49. E insomma

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=gz_0YIdLNlc]

da qui

E’ cominciata bene. Anzi, male. Stava con un altro. E’ questo il peccato originale da cui non riesci a liberarti? Sei nello studio psicologico di Nino, con la sedia inclinata in pelle nera, che neanche lo vedi, è fatto apposta per ritrovarti con i tuoi pensieri, le immagini che si collegano e disperdono come api impazzite, e ti pungono, bruciano, non avevi pensato che i ricordi potessero fare così male. Sì, stava con un altro, un tipo coi capelli rossi, faccia seria, di quelli destinati a essere traditi, che dici? metti in mezzo il Lombroso? non preoccuparti, racconta le cose come vengono, qui censure non esistono, sì, insomma, di quelli che prima o poi le corna gliele fanno e lei l’ha fatto con me, attratto dalla mia aura di poeta, mentre, come ti dicevo, non lo sono affatto: vorrei, invidio chi scrive versi che piacciono alle donne, Neruda, Salinas, Nazim Hikmet, le vedi illanguidirsi e si capisce che farebbero qualsiasi cosa per andarci a letto, ma questo che c’entra, non ti preoccupare, di’ pure, che a mettere insieme i pezzi ci sto io, e insomma, ci siamo baciati, e da allora non si è più staccata, anche se era indipendente, diceva che ero io il godone, che volevo fare l’amore troppe volte, forse il rosso la portava a letto una volta a settimana? ma perché dico queste cose, tranquillo, non ti giudicare, e insomma, andiamo in vacanza, nella sua casa in riva al mare, lei col bikini nero o quello azzurro, un cielo sempre terso, e infatti era sempre estate o primavera, l’inverno non ci pensava ad arrivare, intimidito dal nostro cuore caldo, il mio corpo fremente mentre lei lavava i piatti, e le dicevo il rosso era di legno? non denigrarlo, guarda che lo stimo molto, quando le donne dicono così sono pronte a mettere le corna, dico un sacco di sciocchezze, parla, non ti preoccupare, e insomma, si era messa di mezzo anche la madre, diceva che prima o poi bisogna pensare al matrimonio, ma avevo i quattro soldi degli assistenti sociali che si sorbiscono i bambini che ti fanno vergognare, perché pensi che quello coi capelli rossi sarà stato bambino pure lui, e come puoi ferire un bambino che non dice una parola? torna a casa stanco dal lavoro e tu esci con lei ed è stato così che ho cominciato a perdere entusiasmo ed Eleonora aveva bisogno di sfogarsi e mi ha chiesto vuoi ballare? e io, stupido che sono, pensavo al bambino dalla faccia seria, dai capelli rossi, mi veniva da piangere, pensavo chissà dove sarà, cosa starà facendo mentre io l’abbraccio, e insomma, mi sembrava troppo mettermi a ballare mentre lui si disperava in qualche angolo del mondo, magari sulla spiaggia dove le dicevo smettila di lavare i piatti e lei se n’è andata e adesso sono qua, che cosa mi puoi dire? potrò mai riconquistarla? non faccio che guardarmi nello specchio e chiedermi chi sono, la vittima o il carnefice, se la mia vita possa un giorno ripartire, lanciarsi in un tango mozzafiato o se quello che mi attende è lo sguardo terribile della Medusa che non vede l’ora, per vendicare il Rosso, di trasformarmi in pietra.

24 pensieri su “49. E insomma

  1. Fides

    non faccio che guardarmi nello specchio e chiedermi chi sono, la vittima o il carnefice,

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=0h0Q_AKbg4I]

    Siamo, spesso, troppo spesso, vittima e carnefici di noi stessi.

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  2. M&C

    – non avevi pensato che i ricordi potessero fare così male.

    “Ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare.”
    (Sören Kierkegaard)

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  3. bioraffaella

    non avevi pensato che i ricordi potessero fare così male.

    SOFFERENZA

    Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio
    che racchiude la tua capacità di comprendere.
    E se potessi mantenere il cuore
    sospeso in costante stupore
    ai quotidiani miracoli della vita,
    il dolore non ti sembrerebbe
    meno meraviglioso della gioia;
    e accetteresti le stagioni del tuo cuore,
    come hai sempre accettato
    le stagioni che passano sui tuoi campi.

    Kahlil Gibran “Il Profeta”

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  4. ROBERTA Z

    Ho avuto un’esperienza di analisi che, non parlo certo di tutti gli analisti, non mi ha lasciato un buon ricordo.
    All’inizio parlavo, parlavo e mi accorgevo che i miei pensieri si dipanavano, divenivano lineari, man mano cominciavo a capire qualcosa di me stessa. L’analista poteva essere anche un manichino di legno, io riuscivo a parlare di tutto, a dire cose che non avevo mai confessato neanche a me stessa, tanto il manichino non avrebbe riportato niente.
    Alla fine mi sono accorta che, con pochissime parole, lui mi spingeva a diventare egoista, a pensare prima a me e poi agli altri, a diventare da vittima, carnefice.
    Non mi è piaciuto affatto, soprattutto non mi è piaciuto quando, nel bel mezzo di un mio racconto accorato, lui ha guardato l’orologio e ha detto: il tempo è finito, continuiamo la prossima volta.
    Gli ho risposto che non ci sarebbe stata una prossima volta, perché non potevo certo raccontarmi ad uno che se ne fregava di me, che magari mentre parlavo faceva i giochetti al computer, che se mi avesse visto alzare, aprire la finestra e minacciare di buttarmi di sotto, avrebbe guardato l’orologio e, visto che il tempo era scaduto, non si sarebbe mosso.

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  5. gum

    @ Roberta Zeta

    Dubbio mestiere Roberta quello dello psicologo ( salvo eccezioni ). Sei tu che devi cercare dii strumentalizzarlo, non lui te.
    C’è un momento in cui si hai bisogno di un tecnico dei circuiti mentali ma ciò non significa che debba essere lui a stabilire quanto e come dev’essere protratta la cura. Gli devi solo carpire i segreti, come ho forse già detto qualche post fa, che ti aiutino a ribaltare lo sguardo che avevi verso te stesso e poi ringraziare dicendo: è finita.

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  6. gumhiedo se i

    Nostalgia è una parola composta che più o meno significa ” mal di ciò che hai conosciuto”, quindi dolore generato dai ricordi del passato.
    Mi chiedo se questo stato nasca perchè certe cose andate ti facciano soffrire o per il rimpianto di non averle , come quando viene l’ufficiale giudiziario e per una multa ti sequestra gli oggetti cui eri affezionato. E’ comunque un raro esempio di come perdersi nel dolore può diventare piacevole. Pùò succederti anche quando assisti a una pellicola strappalacrime, tanto tutto quel che accade nel film non ti riguarda da vicino, solo la commozione è cosa tua, pagata insieme al biglietto d’ingresso. Si potesse guardare la vita proiettata come fosse un film di Tornatore in cui dopo il finale dei baci famosi, riavvolta la pizza lo schermo torna ad essere una tabula rasa per il prossimo turno! Il dolore, nei ricordi o nel cuore, fa parte di tutti è per questo che l’arma migliore è la condivisione.

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  7. Stella Maria

    Eh, si, insomma!
    Per decidere di andare da un dottore bisogna prima riconoscere di avere un problema e avere il chiaro intento di voler “guarire”. Il secondo passo è trovare un bravo medico, non un camice bianco che lavora per il 27 del mese o per diventare famoso, ma una persona seria “a cui piacciono gli uomini” e che abbia, diciamo in pari interesse?, la guarigione del paziente e la sua sussistenza. Il mondo non è fatto di buoni o cattivi, onesti o disonesti, ma di chi fa le cose con amore e chi no, di chi ha un certo talento e di chi ne ha altri. Così ci sono scrittori che sono un don…o e altri degli usurpatori di vita e storie, strizzacervelli che prima di tutto strizzano il proprio e altri che sono dei mercenari, purtroppo delle categorie seconde fanno parte più persone che delle prime, o semplicemente sono quelli che si notano di più perchè “rubano” qualcosa a qualcun altro.
    Riconoscere se stessi e le proprie responsabilità, prima della famosa “pagliuzza” negli occhi degli altri, è un passo importante, lo “scarica barile” nato da Adamo ed Eva e, sport preferito ancora ai giorni nostri, come ci insegni tu, è la via facile ma non porta a nulla, se non a scontrarsi in modo violento con il problema un giorno o l’altro, perchè, diciamocelo, la vita non è tenera, ti manda messaggi ma se sei di dura cervice, prima o poi, ti fa incontrare un muro e non ti da molto tempo per tirarlo giù a picconate o sarebbe meglio dire a capocciate? Allora nevrosi, depressioni, isterie sono dietro l’angolo ma forse sono ancora il vecchio modo di scaricare il… fardello su qualcun altro.
    Ma se ascolti i messaggi, se ti guardi allo specchio e non ti vedi più e quel che vuoi è capire e tornare a essere felice … beh! la via mi sembra già suggerita…
    E quando tutto è chiaro, l’immagine dello specchio è quella in cui ti riconosci, cosa ci vorrebbe? A questo punto ci vorrebbe un foglio trovato per caso su una pista da ballo, un messaggio lasciato in albergo, una lettera che non hai mai aperto… qualcosa che somigli a una lettera d’amore, l’unica cosa che manca per completare l’uomo nuovo, riprendere i fili della storia e… ricominciare, perchè l’amore quello vero se fa male è pur vero che fa gesti estremi ma non dimentica l’amato, è pur vero che mette una pietra sopra, chiude un capitolo e si apre al futuro, sul tasto “on/off”, “off” è sbiadito e il tasto è incastrato su “on”. E il tuo dove si è incastrato?

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  8. pam

    ”..o se quello che mi attende è lo sguardo terribile della Medusa che non vede l’ora, per vendicare il Rosso, di trasformarmi in pietra.”

    Quando il dolore è troppo grande e non si riesce ad accettarlo, ad elaborarlo, andiamo a ricercare delle colpe commesse, come se ciò che accade e ci fa soffrire sia la punizione per una nostra precedente mancanza, come se ci fosse un sistema di pesi e contrappesi, colpe ed espiazioni, dove a farne le spese è l’amore e la pace, anzitutto con se stessi.
    A ben vedere il sistema della colpa e del castigo è anche quello di chi vive la fede, perché probabilmente tale è l’impostazione ricevuta, con una visione ‘’punitiva’’: se sbaglio, Dio mi punirà.

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  9. RossellaT

    non faccio che guardarmi nello specchio e chiedermi chi sono, la vittima o il carnefice, se la mia vita possa un giorno ripartire

    Siamo noi le vittime e i carnefici di noi stessi, spesso troviamo un alibi ai nostri insuccessi, dando la colpa agli altri o credendoci sfortunati ma in realtà non otteniamo ciò che desideriamo solo perché non ci assumiamo la responsabilità di ricercarlo con tutte le nostre forze.

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  10. Agnese

    “Si,stava con un altro…”
    “potrò mai riconquistarla?”
    Cholera,sempre piangi?!Qua ci stanno due punti di vista e tutte due diversi.Come amica ti posso dire:frega ti di tradimento,vai da lei e ricomincia tutto da inizio,li fai ricordare questi belli momenti del vostro rapporto.Dal altro punto di vista: non puoi mettere il punto sul questa storia?! La vita continua.Vivi! Non si può vivere piangendo sul passato,perchè ti può sfuggire qualcosa di bello o importante.Apri l’occhi e vai avanti! (il terzo modo a risolvere problema non lo dico perchè non è umanitario,non è cristiano)

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  11. Agnese

    “Non avevi pensato che i ricordi potessero fare cosi male”-non che ricordi ti fanno male ma il pensiero che tutto si è finito.

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  12. marco1963

    Dimenticare un peccato originale. Opera complessa, anche per i più pazienti, per chi si affida all’amore ed al prossimo. Le nebulose possono finire per avvolgerti, per farti sragionare, per eliminare le poche certezze che ti porti dentro. Eppure la rimozione e la ripartenza quasi equivalgono a un battesimo, come se l’immersione e il naufragio nell’acqua del ricordo azzerassero i fatti rendendoli innocui. Voglio pensare alla gloria – pesantezza come sostanza – così come alla leggerezza, intesa non come superficialità ma gioia dell’anima, grande respiro simmetrico di corpo e mente, univocità d’intenti e vedute, armonia delicata di un pensiero scevro da personalismi. Voglio pensare a Romolo che siamo noi, alla ricerca di un perdono di una colpa forse involontaria, alla riconquista di quanto perduto. Voglio pensare che ci convinciamo che Dio ci ascolta perché è una tra le cose che ama di più fare, più del miglior Nino sulla terra, del partner più sensuale e dolce, della migliore esperienza fisica o spirituale. Voglio pensare che iniziamo ad affidarci, a lasciarci andare; e qualunque cosa si debba rimuovere, a smetterla di affogare nel dolore dei ricordi andati.

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  13. Ernesta Scappaticci

    Condividere non è sempre così facile come sembra, qualche volta sei talmente stanco che vuoi solo dimenticare la brutta giornata che hai appena passato cercando di combattere quella parte di te, che avresti voglia di prendere a capocciate talmente forti da farla sparire per sempre.
    Mi dispiace di non riuscire a dire altro, chiedo solo di alzarmi domani mattina e di rivedere il mio Buon Dio per potergli chiedere di aiutarmi a condividere questo momento difficile almeno con Lui e col mio angelo custode che spero di ritrovare nella mia chiesa.

    Buonanotte a tutti, vi leggo sempre.
    Un caro saluto allo scrittore.

    A domani, vorrei tanto fosse con un po’ di luce in più.

    Ernestina.

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  14. pam

    @ Ernestina 19
    Il tuo commento è già condivisione.
    Un abbraccio di buona giornata a te, e a tutti voi.

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  15. M&C

    @ Roberta Z
    Brutta esperienza!
    Hai ragione… nella scelta dell’analista bisognerebbe avere la possibilità di conoscerne a priori i principi morali che lo spingono ad esercitare la professione: ottimo sarebbe trovarne uno cristiano convinto, ma esistono anche molti atei che non guardano l’orologio, non pensano solo alla parcella e sono mossi dalla vocazione del condividere per aiutare e credono nel bene che riescono a seminare.
    Mi rendo conto che non è facile e che la delusione può essere dietro l’angolo, ogni volta.

    Sono d’accordo con Gum, quando dice “devi solo carpire i segreti…. che ti aiutino a ribaltare lo sguardo che avevi verso te stesso e poi ringraziare dicendo: è finita.”: è un ottimo consiglio!

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