Festival della letteratura di Milano, prima edizione ma forse già un po’ vecchia

di: Guido Tedoldi

Il 1° Festival della letteratura di Milano è stato presentato ufficialmente lunedì 4 giugno, alla presenza dell’assessore alla «Cultura, moda e design» del Comune, Stefano Boeri (che ha promesso di finanziare almeno un pochino il Festival con soldi pubblici… ma a partire dall’edizione dell’anno prossimo: questa qua cammina finanziariamente con le proprie gambe) e dell’assessore alle «Politiche sociali e cultura della salute» del medesimo Comune, Pier Francesco Majorino.

Per spiegare il senso dell’operazione c’erano Daniela Padoan e Cristiana Zamparo, e soprattutto l’ideatore Milton Fernández, che parla di sé come di un «milanese nato altrove» visto che la sua origine anagrafica è uruguagia ma vive da un quarto di secolo in città. La kermesse si articola in una novantina di eventi sparpagliati in diversi luoghi della città e della durata di 5 giorni (da mercoledì 6 a domenica 10 giugno – il calendario è spiegato nei dettagli sul sito web attivato per l’occasione).

Fernández ha cominciato a parlare di questo progetto e a coinvolgere persone e organizzazioni nei primi mesi dell’anno, messo di fronte all’evidenza che ormai sono molti gli scrittori italiani con un nome esotico. Lui stesso dice di aver partecipato a un incontro con i rappresentanti delle organizzazioni di stranieri residenti a Milano, e c’erano più di 400 persone. Che magari non significano 400 culture, ma insomma, stiamo parlando di quelle presenti nella sola Milano – forse la più europea delle città italiane ma tutto sommato piccola, con il suo milione e mezzo di abitanti, rispetto agli standard delle grandi metropoli mondiali.

Ma questo forse è il sintomo che non esistono più le culture nazionali bensì una sorta di supercultura che coinvolge l’umanità intera a prescindere da dove i singoli individui nascano e poi vivano – e probabilmente anche a prescindere dalla lingua che decidono di utilizzare nella propria produzione artistica.

Cosa intendono fare tutti loro, in particolare quelli coinvolti in questo Festival? Per rispondere Fernández utilizza le parole di un suo insegnante di letteratura ai tempi della dittatura militare in Uruguay: «La cultura non serve a dare il pane, bensì a dare un senso al pane che mangiamo ogni giorno».

Bene.

Bello.

Ma non sarà un po’ vecchio? La marmellata di cultura multietnica è un bel concetto proveniente dalla New York di tanti anni fa. Milano ci arriva adesso, con il tradizionale ritardo italiano rispetto agli impulsi che provengono da oltreoceano – e anche dopo alcune Amministrazioni cittadine di destra non propriamente attente alla cultura: a partire dal 1993 Milano ha avuto come sindaci Marco Formentini, leghista, Gabriele Albertini, di Forza Italia e Letizia Moratti, del Pdl. Dal giugno 2011 sindaco è Giuliano Pisapia, indipendente di centrosinistra.

È bello che una città come Milano sia arrivata a organizzare un Festival della letteratura, sebbene senza finanziarlo con soldi pubblici. Pur essendo la capitale dell’industria editoriale italiana, ovvero la sede di alcune delle più grandi case editrici nazionali come Mondadori e Rizzoli, finora sembrava che la letteratura non interessasse al tessuto culturale cittadino. Ha dovuto aspettare l’impegno di «milanesi nati altrove» per portarsi in pari.

Arrivati a questo punto, non resta che fare un passo avanti: affrontare il problema del futuro. L’editoria ai tempi del web. Visto che il presente non è granché, lavoriamo per fare in modo che in futuro sia migliore – e cominciamo ad avere qualche idea.

3 pensieri su “Festival della letteratura di Milano, prima edizione ma forse già un po’ vecchia

  1. Mariapia Quintavalla

    Che la malattia mortale, a nome amnesia, cui il popolo della sinistra non è indenne, si direbbe, abbia colpito ancora?Chi e che cosa è succeduto al laboratorio permanente di readings e incontri che fu il festival “MIlanopoesia”fondato da Porta, Giusti, Sassi (davvero gestito d a poeti, e davvero internazionale), per oltre un decennio, partner in Europa di ricognizioni e anteprime?
    Anche la casa della Poesia attuale, ci provò nel 2006, con un certo successo (certo, un tantum, è diverso), ma poi? Poi, che cosa?Cosa è accaduto?
    Ah, la mancanza di fondi,scordavo…e la letteratura fanalino di coda,
    ed eccoci qua.

    MPia Quintavalla

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  2. Daniela Padoan

    Credo che la differenza portata da questo progetto stia proprio nel non usare categorie identitarie: purtroppo anche durante la conferenza stampa, e poi sui media, i nomi stranieri, gli accenti stranieri, gli argomenti riguardanti i molti “altrove” del mondo e dell’umano, hanno fanno scattare riflessi automatici, echi di terzomondismo, multiculturalismo, melting pot e concetti di cui non abbiamo più bisogno, perché la realtà è più avanti, basta guardarla: basta guardarci, anche a Milano. E chiederci cosa significhi, oggi, essere “milanese”. O chiederci cosa sia, oggi, la letteratura italiana. Probabilmente ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma diventerà un dato di fatto, e nessuno si stupirà che un africano milanese, una indiana romana, un latinoamericano modenese siano sindaci, assessori, presidenti del consiglio, o vincano un premio prestigioso che metta in luce la risignificazione data alla letteratura italiana dalla loro opera.
    Grazie per la vostra attenzione, è bello che se ne parli: dobbiamo solo stare attenti a non buttare subito tutto nella categoria del vecchio e del già visto, e diffidare dei cassetti mentali già pronti.

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  3. Vincenzo Pezzella

    Buongiorno, a seguito del suo intervento sul Festival della Letteratura di Milano riteniamo opportuno segnalarle l’esistenza di un progetto culturale curato dal nostro archivio, chiamato Living Carmina, pensato per la città di Milano in occasione dell’Expo 2015. Questo progetto, che ha coinvolto numerosi soggetti culturali (intellettuali, scrittori, docenti), è stato presentato all’assessore Stefano Boeri e ha ricevuto il patrocinio di provincia, regione e Mibac. Può essere consultato integralmente su Google Libri. Cordiali saluti,
    Archivio Dedalus

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