1)
non siamo sicuri dell’Anima
e lo attribuiamo alla gravità
agli uccelli o alle nuvole
ai discendenti del cielo
che non ci lasciano mai spazio
e così prima della benedizione
ci lasciamo piegare dal male
ammassati come degli istrici
come quaggiù avviene
ci inchiodiamo l’uno accanto all’altro
dalla nascita alla morte
come ci avessero chiusi
in un eterno fiore rotondo
ma lo dovremmo ammettere
che la tortura è il sangue
e dovremmo perciò in anticipo
svuotarci le braccia
***
2)
e ora negli occhi un po’ d’aria
uno spostamento di fiamme
che ci mantiene tutti svegli
stanotte è meglio essere vivi
perché è di nuovo il Padre
a ricordarci la misura della terra
a farci bagnare fino alla fronte
con la sua maestosa protezione
che germoglia in sette cannelli
e appena due olive consacrate
***
3)
trenta foglie di cardo
e nessuna era dolce
così ricordo il sangue di Giuda
fuso come il bronzo
la sua febbre dal principio
dicono per la fine di tutto
o quell’unica prova di legge
nelle sue labbra destinate
lo ricordo disposto dagli uomini
in convivenza con sé stesso terreno
ma come avranno fatto quelle punte
non appena sfiorato il cuore
ad aprire il suo segreto
a farlo ricominciare dal campo
nel contenuto degli inganni
o per come adesso siamo
nella parabola dei bestemmiatori
***
4)
ci sono ancora scintille negli elmi
e le ossidazioni nelle tempie
fanno tornare alla bellezza i sensi
come nei popoli la nascita
dei piaceri impellenti
non è poi venuta la tua legge
le carte per gli interi destini
per questi segni neri
nessuno è stato portato in cielo
siamo ancora rinnegati
e intanto ci misurano sepolti
ma io voglio vederle
le cento armature degli Angeli
aprirsi come i sogni
come Patrie preziose
e gli uomini malvagi
a catena inginocchiati
in migliaia di preghiere
dal peccato al Paradiso
io voglio che mi resti nel cuore
il Ministro Universale
perché sia in questo mondo
la Salvezza maggiore
e per nessuno il segreto
del Satana morto
***
5)
perdi ancora sangue
per come ci dicono immobile
e mantenuto sotto guardia
come ti avessimo rapito
e anche avendo tutto il tempo
conservato in una grazia nera
nel momento del declino
come fossi un cadavere regolare
chiuso in quel prospetto intoccabile
in quell’immagine di giovane morto
non fai molta differenza
con le altre cataste di croci
perché per quanto siano sacre
la tua vittoria e la tua parte eletta
noi ti inchiodiamo in una trappola
tra due bastoni interi
per farti morire nel fuoco
spostarti nell’inferno
e chissà mai quando ti taglieremo
chissà se nella sostanza
di ogni singolo capello
trovassimo la presenza dell’origine
la ragione di Dio
o quale altra innocenza
quale altro significato
ma è così che ti approviamo
per quella morte differente
che ancora fa paura
è così che ci offriamo devoti
al tuo impiego nei vangeli
al tuo dolore umano
alla tua paralisi
ai tuoi piedi alle tue mani
e non sapendo nulla della vita
alla tua risurrezione
***
6)
quella croce è un teatro Maria
io sono solo una vita che hanno sepolto
la parabola profana degli uomini
sono un nome che è un’intera origine
un artificio del tuo grembo
sono un’immagine smaltata
io stesso difforme da Dio
come un condannato a morte
tuttavia un istruttore santo
che ha le braccia nel creato
io sono il tirante dell’anima
il rimedio per la risurrezione
ma così non sono l’Avvento
sono solo tuo figlio impalcato
***
7)
sono sulla resistenza gli Angeli
nel sacrato capitale
è un errore credere alla visione
o nominarsi per parola umana
credere siano sufficienti i rosai
come per Gesù le croci
che siano utili le pompe di respirazione.
Le camere nel mare
non daranno nessuna porta nuova
nessuno scampo
saremo in arresto nell’utero di Dio
nel suo incantamento
ci rimetterà i peccati
e la testa di ogni bestemmia
senza incertezza i mali umani
e noi lì moriremo
con i suoi occhi davanti
***
8)
di quelle scritture ne parlano
come hanno detto i morti
le Santità antiche
al fianco di Giovanni
e più lontane le stelle
o i campi che dappertutto brillano
come generatori sciolti nell’oro
o l’aria le nuvole e il sale
che devono definirsi cielo
e non lo sanno le Chiese
ma le spine del Buon Figlio
la Vita ancora in pericolo
ha dolori impensabili
ecco come sempre efficiente
una notizia d’Infinito Dio
il volo del cerchio delle colombe
che potrebbe salvarci
ma benché questa dinamica
non l’abbia compresa
neanche un uomo
né un superstite dell’istante
scenda ancora una volta
la Corona della Grazia
e sia l’unione delle acque
la bilancia per la luce
e se resta da dire
una linea netta
ancora più chiara dell’aria
o l’età per migliaia di tempi
***
9)
nasce dal forno il sereno Gesù
e anche di questa terracotta
ne faremo lode
per quanto gli amati
stanno volentieri con gli Angeli
noi lo terremo in questo basso fondo
come un altro figlio Suo
senza riuscire a capire
se dalla testa perde sangue
o ha una corona di uva spina
***
10)
osservali i seni
sono più degli uomini
per natura immortali al petto di Dio
è in tal modo una madre
per la meraviglia degli infedeli
ecco la bella sposa
perché il cuore si canta
Dio è una Serenissima
ecco detto tutto
mi resta da ricordarvi la separazione
il punto morto nella sua maternità
[immagine da qui]


Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
”Michele Caccamo conosce bene l’irregolarità dell’ode ma seduce la conclusione di ogni verso, con ciò denunciando ampia confidenza con il messaggio poetico.” (Alda Merini)
Poesia potente, complessa e di grande sensibilità, quella di Michele Caccamo.
L’ho scoperta attraverso la rete, a dimostrazione di quanto possa essere un efficace veicolo di bellezza e valore.
Un grazie speciale anche a Fabrizio Centofanti per la pubblicazione in questo blog.
Leggo una vera profondità in questi versi nei quali l’umano é divino ed il divino é umano; trovo tanta spiritualità, ma anche molta umanità.
Per questo sentire e comunicare la grandezza di Dio che é anche uomo, e dell’uomo così vicino a Dio, mi colpiscono i versi di M. Caccamo, da ciò vi percepisco una forma alta di poesia.
Grazie.
MCri
“ma io voglio vederle
le cento armature degli Angeli
aprirsi come i sogni
come Patrie preziose”
Un poeta molto lirico la cui sensibilita’ lo porta spesso a parlare della morte e, con essa, di speranza.
Grazie all’autore e a Don Fabrizio per l’alta qualita’ delle proposte sul blog.
Reblogged this on Nutrire il corpo e l’anima.
E’ sempre bello leggerti Michele, la tua poesia esprime sempre il pathos di sentimenti vissuti nella carne, qui sembra una passeggiata sul Calvario personale dell’uomo che intravede nella speranza e in una fede sofferta la risurrezione di un Dio che si incarna ogni giorno nelle miserie e nelle gioie dell’uomo. Dio e uomo vivono con passione uterina, scossi nelle viscere, l’esperienza uno dell’altro, ma e’ l’uomo quello che dubita e che vuole che resti nel cuore il Ministro Universale perche’ sia in questo mondo la salvezza maggiore.
In questi versi si respira forza indagatrice, volontà di spezzare catene, energia distruttrice e destabilizzante con il fine di sollevare, spogliare, sgretolare ogni ostacolo frapposto tra l’uomo e il divino, l’uomo e se stesso. Versi che si avvertono ispirati, con lo sguardo a un dove e perché lontani ma cercati. Michele si rivela ancora voce distinta, personale, capace di spendersi alla ricerca di significati profondi e umani. Sangue e spirito, amore e morte, finestre aperte sugli spazi esistenziali di ognuno.
Doris
stanotte è meglio essere vivi.
con te è assicurato, Michele.
un abbraccio anche qui.
Fabrizio, non so come e ancora di più ringraziarti.
Amici, è bello leggervi.
grazie sempre a te, Michele, e a presto.
Reblogged this on Parlami d’amore.