di Guido Michelone
Per chi ancora non conosca l’opera di Fabrizio Centofanti, vale la pena leggere dapprima il nuovo e terzo romanzo È la scrittura, bellezza!, per Clinamen, e poi salire a ritroso tra l’abbondante bibliografia; ci sono i precedenti narrativi, Ecco l’uomo e Nessuno è più importante di te, e soprattutto tanta critica come i saggi sugli scrittori Clemente Rebora e Italo Calvino che rappresentano antinomicamente i numi tutelari di una ‘penna’ anomala per la letteratura italiana. Ma è importante scoprire una sorta di trittico ideale composto, fra il 2008 e il 2011, per Effatà, da Prêt(re) à porter, Non superare le dosi consigliate, Guida pratica all’eternità: i tre volumetti, solo in parte ascrivibili alla forma dei racconti, sembrano un po’ la premessa culturale (e forse anche teorica) a quanto si legge ora appunto in un libro che, giocando su una frase tipica del mondo mediatico – ‘è la stampa, bellezza’ – più volte citata nei film americani, appare con umoristica intelligenza non solo un monito alla riflessione, ma soprattutto un elogio profondo alla ‘bellezza della scrittura’ e specularmente un invito fraterno alla ‘scrittura della bellezza’. Nel ‘trittico’ a metà fra memorie, diari, parabole, frammenti, novelle, pensieri si legge, al capitolo ‘Come si scrive un romanzo’, in un ‘anticipo’ di È la scrittura, bellezza!, che occorre “assimilare gli scarti e le continuità, i ritmi e i cambi di velocità, le sinestesie, le transcodificazioni, i trucchi e le combinazioni, essere chimici e comici, ragionieri e sognatori, architetti e terroristi, costruire pazientemente mattone su mattone e far saltare tutto in aria in un momento”. Basterebbero queste poche righe quale consiglio primario e definitivo a qualsiasi allievo dei corsi di scrittura creativa, che sono il bersaglio appunto del nuovo romanzo: un romanzo che si pone come metaromanzo e forse antiromanzo, nella miglior logica delle precedenti esperienze avanguardiste che in Italia, lungo il Novecento, dal Futurismo al Gruppo 63 fino ai Giovani Cannibali (non a caso Tiziano Scarpa è prefatore di Prêt(re) à porter), tentano un’alternativa alla dilagante narrativa mainstream che, soprattutto negli ultimi trent’anni, sta occupando un ruolo di potere assoluto, quasi dittatoriale, respingendo la ricerca e la sperimentazione al di fuori del cosiddetto universo culturale. In fondo il libro di Centofanti in tal senso può anche venir letto come un grido di dolore contro l’editoria e i media che, nel Bel Paese, per restare al solo ambito letterario, riducono i libri (e i loro Autori) a pseudocultura in bieche operazioni di marketing. A spalleggiare i potentati di un’industria vera e propria, ormai molto simile a quella del divertimento tout court, sorgono le scuole di scrittura che, anziché favorire l’inventiva o le diversità, tendono ad appiattire l’ingegno omologandolo verso il basso, ossia l’ovvio, il banale, il commerciale, il risaputo, lo scontato. Nel parlare, indirettamente, di tutto questo, Centofanti evita il pamphlet rancoroso o il saggio critico, preferendo una narrativa sobria al contempo lineare, erudita e filosofica, che non rinuncia al ‘piacere del testo’, come direbbe Roland Barthes, pur mantenendo l’esigenza di essere pedagogica, oltre togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti del suddetto establishment. Ecco quindi un ‘romanzo nel romanzo’, diviso in due parti, dove, nella prima, Leopoldo è un personaggio letterario pirandellianamente in cerca d’autore (o meglio d’autrice, visto che è tale Maria a crearlo), lungo un percorso iniziatico che può ricordare fin da subito l’Ulisse di Joyce (già nella scelta del nome) e il Candido di Voltaire (per le situazioni): al bar, dove si ubriaca, Leopoldo incontra i fantasmi di grandi scrittori con una tecnica che ricorda le apparizioni scespiriane ai protagonisti di grandi tragedie; ma qui il contesto è sia ironico sia autoreferenziale, in una girandola di personaggi spesso difficilmente identificabili (ma caricature di intellettuali in carne e ossa). E nella seconda parte la coralità del libro è ancor più accentuata con almeno sei protagonisti – Brice Cento, Cosimo, Viola, Simone Vangelis, Teodora, Medardo – che ruotano attorno all’idea di romanzo in una sorta di circolarità rituale o di ritorno ciclico, dove l’eterno e l’effimero paiono non tanto rincorrersi quanto piuttosto sfidarsi continuamente in quelle partite a scacchi viste in un film stupendo e oggi un po’ rimosso come Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, che forse chissà, come Rebora e Calvino, potrebbe essere un’altra fonte ispirativa della toccante prosa di Centofanti, tra i pochissimi a sfidare la narrativa tradizionale e consumista con le armi della parola, metafisicamente tra scrittura della bellezza o bellezza della scrittura.
Centofanti Fabrizio, È la scrittura, bellezza!, Editrice Clinamen, Il Diforàno, Firenze 2012, pagine 174, euro 19,00.


Quanto scritto in questa recensione, coglie perfettamente il messaggio di questo libro e il profilo dell’Autore.
E’ veramente bella, bella, bella! grazie
Il libro credo sia un piccolo gioiello che merita di essere premiato, chissà se qualcuno avrà il coraggio di andare controcorrente e contro le lobbies editoriali? La speranza non costa nulla e si fonda sulla qualità della base da cui partire, il resto è coscienza umana e desiderio di cambiare ogni tanto le cose, anche se poi torna tutto come prima. Dico questo nello specifico di questo libro ma anche di tanti altri buoni libri che leggo recensiti qui e che vengono snobbati dai soliti… noti;-)
… una ‘penna’ anomala per la letteratura italiana.
… sorgono le scuole di scrittura che, anziché favorire l’inventiva o le diversità, tendono ad appiattire l’ingegno omologandolo verso il basso, ossia l’ovvio, il banale, il commerciale, il risaputo, lo scontato.
… Centofanti, tra i pochissimi a sfidare la narrativa tradizionale e consumista con le armi della parola, metafisicamente tra scrittura della bellezza o bellezza della scrittura.
Grazie Fabrizio (e Guido Michelone) per questa bella sorpresa: non vedo l’ora di leggerlo.
Buona fortuna!!
La bellezza della scrittura di Fabrizio Centofanti si ritrova in ogni sua pubblicazione. Grazie per questa introduzione al nuovo romanzo.
….Centofanti, tra i pochissimi a sfidare la narrativa tradizionale e consumista con le armi della parola, metafisicamente tra scrittura della bellezza o bellezza della scrittura.
Una “penna anomala per la letteratura italiana” usata con sapienza, dolcezza e profonda umanità, che sa arrivare anche al cuore più arido e risveglia la speranza di un amore assopito per bellezza della vita.
Grazie all’uomo, allo scrittore, all’amico.
[…]La narrazione e’ inscritta nel codice genetico dell’umanità […] (ivi, pg.32)
E ogni libro di Fabry e’ un viaggio, una scoperta, ma soprattutto un incontro, con l’altro, con se stessi, con la vita.
Grazie.
Qui è proprio il caso di dirlo:” Chi trova un libro trova un tesoro”… ed anche una amico, Fabrizio Centofanti che, mano nella mano, decodifica e interpreta insieme al lettore….. fino a leggere la vita…. fino a scoprirne il senso.
“Volevo colmare anch’io una lacuna imperdonabile.
– Quale?
-Volevo dirti grazie”
E’ la scrittura, bellezza (Brice Cento)
di Fabrizio Centofanti
Ho già letto on-line, come tutti gli amici di questo blog, i due romanzi “Come vincere un premio letterario in 80 mosse. Un antidoto alle scuole di scrittura” e “Brice Cento”: ne sono rimasta affascinata, sia per lo splendido viaggio tra i grandi scrittori del passato, come Omero, e del Novecento, come Musil e Kafka, sia per la sensazione di potermi confondere, io lettore, con lo scrittore e viceversa, come in un sogno ad occhi aperti, e per la capacità di coinvolgermi nell’intreccio delle trame di personaggi che spesso si confondono con l’autore stesso.
Sono felice di poterlo avere finalmente anche nella forma che prediligo, cioè cartacea, felice di poterlo sfogliare, pagina dopo pagina.
In una vita caotica, frettolosa e distratta, la scrittura del nostro Autore si trasforma in un messaggio carico di umanità, che suscita infinite domande e riflessioni; una letteratura, la sua, che mai dimentica le falle di un sistema sempre più pre-potente e discriminante, un cammino costante che conduce inevitabilmente all’incontro e al confronto con l’altro, motivo essenziale per vivere una vita a colori; un angolo accogliente in cui rifugiarsi, una vera e propria oasi di benessere, diretta e rigenerante nella quale perdersi e ritrovarsi, attraverso una lettura che ogni volta “salva”
Grazie per la bella prefazione e grazie all’autore per il suo lavoro
Complimenti allo scrittore, che riesce sempre a stupire! Fabrizio Centofanti.
Leggerlo è un privilegio che non tutti hanno avuto!
Noi che lo abbiamo seguito ne siamo entusiasti, presto avremo il piacere di avere un libro scritto tra le mani, sono felice.
Ernestina.
Recensione, non prefazione
scusate!
Trovarsi a leggere “un romanzo, nel romanzo” ti coinvolge sempre più nella lettura ,perchè in ogni pagina c’è sempre una sorpresa nuova tutta da scoprire.
Grazie, Fabrizio.
Fabrizio scrive con amore e genialità: ogni parola è una porta che conduce alla scoperta di se stessi e del mondo. L’esperienza del blog LPELS, con la pubblicazione, ogni giorno, di un capitolo di romanzo accompagnato da un video musicale è sicuramente qualche cosa di nuovo ed efficace. Davvero, la bellezza che rovescia il mondo.
Le opere di Fabrizio sono sempre unite a presentazioni di grande profondità, come questa di Guido Michelone.
Grazie!
E’ l’Autore grazie al quale si può mettere la parola fine al filone spottistico e mercantile di gran parte del prodotto letterario atto solo ad arredare le librerie.
Chiaro nella sua disamina professionale e informata ma aderente e non casuale, il recensore non fa che ricordarci la fortuna di poter godere del “nostro” Fabrizio Centofanti, ma su tutto ci fa dire: peccato non averlo conosciuto prima. Grazie infinite.
grazie di cuore, amici!
la fortuna è avere lettori come voi, è ritrovarci qui, ogni giorno, riscoprire che nella vita c’è qualcosa di bello che si chiama condivisione, qualcosa di grande che si chiama incontro.
un abbraccio a tutti
Fabrizio
Complimenti vivissimi a Michelone, ha fatto una recensione perfetta, centrando i diversi motivi del libro di Fabrizio, con grande lucidità, profondità e esattezza di calcolo, come se fosse una formula matematica, un’equazione. Una disamina verticale di luce colore vento e frustate d’erba ben assestate. Forse ha un po’ glissato sulla vocazione poetica di Fabry , il suo dono carismatico , la sua musica poetica che è dentro di lui ed è sempre presente , in tutte le sue opere. Si sentirebbe anche se dovesse compilare l’elenco del telefono . In questo caso era inevitabile il dispiegarsi della sua grande cultura specifica , un percorso iperletterario , o metaletterario , ben evidenziato dal recensore, che ha toccato i grandi temi della letteratura di ogni tempo , con il solito tono leggero ,ironico , intenso, incisivo , talora forse sarcastico , ma sempre con grande stile e classe impareggiabile, direi lo stesso tono suadente , chiaro, nitido, esplicito , che ha usato Guido Michelone, in grande sintonia con il mio grande amico Fabry, che saluto con un grandissimo abbraccio.
Augusto
carissimo Augusto, questo tuo commento è una recensione che sta alla pari con quella di Guido.
grazie, perché metti le tue straordinarie qualità al servizio dell’altro.
un grande abbraccio
Fabrizio
scusate che con un po` ritardo,ma volevo aggiungere anche io miei due parole
1) grazie
2) che bella sorpresa!
Terza e’ un po’ di frase:
I libri di don Fabrizio Centofanti si legge sempre con tanto piacere,perche’ lui e’ un maestro di scrittura quale fa diventare ad una bellezza
Suoi libri fanno aprire nostri occhi alla realta’ ,insegnando noi a vivere in modo giusto con amore,fede e speranza
Grazie, non vedo l’ora di leggere anche questo libro