Provocazione in forma d’apologo 219

Un uomo sogna di aver vinto alla lotteria. Si tratta di un grosso premio, continuare a lavorare sarebbe assurdo; cosicché l’uomo si licenzia e va un’ultima volta in ufficio per salutare i colleghi.
Lui finge di non essere troppo contento, i colleghi fingono di esser contenti per lui.

Quando si sveglia ancora sorride, e il sorriso non lo abbandona nemmeno mentre si prepara, esce di casa e raggiunge il vetusto e a lui ben noto edificio; e nemmeno mentre avanza lentamente nella coda davanti allo sportello.
Arrivato il suo turno prende la busta, l’apre con calma, legge le poche righe scritte all’interno: proprio quelle che si aspettava. A quel punto il suo sorriso si fa ancora più grande, aumenta fino a incendiargli tutto il volto.

8 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 219

  1. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    se ci mettiamo di mezzo quel “tutto” metafisico forse non ti si può dar torto. In ogni caso c’è sogno e sogno.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  2. marco1963

    Un sorriso, cosa può nascondere? Ma prima di un sorriso, un sogno: è premonitore o liberatore? E’ autentico o, in fondo, quasi agognato? E quando ci svegliamo, può una sensazione gradevole – derivante da quell’interludio notturno – restare a bella posta sul nostro volto, per annunciare a tutto il mondo il nostro mutato stato d’animo? Tutto può in realtà accadere quando si ha a che fare con sogni e uomini, o meglio con sogni di uomini. Ma una cosa è certa: un sogno potrà essere fantasioso o gradevole, ma non potrà mai sostituirsi alla realtà che andiamo cercando… tranne quando il sogno si trasfonde nella realtà fino a diventarne un suo elemento sostanziale, a tal punto necessario che chi ha sognato decide di prolungare l’esistenza del sogno, le conseguenze e le risultanze, nella stessa vita reale. A quel punto distinguere diventa, forse, non necessario, anzi, antieconomico.

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  3. robertorossitesta

    Caro Marco,
    come tu hai colto bene, dicevo prima che c’è sogno e sogno.
    E ci sono sogni dai quali non solo è possibile svegliarsi, ma anzi è caldamente consigliabile.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  4. Anna Maria Curci

    Caro Roberto,
    quel sorriso che incendia il volto mi ha spinto a cercare tra gli scaffali, per rileggerlo, il breve racconto di Ingeborg Bachmann “Il sorriso della sfinge”. Letture che chiamano a gran voce altre letture, le tue, e non solo letture di libri, ma anche della realtà, di vincoli e tic quotidiani. Di questi richiami e inviti non posso che esserti grata.

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  5. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    ti sono io grato del riconoscimento di “quel” sorriso, che ricorre di continuo in una certa letteratura, e pazienza se lascia il volto un po’ bruciacchiato.
    Ma non soltanto in letteratura, come giustamente dici: anche nella realtà, nei vincoli e nei tic quotidiani. Soprattutto nei tic, ovviamente.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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