    il prolungamento del mio saluto.
    Resta nella mia sera solitaria
    dove il mio cuore veglia da solo;
    e colma la coppa della sua solitudine,
    che sente in me l’infinità del tuo amor.
    (R. Tagore)

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  4. marcosic

    A volte mi pare di vedere la mia vita che scorre, appunto come in un film, su uno schermo. Capita quando i ricordi si dilatano, la consapevolezza di un errore si ingigantisce dentro di te, una parola sbagliata ti rincorre e ti graffia, un litigio inutile ti assilla.
    Siamo concentrati nel nostro ruolo, e questa è la nostra immobilità. Siamo liberi di pensare, amare, scappare, buttarci, decidere, e questa è la nostra bellezza, il libero arbitrio che Dio ci ha donato. E’ questo il motivo per cui siamo belli, unici, importanti. Nessuno è più importante di noi. A volte piango di gioia per aver scoperto questa verità, a me che hanno sempre detto che potevo migliorare, che dovevo ispirarmi a tizio o a caio, che avrei potuto evitare questa cosa, correggere quell’altra. Tante persone sterili nella mente e nell’anima mi hanno approcciato nella vita cercando di cambiarmi, e se sono evoluto, lo devo in parte anche a loro, oltre che a me.
    Ecco, torna il tunnel dei ricordi. Si accumulano, si stratificano, spingono, marciscono, risorgono, volano, ci fanno piangere o ridere. Ci guidano, spesso più di quanto noi si creda.

    Saranno i ricordi, ormai trasformatisi in sensazioni stratificate, alterate, disomogenee, a condurre per mano Marius, a fargli compiere un gesto piuttosto che un altro? Sarà la fortuna, l’istinto, ad aiutare Gilda, ad evitarle un pericolo? Sarà l’amore e la consapevolezza a far deviare Arturo dal suo attuale percorso (senza il quale, però, egli non avrebbe potuto uscire dal suo guscio)?

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  5. Raf

    Che il mondo finisca o ricominci per lui non cambia nulla, è l’occhio freddo del destino, che non incrocia mai lo sguardo di vittime e carnefici.

    Probabilmente per “l’occhio freddo del destino” non ha importanza come andrà a finire ,ma per protagonisti della storia si,perchè sono loro che la stanno vivendo in prima persona e comunque andrà a finire la loro vita avrà di certo subito un cambiamento che potrà essere positivo oppure negativo,questo dipende se Marius decide di premere il grilletto oppure no.

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  6. Raf

    la natura è sottoposta a una pressione insopportabile, la stessa che ora ti costringe a scegliere la mano della Smith & Wesson, a chiudere gli occhi con la speranza di sbagliare, il dito sul grilletto,

    Marius,si sente in trappola e pensa che la soluzione migliore sia quella di premere il grilletto con la speranza di sbagliare .Se spera di sbagliare è perchè, sa che quello che stà per fare è sbagliato, ma pensa che non ci sia un’altra soluzione,e invece per lui una soluzione c’è, ed è quella di:Scegliere!

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  7. ema

    “per un istante si mette nei suoi panni, di uno con la testa fra le nuvole, come è sempre chi vede la vita dalla parte degli altri, ed è questo che lo turba: pensare ad Arturo, alla donna riccia, ai clienti e alle commesse spaventate, ognuno concentrato nel suo ruolo”

    Qualche volta sarebbe utile abbandonare i propri ruoli, quelli nei quali unicamente ci riconosciamo e che ci danno sicurezza…in fondo non stiamo recitando uno spettacolo teatrale…si riuscirebbe ad acquisire nuove consapevolezze!

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  8. ema

    “Cosa fare? Continuare a svuotare le casse o sparare, per la prima volta”

    Il destino e la nostra possibilità di scegliere si intrecciano in modo indissolubile; a volte abbiamo perfino la sensazione di non avere possibilità di scelta ma che sia unicamente il destino a determinare ogni situazione.
    Il cuore dell’uomo in ogni caso dovrà dimostrare di essere sempre all’altezza di qualsiasi destino esprimendosi unicamente con le proprie scelte.

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  9. Roby (s.d a.)

    Gli occhi che si incrociano, un messaggio di positività che punta al bene, all’amore, che fa dimenticare quell’attimo di solitudine, l’occhio freddo del destino, che non ha conosciuto dolcezza, capace solo di fare del male per l’unico scopo che conosce: soddisfare il proprio egoismo di amore disilluso

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  10. Ernesta Scappaticci

    A volte pare che la parola di qualcuno che ami, per il fatto che ti ha partorito la stessa madre, porti non solo il gelo ma l’era glaciale che é infinitamente più lunga.
    Chi fa esercizi di questa portata ha la morte nelle dita, che chiude a pugno, quasi a volerla trattenere per essere sicuro che il tempo non gliene porti via il ricordo.

    C’è dunque un tempo per ogni momento della tua vita, arriva quello dell’urgenza dell’altro e qui ha inizio la passione, bello questo tempo.
    Adesso apri le dita e lasci cadere la morte che prima trattenevi perché ormai l’altro non può che essere amore, amore e ancora amore.

    Grazie alla vita che mi ha voluto fare questo dono a me ,per me, ma soprattutto per l’altro che ora penso con un sorriso che mi lascia senza fiato.

    Ernestina

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  11. Ernesta Scappaticci

    @ Raf detto

    Secondo me scegliere è una parola che fa parte del vocabolario che ci chiude in una gabbia senza speranza.

    Meglio lasciarci andare alla vita che scorre e che spesso decide per noi.
    Ti guardi e ti senti bene perché non sei ne carnefice ne vittima, semplicemente sei.

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  12. Ernesta Scappaticci

    @ Ema detto

    Condivido il tuo commento (8) con tutta me stessa.
    Una faccia per ogni occasione, me lo sono sentito dire una volta da una persona che amo, che tristezza nel suo sguardo quella sera.
    Non se n’è più liberato, povero fra i più poveri!
    Quella frase mi ha gelato per sempre una parte del cuore.
    Spero tanto di non vederlo mai più negli occhi di nessuno, perché gli occhi degli altri non hanno davvero segreti per me.
    Anche questo é un altro bel dono che mi ha fatto la vita.

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  13. M&C

    Oggi il destino ha portato il gelo sul nostro quartiere e sulla nostra città, ma è un gelo bello da vedere: la neve, soffice e leggera, ha ricoperto ogni cosa del suo bianco lucente e rilassante.
    I bambini sono impazziti (a Roma la neve è un evento straordinario) e anche noi adulti oggi ci sentiamo un po’ più piccini…!

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  14. Ernesta Scappaticci

    A mio fratello,
    sei tu l’altra parte di me, tu quello che amo di più, tu che porti il gelo nel mio cuore fatto di gioia e di passione.
    Che Dio ti protegga, e faccia di te quel bambino che mi teneva stretta la notte quando la paura ci faceva stare svegli.

    -Che dici chiamiamo papi?
    – non ti preoccupare ci sono io per te.
    Ciao uomo triste e perduto nel destino che per te è stato solo carnefice.

    Rispondi
  15. Raf

    @ Ernesta

    Avere la possibilità di scegliere non è come essere messo in una gabbia senza speranza , ma vuol dire essere liberi. A meno che non ti trovi costretto a fare scelte che non sono tue e che non ripsecchiano la tua persona,solo in quel caso ti senti rinchiuso in una gabbia senza uscita ,perchè non sei tu a decidere, ma è qualcun’altro che decide per te.

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  16. pamela

    Quanti quanti secondi saranno trascorsi mentre nella mente di Marius fluisce il suo ‘stream of consciousness’? Forse pochi, pochissimi….
    Ci sono attimi che si dilatano e sembrano diventare interminabili quando qualcosa o qualcuno ci mettono di fronte ad un punto cruciale e ci scorre davanti tutta la nostra vita.

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  17. roberta Z

    Quante volte durante la nostra vita, senza neanche accorgecene, cambiamo ruolo? Io non ci avevo mai pensato fino ad oggi e nel leggere questo post che sembra scritto per me, per il momento che sto vivendo, ho capito il perché di questa strana sensazione che mi fa sentire in bilico.
    Quanti ruoli ho ricoperto dall’inizio della mia vita ad oggi! Figlia, moglie, mamma, imprenditrice, nonna… E’ sempre difficile passare da un ruolo all’altro, il cambiamento implica un abbandono, un lutto, ti fa soffrire. Quando il tuo compagno ti lascia e tu devi ricoprire anche il suo ruolo nella famiglia e nel lavoro. Quando capisci che il tuo ruolo di mamma, per i tuoi figli è diventato quasi superfluo, mentre per te è ancora primario, vorresti ancora far parte della loro vita, vorresti sentire il calore di un abbraccio. Invece devi lasciarli andare. Quello della nonna è un ruolo che ho vissuto molto poco a causa del lavoro che mi occupava tutta la giornata. Non ho seguito i miei nipoti come avrei voluto, non ho proprio meritato il loro amore.
    Questo è un momento molto difficile per me. Ho capito che è arrivata l’ora di lasciare, di lasciare dopo trentaquattro anni la mia azienda nelle mani dei miei figli. E’una decisione che ho preso liberamente: due giorni fa ho messo tutte le mie cose in grandi buste della spesa ( non in uno scatolone come fanno gli americani, in fondo mi sono sempre sentita una casalinga) e me ne sono andata senza che se ne accorgesse nessuno. Ho perso un altro pezzetto di cuore, ma a parte il dolore, sento di aver fatto la cosa giusta. Mi chiedo se l’inutilità possa essere considerata un ruolo o non devo far altro che aspettare il mio ultimo cambiamento?
    “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire…..”

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  18. Ernesta Scappaticci

    Raf detto

    Non credo che sia così semplice come la metti tu, ognuno di noi sa bene cosa vuol dire scegliere.
    Io sono sempre nella scelta ogni momento della mia vita.
    Aspetto però che qualcuno più grande di me mi indichi la strada, per il momento tutto é andato bene.

    Grazie Signore che sei sempre al mio fianco e sul mio bel cammino.

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