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da qui
Ci sono mattine che ti alzi dal letto come fosse l’ultimo giorno della vita. Non ti spieghi perché, ma è come se le cose ti venissero incontro con un’aria tutta nuova. Sono sempre le stesse: la baracca è la baracca, il campo pieno d’erbacce è il campo d’erbacce cui hai dovuto abituarti, da quando il papa ha trasferito qui la cattedra gloriosa di San Pietro. Ti chiedi ancora se sia matto: in fondo, ce ne sono tanti, cosa impedirebbe che un pontefice lo fosse? E poi, a Gesù, non davano del matto? E non sono matti i piccoli rom che ti girano intorno da mezz’ora, tirandoti l’acqua nei sacchetti, e più urli più ti assediano e, come sempre, riescono ancora a farti ridere? Diavolo d’un papa: che cosa ha combinato? E tu che gli sei andato dietro! Avresti potuto dissociarti, dichiarare subito che a quel gioco non avresti mai giocato. Hai cominciato a odiare il tuo compito di segretario: un parafulmine squassato da ogni parte, inseguito da vescovi, preti, giornalisti, sempre a chiarire le scelte folli del tuo superiore originale. Eppure sei felice: oggi, poi, ti sembra tutto così vivo, perfino il grigio delle nuvole, la specie di nebbia che in autunno sembra fatta apposta per nascondere il dolore che t’insegue. Massì, che vuoi che sia? E’ giunto il momento in cui l’industria della fede si trasformi in qualcosa di più simile al vangelo. Il campo nomadi ti ricorda la grotta del presepio: Cristo nasce in mezzo ai matti, a quelli che ogni giorno scommettono sull’ipotesi vaga di mangiare, coprirsi, resistere al destino. Lubìsa ti lancia il pallone, sei il compagno di giochi preferito. Ti alzi, cominci a vorticare con la sfera tra i piedi, dribbli il bimbo che ride senza sosta, perché non è mai così felice come quando può stare insieme a te. Pensi al Nazareno che parla dei bambini: tornate come loro, se volete che il Regno vi ritrovi; perché il Regno ti raggiunge se accetti di giocare, se dimentichi tutto mentre corri fra le erbacce e il fango ti si appiccica addosso con le mani a ventosa. I piccoli si stanno scatenando: urlano, si accalcano tutti sul pallone, fino a perderlo di vista. Mihaela e Dragan controllano la scena dalla loro postazione di sedie di paglia. Sei già stanco: è l’età, il dubbio di diventare matto come gli altri. Hai sete; ti volti indietro, verso la baracca; su un tavolo di plastica svetta, invitante, una bottiglia. Perfino la bibita ti sembra diversa, nel giorno in cui tutto si rivela come unico, da amare ancora una volta, e poi mai più. Ti avvicini, afferri la bottiglia verde e l’accosti alle labbra riarse. Con un sorso lunghissimo, ingurgiti l’intero contenuto. Uno strano sapore. Un gusto mai sentito. La nebbia dell’autunno s’infittisce, le nuvole ti entrano negli occhi e ti spremono una pioggia di lacrime. Una fitta, acuta, tra lo stomaco e il petto; il tempo di guardare Lubìsa che s’avvia verso la porta vuota e grida al gol. Anche tu stai gridando: è un urlo muto, un ricordo delle grida di quando giocavi da bambino, con un piede nel Regno, e la vita cambiava di colore, come adesso il tuo volto, pallido e sudato, immobile nel fango, sfiorato appena dalla carezza rude delle erbacce.

http://www.youtube.com/watch?v=iccTI7D__xo
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Quando si abbraccia la vita tutta intera considerandola un dono da restituire fino a morire, tutto diventa carezza.
Se pensi che la vita è come un soffio leggero che adesso c’è e poi non c’è più,ecco che essa ti appare in tutta la sua bellezza fino ad apprezzare ogni minimo dettaglio in tutte le sue sfumature come se fossi rinata per una seconda volta.
E tu che gli sei andato dietro!
Accarezzare un’idea può essere compromettente al punto di doverla sposare.
Alessandro Morandotti, Minime, 1979/80
Una carezza può essere “rude”e al tempo stesso leggera se è la mano della tua vita ad accarezzarti il viso
Che cosa strana che è la felicità: a volte sembra così lontana ed irraggiungibile, a volte troppo vicina da non sembrare vera.
Ci sono giorni in cui tutto appare sbagliato, quasi uno scherzo del destino, altri invece che ti accorgi che la tua vita è esattamente come la desideravi ed il cuore ti fa male perché non ce la fa a contenere tanta gioia.
Si può ancora perderla, in un soffio, con un sorso amaro, appena ci distraiamo e ci lasciamo tentare da qualcosa che sembra buono, ma in realtà è veleno che uccide, che annebbia la vista e distrugge ogni sogno.
È allora che è pronta per noi quella carezza che arriva dritta al cuore, per rassicurarci, difenderci e salvarci dall’incapacità di essere sempre felici e vivere ogni giorno come fosse l’ultimo.
Una cosa è certa: la felicità è sempre lì, proprio accanto a noi, ma per accoglierla ci vogliono occhi che sappiano vedere e cuore che sappia amare.
“(…) a quelli che ogni giorno scommettono sull’ipotesi vaga di mangiare, coprirsi, resistere al destino. (…)”.
“Nomadi. Questa è la condizione reale, oggettiva di ognuno di noi, di ogni famiglia, di tutti su questa terra. Ma siamo capaci di vivere così? Viviamo come pellegrini o come gente arrivata, sistemata? Come forestieri o come gente che ha messo qui le radici, come se non dovesse più andare via? Come zingari in una tenda, o come signori che cercano solo di stare bene, comodi, tranquilli, senza pensare al tempo che passa, al bene che resta, ai fratelli che tendono la mano?”
(Le ali della libertà – Carlo Maria Martini)
Il peso di una carezza – A. Merini
Il peso di una carezza
può essere un segno d’alba,
il crisma del tuo destino,
la donna che alla fonte
dolcemente si inclina,
taglia netto il suo solco
di costante preghiera,
e così se mi appoggio
alla tua mano pura
mi si leva dentro l’alba
dentro si alza il cielo,
ma perché nell’amore
sì forte mi raggelo?
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Amare disperatamente senza mai perdere la speranza, e’ un urlo di silenzio che accende il cielo di luce nuova
tornate come loro, se volete che il Regno vi ritrovi; perché il Regno ti raggiunge se accetti di giocare,
Nell’animo di ogni uomo, gli dèi hanno creato cielo e terra in miniatura
(aforisma cinese)
non è mai così felice come quando può stare insieme a te.
Non si è mai cosi felici fino a quando non ti trovi vicino a chi vuoi bene ,fino a quando non condividi con lui/lei o loro le gioie e i dolori della vita.
Non si è mai cosi felici fino a quando non si gioca insieme al grande gioco della vita,nel quale si nasconde la porta per arrivare al Regno, perché al Regno non si arriva mai da soli ma sempre insieme tenendoci per mano.
ricorda la grotta del presepio: Cristo nasce in mezzo ai matti…Cristo nasce in mezzo agli ultimi…Cristo nasce in mezzo a noi!
Ti chiedi ancora se sia matto: in fondo, ce ne sono tanti, cosa impedirebbe che un pontefice lo fosse? E poi, a Gesù, non davano del matto?
Conviene a tutti far credere pazzi certuni, per avere la scusa di tenerli chiusi. Sai perché? Perché non si resiste a sentirli parlare…. Non si può mica credere a quello che dicono i pazzi! Eppure, si stanno ad ascoltare… Perché trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni! Eh! Che volete? Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi! O con una loro logica che vola come una piuma!…. Voi dite “questo non può essere” e per loro può essere tutto. (Luigi Pirandello da Enrico IV)
bellissima questa pagina! Nel tutto fango della vita,guardando con l’occhi “nuovi” puoi trovare la gioia,felicità,la speranza.”Il Regno ti raggiunge se accetti di giocare,se dimentichi tutto…” Se smetti di lamentarsi e prendi gioco della tua vita guardando da un’altra prospettiva,tutto diventa diverso; “nel giorno in cui tutto si rivela come unico,da amare ancora una volta…”
Ancora un incidente (il terzo) viene a gettare angoscia sul romanzo (delle bottiglie verdi ho sempre diffidato) e ci farà stare col fiato sospeso per un pò. I colpi di scena avvincono il lettore aumentando il tasso di attenzione. E’ forse questo che vuole l’autore perchè le cose che sta andando a dirci sono per lui di massima importanza.
Che per mettere un piede nel Regno bisogna tornare bambini e giocando con loro possiamo provare a infilarci anche l’altro, che la follia del Vangelo non è più folle dell’industria della fede, che il dolore non è la cartina di tornasole che cambia il colore quando è immersa nel liquido strano dell’infelicità.
“l’industria della fede si trasformi in qualcosa di più simile al vangelo”
è forte questa frase,però purtroppo vera
Che senso ha dirsi cristiani se non si è disposti a morire per questa causa?
E proprio nell’attimo in cui la morte dell’io segna il gol nel Regno, proprio in quell’istante il cuore di Lubisa diventa il tuo cuore e inizia a battere per te, che trasformi la carezza rude dell’erbacce nella dolce carezza di Dio
riuscite sempre a dire più di me, grazie, amici.
Non ti spieghi perchè….le cose sono sempre le stesse. E mi risuonano i versi dolenti di Turoldo , non ho mani che accarezzino…., così, la carezza è pensata, immaginata, eppure sentita da un cuore che vede oltre, che sente, gli occhi nuovi che diceva Agnese. Nei quali le nuvole sono entrate e si sciolgono in pioggia. Anche il cielo grigio sembra fatto apposta per mascherare, oppure per far vedere oltre. E’ dal cuore, da quel guizzo di luce che ci portiamo e che è il nostro frammento di cielo che custodiamo che dalle cose, quelle più ovvie e quotidiane, nascono le mille carezze,
Perfino la bibita ti sembra diversa, nel giorno in cui tutto si rivela come unico
In fondo in fondo è questo il senso del nostro vagare
Felicità è qualcosa da cercare senza mai trovare
A me è successo e ora so volare…
Oltre i muri e i confini del mondo
Verso un cielo più alto e profondo
Delle cose che ognuno rincorre
E non se ne accorge che non sono niente
Ti è mai successo? – Negramaro
Sono sempre le stesse: la baracca è la baracca, il campo pieno d’erbacce è il campo d’erbacce…ma tu non sei più tu sei un altra persona che vede il mondo diverso perché hai ricevuto un paio di occhiali nuovi,per mezzo dei quali vedi un mondo migliore, un mondo pieno d’amore.
. Ti chiedi ancora se sia matto:
I matti sono tutti coloro che dicono NO! Alle convenzioni, che dicono NO! Alle tradizioni , che sorridono alla vita anche quando il tempo è grigio perché sanno che dopo verrà l’ arcobaleno a rallegrare il cuore,i matti sono come i salmoni che vanno controcorrente pur sapendo di incontrare qualche ostacolo non indifferente (come un branco di orsi affamati).Ma se dovessi scegliere da quale parte stare preferisco essere tra i matti restando ferma nelle mie idee ,piuttosto che trovarmi tra i cosidetti savi e non avere più spinadorsale.
grazie! sì, dal cuore non nascono solo antagonismi, ma anche carezze, grazie a Dio.