[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=3ywncteIf7M]
da qui
Cosa sentivi, dentro, cosa spingeva per uscire sotto forma di parola, ma sbatteva sempre contro un muro, la durezza degli altri, l’incomprensione di tuo padre e di tua madre, l’eterna lotta per rimanere a galla, per opporsi al mal di testa che già allora dilagava nel confronto fra i tuoi sentimenti e la faccia della gente che incontravi? Carlotta! Ecco, lei era diversa, correva sulla bici da una piazzetta all’altra; abitava nell’isola di fronte: chiamano così gli agglomerati di villette definiti dai fiori o dalle piante di cui sono guarniti: gli ulivi, i lauri, il roseto, come se il deserto della diffidenza nascondesse uno spazio inaccessibile al grido dei poveri, all’invasione degli ospiti indesiderati, all’incubo dello straniero. Ma a te, di tutto questo, non importava nulla: inseguivi le volute di Carlotta tra un’aiuola e l’altra, ti chiedevi se la bimba dai capelli biondi serbasse il segreto che a te non riusciva di trovare. Tu la interessavi: era colpita dagli occhi azzurri e dall’aria trasognata, eppure mai te l’avrebbe confessato, anzi, ogni volta che provavi ad accostarla, scartava con la bici e riprendeva la sua corsa senza fine, come avesse un incarico urgentissimo, incomprensibile per te, bambino scemo. Lo sguardo verde della Persighetti era svanito. Ora passi in rassegna la tua vita, incolonnando gli occhi femminili che hai incrociato in queste vie, isole ben riconoscibili, ognuna con un suo profumo, un colore che rende tollerabile il ritorno a casa di tuo padre con l’aria inquisitoria, le prediche infinite di tua madre, i dispetti dei fratelli, le prese in giro degli amici, perché tutto, tutto, sparisce in una nebbia fitta quando appare Carlotta sulla bici, con le guance così lisce che vorresti accarezzarla, e invece scarta, riparte, non sta mai dove avresti immaginato, come il destino che ti piomba sulla testa e non fai in tempo a dialogarci, a chiedergli uno sconto, un cambio di programma, perché il destino è quello, e guai a fantasticare di cambiarlo. In fondo, Carlotta è il primo amore: l’altra era uno sguardo che ti faceva sentire inadeguato, come quello di tuo padre; solo con lei ti rendi conto che se desideri qualcosa, nella vita, devi correre, inseguire, prevedere gli scarti repentini, non perdere di vista la bici che disegna lunghi giri, da un’isola all’altra, come fosse una chimera che chiami, chiami, ma è sempre un po’ oltre la linea dei tuoi sogni.

Dino campana, una poesia che esprime meglio di altre l’amore che cerchiamo e che troviamo magari in altra forma ma pur sempre poesia.
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Ogni vita serba un segreto, una chiave di lettura e pur di conoscerlo vale la pena cercare, ripartire, chiamare con quanto fiato abbiamo.
La fiducia non sarà mai una chimera.
bisogna avere una mente limpida per conservare le cose più belle, e un cuore grande per averne l’accesso.
la vita, poi, faccia quel che vuole, il nostro tesoro spirituale non ce lo toglierà mai!
buon anno, Don
cristina
La bicicletta regala spesso delle belle sensazioni di libertà: una chimera per chi non lascia che il vento renda leggeri i propri pensieri.
http://www.youtube.com/watch?v=NT6mb1YKbik
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LA BICICLETTA
Mi parve d’udir nella siepe
la sveglia d’un querulo implume.
Un attimo . . .Intesi lo strepere
cupo del fiume.
Mi parve di scorgere un mare
dorato di tremule messi.
Un battito . . . Vidi un filare
di neri cipressi.
Mi parve di fendere il pianto
d’un lungo corteo di dolore.
Un palpito . . . M’erano accanto
le nozze e l’amore.
dlin . . . dlin . . .
Ancora echeggiavano i gridi
dell’innominabile folla;
che udivo stridire gli acrìdi
su l’umida zolla.
Mi disse parole sue brevi
qualcuno che arava nel piano:
tu, quando risposi, tenevi
la falce alla mano.
Io dissi un’alata parola,
fuggevole vergine, a te;
la intese una vecchia che sola
parlava con sè.
dlin . . . dlin . . .
Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io ?
Che importa? Ch’io venga o tu vada,
non è che un addio!
Ma bello è quest’impeto d’ala,
ma grata è l’ebbrezza del giorno.
Pur dolce è il riposo . . . Già cala
la notte: io ritorno.
La piccola lampada brilla
per mezzo all’oscura città.
Più lenta la piccola squilla
dà un palpito, e va. . .
dlin… dlin…
G.Pascoli
l’eterna lotta per rimanere a galla,
Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.
Albert Camus, Il mito di Sisifo, 1942
grazie!
auguri anche a te, Cristina!
Grazie, Fabrizio!I più belli e *chimerici AUGURI* per il piccolo anno che comincia a a camminare.
Maria Pia Q
Siamo i protagonisti della ns vita, di questo magnifico dono che ci é stato elargito e che non va sprecato.
Abbiamo il diritto, che é anche un dovere verso noi stessi, di scoprire chi siamo e di cercare, con tutte le forze, di realizzare sogni e desideri, senza stancarci mai, senza scoraggiarci alle prime difficoltà, affinché la felicità non diventi una chimera…
“se desideri qualcosa, nella vita, devi correre, inseguire, prevedere gli scarti repentini, non perdere di vista la bici che disegna lunghi giri, da un’isola all’altra, come fosse una chimera che chiami, chiami, ma è sempre un po’ più oltre la linea dei tuoi sogni.”
Si dice che ogni “lasciata è persa” perché difficilmente avrai un altra occasione per recuperare ciò che all’inizio ti appare lontano. Ogni desiderio ,ogni sogno deve essere inseguito,raggiunto affinché questo possa essere finalmente toccato con mano.Se infatti ti limiti ad osservarlo solo a distanza senza mai rincorrerlo quel desiderio rimarrà per sempre un sogno abbandonato nel cassetto.
come il destino che ti piomba sulla testa e non fai in tempo a dialogarci, a chiedergli uno sconto, un cambio di programma…
Il destino non lo puoi cambiare esso è come un treno che si ferma davanti a te prima di continuare la sua corsa ,a te la scelta se correre con lui o se lasciarlo andare,per aspettare un altro treno che ti offre la possibilità di un’ altra corsa.
Cosa sentivi, cosa provavi, quanta forza segreta spingeva quel crescere, ad ogni costo, a parlare, a cercare di capire….ripenso al mio primo asilo, dove non capivo assolutamente neppure una parola, in quella lingua sconosciuta, di bimbi sconosciuti. Unico linguaggio, e per fortuna, il gioco.
” Perchè siete venuti ad abitare a Casalpalocco ? era tanto bella, Roma , allora….” Così Moretti in un film di molti anni fa. Perché tanti, come me, non romani, trasferiti da città lontane, non conoscevano Roma, e questo quartiere-le cui case a schiera offrivano spazio a prezzi ragionevoli- piaceva proprio per gli ulivi, i roseti. le mimose…e per quella uniformità che faceva pensare a condivisione ed uguaglianza, ma che poi- tu hai ragione- segnava distinzioni,barriere invisibili….. ed era tanto bella Roma, città vera, non agglomerato artificiale di case,, con un’anima, anzi con mille anime.
Quando, ancora fanciullo, di lontano ti appare la città della vita, ti sembra meravigliosamente bella e invitante. Se fai per entrare, con sorpresa, ti trovi davanti muri alti di cemento e di gomma e porte sbarrate o sbattute in faccia e ripide scale da salire e scendere a perdifiato tentando di essere accolto .
Allora capisci che ciò che ti aspetta non è un giro in bici sulla piazzetta di casa tua, nell’isola felice verdeggiante di morbide siepi a inseguire una nuova innocente conquista.
Ormai sei lì, la tua scelta è già fatta non puoi più andare indietro, stai lasciando le mani di mamma e papà Speri solo di trovare altre mani che ti faccian da guida nel lungo incognito tour tra le piazze affollate del mondo.
Immergersi nella vita per accorgersi che e’ la vita stessa che tenta di educarti, di insegnarti cio’ che devi imparare. Restare al di fuori non ha senso, e’ solo compromettendoci che possiamo scoprire la strada da percorrere, il destino da assolvere.
“Carlotta e` il primo amore:l’altra era uno sguardo..”
mi si e` ricordata la scena di un film di guerra:un soldato ogni volta che aveva uciso un nemico,metteva una riga sul suo fucile.Anche qua- ogni amore-una riga sulla lista -fatto,ho amato anche questa ragazza!Certamente scherzo; con amori e` sempre piu` complicato.
scusate,mi sono fissata a questa frase
“Carlotta e` il primo amore:l’altra era un sguardo..” -uguale come un marinaio-ogni porto,nuovo amore.
No,lo so.Veramente ogni uno di noi ha bisogno di amore,vuole amare e vuole sentirsi amato.Solo questo.
Un amore non aggiungibile,una chimera? Non fa niente,perche` gia` la sensazione di un sentimento ti fa sentirsi diverso.Hai un scopo da aggiungere, una strada da seguire.
“ti rendi conto che se desideri qualcosa,nella vita,devi correre…”
mi sembra giusto.Ricordo come una delle mie nonne diceva:rimani seduta in un angolo e ti ritrovano.
Interesante,pero` puo` essere possibile?Se rimango ferma,quale possibilita` ho di arrivare alla meta?!
Incomprensibile per te, bambino scemo. Il caleidoscopio dell’amore, che ad ogni piccola rotazione cambia figura, ogni volta che la vita porta il buio; c’è uno specchio pronto a cambiare prospettiva senza mai stancarsi e ripetersi, una mano, una parola, un gioco di luce e colori pronto a estasiare gli occhi di un bambino che, con la sua ingenua percettività, rincorre un sogno ancora tutto da sognare e costruire.
nel cammino, nella corsa che compiamo dall’infanzia, all’adolescenza fino all’età adulta attraversiamo stadi in cui la nostra natura sembra mutare; in effetti spesso mutiamo davvero, ma i germi di quella evoluzione sono sovente contenuti, tutti insieme, in un solo essere: quell’essere siamo noi ragazzini e la nostra tensione verso le esperienze (belle, pericolose, temibili, affascinanti? a volte sì, ma sempre irresistibili) che ci fanno essere assennati o spericolati, obbedienti o trasgressivi, curiosi o paurosi, temerari o dubbiosi. La triplice natura della chimera mitologica, in fondo, quella chimera che viene sconfitta dall’eroe, ma forse non morirebbe se non accettasse in modo implicito la sua sorte, fa sì che il significato di quella parola sia ancora oggi bello e terribile. Bella e non facile è anche la strada della crescita. Troppo spesso l’adolescenza è rimpianta senza che si riesca a comprenderne la sofferenza profonda.
Perdonatemi, ma le parole con tanti significati mi rapiscono la ragione, e forse non ho nemmeno ben compreso il testo; ma forse l’autore mi scuserà perché come ogni grande scrittore sa che, una volta scritto, il suo testo diventa anche nostro, di noi che lo leggiamo; e questo testo polisemico e stratificato, simultaneo e al tempo stesso dilatato dalla memoria, simbolico e realistico a me sembra davvero affascinante.
Ecco una delle poche cose che non potrei mai criticare di Casalpalocco: la possibilità di andare in bicicletta all’infinito. Quante ore passate a macinare chilometri; quanti chilometri a far passare giorni, stagioni, anni. In qualunque altro posto ciò non sarebbe stato possibile.
Gli amori no, gli amori di quell’età sono uguali in qualsiasi luogo del mondo: vicini eppure impossibili, voluti e poi abortiti, vissuti ma mai esistiti, inevitabilmente dolorosi. Chissà se è poi vero che la sofferenza faccia crescere. I fantasmi un po’ vanno, un po’ restano, a volte tornano. Sempre mi accompagnavano in bicicletta allora; stasera mi sembra quasi di riconoscerli tra le lettere di questa tastiera.
È bello questo incrociarsi di ricordi, é il “nostro” romanzo, grazie di cuore. Mariaserena, ottima interpretazione. Mari, auguri anche a te!