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Pensierino della sera

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Che bello poter dire quello che si pensa, liberi dal mainstream, dalle pressioni delle lobbies, dai “mi piace” e dal plauso della gente. Non essere costretti a leggere “Repubblica” o ascoltare la Gruber, non rendere conto a nessuno, tranne che a Dio. Non doversi guardare le spalle, perché c’è Qualcuno che ha cura di te. La Poesia e lo Spirito è anche questo. Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?
Sì, potrà.

Come se Dio

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Peccato non avere sempre a mente
l’amore che esorcizza ogni paura,
dimenticare troppo facilmente
che c’è un respiro in ogni situazione,
lo spirito che geme per sfondare
i confini segnati, i muri grigi
delle paure arcaiche di bambini,
i traumi, le violenze, gli abbandoni
che scavano fossati nei silenzi
cattivi, nell’orgoglio che rinuncia
a tutto pur di avere la ragione
armata del potere, nonostante
che questo voglia dire solitudine,
perdita secca di ogni bene, amaro
trionfo dell’io sul tu, come se Dio
non avesse creato ponti invece
che palizzate, argini, recinti,
per ricordare a chi è distratto come
si debba attraversarli, ora o mai più.

Mario

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Comincerò dal fondo, dalla linea
incerta che collega il mare al cielo.
Da quel confine ha senso la formica
che scala lentamente la ringhiera,
il ramo sradicato della felce
che giace sopra il bordo del terrazzo,
la farfallina bianca
volata fino a me
dall’ombra del passato,
che rende sopportabile
il caldo soffocante di chi manca.
Un moscerino stenta
a procedere dritto, controvento;
sono io, in equilibrio sul confine
del nulla: solo in questo
quarto anno, quasi, di calvario,
capisco che è dal fondo
che tutto può ricominciare, Mario.

93. Orsa maggiore

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Pensi di non poter più fare a meno della luce blu che ormai è una cosa sola con le immagini che tenti di tradurre in parole sullo schermo, sapendo che il lettore cercherà altro rispetto a quello che vuoi comunicare, perché ognuno insegue un proprio sogno, e il libro è un pretesto per risvegliare un desiderio, un ricordo, una paura. Continua a leggere

73. Un filo

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Ci sono giorni in cui ti svegli e non ricordi nulla del passato, la vita è un sogno svanito con le luci del mattino. Riparti da zero, faticheresti troppo a mettere insieme tutti i pezzi, a ricordare chi ami, chi odi, quali siano le passioni e le allergie che porti addosso da sempre. Continua a leggere

72. Ancora non sai

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Credo che Eleonora non ti abbia lasciato per il tango.
Che tipo, Nino: sembra distratto, poi se ne esce con le sue intuizioni folgoranti.
Perché dici questo?
Lo guardi bene. Non gli daresti un soldo: il viso magro, i capelli impomatati, gli occhi tristi di chi pensa troppo.
Secondo me, avevi ancora in mente Sonia. Continua a leggere

Nonostante

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Mi ritrovo a parlarti
come se fossi qui.
E’ la prima volta che mi chiedo se
sia normale pensarti
accanto a me, davanti alla basilica;
che cosa direbbero
i miei parrocchiani se sapessero
che ti chiedo: ti piace la facciata,
oppure  preferisci il campanile?
E’ curioso vedere tanta gente
in estasi di fronte al Battistero,
mentre a me riesce solo di guardarmi
dentro, cercando un volto,
un sorriso, una parola, il segno
che ci sei, e che in questa giravolta
di colori si possano incontrare
i tuoi occhi; che ancora abbia la forza
di rispondermi, dire: il campanile,
che sembra accompagnarci fino al cielo.
E’ là che sei? E’ solo un’illusione
pensare di parlarti,
sognare di non essere più solo?
O invece è tutto vero,
e possiamo sorridere di quelli
che ridono di noi,
mangiare al ristorante,
inseguire la luna che c’incanta
un’altra volta, decidere che poi
c’è sempre un altro giorno, nonostante?

55. Pagine

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Vuoi uscire di qui, non ne puoi più dell’albergo tutto blu coi letti volanti e le luci da locale di lusso, vuoi correre in un prato lontano da ogni cosa, avvolto in un cielo azzurro come gli occhi del Risorto che brillano nella chiesa del don: che starà pensando, avrà preso le pillole, gli avranno fatto l’insulina? Continua a leggere

49. E insomma

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E’ cominciata bene. Anzi, male. Stava con un altro. E’ questo il peccato originale da cui non riesci a liberarti? Sei nello studio psicologico di Nino, con la sedia inclinata in pelle nera, che neanche lo vedi, è fatto apposta per ritrovarti con i tuoi pensieri, le immagini che si collegano e disperdono come api impazzite, e ti pungono, bruciano, non avevi pensato che i ricordi potessero fare così male. Continua a leggere

Betel (Casa di Dio)

Isacco benedice Giacobbe
Com’è possibile che non se ne sia accorto? Che bastasse mettere sul braccio una fascia di peli per diventare l’altro, il fratello maggiore, e ottenere l’impossibile, la primogenitura? Non sarebbe stato sconveniente che colui che definiva Dio (di Abramo, di Isacco, di Giacobbe) fosse addirittura un imbroglione, un truffatore? Che il mingherlino, il delicato, il debole, soppiantasse il grosso, il peloso, il prepotente? La bibbia ha questo filo d’oro del fragile trionfante: Davide e Golia, Giacobbe ed Esaù, Mosè e il Faraone; gli ultimi diventano primi, come disse anche Gesù, e in questo non fece che ripetere il già detto, ribadire la legge d’Israele, il piccolo che vince contro il grande; e il sogno di Giacobbe è lo stesso sogno del Cristo: gli angeli che salgono e scendono, la scala, il climax, che ancora traghetta dalla soltudine alla casa, Betel, la casa dei falliti che si scoprono, senza sapere come sia possibile, coinquilini di Dio.

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