28. Un quadernetto nero

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=dbNdBepJZGw]

da qui

La città è vuota: ci siete voi, in una brasserie ai confini del mondo, del tuo mondo, oltre il quale non riesci più a guardare.
Scrivi un diario.
Cerchi di decifrare i suoi pensieri: ha gli occhi troppo grandi, impossibile gestirli.
Per quale motivo?
Estrae un bloc notes dalla tasca dei calzoni, una moleskine con l’elastico scuro per assicurarla.
Perché dovrei scrivere un diario?
Non risponde nulla. Prendi il notes  e lo apri alla pagina iniziale: c’è una frase in corsivo, difficile da leggere. Ti concentri: Quando gli chiesero cosa avrebbe salvato dalla casa invasa dal fuoco, lui rispose: il fuoco.
Carina.
Fofner guarda lontano, sarà un vezzo, o un vizio. Cosa farai? Servirebbe a qualcosa annotare la tua vita?
Finché non scrivi, è come se i pensieri e i sentimenti formassero una matassa ingarbugliata.
La proposta t’imbarazza: cerchi di distinguere le prime idee che ti vengono alla mente.
Tu scrivi un diario?
Ha gli occhi fissi nei tuoi: provi paura, per un attimo.
La mia vita la scrivono gli altri: sulle case diroccate, sui davanzali dei pontili.
Ti chini sulla pagina, prendi la penna dal taschino.
Non pensarci, butta giù quello che passa per la testa.
Ti piace il bianco della carta: spalanca le possibilità, non ti costringe a essere quello che non vuoi. Rigiri la biro tra le dita. Alzi lo sguardo: Fofner ha ancora gli occhi puntati su di te. Ti ci specchi dentro, finché la testa non comincia a girare. Ti avvolge una nebbia fitta, che solo a poco a poco si dirada, mostrando un corridoio dai soffitti altissimi e le pareti chiare. Indossi un grembiule bianco con il fiocco azzurro. Cosa ci fai, da solo? Ti sei perso. Forse sei uscito dall’aula per andare al bagno, è il primo giorno di asilo, non conosci il posto. Le porte enormi sono chiuse, come potresti ritrovare quella tua? Saranno dieci: da dove sei venuto? Ascolti le voci che provengono da dentro, le maestre che gridano, gli scolari che si muovono tra i banchi, non riconosci l’intonazione alterata della tua insegnante, i pianti e le risate dei compagni di classe. Devi scegliere un’aula a caso, altrimenti starai qui per sempre. Ti dirigi verso quella che hai davanti. Ti slanci in tutta l’altezza, afferri la maniglia abbassandola appena, in modo da guardare di sbieco nella fessura sottile che si apre. Ecco, ce l’hai fatta. Qualcuno se n’è accorto, la maestra si volta di scatto, grida con quanta voce ha in corpo: chi è là! Sei costretto a entrare, con gli occhi socchiusi, il cuore che batte all’impazzata. Ti fai coraggio, getti lo sguardo sull’aula tutta bianca, piena di alunni col grembiule nero, più grandi di te, sgorbio minuscolo, al confronto. Dopo un attimo di esitazione, come obbedendo a un unico comando, scoppiano tutti in una risata acuta, terribile, sguaiata, mentre volano gli epiteti, asino, scemo, dove vai? Sei solo, col grembiule bianco, una lacrima enorme precipita sul pavimento grigio: la puoi vedere, spiaccicata come una pozzanghera in cui si specchiano la vergogna e la paura. Ti senti qualcosa tra le mani, un quadernetto nero, con un elastico per chiuderlo: cominci a scrivere qualcosa, sotto gli occhi grandi di Fofner.

35 pensieri su “28. Un quadernetto nero

  1. Agnese

    “Tu scrivi un diario?”
    no,ho smesso anni fa,da quando mia amica mi ha detto che suo marito ha trovato suo diario e li ha fatto una scenata.Mia vita è la mia vita,e per me,meglio non provoccare destino.

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  2. ema

    “Ti senti qualcosa tra le mani, un quadernetto nero, con un elastico per chiuderlo: cominci a scrivere qualcosa, sotto gli occhi grandi di Fofner.”

    “Le vrai moleskine n’est plus”

    Io dico che il taccuino degli artisti esiste eccome!
    Ne abbiamo una prova inconfutabile…”sotto gli occhi grandi di Fofner”

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  3. ema

    “La città è vuota: ci siete voi, in una brasserie ai confini del mondo, del tuo mondo, oltre il quale non riesci più a guardare.
    – Scrivi un diario.”

    “E’ meraviglioso che una generazione che si difende dal caldo con un condizionatore e dal freddo con il riscaldamento centralizzato, che viene alloggiata in alberghi immacolati, possa sentire il desiderio spirituale o fisico del viaggio. ”
    Bruce Chatwin

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  4. ema

    “Alla Closerie des Lilas mi sedevo
    a un tavolino d’angolo, ordinavo un
    café crème e passavo lunghi
    pomeriggi a scrivere sul mio
    taccuino.”

    Ernest Hemingway

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  5. gum

    Anni difficili quelli in cui stai prendendo le misure al mondo.
    Tu così piccolo e candido in mezzo alle prime bestie nere della tua vita.
    Non ti sai difendere, giochi sempre “fuori casa” e vincere diventa complicato. Ti avevano raccontato quella bella storia dell'”altra guancia” (per fortuna che ne abbiamo solo due) ma non funziona sempre. Capisci che non sei attrezzato che sarà più dura del colletto inamidato dalla mamma. Hai appena socchiuso la porta della tua esistenza e inizia il diario che qualcuno sta scrivendo con te fino all’ultima pagina.

    Un brano intensissimo a mio modo di vedere che non può non coinvolgere personalmente il lettore e fargli vivere le tue stesse sensazioni,Don. Grazie

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  6. ema

    “Ti piace il bianco della carta: spalanca tutte le possibilità, non ti costringe a essere quello che non vuoi. Rigiri la penna tra le dita. Alzi lo sguardo: Fofner ha ancora gli occhi puntati su di te.”

    Una vita piena di possibilità ed un Padre che ti guarda vivere, innamorato di te: cos’altro si può desiderare?

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  7. M&C

    “La mia parrocchia è una parrocchia come tutte le altre. Si rassomigliano tutte. Le parrocchie d’oggi, naturalmente. Lo dicevo ieri al curato di Norenfontes: “Il bene e il male debbono equilibrarsi; sennonché, il centro di gravità è collocato in basso, molto in basso. O, se lo preferite, si sovrappongono l’uno all’altro senza mescolarsi, come due liquidi di diversa densità”. Il curato m’ha riso in faccia. È un buon prete, affabilissimo, molto paterno, che all’arcivescovado passa addirittura per un ingegno forte, un po’ pericoloso. I suoi motti di spirito formano la gioia dei presbiteri, ed egli li sottolinea con uno sguardo che vorrebbe essere vivacissimo…”
    “Che cosa importa? Tutto è grazia”
    (Diario di un curato di campagna – G. Bernanos)

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  8. M&C

    “Quando la casa brucia, salverei il fuoco, perchè almeno lui smetta di fare il suo mestiere e ci garantisca il rimanere di ciò che serve tra le macerie incenerite! Mi aspetto che Dante Alighieri mi venga incontro all’ingresso del Flegetonte e che mi dica “Forse mi sono sbagliato, davvero: una folla illimitata di beati, sopravvissuti all’inferno e ai tormenti di colpe mai commesse! Grazie al fuoco che divora l’inutile ed indescrivibile teoria del pianto.”

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  9. marco1963

    Mente e animo da liberare, alterati a volte dalle sensazioni, offuscati dalla pienezza della vita. Ci sono momenti o intere esistenze di persone che funzionano così. Come respirare e trovare un soffio di aria pura? Fai un giro, trova cose divertenti. Oppure guarda dentro di te, in un viaggio unico, in cui sei solo ma sono presenti tutti quelli che conosci, le sensazioni belle o brutte del passato e una voglia incontenibile di leggerezza, di spiccare il volo per liberare il tuo messaggio. Indagare nella coscienza, tirar fuori, donare se stessi. Non è esercizio semplice: pura espressione, da un lato, e creatività dall’altro. Per i pochi che sanno farlo. Se ben fatto, quell’esercizio può anche farci trovare in un posto qualsiasi ai confini del nostro mondo, a “mungere” la mente nella prima brasserie dietro l’angolo, vergando parole in libertà su un foglio bianco, che man mano che va riempiendosi ci rende più liberi di quando abbiamo iniziato. E, voglio credere, renderà più liberi coloro che lo leggeranno.
    CIAO DON 🙂

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  10. M&C

    “Il cuore vive finché ha qualcosa da amare, così come il fuoco finché ha qualcosa da bruciare.”
    (Victor Hugo)

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  11. RossellaT

    Ti fai coraggio e spalanchi lo sguardo sull’aula tutta bianca, piena di alunni col grembiule nero….
    Sei solo, col grembiule bianco….

    Il bianco e il nero due aspetti contrastanti della vita. Il bianco è il colore della luce, dell’amore, dell’innocenza, il nero è il colore del male, del peccato, dell’emarginazione. Incontrare il buio per riscoprire la luce che è nel mondo, nell’uomo.

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  12. pam

    ‘Scrivi un diario’
    ‘Ti piace il bianco della carta: spalanca tutte le possibilità’

    Scrivere come atto creativo, per l’artista, ma anche come cura, per chiunque di noi, per elaborare le proprie esperienze di vita, quelle liete e quelle più difficili, guardandole ‘’nero su bianco’’.

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  13. pam

    ‘Finché non scrivi, è come se i pensieri e i sentimenti formassero una matassa ingarbugliata’

    ..è vero, e imparare a cercare le parole giuste aiuta a trovare i pensieri e a dipanarli.

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  14. bioraffaella

    – Scrivi un diario.

    Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa….
    (Emile Cioran, Squartamento, 1979)

    Quel qualcosa che non è sempre facile dire a voce.

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  15. bioraffaella

    Quando gli chiesero cosa avrebbe salvato dalla casa invasa dal fuoco, lui rispose: il fuoco.

    AMANTE……FUOCO

    Dio……. come amo il fuoco!

    Là, davanti a me,

    un falò immenso scaldava la dolce terra,

    tingendo di rosso il cielo della notte.

    Desideravo conoscerlo….

    sconfiggere per sempre quell’antica paura,

    che da lui mi allontanava.

    Sussurando il mio timore,

    gli chiesi un abbraccio…..

    volevo toccarlo…

    capirlo….

    essere per un solo istante ……fuoco.

    Mi tese la mano e mi portò nel suo mondo di luce.

    Ricoprì il mio corpo,

    di un rosso mantello,

    e per una notte fui regina nel mio re.

    Purificò il mio cuore…… la mia anima,

    mi regalò energia, stringendomi in un abbraccio,

    che sciolse il ghiaccio della mia anima.

    Il fuoco… mi amò.

    Amai….il fuoco.

    Non mi volle per se,

    non lo volli per me,

    per questo non divenni cenere,

    per questo rimase ancora acceso senza mai spegnersi.

    Ci separammo all’alba,

    dopo una lunga notte,

    passata a giocare scambiandoci i ruoli.

    Da allora lui vive in mè.

    Ho capito il fuoco vivendolo.

    Dio… come amo il fuoco!

    Michela Montrasi

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  16. Agnese

    POESIE D’AMORE
    da “Il Giardiniere”
    Non nascondere il segreto del tuo cuore,
    amico mio!
    Dillo a me,solo a me,in confidenza.
    Tu che sorridi cosi gentilmente,dimmelo piano,
    il mio cuore lo ascolterà,non le mie orecchie.

    La notte è profonda,la casa silenziosa,
    i nidi degli uccelli tacciono nel sonno.
    Rivelami tra lacrime esitanti,tra sorrisi
    tremanti,tra dolore e dolce vergogna,
    il segreto del tuo cuore.

    RABINDRANATH TAGORE

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  17. Ernesta Scappaticci

    “tu scrivi un diario”
    No non l’ho mai scritto, oggi me ne rammarico molto, quanta parte della mia vita è ormai sparita, che peccato!
    E’ vero quando scrivi tutto é come si rimette a posto e prendesse una forma, quella della vita..della tua, di quelli che ami, di quelli che incontri per caso, di quelli che trovi per caso, di quelli con i quali scrivi per un caso e ti ritrovi a non volerli più lasciare perché ormai fanno parte di te; senza i loro commenti, forse non sapresti davvero cosa dire!
    Questo e cercare amore è donarsi perché anche loro si donano a te; non “per caso”.

    Sono molto contenta di scriverlo adesso con voi, con il nostro scrittore, che ci aiuta a trovare un punto : del giorno che è appena trascorso, di quello che verrà, di quello che speri di trovare domani quando appena sveglia speri avvenga.

    Anche io finalmente ho un diario.

    A domani amici” non per caso” il nostro domani che mi auguro e vi auguro valga la pena di essere vissuto, con tanta fiducia.

    Ernestina.

    Grazie all’amico che mi ha incoraggiata a continuare ad avere un po’ più di fiducia; Fabrizio Centofanti.

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  18. Fides

    Finché non scrivi, è come se i pensieri e i sentimenti formassero una matassa ingarbugliata.

    Un diario: si, un quadernetto nero con le pagine tutte da riempire… oggi più che mai, con la mania della digitazione rapida che con un click facilita l’estemporaneità delle idee, col rischio di rendere effimeri e passeggeri sentimenti e vissuti, e con la contemporanea diffusione dell’idea che tutti, ma proprio tutti, debbano (o peggio desiderino?) conoscere quello che pensiamo, viviamo, sentiamo, un diario da tenere rigorosamente nel cassetto, come cosa intima, personale, si rivela un’ottima idea per se stessi, ( ma anche per chi ci circonda 🙂

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  19. Agnese

    I ricordi.La nostra memoria è piena di ricordi,questi belli,spaventosi,drammatici.Ogni tanto “esce fuori” qualcosa che ti può condizionare.Io personalmente cerco di ricordare
    soltanto questi belli momenti dalla vita anche se a volte è difficile.
    Lo sai cosa mi ha colpito nel racconto di questo bambino?La sua forza addentro.
    Da solo,piccolo,spaventato sul corridoio scuro,grande con tante porte da scegliere,
    e lui non siè messo seduto a piangere(come spesso fanno anche i grandi davanti a
    una scelta importante) aspettando che arriva qualcuno per aiutarla.Lo sapeva che deve
    fare qualcosa,andare avanti,non fermarsi.Ha scelto la porta sbagliata.Capita.Importante
    è provare trovare la porta dalla nostra vita.Mio ex professore di liceo diceva:siamo umani è abbiamo diritto di sbagliare.Ogni uno di noi quante volte aveva aperto la porta
    sbagliata?! Importante è cercare,da qualche parte ci sta la nostra porta e noi lo dobbiamo trovare.

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  20. ROBERTA Z

    Non tutto si può dire. Quando sento qualcuno che dice: “io quello che penso lo devo dire, io sono sincero”, credo che sia una persona che non si fa problemi a dire cose che possano ferire gli altri o ad essere impopolare. Sono sicura però che ognuno di noi abbia in sé cose non dette.

    Per trenta anni non ho potuto dire niente di quello che avevo in mente, non potevo manifestare le mie idee se erano diverse dalle sue. Questo silenzio mi ha fatto tanto soffrire. Tenevo un diario in cui finalmente potevo sfogarmi, dire a me stessa tutto quello che mi faceva male, le cose che dovevo accettare con grande fatica. Scrivevo pagine e pagine e piangevo, piangevo. Il pianto era liberatorio, sfogavo così il mio dolore e quando finivo di scrivere era come se avessi potuto confidarmi con qualcuno.

    Anche quando lui si è ammalato e sapevamo entrambi che non c’era speranza, ma non ne abbiamo mai parlato. Io non scrivevo più il diario, anzi, mi sembrava che tutte quelle pagine fossero come un tradimento verso di lui.
    Un giorno, vedendolo soffrire sempre di più, ho preso i quaderni e foglio per foglio, senza leggerli li ho fatti in mille pezzi. Ho buttato via molta parte della mia vita, ma è stato un piccolo sacrificio che ho voluto fare per lui,

    Rispondi
  21. bioraffaella

    Ti piace il bianco della carta: spalanca tutte le possibilità, non ti costringe a essere quello che non vuoi.

    “il biando della carta : ti spalanca tutte le possibilità” …di scelta, stà a te decidere quale prendere in considerazione, per togliere finalmente il segnalibro nella tua vita e continuare a vivere senza più fermarti.

    Rispondi
  22. bioraffaella

    cominci a scrivere qualcosa, sotto gli occhi grandi di Fofner.

    Il momento in cui decidi di scrivere è il momento in cui decidi di vivere , perchè in fondo la vita non è altro che un romanzo da vivere!.

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  23. vale

    ..afferri la maniglia abbassandola appena..

    Ciò che la tua penna riesce a farmare sul foglio bianco di un quaderno nero, è per me, che non so farlo, un pò come trasferire i miei pensieri, le mie gioie, i mei dolori, il mio stato d’animo. Riesci a descrivere, con la tua sensibilità, tutte le sfaccettature che la vita ci riserva ricordandoci ogni giorno qual’è il “fine”, mentre ci aiuti ad aprie la porta chiusa del nostro cuore.

    Rispondi
  24. marco1963

    @ Fides
    Hai riassunto in poche righe ciò accade oggi a volte con i social network ed i milioni di persone che letteralmente ci si accaniscono sopra, pensando che “più e’ e meglio e'”. Certo, un diario e’ ben altra cosa. Un saluto, Marco

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  25. robysda

    Il foglio bianco di una moleskine, la possibilità di descrivere un viaggio speciale che spazia nell’universo del l’anima, attraverso un pilota d’eccezione, lo sguardo attento e sensibile , capace di vedere oltre il muro del senso pratico, di esplorare quei piccoli angoli di cuore dove alloggiano le emozioni più recondite, i pensieri più difficili da esternare, i desideri per i quali si ha paura di sognare; uno specchio, dunque, nel quale il riflesso può trasformarsi con coraggio in una concreta realtà oppure può restare nascosto all’interno del quadernetto nero, ben assicurato dall’elastico che lo sigilla

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  26. Stella Maria

    una moleskine nera…

    Un taccuino prodotto da un’azienda italiana ma che ha radici a Parigi dove vennero realizzate le prime da un cartolaio del luogo e rese famose da artisti come Wilde, Picasso, van Gogh, Hemingway fino a Bruce Cathwin che la rende “protagonista” di una sua opera.

    Un taccuino nero…. che fa pensare al registro di scuola, al registro dei cattivi come se fosse un colore, o meglio un non-colore, a decidere da che parte stai. Trasformare il nero della notte in giorni di luce dell’alba che viene, come aprendola ne scopri carta patinata color avorio su cui scrivere, come se la scrittura non potesse fissarsi sulla banalità di una comune carta bianca. Questa è la vita, che sia tu a scriverla o qualcuno la scriva per te, un involucro nero e rigido a proteggere fogli color avorio dove è scritta la storia di ognuno, fogli non comuni perchè unica è la storia di ogni persona, unica e preziosa, a noi coglierne il senso perchè non diventi “cosa” comune che si confonde con il bianco dell’indifferenza.

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  27. Dany P.

    La città è vuota: ci siete voi, in una brasserie ai confini del mondo, del tuo mondo, oltre il quale non riesci più a guardare.

    http://www.youtube.com/watch?v=IiGHL8bkCq4

    Il mondo,il nostro mondo,trascritto sui fogli bianchi di un diario..La nostra storia,quella che ci da la spinta per riuscire a oltrepassare quei confini,e scrivere ancora tante altre pagine della nostra vita..a volte piene di luce,a volte scure come quell’involucro,ma sempre alla ricerca di quel ‘fine’ dal quale ripartire…vivere,amare…sempre e comunque.

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