di Rosa Salvia
Poetessa intensa e schiva è Giovanna Sicari, nata a Taranto nel 1954 e morta a Roma, dopo lunga malattia, nel 2003. Una voce non chiassosa, appartata e cordiale nel panorama letterario del secondo Novecento. Il suo stile fatto di accostamenti, di sincerissime confessioni e di essenziale rigore, lo si vede già dai suoi testi d’esordio, Decisioni del 1986 e Ponte d’ingresso del 1988 e più compiutamente nelle raccolte maggiori, come Sigillo del 1989, Uno stadio del respiro del 1995 e successivamente nella sua opera più importante Epoca immobile del 2003, scritta durante il tempo della sua malattia e uscita poco prima della sua morte. Un’ opera ricca di profonda emozione e umanissima pietà in cui il senso dell’inesorabilità della sorte atteggia l’animo della poetessa a una accettazione esistenziale lontana dal grido incomposto e dai languori elegiaci, lungi da ogni alchimia celebrale.
Trasfigurando ogni volta il singolo destino e la tragedia personale, coraggiosamente la sua voce diventa corale, con profonda pietà cristiana.
La Sicari, oltre alla pubblicazione dei testi di poesia, ha collaborato a numerose riviste. Dal 1985 al 1989 è stata redattrice della rivista “Arsenale”. Uno fra i suoi ultimi libri è stato di saggistica, Milano nei passi di Franco Loi (2002)
Per ricordarla, dal momento che siamo prossimi alle festività natalizie, ho scelto due poesie: una dedicata al Natale, l’altra a Gesù, tratte dalla sua ultima silloge Epoca immobile:
Il Natale cadeva a perpendicolo
Scrutiamo nell’aldilà e nella vista
alibi all’inconcludenza dei fili
di Natale, qualcosa di energico e mortale
passione che non si comprende,
desiderio di ordine di legge e di euforia
ma non avevo nomi per il mio piano divino
per l’ordine che vacillava,
il Natale si faceva stretto come un tunnel di mare
che avidamente voleva risposte
ma non c’era più, qualcosa agiva.
Il Natale cadeva a perpendicolo
in una gola affranta e affamata:
in tutto questo amore ti volevo come si vuole
l’ostia benedetta, la fame, la sete
ti volevo in quello stadio d’assedio
che sceglie la legge sacra.
Purezza non c’è più negli uomini, solo musica caffè, facce perbene,
perché fumavo ancora perché rischiavo
perché il destino non si rivelava.
Telefonare a questo – telefonare a quello – ma non siamo pronti!
Pigiare il pedale, comprare pigiami
e poi la cassetta automatica di Mozart
Mozart l’angoscia, il verso, l’essenza di rose
e valico sulla morale degli uomini –
Il male non è perfetto, il bene non è perfetto
angoscia e sudore: nude gambe, male, schiena
candore e frenesia, purificate!
(Gesù proteggimi dalla distrazione)
Gesù proteggimi dalla distrazione
dagli occhi ormai tracciati col piccone
dai corpi picconati
dai corpi scavati nella roccia
e la figura cade gonfia nella materia grezza.
Proteggimi dal nero metallico
dei rami e delle trame
proteggimi, come oggi
che la Tiburtina non ha macchie
e risplende di rari colori
questa è la tua periferia
questa è la periferia degli umani.
***
Poetessa, critica, saggista, Gabriela Fantato è nata a Milano nel 1960 ove vive e lavora. Suoi testi, anche in traduzione, compaiono su riviste italiane e straniere, siti e antologie poetiche.
Ha scritto numerose raccolte di poesia: Fugando del 1996, Enigma del 2000, Moltitudine, in Settimo Quaderno di Poesia Italiana, a cura di F. Buffoni del 2001, Northern Geography del 2002, con traduzione inglese di E.Di Pasquale, Il tempo dovuto, poesie del 2005 e Codice terrestre del 2008, ristampato nel 2009. Ha scritto saggi critici su poeti e poetesse del Novecento e raccolti in volume. Nel 2006 ha curato con Luigi Cannillo il libro di interviste La Biblioteca delle voci. Interviste a 25 poeti italiani. Dirige la rivista di Poesia, arte e filosofia “La Mosca di Milano” e, con Giancarlo Pontiggia e Salvatore Ritrovato, la rivista di Poesia contemporanea “Punto” arrivata quest’anno alla sua terza edizione. Inoltre per la casa editrice “La Vita Felice” di Milano dirige la collana di poesia “Sguardi”.
E’ poeta che stupisce e inquieta Gabriela Fantato. La tensione linguistica, formale e vitale danno luogo a una voce oscura e splendente nella sua nudità, una voce che aspira alla purezza e alla trasparenza, crescendo in nitore di metafore, in immagini, in tagli di sguardo.
Della Fantato ho scelto due poesie tratte dal poemetto Codice terrestre, una dedicata proprio all’amica poeta Giovanna Sicari, l’altra che ci regala l’immagine di una rinnovata saggezza, tenace fedeltà a ciò che permane di più sacro e più vero nel cammino circolare del tempo.
Anch’io
A Giovanna S.
Il nero non si addice a Giovanna,
il rosso le stava bene
sulle labbra.
Il tempo dell’addio sanguina
senza cura
e c’è una sedia, solo una sedia
per la giovinezza selvatica,
autorevole.
Resta Monteverde, il suo prato,
le strade salvate dentro al tormento
del barocco.
Restano Sandra, Lucia e la madre
e tutte le altre – l’infanzia intatta,
catena scabrosa come solo l’amore.
La poesia, una preghiera
senza scampo
come solo i braccati conoscono.
Ricordo il martirio, un tempo senza fine
nudo e misero trionfi l’umano
oltre il corpo offeso.
Resta la vita, il passaggio da pagare.
Ammetterlo, assolversi.
Le notti
II
Nel silenzio c’è una fuga che mi insegni
con la voce, con quello sguardo striato,
dove passa l’infanzia in un volo,
dove c’è la vecchiaia che sarà
e non ti perdo
seguo le tracce con le parole.
Un segno nella tua voce,
sulla fronte baciata spesso nei sogni,
carezzata di fretta come chi scappa
senza la solitudine, riconoscendola in ogni gesto
sei padre e giorno – paura e gioia.
Siamo l’alba che beviamo
e ci segue e ci apre come solchi
pieni di pudore.
Al sole siamo solo grano che non smette
di crescere e noi, noi siamo
questa preghiera.



Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Versi che, con grande pietà, stringono ed avvincono in una umana e necessaria fratellanza.
Grazie!
Ringrazio gli intervenuti e in primis Fabrizio per tutte le volte che accoglie le mie proposte di lettura nel suo bel bolg
Grazie Rosa per averci proposto questi testi così intensi ed umani, di alto valore stilistico.
un saluto,
Rosaria Di Donato
Grazie a te, Rosaria, per quanto dici. Un caro saluto e auguri, Rosa
Non è mai abbastanza. Mai abbastanza l’invito a leggere la poesia di Giovanna Sicari, che ritengo una delle voci più intense della poesia contemporanea, non solo italiana. Epoca immobile mi attraversò con la sua potente parola, la sua umanità e insieme la tensione verso l’alto. Le raccolte di Giovanna mi sono sempre accanto e non smetto di sfogliarle, nelle mie notti. Ringrazio molto Rosa Salvia per questo post, dove ha voluto affiancare la voce dell’amica Gabriela Fantato, diversa per temi e personalità, ma anch’essa di grande nitore e spessore. Bello pensare al loro scambio.
Auguri, Rosa, Fabrizio e tutti voi cui lpels è cara,
annamaria ferramosca
Grazie a Rosa e ad Annamaria, da Lpels.
Cara Annamaria, grazie per queste tue delicatissime parole. Da quanto scrivi conosci la poesia di Giovanna Sicari molto meglio di me. Io ho letto solo Epoca immobile che mi porto dentro come una preghiera. Di notevolissimo spessore è anche il poemetto di Gabriela Fantato che ha pubblicato nel 2008 con “La Vita Felice”. La sua poesia così intensa dedicata a Giovanna è il modo più dolce per ricordarla e trovo bellissima questa solidarietà fra donne. Un caro abbraccio, Rosa
Grazie per aver divulgato questi versi; davvero un bel regalo.
Brava Rosa,che hai avuto questa idea: ricordare la poesia di Giovanna Sicari, che merita ben forte memoria, ma per ridonarla al presente, per restituirne la vitalità profonda e densa della sua lettera. E a lato Gabriela Fanttao, che la conobbe e amò,(dove c’è dedica difatti) e che sviluppa una voce sua, in altra direzione e prosodia. Sono stata la sua prefatrice al primo libro e l’amicizia viaggia da quasi trent’anni! Con Giovanna, gli ultimi tempi soprattutto, nacque un dialogo intimo,e segreto,durante il corso d ella sua malattia…e non ci sono parole pubbliche per dirlo,ma la lettura dell’opera che permane.
Maria Pia Quintavalla
Gabriela Fantato, refuso.
Grazie a Ema e a Mariapia. Belle queste tue parole, Mariapia, anche tu poeta intensa e finissima, amica di entrambe. Il fatto che abbiate apprezzato questo mio regalo, come sottolinea Ema, mi dà gran gioia. Un caro saluto, Rosa
bellissimo e commovente tributo a grande poesia!
grazie.
Approfitto per fare gi auguri a tutti gli ospiti e al webmaster di questo splendido sito!
cb
grazie a te Cristina poeta così sensibile e stimolante. Auguri carissimi, Rosa
auguri anche a te, Cristina!
Una lettura intensa che commuove nel profondo. Grazie. Isabella