Rosaria Di Donato

Rosaria Di Donatoa dio

multas per gentes

et multa per aequora vectus

arriverò a te

l’abisso donando

della solitudine

i frantumi

di un mondo apparente

e un programma

di perfezionamento

***

madonna del giglio

c’è una madonna

al giglio

in fondo al mare

vedere non la puoi

se non t’immergi

l’artista l’ha scolpita

nell’atto che a tempesta

misericordia oppone

stelle marine ed alghe

colorati pesci le fan festa

grazie concedi a noi

figli sommersi

***

arcate di luce

arcate di luce nel cosmo

ma preferiamo il buio

le tenebre che invadono e corrodono

finanche il rumore dei passi

è muto

***

annuncio

Gioia

Ave

Battito d’ali (fruscio)

Reco novelle di pace

Intendo il mistero

E non temere

Luce rifulgo

E con te dico maria

magnificat anima mea

***

dolce nome

bella di bello splendore

di un primaverile

fiore adorna

rondini intorno

in mano

il crescente

di luna

ai piedi

il drago

sconfitto

in mente cometa

di soli a venire

un bimbo

di fragile aspetto

limpido

fugge il male

balocchi per lui

le tue mani

e culla il grembo

di paglia il mondo

ora profuma di buono

d’amore maria

***

fare

l’arte luogo privilegiato

di non facile accesso

creato da forme

rinvenute nell’io

plasmate in materia

da mani capaci

bagnate ogni giorno

nel fiume di eraclito

forse lo stesso di hesse

eppure esiste la parola

che si fa emozione

il suono di un sax

la materia che parla

scabrosa sensibilità

dell’artista melodia

su canne d’organo

che incontra la durezza

del mondo

impossibile a dirsi

l’arte si fa

contraccolpo

all’esistere

***

spazio musicale

c’è un girotondo

di bambini ed angeli

sotto la volta blu

cobalto della chiesa

gotica e al centro

a turno si suona

cherubini hanno portato

strumenti e cartigli

con le note scritte sopra

e insegnano

la musica divina

ogni bimbo del mondo

ha il suo strumento

e al liuto all’arpa

alla ghironda alla tromba

alla lira al violino

al pianoforte

esegue un ritmo

che sana l’anima

dipinge i suoi colori

dalle dita veloci

dai fiati

l’armonia

la luce

è trionfo d’amore

è melodia

che offre al mondo

la speranza

che muta il pianto in canto

che nel pianetaspento

trasforma il rapido sospiro

in un respiro ch’empie

tutto di vita

nello spartito l’equilibrio

la giustizia la pace

nelle mani dei bambini

la preghiera del mondo

***

città

a volte viene
il desiderio di rifugiarsi
nella città di dio
celeste gerusalemme
di diaspro e lapislazzuli
fatta d’amore e sogno
con la porta stretta

un piccolo varco
per cui passano i giusti
quelli come bambini
fatti a somiglianza
resi semplici

qui viviamo invece
nel caos prolifico
a volte sfiorati
a volte assaliti dal male
a volte annientati
consumati dal nulla

fantasmi riempiono la mente
delitti impuniti
delitti perpetrati contro la vita
nulla vale l’essere umano
dal niente schiacciato
dal niente

qui viviamo costretti
consumiamo il non-pensiero
la folla ci opprime

chiederà mai qualcuno
ragione del senso

***

hina

hina ventisette coltellate

al petto e al volto

chi lo decise

chi imbastì il tranello

caina attende

i folli traditori

caina è qui

non-luogo poetico

è l’inferno del mondo

in cui viviamo

hina ventisette coltellate

al petto e al volto

***

altro ci vuole

seppure avessi la parola non direi
canterei piuttosto la speranza
disegnando su una tela l’infinito
componendo suoni e pause col silenzio
raccontando a gesti la mia vita
che raccolgo in fonde ceste di dolore
canto sonoro muto il divenire
la cronaca non aiuta a vivere
altro ci vuole

***

a giovanni paolo II

santo che comprendi i santi

uomo del nostro tempo

amato e non temuto

a maria devoto

come e più di un figlio

colpito nella carne

non moristi

perché l’odio feroce non vincesse

né l’assassino fanatismo

perdonasti invece

chi ti colpì benedicente

tra la folla abbracciasti

in carcere lo scaltro attentatore

lupo e killer

così come eri solito

fare coi bambini

preghi ancora per lui

e per la chiesa

chiedi perdono del male

commesso a danno di molti

espiato in silenzioso dolore

la storia si infrange

nel tempo

va tenuta in pugno

guidata illuminata

con paterno amore

consegnata agli uomini

di buona volontà

segnasti un’epoca

un tempo di ritorno a dio

faro fino all’ultimo fosti

giorno che non ha fine

santo

***

virgo de guadalupe

virgo de guadalupe

nei tuoi occhi si specchia

lo spazio celeste

nel tuo grembo

fiorisce la speranza

ai tuoi piedi accorriamo

come un gregge smarrito

nell’attesa che il sole

trionfi

tu

porta del cielo

tu

primo fiore dell’inverno

***

Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale. Ha pubblicato quattro raccolte di poesia: Immagini, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; Sensazioni Cosmiche, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; Frequenze D’Arcobaleno, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999; Lustrante D’ Acqua, Ed. Genesi, Torino 2008. Collabora a riviste di varia cultura ed i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Barberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal). Partecipa al blog “Neobar” di Abele Longo ed altri siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia si interessa di arte, cinema, letteratura.

13 pensieri su “Rosaria Di Donato

  1. augusto

    “Il mondo sprofonda nel suo caos originario, le cose risaltano di nuovo con quella terribile libertà che possedevano quando ancora non servivano a nessuno.”(J. Riviére) .In effetti c’è un anelito ad una sorta di “apocatastasi” attraverso un’ipotesi di ri-scrittura del genere umano, intesa non solo come ritualità, cerimonia di purificazione (acqua lustrale, sacrifizi espiatori, acqua benedetta, ecc.) ma come nuova parola “lucente, risplendente, rinascente”. Ma per “riaccedere a ciò che ci è stato tolto” – scrive Rosaria nel primo verso della poesia che dà il titolo alla silloge, “Acqua Lustrale” – dobbiamo immaginare, nella nostra cella segreta, una sorta di diluvio universale che faccia piazza pulita, tabula rasa, di tutte “e’ munnezze”, schifezze, nefandezze, scorie e orrori che passano sotto i nostri ponti e ci travolgono. Muri di tenebre e omertà, terrore e sangue, quotidiane coltellate e stragi familiari, inquinamento dei mari, sterminii di pinete boschi e foreste secolari, e le mille infami e stupide guerre di religione razza potere che provocano fame sete rovina follìa e morte (“se la guerra genera altra guerra / chi erediterà il mondo“) di cui è costellato il nostro pianeta. In realtà questa devastazione è in atto ormai da tempo, ma quasi non ce ne accorgiamo, non ci badiamo più. E’ un continuo, silenzioso inevitabile crollo di tutto il patrimonio dei nostri valori e civiltà, della nostra storia, ma è una “fine che non finisce mai di finire” (“nessuno nessuno / niente sopravviverà / solo il cielo resterà / immobile a fissare / le macerie”), è un tempo “penultimo”, che ci coglie forse più rassegnati che spaventati, circondati, anzi fasciati, cloroformizzati, istupiditi come siamo dall’imperante banalità, dai bla bla bla più spudorati, dal kitsch illimitato, incollati davanti al dio televisore a contemplare la nostra fine, la nostra scomparsa, senza avere la voglia neppure più di protestare, senza tentare di salire sul carro degli “indignati”, che sta diventando in fondo un’altra moda. In questa silloge ci sono dentro tutti gli eventi più significativi del nostro tempo, i lager, i genocidi, i muri di Berlino e le distruzione di tutte le Torri gemelle –, le contrapposizioni ideologiche e religiose, i crolli opposti e simmetrici – gli happening dello spirito libero e gli eventi angosciosi, tragici o, carichi di valenze simboliche.

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  2. marco scalabrino

    Ho letto con piacere questi testi di Rosaria Di Donato. “Nell’atto che a tempesta / misericordia oppone”; “arcate di luce nel cosmo / ma preferiamo il buio / le tenebre che invadono e corrodono”; “culla il grembo / di paglia il mondo”; “l’arte si fa / contraccolpo / all’esistere”; “nelle mani dei bambini / la preghiera del mondo”; “chiederà mai qualcuno / ragione del senso”; “seppure avessi la parola non direi / canterei piuttosto la speranza”: luminosi, mirabili stralci lirici. A Rosaria e a tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  3. marzialunni

    I testi di Rosaria denotano sempre una certa intensità. Una vibrazione pervade chi legge che comprende di trovarsi davanti ad un messaggio equilibrato, sereno, eppure diretto al cuore del fondamento, in modo radicale e senza compromessi. Il tono, educato al bello, dei versi non distoglie dall’essenzialità e urgenza del messaggio umanistico, in senso onnicomprensivo ed etico. La ‘pietas’ è presente come valore e dimensione ultima, superando il rischio del facile patetico. Da leggere assolutamente, assaporando il tutto. Marzia Alunni

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  4. rosaria di donato

    Ringrazio Fabrizio Centofanti e la Redazione del blog “Lapoesiaelospirito” per avere voluto ospitare questa mia silloge.
    Sono grata al blog “Icittadiniprimaditutto”, ad Augusto Benemeglio, a Marco Scalabrino e Marzia Alunni per il loro sostegno e interesse verso la mia poesia. I loro commenti e giudizi mi incoraggiano a scrivere ancora.

    Un caro saluto a tutti,

    Rosaria Di Donato

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  5. rosaria di donato

    Grazie infinite a Stella Maria e a tutti i bloggers che hanno clickato “mi piace”!

    Buone Feste, Auguri!

    Rosaria

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  6. margherita ealla

    la parola di Rosaria, senza abbandonare la sua consueta misura e leggerezza, qui si fa più materica, fango e sangue che plasmano Caino, ma anche che fioriscono nel ventre della Vergine (tanto da poter dire: “fiorisce la speranza”).
    E’ sempre l’eleganza che conduce la sua poesia, non solo eleganza di lessico, ma anche e fortemente di sguardo.
    Grazie!
    un caro saluto

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  7. luciannaargentino

    Conosco Rosaria e la sua poesia da molti anni e devo dire che non l’ha mai abbandonata la fede nella forza della parola, in particolare della parola poetica che vive anche come atto di fede nella vita intesa come prezioso dono. Grazie. Un caro saluto a Rosaria e a Fabrizio, Lucianna

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  8. rosaria di donato

    Ringrazio Margherita Ealla e Lucianna Argentino per aver evidenziato nei loro commenti due qualità che fanno parte non solo della mia scrittura, ma anche, soprattutto, della mia vita: la misura e la fede. Non sono ossimoriche: potrei dire che il senso della misura mi aiuta a “non perdermi” mentre la fede mi aiuta a “trovarmi”: Ecco perchè equilibrio e profondità confluiscono nel canto connotando concretezza e leggerezza al tempo stesso. Sarà per l’influenza di Pascal?!

    Un abbraccio,

    Rosaria

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  9. Loredana Savelli

    Il verso di Rosaria è limpido, lustro si potrebbe dire, perchè decantato attraverso un vissuto autentico. Conosco Rosaria, la persona è così come la poetessa. Un dire efficace, puntuale, certo. Ogni volta che leggo una sua poesia, rimango non solo affascinata ma turbata perché Rosaria fa “vedere” ciò che è astratto, semplifica in modo straordinario ciò che è spiritualmente ostico, pulisce la parola con candore di fede e di pensiero. Ed essa, resa essenziale, prende luce.

    Loredana Savelli

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