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9. Scrivere

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A guardarlo bene, Viale Pasteur, ti sembra di conoscerlo a memoria. Quante volte l’hai percorso da solo, in bicicletta, lasciandoti portare da chissà quali pensieri. Era il segno che portavi dentro un mondo da scoprire, attraversando in corsa i vialetti incassati tra aiuole, alberi e automobili. Ogni dettaglio era un pretesto per fantasticare: il casotto dei fiori, coi vasi bianchi da cui spuntavano ciuffi colorati; le scritte sui muri, che non riuscivi a decifrare, ma a cui provavi a dare sensi favolosi; i motorini incatenati ai paletti, il sogno proibito di volarci sopra, represso dall’ansia di mamma e di papà. Forse era allora, lungo il viale sprofondato tra palazzi e siepi, dove bastava scartare di un niente per ritrovarsi lungo sull’asfalto, che imparasti il ritmo del racconto, le trappole nascoste nei giri delle frasi, l’arte di guardarti intorno e concentrarti, nello stesso tempo, sui tasti del computer: perché scrivere è stare in più posti contemporaneamente, sfrecciando tra panchine e cespugli di pitosforo e pensando a che cosa potrà esserci laggiù, oltre il dosso della rotatoria, dove fra Serafino ride e dà pacche sulle spalle, padre Jesùs si aggira tra la sacristia e l’antro semioscuro della chiesa e tua madre elargisce sorrisi come fosse la first lady in un evento mondano. Hai imparato che le vie più adatte al romanzo sono quelle secondarie, che la poesia si acquatta all’incrocio con Via dell’Elettronica, dove una coppia di anziani si prende per la mano, o a Piazza Caduti sul Lavoro, dove un passero si dondola sulla cima del lampione e sembra che ti guardi interessato, con gli occhi fissi dei passeri, che forse sognano anche loro di trovare chissà cosa dietro quelle querce, o nel tratto di vialetto compreso fra le scale e la panchina, dove un vecchio sgranocchia lupini con un’aria grigia da morto. Sei stanco: scendi dalla bici e riguadagni Viale Europa, con la certezza che tutto, prima o poi, sarà riga sulla pagina, parola che s’aggrappa allo schermo come l’edera alle lance arrugginite del cancello.

38. Ha bisogno

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All’inizio sembra facile, ma i problemi arrivano col tempo.
Qualcuno mi spieghi perché, da cittadino, non posso esprimere il mio voto, il mio parere.
La strada procede tra fiori selvatici e cespugli, sembra che la natura voglia salutare, lasciarsi coinvolgere nel dramma delle donne e degli uomini che incontra.
La gente comincia a criticare, da destra e da sinistra: per qualcuno sei troppo radicale, per altri troppo moderato.
Non hai diritto a dire la tua per lo sviluppo del paese, non sei degno di fare una proposta, una critica, un progetto. Continua a leggere

16. Credi nel destino?

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Non era facile fare la scelta giusta: Nord e Sud, la terra dei ricchi e della libertà e la terra della schiavitù, dell’odio razziale.
Mi sarebbe piaciuto parlare con papà, me l’hanno ucciso che avevo dieci anni, ero un bambino, quante cose ci saremmo detti, quanto sarei cambiato e come sarebbe il mondo, se fosse ancora qui. Continua a leggere