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da qui
Quanto tempo è passato da quando hai cominciato a scrivere? Tutto è cominciato da quel giorno, nella piazza, col gatto in pietra che sembrava annunciare qualcosa di terribile. Hai provato spesso a decifrare il simbolo inquietante. Anche stasera, in questo albergo sempre più estraneo in cui consumi tutto lo stipendio, senza che te ne possa liberare – perché tutto nasce, appunto, da una estraneità, da un non sentirsi bene, da un cercare nelle parole in fila sullo schermo una risposta che la vita non dà e forse non può dare -; anche stasera, dunque, pensi al gatto nella piazza, la chiave di tutta questa storia in cui s’intrecciano ricerche e fughe, nomi che si perdono nel vento, personaggi segnati ognuno da un dolore, una sconfitta, in cerca di un riscatto, come se la vita fosse un carcere da cui tentare l’evasione, una fortezza che dovrà pure avere un punto debole, un anello sfuggito al controllo di ingegneri e architetti, e soprattutto ai secondini solerti, che controllano porte e chiavistelli. Ti chiedi se abbia senso restare ancora qui, a perdere il sonno, a logorarti la salute imbottendoti ogni notte di caffeina e Winston blu; se non sarebbe meglio uscire, costeggiare il fiume e godersi le rive fitte di alberi e di barche, leggere le targhe delle macchine, ripetendo il gioco che ti piace tanto: annotare le prime lettere che trovi in strada e scriverle così come vengono sulla moleskine, perché acquistino forma e direzione, perché la storia non è altro che una serie di parole messe l’una accanto all’altra, numeri, nomi: Dante, Romolo, Eleonora; ma c’è un nome che manca, inevitabilmente; sarebbe troppo facile aver tutto sotto mano, qualcosa si nasconde, un mistero con la faccia da bambina che ti guarda dispettosa; e intuisci che forse è proprio lei a indicare la strada, l’incrocio dei destini, il nesso segreto che tiene insieme il cosmo, lo specchio in cui ogni azione fa esplodere colpi e contraccolpi che raggiungono gli spazi più remoti, le stelle che brillano dal buio di un passato lontanissimo, Alcyone, Capella, Fomalhaut. E ti domandi se la vita sia un nome che tocca a te scoprire, gridando, pregando che si riveli all’improvviso, in una sera come questa, che potresti passeggiare in Quai de Bourbon, fermarti nella libreria di storia e archeologia, proseguire in Rue Jean du Bellay, bere una birra allo snack bar St. Regis, guardare la gente che ti passa accanto, ognuno con un suo pensiero, una sua preoccupazione; e invece sei qui, aspettando chissà cosa, chissà chi, come se il nome, l’unico nome che t’importi, dovesse apparire quando meno te lo aspetti al Seven Hotel, in Rue de Berthollet numero venti, dove spegni l’ultima Winston che ancora restava nel pacchetto.

– …l’ultima Winston che ancora restava nel pacchetto.
http://www.youtube.com/watch?v=_zJ1S2DWAxU&feature=youtube_gdata_player
– c’è un nome che manca, inevitabilmente
A volte ci soffermiamo sui dettagli insignificanti, pensando che solo in quelli troveremo la completezza, e perdiamo di vista quell’obiettività, quel saper guardare le cose alla giusta distanza, che ci permette di vivere pienamente e ci fa essere felici veramente.
– come se la vita fosse un carcere da cui tentare l’evasione
Il carcere vero è la paura.
“Ti chiedi se abbia senso restare ancora qui, a perdere il tuo sonno, a logorarti la salute imbottendoti ogni notte di caffeina e Winston blu”
“La vita non ha senso a priori.
Prima che voi la viviate, la vita di per sé non è nulla; sta a voi darle un senso,
e il valore non è altro che il senso che sceglierete.”
Jean-Paul Sartre
“dove spegni l’ultima Winston che ancora restava nel pacchetto.”
“Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute. Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di forza e di salute permane, ma va un po’ più lontano.”
L’Ultima Sigaretta dalla Coscienza di Zeno di Italo Svevo
Perchè la vita non da risposte?
E’ un bel pò che ci conosciamo, dovrebbe essere una nostra amica una nostra confidente, le abbiamo creduto non può sempre voltarci le spalle, lasciarci nel guado della desolazione e della paura restandosene distaccata da noi come fossimo d’un altro mondo! Oppure è davvero un ergastolo dal quale si esce sol per compiere l’estremo viaggio. Che nome puoi dare a uno che ti tratta così. Perchè quel padrone del nome non viene diretto da noi qualche volta per farci vedere com’è, fermando quell’avida caccia al tesoro che echeggia di grida d’imprechi e di qualche preghiera.
Mi sono saltati alcuni punti di domanda.Scusate
Io pronuncio il tuo nome
Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.
Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.
Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!
Federico García Lorca
come se la vita fosse un carcere da cui tentare l’evasione,
L’ unico carcere dal quale dovremmo evadere è il carcere dell’egocentrismo che ci impedisce di fare quel fatidico passaggio dall’io al tu.
Viaggiando, cambiano gli orizzonti, cambiano i paesaggi ma le vere meraviglie come i veri problemi rimangono dentro di noi.
(F. Petrarca)
Come sono dentro di noi le risposte che andiamo cercando !
“l’incrocio dei destini, il nesso segreto che tiene insieme il cosmo”
Le storie nascono da
” un numero finito di elementi le cui combinazioni si moltiplicano a miliardo di miliardi. ”
(Italo Calvino)
Le stelle, così lontane eppur così vicine che possiamo toccarle.
Presenti sempre a ricordarci il passato, grandi e piccole insieme
arrivan qui gia vecchie, ma giovani di luce pulsante
come i cuori che battono per far brillar l’amore.
@ M&C
commento n 3
Sono pienamente d’accordo, la paura è un carcere invalidante , ma se hai la voglia di vivere e una buona dose di buona volontà ecco che riesci ad evadere da quel carcere e ad essere finalmente libero!
Un’altra cosa però voglio aggiungere che per superare la paura è necessario chiedere aiuto , affinchè qualcuno possa trovare la chiave giusta per aprire la porta della tua cella e di solito questa chiave porta il nome dell’Amore e dell’Accoglienza , perchè quando ti senti amato e accolto non ti senti più solo e allo stesso tempo senti il bisogno di amare e di accogliere chi si sente isolato, emarginato o addiritura chi ha avuto paura come te, mostrandogli cosi un mondo pieno di colori che prima non riuscivi neanche a vedere.
sarebbe troppo facile aver tutto sotto mano,
Tenere tutto sotto mano? E’ praticamente impossibile , qualcosa sfugge sempre al nostro controllo.
Della vita non bisogna temere nulla.
Bisogna solo capire.
Marie Curie
spegni l’ultima Winston che ancora restava nel pacchetto.
La vita è un insieme di avvenimenti, di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme. Italo Calvino
vi ringrazio!
le stelle hanno molte cose da insegnarci.
Come io vedo il simbolo gatto in pietra? Per me gatto è tenero,un micio da accarezzare e quale piace essere accarezzato.Ma perchè in pietra? Occhi di pietra, occhi che non esprimono nessun sentimento, di pietra- chiuso,o meglio, nascosto dentro. Una tenerezza che fugge e si nasconde dietro di una pietra.
perché tutto nasce, appunto, da una estraneità, da un non sentirsi bene, da un cercare nelle parole in fila sullo schermo una risposta che la vita non dà ..
http://www.youtube.com/watch?v=lN33rZpLnho&feature=relmfu
La vita è imprevedibile…passi dal buio più nero a nuova luce quando meno te lo aspetti…ed è semplicemente la logica dell’amore che fa la differenza..se perdiamo questo piccolo particolare la vita stessa può diventare incomprensibile,..
L’ultima Winston? va be, almeno avevi questa sigaretta. Adesso puoi uscire e comprarsi altre.
”..e intuisci che forse è proprio lei a indicare la strada, l’incrocio dei destini, il nesso segreto che tiene insieme il cosmo”
”E poi l’altezza, perché né io né l’altro siamo sufficienti, è necessaria una presenza che ci superi e che chiamiamo Dio, che altri sentono altrimenti, ma tutti con il sapore della pioggia caduta, della pelle offerta al tepore del camino, della terra che si apre sotto l’aratro del seminatore”
(F. Centofanti, Nessuno è più importante di te, cap.18)
grazie!
c’è qualcosa che tiene tutto insieme, la ricerca autentica è trovarlo.
good feeling!
MPia Q