multas per gentes
et multa per aequora vectus
arriverò a te
l’abisso donando
della solitudine
i frantumi
di un mondo apparente
e un programma
di perfezionamento
***
madonna del giglio
c’è una madonna
al giglio
in fondo al mare
vedere non la puoi
se non t’immergi
l’artista l’ha scolpita
nell’atto che a tempesta
misericordia oppone
stelle marine ed alghe
colorati pesci le fan festa
grazie concedi a noi
figli sommersi
***
arcate di luce
arcate di luce nel cosmo
ma preferiamo il buio
le tenebre che invadono e corrodono
finanche il rumore dei passi
è muto
***
annuncio
Gioia
Ave
Battito d’ali (fruscio)
Reco novelle di pace
Intendo il mistero
E non temere
Luce rifulgo
E con te dico maria
magnificat anima mea
***
dolce nome
bella di bello splendore
di un primaverile
fiore adorna
rondini intorno
in mano
il crescente
di luna
ai piedi
il drago
sconfitto
in mente cometa
di soli a venire
un bimbo
di fragile aspetto
limpido
fugge il male
balocchi per lui
le tue mani
e culla il grembo
di paglia il mondo
ora profuma di buono
d’amore maria
***
fare
l’arte luogo privilegiato
di non facile accesso
creato da forme
rinvenute nell’io
plasmate in materia
da mani capaci
bagnate ogni giorno
nel fiume di eraclito
forse lo stesso di hesse
eppure esiste la parola
che si fa emozione
il suono di un sax
la materia che parla
scabrosa sensibilità
dell’artista melodia
su canne d’organo
che incontra la durezza
del mondo
impossibile a dirsi
l’arte si fa
contraccolpo
all’esistere
***
spazio musicale
c’è un girotondo
di bambini ed angeli
sotto la volta blu
cobalto della chiesa
gotica e al centro
a turno si suona
cherubini hanno portato
strumenti e cartigli
con le note scritte sopra
e insegnano
la musica divina
ogni bimbo del mondo
ha il suo strumento
e al liuto all’arpa
alla ghironda alla tromba
alla lira al violino
al pianoforte
esegue un ritmo
che sana l’anima
dipinge i suoi colori
dalle dita veloci
dai fiati
l’armonia
la luce
è trionfo d’amore
è melodia
che offre al mondo
la speranza
che muta il pianto in canto
che nel pianetaspento
trasforma il rapido sospiro
in un respiro ch’empie
tutto di vita
nello spartito l’equilibrio
la giustizia la pace
nelle mani dei bambini
la preghiera del mondo
***
città
a volte viene
il desiderio di rifugiarsi
nella città di dio
celeste gerusalemme
di diaspro e lapislazzuli
fatta d’amore e sogno
con la porta stretta
un piccolo varco
per cui passano i giusti
quelli come bambini
fatti a somiglianza
resi semplici
qui viviamo invece
nel caos prolifico
a volte sfiorati
a volte assaliti dal male
a volte annientati
consumati dal nulla
fantasmi riempiono la mente
delitti impuniti
delitti perpetrati contro la vita
nulla vale l’essere umano
dal niente schiacciato
dal niente
qui viviamo costretti
consumiamo il non-pensiero
la folla ci opprime
chiederà mai qualcuno
ragione del senso
***
hina
hina ventisette coltellate
al petto e al volto
chi lo decise
chi imbastì il tranello
caina attende
i folli traditori
caina è qui
non-luogo poetico
è l’inferno del mondo
in cui viviamo
hina ventisette coltellate
al petto e al volto
***
altro ci vuole
seppure avessi la parola non direi
canterei piuttosto la speranza
disegnando su una tela l’infinito
componendo suoni e pause col silenzio
raccontando a gesti la mia vita
che raccolgo in fonde ceste di dolore
canto sonoro muto il divenire
la cronaca non aiuta a vivere
altro ci vuole
***
a giovanni paolo II
santo che comprendi i santi
uomo del nostro tempo
amato e non temuto
a maria devoto
come e più di un figlio
colpito nella carne
non moristi
perché l’odio feroce non vincesse
né l’assassino fanatismo
perdonasti invece
chi ti colpì benedicente
tra la folla abbracciasti
in carcere lo scaltro attentatore
lupo e killer
così come eri solito
fare coi bambini
preghi ancora per lui
e per la chiesa
chiedi perdono del male
commesso a danno di molti
espiato in silenzioso dolore
la storia si infrange
nel tempo
va tenuta in pugno
guidata illuminata
con paterno amore
consegnata agli uomini
di buona volontà
segnasti un’epoca
un tempo di ritorno a dio
faro fino all’ultimo fosti
giorno che non ha fine
santo
***
virgo de guadalupe
virgo de guadalupe
nei tuoi occhi si specchia
lo spazio celeste
nel tuo grembo
fiorisce la speranza
ai tuoi piedi accorriamo
come un gregge smarrito
nell’attesa che il sole
trionfi
tu
porta del cielo
tu
primo fiore dell’inverno
***
Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale. Ha pubblicato quattro raccolte di poesia: Immagini, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; Sensazioni Cosmiche, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; Frequenze D’Arcobaleno, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999; Lustrante D’ Acqua, Ed. Genesi, Torino 2008. Collabora a riviste di varia cultura ed i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Barberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal). Partecipa al blog “Neobar” di Abele Longo ed altri siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia si interessa di arte, cinema, letteratura.


Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
“Il mondo sprofonda nel suo caos originario, le cose risaltano di nuovo con quella terribile libertà che possedevano quando ancora non servivano a nessuno.”(J. Riviére) .In effetti c’è un anelito ad una sorta di “apocatastasi” attraverso un’ipotesi di ri-scrittura del genere umano, intesa non solo come ritualità, cerimonia di purificazione (acqua lustrale, sacrifizi espiatori, acqua benedetta, ecc.) ma come nuova parola “lucente, risplendente, rinascente”. Ma per “riaccedere a ciò che ci è stato tolto” – scrive Rosaria nel primo verso della poesia che dà il titolo alla silloge, “Acqua Lustrale” – dobbiamo immaginare, nella nostra cella segreta, una sorta di diluvio universale che faccia piazza pulita, tabula rasa, di tutte “e’ munnezze”, schifezze, nefandezze, scorie e orrori che passano sotto i nostri ponti e ci travolgono. Muri di tenebre e omertà, terrore e sangue, quotidiane coltellate e stragi familiari, inquinamento dei mari, sterminii di pinete boschi e foreste secolari, e le mille infami e stupide guerre di religione razza potere che provocano fame sete rovina follìa e morte (“se la guerra genera altra guerra / chi erediterà il mondo“) di cui è costellato il nostro pianeta. In realtà questa devastazione è in atto ormai da tempo, ma quasi non ce ne accorgiamo, non ci badiamo più. E’ un continuo, silenzioso inevitabile crollo di tutto il patrimonio dei nostri valori e civiltà, della nostra storia, ma è una “fine che non finisce mai di finire” (“nessuno nessuno / niente sopravviverà / solo il cielo resterà / immobile a fissare / le macerie”), è un tempo “penultimo”, che ci coglie forse più rassegnati che spaventati, circondati, anzi fasciati, cloroformizzati, istupiditi come siamo dall’imperante banalità, dai bla bla bla più spudorati, dal kitsch illimitato, incollati davanti al dio televisore a contemplare la nostra fine, la nostra scomparsa, senza avere la voglia neppure più di protestare, senza tentare di salire sul carro degli “indignati”, che sta diventando in fondo un’altra moda. In questa silloge ci sono dentro tutti gli eventi più significativi del nostro tempo, i lager, i genocidi, i muri di Berlino e le distruzione di tutte le Torri gemelle –, le contrapposizioni ideologiche e religiose, i crolli opposti e simmetrici – gli happening dello spirito libero e gli eventi angosciosi, tragici o, carichi di valenze simboliche.
Ho letto con piacere questi testi di Rosaria Di Donato. “Nell’atto che a tempesta / misericordia oppone”; “arcate di luce nel cosmo / ma preferiamo il buio / le tenebre che invadono e corrodono”; “culla il grembo / di paglia il mondo”; “l’arte si fa / contraccolpo / all’esistere”; “nelle mani dei bambini / la preghiera del mondo”; “chiederà mai qualcuno / ragione del senso”; “seppure avessi la parola non direi / canterei piuttosto la speranza”: luminosi, mirabili stralci lirici. A Rosaria e a tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.
I testi di Rosaria denotano sempre una certa intensità. Una vibrazione pervade chi legge che comprende di trovarsi davanti ad un messaggio equilibrato, sereno, eppure diretto al cuore del fondamento, in modo radicale e senza compromessi. Il tono, educato al bello, dei versi non distoglie dall’essenzialità e urgenza del messaggio umanistico, in senso onnicomprensivo ed etico. La ‘pietas’ è presente come valore e dimensione ultima, superando il rischio del facile patetico. Da leggere assolutamente, assaporando il tutto. Marzia Alunni
Ringrazio Fabrizio Centofanti e la Redazione del blog “Lapoesiaelospirito” per avere voluto ospitare questa mia silloge.
Sono grata al blog “Icittadiniprimaditutto”, ad Augusto Benemeglio, a Marco Scalabrino e Marzia Alunni per il loro sostegno e interesse verso la mia poesia. I loro commenti e giudizi mi incoraggiano a scrivere ancora.
Un caro saluto a tutti,
Rosaria Di Donato
grazie a te, Rosaria e buon lavoro!
Reblogged this on Nutrire il corpo e l’anima.
Grazie infinite a Stella Maria e a tutti i bloggers che hanno clickato “mi piace”!
Buone Feste, Auguri!
Rosaria
la parola di Rosaria, senza abbandonare la sua consueta misura e leggerezza, qui si fa più materica, fango e sangue che plasmano Caino, ma anche che fioriscono nel ventre della Vergine (tanto da poter dire: “fiorisce la speranza”).
E’ sempre l’eleganza che conduce la sua poesia, non solo eleganza di lessico, ma anche e fortemente di sguardo.
Grazie!
un caro saluto
Conosco Rosaria e la sua poesia da molti anni e devo dire che non l’ha mai abbandonata la fede nella forza della parola, in particolare della parola poetica che vive anche come atto di fede nella vita intesa come prezioso dono. Grazie. Un caro saluto a Rosaria e a Fabrizio, Lucianna
Ringrazio Margherita Ealla e Lucianna Argentino per aver evidenziato nei loro commenti due qualità che fanno parte non solo della mia scrittura, ma anche, soprattutto, della mia vita: la misura e la fede. Non sono ossimoriche: potrei dire che il senso della misura mi aiuta a “non perdermi” mentre la fede mi aiuta a “trovarmi”: Ecco perchè equilibrio e profondità confluiscono nel canto connotando concretezza e leggerezza al tempo stesso. Sarà per l’influenza di Pascal?!
Un abbraccio,
Rosaria
Il verso di Rosaria è limpido, lustro si potrebbe dire, perchè decantato attraverso un vissuto autentico. Conosco Rosaria, la persona è così come la poetessa. Un dire efficace, puntuale, certo. Ogni volta che leggo una sua poesia, rimango non solo affascinata ma turbata perché Rosaria fa “vedere” ciò che è astratto, semplifica in modo straordinario ciò che è spiritualmente ostico, pulisce la parola con candore di fede e di pensiero. Ed essa, resa essenziale, prende luce.
Loredana Savelli
Ciao Loredana, grazie infinite per esserti soffermata…
A presto,
Rosaria