63. Distinguere

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da qui

Che ti ha chiesto?
Dimentica il passato.
E tu cosa gli hai detto?
Che è importante, non voglio cancellarlo.
Gli hai chiesto il nome?
Mi ha detto di chiamarsi quasi come Fausto.
Ricordi, da bambina? Venne un uomo con gli occhiali, sembrava preoccupato. Ti disse cose strane, che allora non capivi. Ora emergono frammenti di frasi, un giorno, in pineta, ti sembrerà più facile, la vita cambierebbe, la tua infanzia triste, la solitudine che non puoi più sopportare, dimenticare tutto, come quando si spala la neve e vi si getta il sale, allora sì che procedi sicura, perché il mondo è pieno di trappole e Dio solo sa come evitarle. Dio e un altro.
Si chiama Faust.
Ti proporrà uno scambio. Apparirà nel luogo delle memorie dolci, dove t’incontri col ragazzo, in mezzo ai cespugli di lentisco, tra le bacche di corbezzolo, perché il dolce chiama il dolce e non c’è offerta migliore di quella abbinata al piatto preferito – il risotto di Gina, quante volte ti ci porterà, davanti alla banchina, alle barche in cui pare nascondersi l’idea giusta del futuro, la risposta al tuo sguardo ancora incredulo, mamma, perché te ne vai? Non posso stare sempre qui da sola.
Ho un appuntamento.
Dove?
– Alla casa editrice.
Tra un piatto e l’altro, il tuo ragazzo ti mostrava un libro. Cosa c’era scritto? Qualcuno doveva aver calunniato Joseph K., perché una bella mattina, senza che avesse fatto nulla di male, lo arrestarono. Ti piacque: eri tu, prigioniera di qualcosa che non riuscivi a decifrare; solo in mezzo ai pioppi e al rosmarino ti rendevi conto, mamma, ho paura di restare senza te, vado e torno, dici sempre così, chi è quell’uomo, non t’impicciare, la sentivi ancora, mentre il gufo borbottava e la luna spalancava gli occhi e lui ti stringeva, facendosi largo tra le gambe, e chiedeva cosa pensi, dove stai con la testa, non ti ci porto più.
Vuole fartela vedere mentre salta in aria.
Cosa?
Verrà quando meno te lo aspetti, avrai paura, ma lui farà la faccia buona. Allora dovrai scegliere. Ti dirà che c’è una soluzione, una chiave per tutto. Ti proporrà di farlo vivere, se lo desideri davvero. O di farlo morire, se hai cessato di amarlo. Dirà che lui può tutto. E’ un angelo al contrario, ma è difficile distinguere.

23 pensieri su “63. Distinguere

  1. Raf

    E’ un angelo al contrario, ma è difficile distinguere.

    Per “distinguere” se l’angelo che si ha davanti sia un angelo che vuole il tuo bene o un angelo che ti illude che tutto vada bene per poi portarti alla rovina ,ti devi fidare di ciò che ti dice il cuore in quel momento ,perchè gli occhi del cuore vedono ben oltre le apparenze e sanno riconoscere di quale angelo ci si può fidare!

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  2. M&C

    “Distinguere” tra bene e male, a volte, è veramente difficile, più facile è cadere nella confusione, non capire più quale sentimento è giusto e quale è sbagliato.
    Una cosa può aiutare: quella certezza profonda del cuore, quella consapevolezza che, quando si sceglie il bene, si prova una grande pace interiore ed una sensazione di grande energia positiva.

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  3. RossellaT

    Negli ultimi tempi ho sentito ripetere che per distinguere il bene dal male Salomone chiese un cuore docile ovvero un cuore in ascolto allora visto che siamo i governanti della nostra vita la cosa vale anche per noi. Dobbiamo quindi imparare ad ascoltare noi stessi, le nostre emozioni, i nostri bisogni assieme a quelli degli altri solo così sarà possibile fare le scelte giuste.

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  4. roberta Z

    Se mi proponessero di cancellare il mio passato, certo ci penserei un po’: non è stato bello, le sofferenze hanno sovrastato di molto i momenti felici. Magari vorrei cancellarlo per ricominciare, ma forse farei gli stessi errori, dovrei per prima cosa cambiare me stessa, così non esisterebbe il mio passato, ma neanche io.
    Visto che esisto, non cancello niente, anzi devo imparare a vivere il passato “….come la via che mi ha condotto a una nuova vita” (H. Nowen “La voce dell’amore”) . Purtroppo la nuova vita non è ancora completamente mia, così vivo il passato da vittima, come tutte le mie esperienze di adesso dipendessero da quelle passate.
    Purtroppo sono ancora convinta che sia così, perciò non riesco ad uscirne fuori.

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  5. marcosic

    Il Bene e il Male. Non abbiamo possibilità alcuna di vivere al di fuori di questo schema. Ed è giusto così. Va assai bene cosi. Poiché siamo nati per scegliere in continuazione ed oscillare tra questi due poli. Forse l’ unico modo per migliorare se stessi è essere attaccati e tentati dal male. Faust o chi per esso (l’eccesso di tecnologia, i soldi, il potere, il dominio, il possedere, il poter violare, il prendere, il far mambassa di quanto possibile), ci accarezzerà sempre, ci lusingherà, ci prometterà tutto. Sta a noi, solo a noi. Le nostre azioni compongono la vita; le vite compongono il tempo; il tempo fa vivere il mondo. Ogni volta che scegliamo tra il bene e il male, noi facciamo comunque vivere il mondo. In un senso o nell’altro.

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  6. ema

    “E’ un angelo al contrario, ma è difficile distinguere.”

    E’ importante saper distinguere e discernere anche se questa preziosa capacità non ci metterà mai definitivamente al riparo dalle sconfitte e dagli errori. Può succedere che anche a noi stessi resti incomprensibile capire chi siamo veramente, figuriamoci poi conoscere profondamente gli altri.
    Una cosa però fa davvero la differenza ed è la nostra bontà d’animo; una scelta fatta in buona fede sarà sempre la migliore possibile perchè non entrerà mai in contraddizione con il nostro cuore.

    “Sono tutto e il contrario di tutto”
    E. Dickinson

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  7. Stella Maria

    Dio e un altro.

    Trappole vere o presunte ma pur sempre trappole e ciò che sembra senza via di uscita, e solo male, a volte non lo è. Faust è un uomo curioso, non lo siamo tutti? Il male è affascinante e chi non vorrebbe vedere se scegliendo una strafa invece che l’altra non sarebbe stato più felice? Chi soggiogato dalla vita non vorrebbe soggiogarla? Il bene e il male sono le due facce di una stessa medaglia e la confusione è tanta, come la sete di conoscenza che convince Dio a salvare Faust, la mancanza di sete anche di conoscenza è la dannazione dell’uomo. Tramite la conoscenza si può arrivare alla redenzione. C’è sempre una speranza che le cose siano migliori di quel che sono oggi e la certezza che pur errando qualcosa alla fine ti salva. Mefistofele è più furbo di quel che si crede, conosce le scritture e chiama Gesù per nome e noi siamo così sicuri che una tentazione sia veramente tale anche quando sembra dirlo il cuore? L’incontro con l’altro salva, l’amore salva, anche quando lo distruggiamo è pronto a intercedere per noi, come Margherita.

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  8. ema

    “Dirà che lui può tutto.”

    Dichiararsi onnipotenti è una tentazione tipicamente umana…almeno su questo non dovrebbe essere facile sbagliare.

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  9. ema

    “Ti proporrà uno scambio.”

    E un mercante disse:
    Parlaci del Commercio.

    E lui rispose dicendo:
    La terra vi concede i suoi frutti,
    e non saranno scarsi se solo saprete riempirvene le mani.
    Scambiandovi i doni della terra scoprirete l’abbondanza e sarete saziati.

    Ma se lo scambio non avverrà in amore e in generosa giustizia,
    renderà gli uni avidi e gli altri affamati.
    Quando sulle piazze del mercato voi,
    lavoratori del mare dei campi e delle vigne,
    incontrerete i tessitori i vasai e gli speziali,
    Invocate lo spirito supremo della terra
    affinché scenda in mezzo a voi a santificare le bilance e il calcolo,
    affinché valore corrisponda a valore.
    E non tollerate che tratti con voi chi ha la mano sterile,
    perché vi renderà chiacchiere in cambio della vostra fatica.

    A tali uomini direte:
    “Seguiteci nei campi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti in mare.
    La terra e il mare saranno generosi con voi quanto con noi”.
    E se là verranno i cantori, i danzatori e i suonatori di flauto,
    comprate pure i loro doni.
    Anch’essi sono raccoglitori di incenso e frutta,
    e ciò che vi offrono, benché sia fatto della sostanza dei sogni,
    reca ornamento e cibo all’anima vostra.
    E prima di lasciare la piazza del mercato,
    badate che nessuno si allontani a mani vuote.
    Perché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento
    sin quando il bisogno dell’ultimo di voi non sarà appagato.

    Kahlil Gibran

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  10. M&C

    M sembra che la difficoltà più grande sia l’assuefazione: troppo spesso viene facile dirsi “in fondo, che male c’è?” e, con questa scusa, seguire il proprio egoismo ed assecondare sentimenti ed istinti che, pur apparendo buoni e giusti, in realtà portano solo il male nel nostro cuore e nella vita di chi ci sta accanto.

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  11. Roby (s.d a.)

    Davanti a un bivio, dove da una parte c’è la felicità a portata di mano, la soluzione veloce del problema, dall’altra la vita con i suoi ostacoli, fra i quali disimpegnarsi per riuscire a respirare, almeno un po’. Dunque la tentazione è forte, una bacchetta magica che mette tutto a posto, mica male, però! Cerchiamo una felicità da programmare, anche quella, incasellata in una griglia come tutto il resto; difficilmente riusciamo a comprendere una felicità senza tempo, che possa arrivare improvvisa, senza aspettarla, perché finalmente troviamo un minuto per fermarci dalle corse quotidiane, provando ad accettare la vita così com’è, con i pro e i contro, una vita che è unica, solo nostra, che non può prescindere da ciò che siamo

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  12. roberta Z

    “Tutto è creato da Dio – Dio è sommamente buono – dunque ogni realtà da lui creata è buona e non esistono di malvagie” (S.Agostino d’Ippona).
    Dunque l’uomo è buono ed è guidato dall’amore, ma Dio gli ha dato il libero arbitrio, per cui può scegliere un bene inferiore, come la ricchezza, il potere, ecc.
    Penso che noi , quando facciamo il male, ne siamo consapevoli. Lo scegliamo perché ci conviene e troviamo tutte le scuse del mondo per dimostrare a noi stessi e agli altri di avere agito giustamente.

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  13. pam

    ”Joseph K.,.. una bella mattina, senza che avesse fatto nulla di male, lo arrestarono. Ti piacque: eri tu, prigioniera di qualcosa che non riuscivi a decifrare.
    La sentivi ancora, mentre il gufo borbottava e la luna spalancava gli occhi”

    Joseph K., il protagonista del Processo di Kafka – romanzo ‘’tosto’’, non se ne esce indifferenti -riceve un misterioso ordine di arresto anche se non ha commesso alcun reato. Ma il punto è che lui avalla questo processo, si fa devastare , inghiottire dal procedimento, quasi sia davvero colpevole, in sostanza rinuncia a vivere.
    Ma rinunciare a vivere perché braccati da fantasmi, da paure, magari da sensi di colpa per cose di cui nemmeno si è responsabili, è forse il primo favore che si può fare al male, a discapito di noi stessi e magari da chi ci è accanto e vuole il nostro bene.

    A tratti questo romanzo mi ricorda la letteratura di indagine psicologica di inizio ‘900, Svevo, Joyce, Kafka, Musil, i piani realistici e i piani simbolici, i flussi di coscienza, i pensieri dei personaggi che si intrecciano agli eventi, l’attenzione per i dettagli. Però in questa ‘’cura’’ c’è molta più luce e dolcezza.

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  14. roberta Z

    La depressione, il senso di inadeguatezza , la mancanza di coraggio di affrontare la vita, la paura di morire, molte volte sono i motivi per i quali, nei casi più gravi, alcune persone possono essere portate al suicidio. In questo caso si tratta di un disagio, di una vera patologia.
    La spinta decisiva per queste persone può essere la morte di una persona cara, la perdita di un amore che non hanno saputo mantenere perché incapaci di rapportarsi e di vivere.
    Moltissime persone, invece, tentano il suicidio per essere prese finalmente in considerazione, per attirare l’attenzione, perché pensano di risolvere con un atto plateale i loro problemi. Normalmente queste persone non riescono a farla finita, il loro è una specie di ricatto verso chi sta loro accanto, una maniera di comunicare il loro bisogno di attenzione, molto più incisiva delle parole.
    Se si decide di suicidarsi, ci sono tanti modi per riuscire sicuramente nell’intento, ma quando un’aspirante suicida come Ester si mette bella vista su un tetto e prima di buttarsi giù aspetta qualcuno che la veda in modo da poter essere salvata, beh! allora si tratta solo di un’interpretazione melodrammatica. Questo non vuol dire che Ester non stia male, ma è chiaro che non ha veramente intenzione di morire, evidentemente c’é qualcosa in lei che la fa ancora sperare nella vita, in cui ancora crede.
    Ma vuole veramente bene a Fausto o vuole lui solo per comodità ? Per una rivincita sulla sua vita tormentata di bambina che non ha potuto ancora crescere o una vittoria definitiva sulla moglie?

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