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da qui
A guardarlo bene, Viale Pasteur, ti sembra di conoscerlo a memoria. Quante volte l’hai percorso da solo, in bicicletta, lasciandoti portare da chissà quali pensieri. Era il segno che portavi dentro un mondo da scoprire, attraversando in corsa i vialetti incassati tra aiuole, alberi e automobili. Ogni dettaglio era un pretesto per fantasticare: il casotto dei fiori, coi vasi bianchi da cui spuntavano ciuffi colorati; le scritte sui muri, che non riuscivi a decifrare, ma a cui provavi a dare sensi favolosi; i motorini incatenati ai paletti, il sogno proibito di volarci sopra, represso dall’ansia di mamma e di papà. Forse era allora, lungo il viale sprofondato tra palazzi e siepi, dove bastava scartare di un niente per ritrovarsi lungo sull’asfalto, che imparasti il ritmo del racconto, le trappole nascoste nei giri delle frasi, l’arte di guardarti intorno e concentrarti, nello stesso tempo, sui tasti del computer: perché scrivere è stare in più posti contemporaneamente, sfrecciando tra panchine e cespugli di pitosforo e pensando a che cosa potrà esserci laggiù, oltre il dosso della rotatoria, dove fra Serafino ride e dà pacche sulle spalle, padre Jesùs si aggira tra la sacristia e l’antro semioscuro della chiesa e tua madre elargisce sorrisi come fosse la first lady in un evento mondano. Hai imparato che le vie più adatte al romanzo sono quelle secondarie, che la poesia si acquatta all’incrocio con Via dell’Elettronica, dove una coppia di anziani si prende per la mano, o a Piazza Caduti sul Lavoro, dove un passero si dondola sulla cima del lampione e sembra che ti guardi interessato, con gli occhi fissi dei passeri, che forse sognano anche loro di trovare chissà cosa dietro quelle querce, o nel tratto di vialetto compreso fra le scale e la panchina, dove un vecchio sgranocchia lupini con un’aria grigia da morto. Sei stanco: scendi dalla bici e riguadagni Viale Europa, con la certezza che tutto, prima o poi, sarà riga sulla pagina, parola che s’aggrappa allo schermo come l’edera alle lance arrugginite del cancello.

una coppia di anziani si prende per la mano…il simbolo di un amore eterno ,di un amore che non finisce mai perché con esso non si scrive mai la parola fine!
”la certezza che tutto, prima o poi, sarà riga sulla pagina”.
Sì perché c’è una memoria delle emozioni che non viene mai meno, un capitolo di vita che è già scritto nel cuore per sempre. Ci sono racconti che non si perderanno mai.
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Scrivere è l’arte di dipingere il “mondo da scoprire’ che ti porti dentro, è quel talento che ti permette di descrivere la poesia che noti in ogni particolare, in quei dettagli che ad altri rimangono nascosti, ma che fanno la differenza e non sfuggono agli animi più sensibili.
Scrivere è viaggiare, volare sognando, è libertà di essere sé stessi, di vivere e sopravvivere.
Scrivere è donare agli altri, una parte importante del tuo cuore.
https://www.youtube.com/watch?v=ZxqDvKIuamk&feature=youtube_gdata_player
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“imparasti il ritmo del racconto, le trappole nascoste nei giri delle frasi, l’arte di guardarti intorno e concentrarti”
Non avrebbe alcun senso scrivere se non fosse per tradurre dal finito all’infinito.
“Qualcuno ci sorveglia mentre scriviamo. La madre. Il maestro. Shakespeare. Dio.”
Martin Amis
La gioia di scrivere
Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.
Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.
In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.
Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.
C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?
La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.
Wislawa Szymborska
Ogni dettaglio era un pretesto per fantasticare…ogni dettaglio è un pretesto per sognare!
che cosa potrà esserci laggiù, oltre il dosso della rotatoria,
Guardare oltre l’ orizzonte è come avere un pacco regalo che non vuoi ancora scartare,sei curioso ,vuoi sapere cosa c’è,ma al tempo stesso preferisci restare un pò in attesa o guardare un po’ più in la fantasticando sulla sorpresa che si presenterà…un modo per svuotare la mente per lasciare spazio alla creatività che prima o poi si concretizzerà in una bellissima realtà.
Ogni parola che nasconde una nota d’amore fa nascere una poesia che come l'”edera si aggrappa” ad ogni cuore ,di chi sa leggere “le strade secondarie” dell’amore!
“con la certezza che tutto, prima o poi, sarà riga sulla pagina”
Niente è più forte di un’idea fissa.
“Quale idea non è immensa quando la si esplora, correndo, fino alle estreme conseguenze e quale cuore non sembra incommensurabile quando ci si lascia cadere lo scandaglio?”
Gustave Flaubert
grazie!
su quel vialetto stiamo correndo insieme.
La scrittura, al pari della vita, è un continuo zigzagare tra quei vialetti più o meno lunghi e tortuosi, che prima o poi, come provvidi affluenti, sfociano necessariamente nel vialone centrale, quello che porta ai piedi di una maestosa scalea salendo la quale tutti insieme, potremo finalmente vedere cosa c’è sopra il colle.
E’ cercare dietro gli ingombri del cuore, nella stanze dell’io dove la miseria dei sentimenti nasconde quel briciolo d’amore che in fondo si ostina a rimanere vivo, gli occhi che cercano disperatamente i tuoi nella folla che confonde voci e colori della vita, l’emozione che si fa spazio in un tempo che nasconde lacrime e preghiere e sorrisi solo perché ormai è tardi. Scrivere, un gesto d’amore per svegliare il sonno di chi non sogna più, un dono per chi continua a sognare, perché leggere sia ancora speranza
andando in bicicletta con tutta la velocità sentivo il vento sulla faccia,capelli tirate, forza naturale, mi sentivo libera! aprivo le braccia come per volare (adesso non so più fare questi trucchi). La libertà! Come ci fosse volevo dimonstrare a me stessa, che sono sopra di tutti ostacoli. Volevo vincere la gara con me stessa. Poi, le salite sulle colline- c’è lo faccio,sono forte,non c’è niente che mi butta giù,c’è lo faccio. Lo sfogo e sentirsi libera. Questo mi dava la gioia.
scrivere-nascondersi nel suo mondo migliore, fare uscire suoi desideri, sfogarsi, tranquillizarsi, mettere in parole sentimenti.
Ai suoi tempi scrivevo le poesie-quasi tutte erano triste, in colore nero, era il mio lato oscuro. Scrivevo,cosi mi liberavo dal dolore. Poi, le mie poesie nascondevo in qualche angolo oscuro, come mio dolore. Chi sa se ci sono rimaste ancora da qualche parte?
grazie!
solo camminando insieme potremo finalmente vedere cosa c’è sopra il colle, svegliare il sonno di chi non sogna più